2010-04-16

Antonio Ligabue







Nato da Elisabetta Costa, originaria bellunese e da Bonfiglio Laccabue, originario di Reggio Emilia. Nel 1942 il pittore cambierà il cognome Laccabue in Ligabue. Nel 1901 fu affidato agli svizzeri Johannes Valentin Göbel ed Elise Hanselmann. Nel 1913 morirono tragicamente la madre, Elisabetta, e tre fratelli. Iniziò a lavorare saltuariamente come contadino e condusse una vita errabonda. Dopo un vivace alterco con la madre affidataria fu ricoverato in una clinica psichiatrica.
Nel 1919, su denuncia della Hanselmann, fu espulso dalla Svizzera. Da Chiasso fu condotto a Gualtieri, paese d'origine del padre adottivo, ma, non sapendo una parola d'italiano, fuggì dal paese tentando di tornare in Svizzera. Riportato nel paese, visse del soccorso del Comune nell'Ospizio di mendicità Carri. Nel 1920 gli fu offerto un lavoro agli argini del Po e proprio in quel periodo iniziò a dipingere. Nel 1928 incontrò Renato Marino Mazzacurati il quale ne comprese l'arte genuina e gli insegnò l'uso dei colori ad olio guidandolo verso la piena valorizzazione del suo talento. In quegli anni si dedicò completamente alla pittura, continuando a vagare senza meta lungo il fiume Po.
Nel 1937 fu ricoverato in manicomio a Reggio Emilia per atti di autolesionismo. Nel 1941 lo scultore Andrea Mozzali lo fece dimettere dall'ospedale psichiatrico e lo ospitò a casa sua a Guastalla, vicino a Reggio Emilia. Durante la guerra fece da interprete per le truppe tedesche. Nel 1945 fu internato in manicomio per aver picchiato un militare tedesco e vi rimase per tre anni.
Nel 1948 iniziò a dipingere più intensamente, e giornalisti, critici e mercanti d'arte iniziarono a interessarsi a lui. Nel 1957 Severo Boschi, "firma" de Il Resto del Carlino, e il noto fotoreporter Aldo Ferrari si recarono a Gualtieri per incontrarlo: ne scaturì un servizio sul quotidiano e immagini tuttora notissime. Nel 1961 fu allestita la sua prima mostra personale alla Galleria La Barcaccia di Roma. Ebbe un incidente di motocicletta e l'anno successivo fu colpito da paresi. Guastalla gli dedicò una grande mostra antologica. Chiese di essere battezzato e cremato, morì il 27 maggio 1965. Riposa nel cimitero di Gualtieri, sulla sua lapide la maschera funebre in bronzo ad opera di Mozzali.
Fu denominato Al Matt (il matto) o Al tedesch (il tedesco).
Nel 1965, all'indomani della sua morte, gli venne dedicata una retrospettiva nell'ambito della IX Quadriennale di Roma.
Al Palazzo Reale di Milano si è svolta una mostra monografica sul pittore. Iniziata il 20 giugno 2008, è terminata il 4 novembre 2008.

4 commenti:

lupo ha detto...

colori

fabrax ha detto...

che meraviglia, anch'io voglio postare Ligabue... Antonio

Rossa ha detto...

veramente: colori. e bocche spalancate che digrignano i denti. e pienezza. che vita di follia. che poi quanto più è manicomiale tanto più diventa folle a prescindere dal punto di origine, anche se avesse avuto solo un raffreddore e avesse manifestato malamente il suo disagio. il manicomio è follia che insegue, insegna la follia.
ad ogni modo. questi colori, queste forme, mi fanno pensare a una mente satura, forse di paure, pensieri, deliri, allucinazioni. come van gogh, anche lui è pieno pienissimo.

prima silenzio ora pubblichi come un forsennato, mammamia..

lupo ha detto...

in effetti credo di non avere vie di mezzo... o bianco o nero, ma paradossalmente preferisco il grigio perchè è un colore complementare di se stesso