2012-03-17

metanolo di vino





Lo scandalo del vino al metanolo, fu una truffa perpetrata mediante adulterazione di vino da tavola con il metanolo che si verificò in Italia nel 1986.

Fatti

Il fatto accadde il 17 marzo 1986 quando l'ingestione del prodotto adulterato causò l'avvelenamento e l'intossicazione di parecchie decine di persone, per la maggior parte risiedenti in Lombardia, Piemonte e Liguria cui provocò danni personali gravissimi (cecità, danni neurologici) ed in 23 casi la morte. Le vittime avevano bevuto vino proveniente e prodotto dalle cantine della ditta Ciravegna di Narzole in provincia di Cuneo, vino a cui i titolari, padre e figlio Ciravegna, avevano aggiunto dosi elevatissime di metanolo per alzare la gradazione alcolica, ignorandone la tossicità per l'organismo. D'altra parte il metanolo si ottiene in maniera naturale dalla fermentazione dell'uva, e quantità esigue di esso sono quindi considerate normali nella misura compresa tra 0,6 e 0,15 ml su 100 ml di alcol etilico complessivo, ma una dose eccessiva può rivelarsi letale, come nel caso occorso. Dalla metà di dicembre 1985 al marzo 1986 fu infatti impiegata una quantità di metanolo di circa 2 tonnellate e mezzo. Il metanolo era un elemento più a buon mercato dello zucchero in quanto, all'epoca, sgravato dall'imposta di fabbricazione. Il vino avvelenato prodotto dai Ciravegna venne imbottigliato e successivamente commercializzato dalla ditta Vincenzo Odore di Incisa Scapaccino in provincia di Asti. Nel Marzo 1986, dopo i primi tre decessi, dalla procura partirono comunicazioni giudiziarie per le ipotesi di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, violazione dell'art. 22, comma 2, lett. d) del D.P.R. 12 febbraio 1965, n.162, e di lì a pochi giorni scattò l'arresto per i titolari Ciravegna. Tra tutte le persone coinvolte, Giovanni Ciravegna è stato infatti successivamente identificato come il principale responsabile, Già nel 1984 l'Ispettorato centrale repressione frodi (ICRF) di Treviso fece visita alla ditta contestando un uso improprio ed eccessivo di metanolo. A seguito del controllo e delle analisi condotte fu eseguito un sequestro preventivo e parti' contestualmente una denuncia della quale non si ebbe più traccia, tanto che i titolari continuarono a produrre vino indisturbati fino all'accadimento dell'evento drammatico.

Conseguenze, indagini e condanne

Il ricovero ospedaliero di una donna intossicata, salvatasi ma rimasta non vedente, permise nel 1986 di scoprire che numerose aziende vinicole vendevano del "vino" prodotto con miscele di liquidi e alcol metilico sintetico, un composto inodore usato per lacche e vernici. In tutto furono una sessantina le aziende coinvolte, secondo le indagini coordinate dalla Procura di Milano, che in capo a cinque settimane fece piena luce sullo scandalo. Questo ebbe pesanti ripercussioni anche sul mercato del vino italiano in generale: solo l'anno prima l'export italiano era cresciuto del 17% in quantità e del 20% in valore; il 1986 si chiuse con una contrazione del 37% degli ettolitri e la perdita di un quarto del valore incassato l'anno prima. A differenza di altri paesi usuali importatori di vino italiano, in Germania addirittura la fornitura italiana venne bloccata per settimane alla dogana, in quanto le autorità tedesche non si fidarono dei controlli messi in atto da parte dei laboratori italiani, e dunque affidarono a propri istituti d'analisi le verifiche a campione sugli stock, che peraltro corrisposero al 100% con i risultati dei controlli effettuati in Italia.
Le ditte ufficialmente inquisite a seguito dello scandalo furono: Ditta Odore Vincenzo di Incisa Scapaccino (Asti); Ditta Ciravegna Giovanni di Narzole (Cuneo); Ditta Fusco Antonio di Manduria (Taranto); Ditta Giovannini Aldo di Quincinetto (Torino); Ditta Baroncini Angelo di Solarolo (Ravenna); Industrie enologiche Bernardi Primo S.n.c. di Mezzano Inferiore (Parma); Ditta Piancastelli Roberto di Riolo Terme (Ravenna). Furono inoltre interessate dalle sofisticazioni tre province della Toscana, rispettivamente quella di Firenze, Pisa e Lucca. Nel 1992 si concluse il processo di primo grado, presso la prima sezione della Corte d'Assise di Milano, con condanne sino a 16 anni di reclusione. In particolare Giovanni e Daniele Ciravegna, i due principali imputati, sono stati condannati rispettivamente a 14 e 4 anni di carcere. Giovanni Ciravegna, dopo essere uscito dal carcere nel 2001 sfruttando alcuni cavilli legali, è tuttora produttore di vino in proprio e vive nella sua casa nelle Langhe. A seguito dell'inchiesta, altre bottiglie di vino al metanolo furono rintracciate inoltre presso le aziende vinicole di Veronella e Monteforte d'Alpone, in provincia di Verona, e Gambellara, in provincia di Vicenza. Il titolare dell'azienda di Veronella verrà successivamente arrestato.

La questione dei mancati risarcimenti alle vittime

In merito ai risarcimenti per le vittime del metanolo, attualmente l'associazione Vittime del metanolo si batte per veder riconosciuto il diritto a indennizzi per le famiglie colpite, che ad anni di distanza non sono ancora stati riconosciuti, anche se ci sono state interrogazioni parlamentari e diverse iniziative in merito. Gli imputati inoltre, ed in particolare i Ciravegna, che avrebbero dovuto pagare pesantissime sanzioni pecuniarie, si sono sempre dichiarati ufficialmente "nullatenenti", escamotage con il quale sono riusciti ad oggi ad evitare il pagamento di qualsiasi somma per i risarcimenti.

A vent'anni di distanza, nuovi scandali per sofisticazione dei vini

Lo scandalo del vino all'acido e la truffa del Brunello "taroccato"

A seguito dello scandalo del vino al metanolo ci fu una profonda sensibilizzazione nell'opinione pubblica e segno tangibile di questo rinnovato interesse per la sicurezza alimentare fu la nascita e la diffusione capillare su tutto il territorio italiano dei NAS (Nucleo anti-sofisticazione) dei Carabinieri a controllo e tutela della qualità dei prodotti, sequestri e alla contestazione del reato di sofisticazione alimentare.

Lo scandalo del Brunello e del Chianti adulterati

Clamore sta destando l'inchiesta in Toscana sulla presunta truffa del Brunello contraffatto che ha investito anche il Chianti DOCG e IGT, in cui risultano implicate 42 aziende attualmente indagate, e in particolare la magistratura ha apposto i sigilli alle ditte Antinori, Frescobaldi, Banfi, Argiano per consentire le indagini. Nella fattispecie, le Fiamme Gialle avrebbero scoperto diverse vasche in cui sarebbero stati compiuti veri e propri shake di vini, prima dell'imbottigliamento e poi spacciati come Brunello. In particolare si presume l’utilizzo di Cabernet, Merlot e Syrah per ammorbidire il Brunello. Inoltre secondo le indagini sarebbero state utilizzate uve e vitigni non permessi dal disciplinare di produzione. I primi sviluppi in merito all'inchiesta sul Brunello e sul Chianti sono emersi il 10 dicembre 2009, quando la Guardia di Finanza di Siena ha rilasciato un comunicato dove riferisce che a seguito dei minuziosi controlli effettuati "il GIP presso il Tribunale di Siena ha accolto le richieste di sequestro preventivo avanzate per le ipotesi di reato di associazione a delinquere e frode in commercio aggravata". In base al comunicato ufficiale le persone coinvolte sono dunque 17, tra cui enologi e imprenditori vinicoli e 42 le aziende vinicole interessate presso cui sono state eseguite altrettante perquisizioni e sequestri.

Il caso del vino all'acido: "Velenitaly"

Secondo alcuni media vi sarebbero stati, nel solo 2008, 70 milioni di ettolitri di vino a basso costo a rischio, venduto in tutta Italia . Si sono sollevate tuttavia feroci contestazioni e un coro di critiche verso gli articoli di denuncia da parte de L'Espresso, accusato di "lanciare il sasso e non fare i nomi", di "inventarsi" scandali ad hoc e di mandare in crisi senza motivo un intero settore. Il ministro Emma Bonino, in un'intervista del 7 aprile 2008, parlò addirittura di "autolesionismo", pur ammettendo la possibilità dell'esistenza di un rischio per i cittadini. Tuttavia, proprio sull'onda di questa denuncia, scattò nel 2008 l'operazione Vendemmia sicura, peraltro già partita nel dicembre 2007, che in prima istanza vide coinvolte circa 20 aziende di cui 8 solo al Nord. Le indagini verterono su situazioni che avrebbero messo potenzialmente a repentaglio la salute dei consumatori come verificarono gli stessi inquirenti, infatti dopo gli esami effettuati sul vino sequestrato negli stabilimenti di Veronella, le procure di Verona e Taranto contestarono il reato di adulterazione. Si sarebbe trattato più precisamente della presenza nel vino di sostanze quali l'acido cloridrico e l'acido solforico, e non sono escluse altre sostanze gravemente dannose per la salute. Nell'aprile del 2008, l'allora ministro per le Politiche agricole Paolo De Castro, in merito all'intera vicenda e alle inchieste delle procure di Taranto e Verona, parlo' di "capillari indagini del Corpo Forestale dello Stato e dell'Ispettorato Controllo Qualita'" e di "pochi malfattori, tra l'altro gia' noti alle forze dell'ordine per analoghe vicende pregresse (che) non fanno certo l'immagine di un intero settore". La vicenda è stata oggetto di un'interrogazione da parte della Commissione Europea e la stampa specializzata si è successivamente riferita allo scandalo indicandolo come Velenitaly, in quanto scoppiato poco prima che fosse inaugurato il Vinitaly. L'operazione "Vendemmia sicura" si concluse nel 2008, con un bilancio di 140.000 ettolitri di vino sofisticato, numerose ispezioni presso soggetti e cantine in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio e Puglia, circa 200 violazioni accertate di cui 111 penali, e 566 persone segnalate dai Carabinieri. Nel novembre 2008 è stato disposto il dissequestro per circa 8.600 ettolitri di vino sofisticati per aggiunta di zuccheri estranei, a seguito di una disposizione della Procura della Repubblica di Taranto.

Scandali internazionali del vino

Nel giugno 2009 si è avuta notizia di un simile scandalo a Bali, dove sono morte almeno 25 persone per circostanze del tutto analoghe. Nel dicembre 2010 in Cina sono state arrestate 6 persone accusate di aver adulterato il vino, inducendo le autorità locali a chiudere decine di aziende vinicole e a ritirare dal mercato centinaia di bottiglie, già presenti sugli scaffali dei diversi magazzini. La notizia è stata riportata dall'Agenzia di Stato e dalla televisione di stato cinese

fonte: Wikipedia

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