2014-05-29

attentati a Mussolini


Dopo essere divenuto capo del governo, Benito Mussolini fu fatto oggetto di una serie di attentati.

Tito Zaniboni

Il primo attentato fu ideato il 4 novembre 1925 dal deputato social-unitario Tito Zaniboni e dal generale Luigi Capello. Zaniboni avrebbe dovuto far fuoco con un fucile di precisione austriaco, un Steyr-Mannlicher M1895, da una finestra dell'albergo Dragoni, fronteggiante il balcone di Palazzo Chigi da cui si sarebbe dovuto affacciare il Duce per celebrare l'Anniversario della vittoria, ma le forze di polizia guidate dal questore Giuseppe Dosi sventarono tempestivamente la minaccia.

Violet Gibson

Il 7 aprile 1926 Violet Gibson, una donna irlandese risultata essere una squilibrata, esplose un colpo di pistola in direzione di Mussolini, mancandolo di poco. Un repentino balzo all'indietro salvò il Duce dalla morte, lasciandolo con solo una lieve ferita al naso.

Gino Lucetti

L'11 settembre 1926 l'anarchico Gino Lucetti lanciò un ordigno esplosivo contro l'auto del Primo Ministro. La bomba rimbalzò contro lo sportello della vettura ed esplose in strada ferendo 8 persone. Lucetti fu immediatamente immobilizzato da un passante, tale Ettore Perondi, e poi raggiunto dalla polizia. Dalla perquisizione subito effettuata Lucetti fu trovato armato anche di una pistola caricata a proiettili dum-dum. Fu condannato a trent'anni di carcere.

Anteo Zamboni

La sera del 31 ottobre 1926, durante la commemorazione della marcia su Roma a Bologna, il quindicenne Anteo Zamboni spara, senza successo, un colpo di pistola verso il capo del governo, sfiorandone il petto. Bloccato dal tenente del 56º fanteria Carlo Alberto Pasolini, padre di Pier Paolo Pasolini, fu linciato sul posto dalle camicie nere con numerose coltellate.

Secondo alcune ricostruzioni, l'attentato sarebbe stato, in questo caso, il risultato di una cospirazione maturata all'interno degli ambienti fascisti avversi alla normalizzazione inaugurata da Mussolini, contrario a ulteriori eccessi rivoluzionari e allo strapotere delle formazioni squadriste. Secondo tali ipotesi, il colpo di pistola non sarebbe provenuto da Anteo Zamboni, che sarebbe stato una vittima delle circostanze.

Le indagini di polizia si svolsero inizialmente negli ambienti squadristi bolognesi, ipotizzando in un primo tempo un coinvolgimento di ras locali come Roberto Farinacci e Leandro Arpinati, ma non portarono ad alcun risultato. A quel punto si concluse che l'attentato non poteva che essere opera di un elemento isolato.  Un'ulteriore indagine sollecitata dal Ministero dell'Interno fu svolta ancora dai magistrati del Tribunale Speciale ma anch'essa approdò alle medesime conclusioni conseguite dalla polizia.

I procedimenti penali successivi condannarono a pene detentive il padre e la zia dell'attentatore per aver comunque influenzato il giovane nelle sue scelte, ma Mussolini poco tempo dopo decise di graziare i due condannati e di sovvenzionarne il fratello che si trovava in difficoltà economiche.

Gli ultimi attentati

Mussolini evitò altri attentati,nel 1931 e nel 1932, rispettivamente dagli anarchici Michele Schirru e Angelo Pellegrino Sbardellotto, che furono condannati a morte per aver complottato contro il capo del governo.

fonte: Wikipedia

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