venerdì

Archimede






« Summis ingeniis dux et magister fuit »
(IT)
« Dei più alti ingegni fu guida e maestro »
(J.L. Heiberg, Archimedis opera omnia III, Prolegomena XCV)

(in greco Ἀρχιμήδης) è stato un matematico, ingegnere, fisico e inventore greco antico (siceliota). È uno dei massimi scienziati della storia.

Si hanno pochi dati certi sulla sua vita. Tutte le fonti concordano sul fatto che fosse siracusano e che sia stato ucciso durante il sacco di Siracusa del 212 a.C. Tra le poche altre notizie certe vi è inoltre quella, tramandata da Diodoro Siculo, che abbia trascorso un soggiorno in Egitto, e che ad Alessandria d'Egitto strinse amicizia con il matematico e astronomo Conone di Samo, come si evince dal rimpianto per la sua morte espresso in alcune opere. Tornato a Siracusa, tenne corrispondenza con vari scienziati di Alessandria, tra i quali Dositeo ed Eratostene, al quale dedicò il trattato Il metodo e rivolse il problema dei buoi del sole.
Secondo Plutarco era imparentato col monarca Gerone II, tesi controversa che trova comunque riscontro nella stretta amicizia e stima che, anche secondo altri autori, li legava. La data di nascita non è certa. Viene di solito accettata quella del 287 a.C., sulla base dell'informazione, riferita dall'erudito bizantino Giovanni Tzetzes, che fosse morto all'età di settantacinque anni. Non si sa però se Tzetzes si basasse su fonti attendibili ora perdute o avesse solo tentato di quantificare il dato, riportato da vari autori, che Archimede' fosse vecchio al momento dell'uccisione. L'ipotesi che fosse figlio di un astronomo siracusano di nome Fidia (altrimenti sconosciuto) è basata sulla ricostruzione del filologo Friedrich Blass di una frase di Archimede, contenuta nellArenario, che nei manoscritti era giunta corrotta e priva di senso. Se questa ipotesi fosse corretta, si può pensare che abbia ereditato dal padre l'amore per le scienze esatte.
Dalle opere conservate e dalle testimonianze si sa che si occupò di tutte le branche delle scienze matematiche a lui contemporanee (aritmetica, geometria piana e solida, meccanica, ottica, idrostatica, astronomia ecc.) e di varie applicazioni tecnologiche.
Polibio, Tito Livio e Plutarco riferiscono che durante la seconda guerra punica, su richiesta di Gerone II, si dedicò (a detta di Plutarco con minore entusiasmo ma secondo tutti gli autori con non minori successi) alla realizzazione di macchine belliche che potessero aiutare la sua città a difendersi dall'attacco di Roma. Plutarco racconta che, contro le legioni e la potente flotta di Roma, Siracusa non disponeva che di poche migliaia di uomini e del genio di un vecchio; le macchine di Archimede avrebbero scagliato massi ciclopici e una tempesta di ferro contro le sessanta imponenti quinquereme di Marco Claudio Marcello. Nel 212 a.C. fu ucciso durante il sacco della città. Secondo la tradizione l'uccisore sarebbe stato un soldato romano che, non avendolo riconosciuto, avrebbe trasgredito l'ordine di catturarlo vivo.

Due celebri aneddoti

Nell'immaginario collettivo il ricordo di Archimede è indissolubilmente legato a due aneddoti leggendari. Vitruvio racconta che avrebbe iniziato ad occuparsi di idrostatica perché il sovrano Gerone II gli aveva chiesto di determinare se una corona fosse stata realizzata con oro puro oppure utilizzando all'interno altri metalli. Egli avrebbe scoperto come risolvere il problema mentre faceva un bagno, notando che immergendosi nell'acqua provocava un innalzamento del livello del liquido. Questa osservazione l'avrebbe reso così felice che sarebbe uscito nudo dall'acqua esclamando "εὕρηκα" (héureka!, ho trovato!). Se non fossimo a conoscenza del trattato Sui corpi galleggianti non si potrebbe dedurre il livello dell'idrostatica archimedea dal racconto vitruviano.Vitruvio riferisce che il problema sarebbe stato risolto misurando i volumi della corona e di un eguale peso d'oro immergendoli in un recipiente colmo d'acque e misurando l'acqua traboccata. Si tratta però di un procedimento poco plausibile, sia perché comporta un errore troppo grande sia perché non ha alcuna relazione con l'idrostatica sviluppata da Archimede. Secondo una ricostruzione più attendibile, anche perché attestata nella tarda antichità, Archimede aveva suggerito di pesare la corona e un quantitativo di oro uguale in peso immersi entrambi in acqua. Se la corona fosse stata tutta d'oro la bilancia sarebbe stata in equilibrio. Poiché invece la bilancia si abbassò dalla parte dell'oro, se ne potette dedurre che, essendo pari i pesi, la corona doveva avere subito una maggiore spinta idrostatica verso l'alto e quindi doveva avere un maggiore volume, il che implicava che doveva essere stata fabbricata impiegando anche metalli con densità minore dell'oro (come l'argento).
Secondo un altro aneddoto altrettanto famoso Archimede sarebbe riuscito a spostare da solo una nave (o l'avrebbe fatta spostare dal solo Gerone) grazie a una macchina da lui inventata. Esaltato dalla sua capacità di costruire macchine con cui spostare grandi pesi con piccole forze, in questa o in un'altra occasione avrebbe esclamato: “datemi un punto d'appoggio e solleverò la Terra”. La frase è riportata, con leggere varianti, da vari autori, tra i quali Pappo di Alessandria e Simplicio.

Leggende sulla morte

(GRC)
« Ἄφνω δ'ἐπιστάντος αὐτῷ στρατιώτου καὶ κελεύοντος ἀκολουθεῖν πρὸς Μάρκελλον, οὐκ ἐβούλετο πρὶν ἢ τελέσαι τὸ πρόβλημα καὶ καταστῆσαι πρὸς τὴν ἀπόδειξιν. Ὁ δ'ὀργισθεὶς καῖ σπασάμενος τὸ ξίφος ἀνεῖλεν αὐτόν »
(IT)
« Ad un tratto entrò nella stanza un soldato e gli ordinò di andare con lui da Marcello. Archimede rispose che sarebbe andato dopo aver risolto il problema e messa in ordine la dimostrazione. Il soldato si adirò, sguainò la spada e lo uccise. »
(Plutarco, Vita di Marcello, 19, 9)

La morte di Archimede

La leggenda ha tramandato ai posteri anche le ultime parole di Archimede, rivolte al soldato romano che stava per ucciderlo: «noli, obsecro, istum disturbare» (non rovinare, ti prego, questo disegno). Plutarco, dal canto suo, narra tre differenti versioni della morte di Archimede. Nella prima afferma che un soldato romano avrebbe intimato ad Archimede di seguirlo da Marcello; al suo rifiuto di farlo prima di aver risolto il problema cui si stava applicando, il soldato lo avrebbe ucciso. Nella seconda un soldato romano si sarebbe presentato per uccidere Archimede e quest'ultimo lo avrebbe pregato invano di lasciargli terminare la dimostrazione nella quale era impegnato. Nella terza, dei soldati avrebbero incontrato Archimede mentre portava a Marcello alcuni strumenti scientifici, meridiane, sfere e squadre, in una cassetta; i soldati, pensando che la cassetta contenesse oro, lo avrebbero ucciso per impadronirsene.
Secondo Tito Livio e Plutarco, Marcello, che avrebbe conosciuto e apprezzato l'immenso valore del genio di Archimede e forse avrebbe voluto utilizzarlo al servizio della Repubblica, sarebbe stato profondamente addolorato per la sua morte. Questi autori raccontano che fece dare onorevole sepoltura allo scienziato. Ciò non è però riferito da Polibio, che è considerato fonte più autorevole sull'assedio e il saccheggio di Siracusa.
Cicerone racconta di avere scoperto egli stesso la tomba di Archimede grazie ad una sfera inscritta in un cilindro, che vi sarebbe stata scolpita in ottemperanza alla volontà dello scienziato.

« Io questore scoprii la tomba di Archimede, sconosciuta ai Siracusani, cinta con una siepe da ogni lato e vestita da rovi e spineti, sebbene negassero completamente che esistesse. Tenevo, infatti, alcuni piccoli senari, che avevo sentito essere scritti nel suo sepolcro, i quali dichiaravano che alla sommità del sepolcro era posta una sfera con un cilindro. Io, poi, osservando con gl'occhi tutte le cose - c'è, infatti, alle porte Agrigentine una grande abbondanza di sepolcri - volsi l'attenzione ad una colonnetta non molto sporgente in fuori da dei cespugli, sulla quale c'era sopra la figura di una sfera e di un cilindro. E allora dissi subito ai Siracusani - c'erano ora dei principi con me - che io ero testimone di quella stessa cosa che stavo cercando. Mandati dentro con falci, molti ripulirono e aprirono il luogo. Per il quale, dopo che era stato aperto l'accesso, arrivammo alla base posta di fronte. Appariva un epigramma sulle parti posteriori corrose , di brevi righe, quasi dimezzato. Così la nobilissima cittadinanza della Grecia, una volta veramente molto dotta, avrebbe ignorato il monumento del suo unico cittadino acutissimo, se non lo fosse venuto a sapere da un uomo di Arpino. »
(Cicerone)

Archimede ingegnere e inventore

La fama di Archimede nell'antichità fu affidata più ancora che alle sue opere, che pochi erano in grado di leggere, al ricordo dei suoi straordinari ritrovati tecnologici.

Ordigni bellici

Archimede deve una parte notevole della sua popolarità al suo contributo alla difesa di Siracusa contro l'assedio romano durante la seconda guerra punica. Polibio, Tito Livio e Plutarco descrivono macchine belliche di sua invenzione, tra i quali era la manus ferrea, un artiglio meccanico in grado di ribaltare le imbarcazioni nemiche, e armi da getto da lui perfezionate. Secondo una tradizione che ha avuto grande fortuna, ma che è attestata solo in autori tardi (il primo a parlarne è Galeno),avrebbe usato anche gli specchi ustori, ovvero lamiere metalliche concave che riflettevano la luce solare concentrandola sui nemici, incendiandone le imbarcazioni.

La Siracusia

Moschione, in un'opera di cui Ateneo riporta ampi stralci, descrive una nave immensa voluta dal re Gerone II e costruita da Archia di Corinto con la supervisione di Archimede. L'imbarcazione, che era la più imponente dell'antichità, fu chiamata Siracusia. Il nome fu poi cambiato in quello di Alessandria quando fu inviata in regalo al re Tolomeo III d'Egitto assieme ad un carico di grano.

L'orologio ad acqua

Un manoscritto arabo contiene la descrizione di un orologio ad acqua particolarmente ingegnoso progettato da Archimede. Nell'orologio il flusso dell'acqua uscente era reso costante grazie all'introduzione di una valvola galleggiante. L'orologio era costituito da due vasche, una sopraelevata rispetto all'altra. La più alta era dotata di un rubinetto, che erogava un flusso costante di acqua nella vasca inferiore. Sopra la vasca inferiore era posta un'asse girevole alla quale era arrotolato un filo, alle cui estremità erano a loro volta legate una piccola pietra e un galleggiante. All'inizio della giornata la vasca inferiore doveva essere vuota e il filo veniva tirato giù affinché il galleggiante toccasse il fondo e la pietra salisse in cima. Aprendo il rubinetto la vasca inferiore cominciava a riempirsi sollevando il galleggiante e facendo di conseguenza abbassare la pietra. La lunghezza del filo e il flusso dell'acqua erano calibrati in modo che quando il galleggiante si trovava alla stessa altezza della pietra erano le 12 e quando la pietra arrivava al fondo erano le sei del pomeriggio. Archimede dovette inoltre ovviare al problema di mantenere costande il flusso del rubinetto in quanto, svuotandosi la vasca superiore, si riduceva la pressione dell'acqua, facendo così diminuire il flusso. Per questo motivo fu aggiunta una terza vasca posta ancora più in alto che, tramite un galleggiante riempiva la seconda per mantenerne costante il livello e dunque la pressione con cui l'acqua fuoriusciva dal rubinetto.
Un merito che oggi viene riconosciuto ad Archimede è anche quello di essere stato il primo ad interpretare il tempo come una grandezza fisica analizzabile con gli stessi strumenti matematici usati per le grandezze geometriche (ad esempio nel trattato Sulle spirali rappresenta intervalli di tempo con segmenti e applica loro la teoria delle proporzioni di Euclide).

Invenzioni meccaniche

Ateneo, Plutarco e Proclo raccontano che Archimede aveva progettato una macchina con la quale un solo uomo poteva far muovere una nave completa di equipaggio e carico. In Ateneo l'episodio è riferito al varo della Siracusia, mentre Plutarco ne parla come di un esperimento dimostrativo, eseguito per mostrare al sovrano le possibilità offerte dalla meccanica. Questi racconti contengono indubbiamente dell'esagerazione, ma il fatto che Archimede avesse realmente sviluppato la teoria meccanica che permetteva la costruzione di macchine con elevato vantaggio meccanico assicura che fossero nati da una base reale.
Secondo le testimonianze di Ateneo e Diodoro Siculo egli aveva anche inventato quel meccanismo per il pompaggio dell'acqua, impiegato per l'irrigazione dei campi coltivati, ancora noto come vite di Archimede.
« Non mi pare che in questo luogo sia da passar con silenzio l'invenzione di Archimede d'alzar l'acqua con la vite: la quale non solo è maravigliosa, ma è miracolosa; poiché troveremo, che l'acqua ascende nella vite discendendo continuamente »
(Galileo Galilei, Mecaniche)
Lo storico della tecnologia Andre W. Sleeswyk ha attribuito ad Archimede anche l'odometro descritto da Vitruvio.

Il planetario

Una delle realizzazioni tecniche di Archimede più ammirata nell'antichità fu il suo planetario. Le migliori informazioni su quest'oggetto sono fornite da Cicerone, il quale scrive che nell'anno 212 a.C., quando Siracusa fu saccheggiata dalle truppe romane, il console Marco Claudio Marcello portò a Roma un apparecchio costruito da Archimede che riproduceva la volta del cielo su una sfera e un altro che prediceva il moto apparente del sole, della luna e dei pianeti, equivalente quindi a un moderno planetario. Cicerone, riferendo le impressioni di Gaio Sulpicio Gallo che aveva potuto osservare lo straordinario oggetto, sottolinea come il genio di Archimede fosse riuscito a generare i moti dei pianeti, tra loro tanto diversi, a partire da un'unica rotazione. È noto grazie a Puppa che Archimede aveva descritto la costruzione del planetario nell'opera perduta Sulla Costruzione delle Sfere. La scoperta della macchina di Anticitera, un dispositivo a ingranaggi che secondo alcune ricerche risale alla seconda metà del II secolo a.C., dimostrando quanto fossero elaborati gli antichi meccanismi costruiti per rappresentare il moto degli astri, ha riacceso l'interesse sul planetario di Archimede. Un ingranaggio probabilmente identificabile come appartenuto al planetario di Archimede è stato rinvenuto nel luglio del 2006 a Olbia; gli studi sul reperto sono stati presentati al pubblico nel dicembre del 2008. Secondo una ricostruzione il planetario, che sarebbe stato tramandato ai discendenti del conquistatore di Siracusa, potrebbe essere andato perso nel sottosuolo cittadino di Olbia (probabile scalo del viaggio) prima del naufragio della nave che trasportava Marco Claudio Marcello (console 166 a.C.) in Numidia.

« In realtà, quando Archimede racchiuse in una sfera i movimenti della luna, del sole e dei cinque pianeti, fece lo stesso che colui che nel Timeo edificò l'universo, il dio di Platone, e cioè che un' unica rivoluzione regolasse movimenti molto diversi per lentezza e velocità. E se questo non può avvenire nel nostro universo senza la divinità, neanche nella sfera Archimede avrebbe potuto imitare i medesimi movimenti senza un'intelligenza divina. »
(Cicerone, Tusculanae disputationes I, 63)

Misura del diametro della pupilla

Nell'intento di misurare la dimensione apparente del sole, utilizzò un regolo graduato. Ma accortosi della misura poco precisa, provò a misurare il diametro della pupilla dell'occhio umano. Sempre con l'utilizzo del regolo ottenne il diametro medio, ottenendo una stima del diametro del sole migliore.

Archimede matematico e fisico

La misura del cerchio

Nel breve lavoro La misura del cerchio viene dimostrato anzitutto che un cerchio è equivalente a un triangolo con base eguale alla circonferenza e altezza eguale al raggio. Tale risultato è ottenuto approssimando arbitrariamente il cerchio, dall'interno e dall'esterno, con poligoni regolari inscritti e circoscritti. Con lo stesso procedimento Archimede espone un metodo con il quale può approssimare arbitrariamente il rapporto tra circonferenza e diametro di un cerchio dato, rapporto che oggi si indica con π. Le stime esplicitamente ottenute limitano questo valore fra 22/7 (circa 3.1429) e 223/71 (circa 3.1408).

Quadratura della parabola

Nell'opera Quadratura della parabola è calcolata l'area di un segmento di parabola, ossia la figura delimitata da una parabola e una linea secante, non necessariamente ortogonale all'asse della parabola, trovando che vale i 4/3 dell'area del massimo triangolo in esso inscritto. Si dimostra che il massimo triangolo inscritto può essere ottenuto mediante un determinato procedimento. Il segmento della secante compreso tra i due punti di intersezione è detto base del segmento di parabola. Si considerano le rette parallele all'asse della parabola passanti per gli estremi della base. Viene poi tracciata una terza retta parallela alle prime due e da loro equidistante. L'intersezione di quest'ultima retta con la parabola determina il terzo vertice del triangolo. Sottraendo al segmento di parabola il massimo triangolo inscritto si ottengono due nuovi segmenti di parabola, nei quali si possono inscrivere due nuovi triangoli. Iterando il procedimento si riempie il segmento di parabola con infiniti triangoli. L'area richiesta è ottenuta calcolando l'area di tutti i triangoli e sommando gli infiniti termini ottenuti. Il passo finale si riduce alla somma della serie geometrica di ragione 1/4:
È questo il primo esempio conosciuto di somma di una serie. All'inizio dell'opera è introdotto quello che è ancora oggi chiamato assioma di Archimede.
Sull'equilibrio dei piani ovvero: sui centri di gravità dei piani

Sull'equilibrio dei piani ovvero: sui centri di gravità dei piani, opera in due volumi, è il primo trattato di statica a noi pervenuto. Archimede vi enuncia un insieme di postulati su cui basa la nuova scienza e dimostra la legge della leva. I postulati definiscono anche, implicitamente, il concetto di baricentro, la cui posizione viene determinata nel caso di diverse figure geometriche piane.

Sulle spirali

Ne Sulle spirali, che è tra le sue opere principali, Archimede definisce con un metodo cinematico ciò che oggi è chiamata spirale di Archimede ed ottiene due risultati di grande importanza. In primo luogo calcola l'area del primo giro della spirale, con un metodo che anticipa l'integrazione di Riemann. Riesce poi a calcolare in ogni punto della curva la direzione della tangente, anticipando metodi che saranno impiegati nella geometria differenziale.

Della sfera e del cilindro

I principali risultati de Della sfera e del cilindro, opera in due libri, sono la dimostrazione che la superficie della sfera è quadrupla del suo cerchio massimo e che il suo volume è i due terzi di quello del cilindro circoscritto. Secondo una tradizione trasmessa da Plutarco e Cicerone Archimede era così fiero di quest'ultimo risultato che volle che fosse riprodotto come epitaffio sulla sua tomba.

Sui conoidi e sferoidi

Nell'opera Sui conoidi e sferoidi Archimede definisce ellissoidi, paraboloidi e iperboloidi di rotazione, ne considera segmenti ottenuti tagliando tali figure con piani e ne calcola i volumi.

Sui corpi galleggianti

Sui corpi galleggianti è una delle principali opere di Archimede, nella quale viene fondata la scienza dell'idrostatica. Nel primo dei due volumi dell'opera si enuncia un postulato dal quale viene dedotto come teorema quello che oggi è impropriamente chiamato il principio di Archimede. Oltre a calcolare le posizioni di equilibrio statico dei galleggianti, si dimostra che l'acqua degli oceani, in condizioni di equilibrio, assume una forma sferica. Sin dall'epoca di Parmenide gli astronomi greci sapevano che la Terra fosse sferica, ma qui, per la prima volta, questa forma viene dedotta da principi fisici.
Il secondo libro studia la stabilità dell'equilibrio di segmenti di paraboloide galleggianti. Il problema era stato certamente scelto per l'interesse delle sue applicazioni alla tecnologia navale, ma la sua soluzione ha anche un grande interesse matematico. Archimede studia la stabilità al variare di due parametri, un parametro di forma e la densità, e determina valori di soglia di entrambi i parametri che separano le configurazioni stabili da quelli instabili. Per E.J. Dijksterhuis si tratta di risultati "decisamente al di là del confine della matematica classica".
Arenario

« Alcuni pensano, o re Gelone, che il numero dei granelli di sabbia sia infinito in quantità: non intendo soltanto la sabbia che si trova nei dintorni di Siracusa e del resto della Sicilia, ma anche quella che si trova in ogni altra regione, abitata o deserta. Altri ritengono che questo numero non sia infinito, ma che non possa esistere un numero esprimibile e che superi questa quantità di sabbia. »
(Incipit de L'Arenario)

In Arenario, dedicato a Gelone II, Archimede si propone di quantificare il numero di granelli di sabbia che potrebbero riempire la sfera delle stelle fisse. Il problema nasceva dal sistema greco di numerazione, che non permetteva di esprimere numeri così grandi. L'opera, pur essendo la più semplice dal punto di vista delle tecniche matematiche tra quelle di Archimede, ha vari motivi di interesse. Innanzitutto vi si introduce un nuovo sistema numerico, che virtualmente permette di quantificare numeri comunque grandi. Il più grande numero nominato esplicitamente è quello che oggi si scrive 108•1016. Il contesto astronomico giustifica poi due importanti digressioni. La prima riferisce la teoria eliocentrica di Aristarco ed è la principale fonte sull'argomento. La seconda descrive un'accurata misura della grandezza apparente del Sole, fornendo una rara illustrazione dell'antico metodo sperimentale.

Il metodo

Nel lavoro Il metodo, perduto almeno dal Medioevo, fu letto per la prima volta nel famoso palinsesto trovato da Heiberg nel 1906, poi perduto e ritrovato nel 1998. Esso consente di penetrare nei procedimenti usati da Archimede nelle sue ricerche. Rivolgendosi ad Eratostene, spiega di usare due diversi metodi nel suo lavoro. Una volta individuato il risultato voluto, per dimostrarlo formalmente usava quello che poi fu chiamato metodo di esaustione, del quale si hanno molti esempi in altre sue opere. Tale metodo non forniva però una chiave per individuare i risultati. A tale scopo Archimede si serviva di un "metodo meccanico", basato sulla sua statica e sull'idea di dividere le figure in un numero infinito di parti infinitesime. Archimede considerava questo secondo metodo non rigoroso ma, a vantaggio degli altri matematici, fornisce esempi del suo valore euristico nel trovare aree e volumi; ad esempio, il metodo meccanico è usato per individuare l'area di un segmento di parabola.

Frammenti e testimonianze su opere perdute

Stomachion

Lo Stomachion è un puzzle greco simile al Tangram, a cui Archimede dedicò un'opera perduta di cui restano due frammenti, uno in traduzione araba e l'altro contenuto nel palinsesto di Archimede. Recenti analisi hanno permesso di leggerne nuove porzioni, che chiariscono che Archimede si proponeva di determinare in quanti modi le figure componenti potevano essere assemblate nella forma di un quadrato. È un difficile problema nel quale gli aspetti combinatori si intrecciano con quelli geometrici.

Il problema dei buoi

Il problema dei buoi è costituito da due manoscritti che presentano un epigramma nel quale Archimede sfida i matematici alessandrini a calcolare il numero di buoi e vacche degli Armenti del Sole risolvendo un sistema di otto equazioni lineari con due condizioni quadratiche. Si tratta di un problema diofanteo espresso in termini semplici, ma la sua soluzione più piccola è costituita da numeri con 206.545 cifre.
La questione è stata affrontata sotto un diverso punto di vista nel 1975 da Keith G. Calkins, ripreso successivamente nel 2004 da Umberto Bartocci e Maria Cristina Vipera, due matematici dell'Università di Perugia. Si fa l'ipotesi che un "piccolo" errore di tradizione del testo del problema (non "traduzione"!) abbia reso "impossibile" (quasi una beffa, e c'è anzi chi ha concluso che proprio tale era l'intenzione di Archimede!) un quesito che, formulato in maniera leggermente diversa, sarebbe stato invece affrontabile con i metodi della matematica del tempo.
Secondo Calogero Savarino, non di un errore di tradizione del testo si tratterebbe, bensì di una sua cattiva interpretazione, o forse di una combinazione delle due possibilità. Vedi per esempio: "Una nuova interpretazione del problema dei buoi di Archimede conduce ad una soluzione finalmente ragionevole", Forum di Episteme, 2010 Il problema dei buoi di Archimede.

Libro dei lemmi

Il Libro dei lemmi è pervenuto solo attraverso un testo arabo certamente corrotto. Esso contiene una serie di lemmi geometrici il cui interesse è menomato dall'ignoranza odierna del contesto in cui erano usati.

Catottrica

Archimede aveva scritto una Catottrica, ovvero un trattato sulla riflessione della luce, sulla quale si hanno solo informazioni indirette. Apuleio sostiene che si trattava di un'opera voluminosa che trattava, tra l'altro, dell'ingrandimento ottenuto con specchi curvi, di specchi ustori e del fenomeno dell'arcobaleno. Secondo Olimpiodoro il Giovane vi era studiato anche il fenomeno della rifrazione. Uno scolio alla Catottrica pseudo-euclidea attribuisce ad Archimede la deduzione delle leggi della riflessione dal principio di reversibilità del cammino ottico; è logico pensare che anche questo risultato fosse in quest'opera.

Poliedri semiregolari

In un'opera perduta sulla quale fornisce informazioni Pappo, Archimede aveva descritto la costruzione di tredici poliedri semiregolari che ancora sono detti poliedri archimedei (nella terminologia moderna i poliedri archimedei sono quindici poiché vi si includono anche due poliedri che Archimede non aveva considerato, quelli chiamati impropriamente prisma archimedeo e antiprisma archimedeo).

Formula di Erone

La formula di Erone, che esprime l'area di un triangolo in funzione dei lati, è così chiamata perché è contenuta nei Metrica di Erone di Alessandria, ma secondo la testimonianza di al-Biruni il suo vero autore sarebbe Archimede, che l'avrebbe esposta in un'altra opera perduta. La dimostrazione trasmessa da Erone è particolarmente interessante perché un quadrato vi viene elevato al quadrato, un procedimento almeno strano nella matematica greca, in quanto l'ente ottenuto non è rappresentabile nello spazio tridimensionale.
Thābit ibn Qurra presenta come Libro di Archimede un testo in lingua araba che è stato tradotto da J. Tropfke. Tra i teoremi contenuti in quest'opera appare la costruzione di un ettagono regolare, un problema non risolubile con riga e compasso.

Altre opere

Un passo di Ipparco trasmesso da Tolomeo in cui si citano determinazioni dei solstizi compiute da Archimede fa pensare che egli avesse scritto anche opere di astronomia.[44] Pappo, Erone e Simplicio gli attribuiscono vari trattati di meccanica e diversi titoli di opere di geometria sono trasmessi da autori arabi.

Il ruolo di Archimede nella storia della scienza

L'opera di Archimede rappresenta certamente il culmine della scienza antica. In essa, la capacità di individuare insiemi di postulati utili a fondare nuove teorie si coniuga con la potenza e originalità degli strumenti matematici introdotti, l'interesse per questioni che oggi si definirebbero "fondazionali" con attenzione agli aspetti applicativi. Archimede, più che essere matematico, fisico e ingegnere, è stato il massimo esponente di una scienza che ignorava le divisioni che l'odierna terminologia spinge a considerare inevitabili.
Archimede, almeno a giudicare dalle opere rimaste, non ebbe nell'antichità eredi a lui confrontabili. La crisi che colpì la scienza rese poco comprensibili le sue opere che, non a caso, anche quando si sono conservate sono state trasmesse da una tradizione manoscritta estremamente esile. Per quello che riguarda la matematica e l'assoluto disinteresse che ha mostrato la cultura romana per tale disciplina, il Boyer afferma in modo più che pungente che la scoperta della tomba di Archimede da parte di Cicerone è stato il maggior contributo dato dal mondo romano alla matematica, e forse l'unico.

Pitagora





è stato un matematico, legislatore e filosofo greco antico secondo quanto tramandato dalla tradizione.

« Quanto Pitagora comunicava ai discepoli più stretti, nessuno è in grado di riportare con sicurezza: in effetti presso di loro, il silenzio era osservato con grande cura. »
(Porfirio)

La figura storica di Pitagora, messa in discussione da diversi studiosi, si mescola alla leggenda narrata nelle numerose Vite di Pitagora, composte nel periodo del tardo neoplatonismo e del neopitagorismo dove il filosofo viene presentato come figlio del dio Apollo. Secondo la leggenda, il nome stesso di Pitagora risalirebbe etimologicamente ad una parola che trova il suo significato in "annunciatore del Pizio", e cioè di Apollo. Si riteneva infatti che egli, autore di miracoli e profeta, guaritore e mago, fosse figlio del dio stesso.
È quasi impossibile distinguere, nell'insieme di dottrine e frammenti a noi pervenuti, non solo ciò che sicuramente appartiene al pensiero di Pitagora ma neppure, nonostante i tentativi di John Burnet, di separare il pensiero del primo pitagorismo da quello successivo.
Anche Aristotele, che possiamo considerare il primo storico della filosofia, nella difficoltà evidente di identificare la dottrina del maestro, parla genericamente de «i cosiddetti pitagorici».

Cenni biografici

La storia di Pitagora è avvolta nel mistero, di lui sappiamo pochissimo e la maggior parte delle testimonianze che lo riguardano sono di epoca più tarda.
Alcuni autori antichi o suoi contemporanei come Senofane, Eraclito ed Erodoto ci danno testimonianze tali da far pensare alla effettiva esistenza storica di Pitagora pur se inserita nella tradizione leggendaria.
Secondo queste fonti Pitagora nacque nell'isola di Samo nella prima metà del VI secolo a.C. dove fu scolaro di Ferecide e Anassimandro subendone l'influenza nel suo pensiero.
Da Samo Pitagora si trasferì nella Magna Grecia dove fondò a Crotone, all'incirca nel 530 a.C., la sua scuola. Dei suoi presunti viaggi in Egitto e a Babilonia, narrati dalla tradizione dossografica, non vi sono fonti certe e sono ritenuti, almeno in parte, leggendari.
Sulla sua morte i resoconti dei biografi non coincidono: essendo scoppiata una rivolta dei democratici contro il partito aristocratico pitagorico, la casa dove si erano riuniti gli esponenti più importanti della setta fu incendiata. Si salvarono solo Archippo e Liside che si rifugiò a Tebe. Secondo una versione, Pitagora prima della sommossa si era già ritirato a Metaponto dove era morto. Secondo altri invece era casualmente assente alla riunione nella casa incendiata e quindi riuscì a salvarsi fuggendo prima a Locri, quindi a Taranto e da lì a Metaponto dove morì. Quasi sicuramente Pitagora non lasciò nulla di scritto e quindi le opere attribuitegli i Tre libri e i Versi aurei vanno ascritte piuttosto ad autori sconosciuti che li scrissero in epoca cristiana o di poco antecedente.

Limitazioni alimentari

L'astensione dalle fave

Una versione della morte di Pitagora è collegata alla nota idiosincrasia del filosofo e della sua Scuola per le fave: non solo si guardavano bene dal mangiarne, ma evitavano accuratamente ogni tipo di contatto con questa pianta. Secondo la leggenda, Pitagora stesso, in fuga dagli scherani di Cilone di Crotone, preferì farsi raggiungere ed uccidere piuttosto che mettersi in salvo attraverso un campo di fave. A proposito di questo divieto pitagorico di cibarsi di fave, Giovanni Sole nel libro Pitagora e il tabù delle fave (Rubettino editore) ne dà un'interpretazione fisica e una spirituale. La prima è collegata al favismo che secondo studi medici era diffuso proprio nella zona del crotonese, mentre la seconda fa riferimento a credenze antiche, messe in luce da Levi Strauss, secondo cui le fave erano considerate connesse al mondo dei morti, della decomposizione e dell'impurità (op. cit., pp. 142 e sgg.) dalle quali il filosofo si deve tenere lontano.

Il vegetarismo

Pitagora è tradizionalmente considerato l'iniziatore del vegetarismo in Occidente grazie ad alcuni versi delle Metamorfosi di Ovidio, che lo descrivono come il primo degli antichi a scagliarsi contro l'abitudine di cibarsi di animali, reputata dal filosofo un'inutile causa di stragi, dato che già la terra offre piante e frutti sufficienti a nutrirsi senza spargimenti di sangue; Ovidio lega inoltre il vegetarismo di Pitagora alla credenza nella metempsicosi, secondo cui negli animali non vi è un'anima diversa da quella degli esseri umani.

Il pensiero

Pochi sono gli elementi certi della dottrina pitagorica, tra questi quello della metempsicosi su cui tutte le fonti sono concordi, e tra le prime Senofane che la critica aspramente.
Derivato dall'orfismo, nella dottrina pitagorica vi è dunque un sicuro aspetto religioso, il quale sosteneva la trasmigrazione delle anime che, per una colpa originaria, erano costrette, come espiazione, ad incarnarsi in corpi umani o bestiali sino alla finale purificazione (catarsi).
La novità del pensiero di Pitagora rispetto all'orfismo è rappresentato dalla considerazione della scienza come strumento di purificazione nel senso che l'ignoranza è ritenuta una colpa da cui ci si libera con il sapere. Questa particolarità della dottrina è ritenuta dagli studiosi sicuramente appartenente a Pitagora che viene tradizionalmente definito, a partire da Eraclito, come polymathés (erudito). In che consistesse la sua erudizione però mancano notizie certe. Si sa che nella sua scuola vigeva una distinzione tra i discepoli: vi erano gli acusmatici, gli ascoltatori obbligati a seguire le lezioni in silenzio e i mathematici che potevano interloquire con il maestro e ai quali erano rivelate le parti più profonde della scienza.
Da questa distinzione, dopo la morte di Pitagora ne seguì una contesa tra le due fazioni di discepoli che si attribuivano l'eredità filosofica del maestro.
È quasi certo che l'insegnamento (màthema) pitagorico avesse un aspetto mistico-religioso consistente in un addottrinamento dogmatico, secondo il noto motto della scuola “αὐτὸς ἔφα” o “ipse dixit” (lo ha detto lui), e un contenuto che molto probabilmente riguardava gli opposti ed i numeri (in quanto principi cosmologici), da intendersi però, come hanno osservato vari autori, tra cui Edouard Schuré e René Guénon, in un senso non solo quantitativo, ma anche qualitativo e simbolico.. Riguardo alle elaborazioni scientifiche attribuite a Pitagora, gli storici della filosofia non sono in grado di averne certezza.
Le dottrine astronomiche sono sicuramente state elaborate dai suoi discepoli nella seconda metà del V secolo a.C.
Il teorema, per cui il filosofo è famoso, era già noto agli antichi Babilonesi ma alcune testimonianze, tra cui Proclo riferiscono che Pitagora ne avrebbe intuito la validità mentre si deve a lui avere indicato come sostanza primigenia (archè) l'armonia determinata dal rapporto tra i numeri e gli accordi musicali.

domenica

otto e mezzo






8½ è un film del 1963 diretto da Federico Fellini.
È considerata una delle migliori pellicole cinematografiche mai realizzate ed ha ispirato generazioni di registi.

Guido Anselmi, un affermato regista di quarantatré anni, sta elaborando il suo prossimo film. Egli si trova a trascorrere un periodo di riposo in una stazione di cure termali (il set reale fu ambientato alle Terme di Chianciano). Guido cerca in quella località di coniugare i propri problemi fisici (stanchezza cardiaca) con quelli della produzione del film, ancora allo stato di preparazione. La quiete che vorrebbe è continuamente minata dalla presenza delle maestranze del film (produttore, tecnici, attori) che soggiornano nel suo stesso albergo e che vedono in lui l'unico appoggio sicuro. Ma il suo spirito creativo si è inaridito e non riesce a dare una direzione chiara al suo progetto cinematografico. Oltretutto ai suoi problemi professionali si aggiungono grattacapi sentimentali. L'amante lo raggiunge alle terme e contemporaneamente arriva anche sua moglie. Sollecitato dal produttore, interrogato dai suoi assistenti e dagli attori che vogliono capire quale storia sta per raccontare, quali intenzioni vorrebbe esprimere, cerca di imbastire alla meglio una trama: un bilancio fatto di rapporti con personaggi reali e di fantasticherie, ricordi, sogni, che si inseriscono all'improvviso negli avvenimenti concreti delle sue giornate e delle sue notti. Dei suoi sogni fanno parte i ricordi del padre e della madre, morti, con i quali egli discorre teneramente, come con persone vicine. La paura della morte e il mistero di Dio si palesano attraverso una crisi esistenziale in cui non riesce a dare un senso al suo rapporto con gli altri e al suo passato. E tutto questo non fa che rendere consapevole quello smarrimento che egli si porta dentro da anni e che le cure della esistenza quotidiana e del lavoro avevano in parte mascherato. In un onirico, fatato affresco di immagini si alternano un centinaio di personaggi di contorno tra cui spiccano: un intellettuale (Rougeul), che gli è stato messo alle calcagna dal produttore (Alberti), la moglie (Aimée), l'amante (Milo), e una donna di sogno (Cardinale).
I giorni trascorrono mentre i fatti reali, i ricordi e le fantasie del regista si accavallano sempre più fino a diventare indistinguibili. Il produttore fa visionare a Guido i provini già girati, e presso la scenografia di un'enorme piattaforma di lancio per un'astronave indice una conferenza stampa in cui finalmente il regista dovrà raccontare a tutti quelle che sono le sue intenzioni riguardo al film, ma in realtà il regista è sempre più confuso, non ha idea di cosa vuole raccontare, né di come farlo. La sua confusione professionale rispecchia la sua confusione vitale: è la fine della sua carriera e della sua stessa vita: egli decide di abbandonare la regìa del film durante la conferenza stampa. Ma proprio quando tutto sembra essere finito, quando i giornalisti si sono allontanati e le maestranze iniziano a smontare il set di un film che non si farà più, Guido ha la percezione che tutto quello che gli accade intorno, tutte le persone che ha conosciuto e che con lui hanno percorso la strada della vita, nel bene e nel male, sono parte di lui. Tutti insieme in un girotondo circense roteano intorno a lui, che li dirige, ma che da loro riceve, un dare-avere indistinguibile, tutti insieme, nel magico gioco della Vita. È proprio con questa sequenza, la più importante di tutto il film, cinque minuti prima della fine, che tutto il pensiero di Fellini prende una connotazione meno intimistica, trascende tutto il valore di intrattenimento del film, e da un aspetto personale si riveste di un aspetto universale, con splendide immagini che sanno toccare le corde dell'anima, o meglio dell'A.sa NI.si MA.sa, come nella filastrocca dei suoi ricordi di bambino.

fonte: Wikipeda

lunedì

Mark Chapman




Mark David Chapman è un criminale statunitense, assassino del musicista ed ex-componente dei Beatles John Lennon, l'8 dicembre del 1980.
Prima dell'omicidio di Lennon, Chapman, di nazionalità statunitense, era guardia giurata a Honolulu (Hawaii). Aveva trascorso un passato piuttosto movimentato; tra l'altro, era stato tossicodipendente ed era stato ricoverato in una struttura ospedaliera per malati di mente. Dichiarò di essere stato fortemente influenzato dal romanzo di Salinger Il giovane Holden, al punto di decidere di seguire nella propria vita il modello antisociale rappresentato dal protagonista Holden Caulfield.
Per anni fu un fan dei Beatles, e di Lennon in particolare. Nella sua ossessione, arrivò al punto di sposare una donna americana di origine giapponese che gli ricordava Yoko Ono. Col tempo si convinse che Lennon aveva tradito gli ideali della sua generazione e si sentì investito della missione di punirlo.

L'omicidio di John Lennon

L'8 dicembre 1980, Chapman si appostò davanti all'entrata della residenza di Lennon, il palazzo The Dakota in Central Park a Manhattan (New York City). Quando il musicista uscì di casa, Chapman gli strinse la mano e si fece fare un autografo sulla copertina dell'ultimo album di Lennon, Double Fantasy. Il fotografo Paul Goresh era presente quando John Lennon autografò l'album a Chapman e immortalò la scena in una celebre fotografia che ritrae insieme l'assassino e la sua prossima vittima. Quindi, Chapman rimase sul posto per altre 4 ore in attesa. Alle 22.50, vedendo Lennon che rientrava insieme alla moglie Yoko Ono, Chapman lo chiamò, disse «Ehi, Mr. Lennon! Sta per entrare nella storia» e poi gli esplose contro cinque colpi di pistola. Quattro dei proiettili colpirono Lennon e uno di questi trapassò l'aorta; Lennon fece in tempo a fare ancora qualche passo mormorando «Mi hanno sparato» prima di stramazzare al suolo. Trasportato d'urgenza al Roosevelt Hospital, John Lennon fu dichiarato morto alle 23.07.
Al momento dell'omicidio, Chapman aveva con sé una copia de Il giovane Holden. Dopo aver sparato, rimase impassibile sulla scena del crimine, tirò fuori la sua copia del libro e si mise a leggere fino all'arrivo della polizia. Il custode del Dakota Building, Mr. Perdomo, gridò a Chapman: «Lo sai che cosa hai fatto?», al che Chapman rispose freddo: «Sì, ho appena sparato a John Lennon». I primi poliziotti ad arrivare furono Steve Spiro e Peter Cullen, che erano di pattuglia sulla 72ª Strada e a Broadway quando sentirono la notizia che un uomo era stato ferito dai colpi di arma da fuoco nei pressi del Dakota. Gli agenti accorsi sul luogo del delitto si accorsero subito che le ferite riportate da Lennon erano molto serie, non potendo aspettare l'ambulanza decisero di trasportare il corpo di Lennon nell'auto della polizia per portarlo al vicino ospedale Roosevelt Hospital. Chapman venne arrestato senza opporre resistenza. Tre ore dopo il suo arresto, Chapman affermò: «Sono sicuro che una grossa parte di me sia Holden Caulfield, il resto di me deve essere il diavolo».

Chapman in seguito dichiarò di essersi recato a New York un'altra volta, in passato, con l'obiettivo di uccidere Lennon, senza riuscirci. Disse anche che le sue azioni avevano lo scopo di ottenere attenzione. Fu accusato di omicidio di secondo grado (secondo la legge statunitense) e si dichiarò colpevole ricevendo, oltre all'ergastolo, una pena supplementare di 20 anni di reclusione. Nel 2000 gli è stata rifiutata la richiesta di scarcerazione sulla parola. Attualmente Chapman si trova nella prigione di Attica (a favore dei detenuti della quale, per ironia della sorte, John Lennon aveva cantato in un brano di Some Time in New York City, Attica State). Chapman si dichiara un fervente cristiano, e una associazione religiosa ha chiesto la sua scarcerazione. Yoko Ono e numerosi fans di Lennon, al contrario, hanno chiesto che non venga mai scarcerato. Fino ad oggi le richieste di libertà vigilata per Chapman sono state sei, una ogni due anni, ma gli sono state tutte respinte.

Motivazioni e malattia mentale

Chapman, fervente cristiano, non poteva tollerare l'affermazione fatta da Lennon nella sua canzone God secondo la quale Dio è solo un concetto col quale misuriamo il nostro dolore o in Imagine dove lo stesso John affermava di sperare in un futuro dove non esistessero più religioni a dividere il mondo. Inoltre non sopportava il fatto che Lennon predicasse nel testo del brano l'abolizione della proprietà privata (Imagine no possessions...) quando lo stesso Lennon era un ricchissimo milionario. Chapman raccontò di aver ascoltato l'album John Lennon/Plastic Ono Band nelle settimane antecedenti l'omicidio e di aver pensato:
« Ascoltavo quella musica e diventavo sempre più furioso verso di lui, perché diceva che non credeva in Dio... e che non credeva nei Beatles. Questa era un'altra cosa che mi mandava in bestia, anche se il disco risaliva a dieci anni prima. Volevo proprio urlargli in faccia chi diavolo si credesse di essere, dicendo quelle cose su Dio, sul paradiso e sui Beatles! Dire che non crede in Gesù e cose del genere. A quel punto la mia mente fu accecata totalmente dalla rabbia. »
Dopo l'omicidio, Chapman venne esaminato da dozzine di psichiatri. Egli descrisse la rabbia repressa che covava verso suo padre, accusato di picchiare sua madre. Parlò della sua identificazione con Holden Caulfield e con la Dorothy de Il Mago di Oz, e dei suoi discorsi immaginari con il "piccolo popolo", un gruppo di ometti con cui interagiva nella sua mente. Chapman riferì al giornalista Jack Jones che quando disse alla sua "piccola gente" che era intenzionato a recarsi a New York per uccidere John Lennon, loro lo pregarono di non farlo, dicendogli: «Per favore, pensi a sua moglie. Per favore, Signor Presidente. Pensi a sua madre. Pensi a se stesso». Chapman disse loro che la sua mente era in fermento, e in risposta la reazione del piccolo popolo fu il silenzio.

Curiosità

Il gruppo di musica elettronica Mindless Self Indulgence ha dedicato una canzone all'assassino di Lennon. Il brano, chiamato appunto Mark David Chapman, è l'ultima traccia del loro quinto album, If.
Il gruppo folk-rock irlandese dei Cranberries ha dedicato all'episodio dell'omicidio dell'ex-Beatle una traccia del loro album del 1996 To the Faithful Departed, l'ottava, dal titolo I just shot John Lennon (Ho appena sparato a John Lennon).
Le esperienze di Chapman durante il weekend che precedette l'omicidio di Lennon, sono state trasposte in un film intitolato Chapter 27, con Jared Leto nella parte di Chapman. Il titolo del film è un riferimento al romanzo Il giovane Holden, che ha in realtà solo 26 capitoli.

Chapman è stato interpretato sullo schermo anche da Jonas Ball in un film inglese, The Killing of John Lennon, uscito nel 2007.
Un certo numero di teorie cospiratorie sull'omicidio di Lennon, basate sul periodo di sorveglianza a cui la CIA e l'FBI sottoposero il musicista durante il suo periodo di attivista di sinistra negli anni settanta, comprendono anche il coinvolgimento di Mark Chapman nell'omicidio come una conseguenza delle stesse.

Nel 1982, la Rhino Records pubblicò un album compilation di canzoni ispirate ai Beatles, intitolato Beatlesongs, la copertina del disco raffigurava una caricatura di Chapman mescolato in mezzo ad altri fan del gruppo, opera dell'illustratore William Stout. In seguito, la Rhino ritirò il disco e lo ristampò con una copertina differente.

Il gruppo degli Eighteen Visions nel 2000 ha pubblicato un brano intitolato Who The F*ck Killed John Lennon? sul loro album Until The Ink Runs Out.

fonte: Wikipedia

sabato

Charles Manson





Charles Milles Manson è un criminale statunitense, famoso per essere stato il mandante di uno dei più efferati omicidi della storia degli Stati Uniti d'America. Ha avuto vari soprannomi, tra cui "Mr. Satan" o "Satan Manson", e la sua espressione "diabolica" nonché la sua crudeltà, hanno reso il suo nome comunemente associato alla personificazione del male.

Charles Manson nacque il 12 novembre 1934 a Cincinnati (Ohio). Sua madre, Kathleen Maddox, crebbe in una famiglia religiosa e molto rigida. Poiché non amava lo stile di vita ferreo che le veniva imposto, scappò di casa a 16 anni e per sopravvivere decise di darsi alla prostituzione. Charles fu concepito durante uno dei suoi rapporti occasionali e quando le venne chiesto quale nome dare al bambino ella non seppe cosa rispondere, tanto che il neonato venne registrato con il nome "No Name Maddox". Alcuni mesi più tardi il bambino venne chiamato Charles, e alcuni anni dopo ricevette il cognome Manson, da man (uomo) e son (figlio), poiché non si conosceva l'identità del padre. Dopo l'arresto della madre, per problemi legati alla droga e alcuni furti, all'età di cinque anni il piccolo Charles venne affidato agli zii che vivevano nel West Virginia. Questi erano fanatici religiosi e imposero al nipote un'educazione molto dura. Manson si lamentò in seguito soprattutto dello zio, che lo insultava e lo umiliava continuamente davanti a tutti: disse infatti che lo zio lo obbligò a vestirsi da bambina il primo giorno di scuola, mettendolo in imbarazzo davanti ai suoi compagni.

La zia lo picchiava e cercò di sbarazzarsi di lui dandolo in adozione. Tutte le angherie subite contribuirono all'alterazione della psiche di Charles, che a 12 anni scappò da casa.


L'adolescenza e l'apparente cambiamento

Nella fase adolescenziale iniziò la sua vita da criminale, dedicandosi ai furti d'auto e a rapine nei negozi. Tuttavia nel giro di pochi mesi venne arrestato e rinchiuso in carcere in Virginia. In carcere Charles subì ulteriori violenze da detenuti più grandi di lui. Rilasciato, pochissimo tempo dopo venne nuovamente arrestato, sempre per furto; ancora una volta ottenne una commutazione della pena in arresti domiciliari, convincendo una conoscente incinta a presentarsi in tribunale fingendosi la sua fidanzata. Ottenne così una semplice condanna agli arresti domiciliari che comunque non rispettò: appena rilasciato picchiò due donne a distanza di pochi giorni e, riconosciuto e catturato, questa volta ricevette dieci anni di carcere che scontò nel penitenziario dell'isola di McNeil dello Stato di Washington, nel Nord-Ovest degli Stati Uniti.


La famiglia

Charles fu rilasciato sulla parola nel marzo 1967, e una volta uscito decise di divenire un musicista Hippy, forte del riscontro positivo che questo movimento aveva a quei tempi e mettendo a frutto quanto appreso in carcere da un detenuto più anziano che gli aveva insegnato a suonare la chitarra; dichiarò in seguito di essere stato un fan dei Beatles. Charles si trasferì a San Francisco, in tempo per la Summer of Love, dove raccolse intorno a sé un gruppo di giovani (sia ragazzi che ragazze) affascinati dal suo carisma, dalla sua chitarra e dalla sua capacità di parlare alla gente. Presero il nome di The Family ("La famiglia"), o anche The Manson Family, sebbene Manson abbia sempre negato di aver dato egli stesso quel nome al gruppo. Riuscì a raccogliere un cospicuo numero di adepti (circa 50 persone): molti di loro erano ragazzi che avevano avuto una vita dura come Charles, con problemi familiari e spesso di adattamento sociale. Manson era da questi considerato un leader religioso oltre che morale: affermava infatti di essere la reincarnazione di Gesù Cristo e di Satana insieme e i suoi adepti gli erano molto devoti. Oltre che dalla connotazione religiosa, il suo gruppo differisce dalle "comuni" Hippy per il palese e dichiarato disprezzo che provava nei confronti dei neri. Egli profetizzava infatti che ci sarebbe stata una guerra interraziale e che avrebbero vinto i neri; ma i neri erano inferiori rispetto ai bianchi, ciò che sapevano l'avevano appreso dai bianchi, dunque non avrebbero potuto mantenere il potere e a quel punto avrebbero preso loro il comando, i prescelti della Famiglia.
The Family, sotto la sua attenta guida, sopravviveva grazie a furti ed altre attività criminali. Tra una rapina e l'altra, suonavano la chitarra e facevano uso di hashish e LSD. L'attività della setta di Manson con il tempo non si limitò ai furti, ma si estese agli omicidi. Manson fondò anche un movimento ambientalista chiamato ATWA (acronimo di "Air, Trees, Water, Animals"), che si batteva per salvaguardare la natura e le sue creature, e del quale facevano parte alcuni membri della "Famiglia".
Charles voleva diventare un musicista famoso come i suoi idoli e nell'estate del 1968 tentò di realizzare il suo sogno musicale, recandosi in uno studio discografico di Los Angeles, con il supporto economico di Dennis Wilson, batterista dei Beach Boys che aveva conosciuto dopo che questi aveva dato un passaggio a due ragazze della Family che facevano autostop.[senza fonte]
L'insuccesso non fece altro che accrescere l'ossessione di Charles di diventare un musicista. Un suo brano, Cease to Exist, fu nuovamente arrangiato dai Beach Boys e inserito nell'album 20/20 (1969) con un nuovo titolo (Never Learn Not to Love), testi modificati e un differente bridge, cosa che suscitò in Manson non poca rabbia nei confronti dell'ex amico.

Gli omicidi

Il 9 agosto 1969 Manson pianificò e realizzò un'intrusione a Cielo Drive, un ricco quartiere di Los Angeles, con l'obiettivo di entrare nella villa al momento abitata da Roman Polanski e Sharon Tate, attrice e moglie del regista, incinta di 8 mesi, e alcuni loro amici, tra cui Jay Sebring, parrucchiere dell'attrice, Abigail Folger, figlia dell'imprenditore del caffè "Folger", Wojiciech Frykowski, il fidanzato di Abigail. La villa era stata precedentemente occupata da Terry Melcher, artista e produttore musicale che aveva espresso inizialmente interesse nei riguardi di alcune canzoni composte da Manson, ma che successivamente si era rifiutato di scritturare Charles come musicista per la Columbia Productions; la villa divenne il simbolo di tutti coloro che l'avevano rifiutato. La notte in cui si consumarono gli omicidi, Roman Polanski non era presente: si trovava infatti a Londra al lavoro su un progetto cinematografico. Non è mai stato accertato se Charles aspettasse in auto o se rimase nel ranch dove risiedeva l'organizzazione; coloro che materialmente eseguirono gli ordini furono Charles "Tex" Watson (a cui Manson diede il comando della operazione stragista), Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian. Questi si diressero verso la villa armati di coltelli, un revolver e un filo di nylon lungo 13 metri. Giunti sul posto, i quattro tagliarono i fili del telefono per impedire che venissero chiamate le forze dell'ordine una volta entrati. Ad eccezione di Linda Kasabian, che doveva coprir loro le spalle, gli altri tre scavalcarono la recinzione. Tuttavia vennero notati da un amico del guardiano della villa, Stephen Earl Parent, il quale venne ucciso immediatamente a colpi di revolver da Tex Watson. Entrati nella villa, i membri della "Famiglia" non ebbero nessuna pietà. Il primo a morire fu il parrucchiere Sebring, che implorò di lasciar in vita la Tate in quanto incinta, ma venne ferito con un colpo di revolver all'ascella e finito con una serie di coltellate. La successiva vittima fu Frykowski, che venne accoltellato da Susan Atkins. Stessa sorte anche per la Folger, accoltellata ripetutamente. L'ultima vittima fu Sharon Tate, 26 anni, incinta di 8 mesi. Con uno straccio intriso del sangue dell'attrice, Susan Atkins scrisse sulla porta, da cui avevano fatto irruzione, "PIG" ovvero maiale in lingua inglese: maiale è anche il termine statunitense con cui ci si riferisce in tono spregiativo alla polizia e Piggies è il titolo di una canzone dei Beatles. Sullo specchio del bagno venne scritto Helter Skelter: l'espressione inglese "helter skelter" indica i grandi scivoli di forma elicoidale dei Luna Park, e fu interpretata da Manson come "arrivo del caos" e "fine del mondo", anche questa è il titolo di una canzone dei Beatles. Non ci furono sopravvissuti al massacro, se non il regista stesso Roman Polanski, che era in realtà assente in quel periodo perché impegnato per motivi di lavoro in Inghilterra (aveva appena finito di girare Rosemary's Baby).
I massacri dell'organizzazione non si placarono, e il giorno seguente vennero uccisi l'imprenditore Leno LaBianca e sua moglie Rosemary: i due furono colpiti da più di quaranta colpi alla testa, con una forchetta. Sulle pareti venne scritto “Death to pigs” (Morte ai maiali) col sangue delle vittime e sul frigorifero in cucina venne invece scritto, con una storpiatura grammaticale "Healter Skelter". Il cadavere di Leno LaBianca fu ritrovato con una forchetta conficcata nello stomaco. Una ulteriore vittima di Manson fu un insegnante di musica, Gary Hinman, che qualche mese prima aveva dato ospitalità alla Family osando poi cacciarli. Anche lui venne accoltellato: sulla parete venne tracciata la scritta "Politician Pig", ovvero "Porco politico"; tali scritte vennero ordinate da Manson ai suoi seguaci per cercare di depistare le indagini e far accusare i neri dell'omicidio. L'ultimo omicidio attribuito a "The Family" fu quello di un membro stesso della setta, Donald Shea (soprannominato "Shorty"), colpevole di aver denunciato l'organizzazione e di aver sposato una donna nera. Venne brutalmente ucciso il 26 agosto 1969 e la sua salma venne tagliata in nove pezzi.
L'attività criminosa della "Famiglia" continuò incontrastata per quasi due anni, fin quando l'avvocato Vincent Bugliosi, di origini italiane, riuscì a trovare dopo molte indagini le prove che incastravano Manson. Inoltre alcuni seguaci lo tradirono; testimone chiave nel processo fu Linda Kasabian, la ragazza che ricoprì il ruolo di "palo" la sera del 9 agosto 1969. Charles venne così arrestato per quello che venne ricordato come Il caso Tate-LaBianca e venne accusato di essere il mandante degli omicidi.

Il processo

Nel 1970 iniziò il processo contro Charles Manson. Egli si presentò con una X incisa sulla fronte: in seguito, dopo diversi anni di prigione, Manson stesso modificò l'incisione sulla fronte facendola diventare una svastica. Il processo è entrato nella storia degli U.S.A. per la sua incredibile lunghezza: il solo dibattimento preliminare durò quasi un anno. Charles non confessò gli omicidi della sua banda, né di altre azioni criminali; Susan Atkins invece, rivelò che Manson aveva programmato di uccidere in seguito nomi noti nello show business come Liz Taylor, Steve McQueen, Richard Burton e Frank Sinatra, pur non avendo prove materiali a sostegno. Il 29 marzo 1971 il processo si chiuse con la condanna a morte di tutti i componenti della "Famiglia", ma nel 1972 lo Stato della California abolì la pena di morte, e Manson e la sua setta vennero spostati dal braccio della morte al carcere, con pena commutata in ergastolo. Il 25 maggio 2007, presso il carcere di Corcoran, l'undicesima udienza richiesta da Manson per ottenere la libertà vigilata è stata respinta. L'uomo, 74 anni al tempo del processo (di cui 42 trascorsi in carcere), non era presente all'udienza, ma dichiarò alla stampa tramite il proprio avvocato che nel 2012 avrebbe presentato puntualmente la sua dodicesima domanda di rilascio.

Le ipotesi di omicidio

Non si conoscono con esattezza i moventi che spinsero la banda di Manson a uccidere. Alcuni specialisti avanzano l'ipotesi che Manson fosse ossessionato dalla fama: non essendo riuscito a diventare una rockstar come aveva sempre sognato egli avrebbe scelto l'alternativa più facile, dei folli omicidi che attirassero l'attenzione dell'opinione pubblica.

Altri ritengono che Charles, essendo vissuto nella povertà e in mezzo alla strada, odiasse le persone ricche e famose e per questo covasse desideri di vendetta. Si ritiene che con la scritta "DEATH TO PIGS" Manson volesse dimostrare il proprio furore nei confronti di tutti coloro che appartenevano all'establishment.

Manson stesso nel giustificare i propri atti afferma di essere stato ispirato dai Beatles e nello specifico dalla canzone Helter Skelter. Egli credeva di aver individuato nel brano una sorta di "messaggio profetico" a lui indirizzato che gli ordinava di diffondere il caos. Manson affermò inoltre di aver ucciso Sharon Tate per il desiderio di attribuire l'omicidio alla comunità afro-americana della città di Los Angeles.

Il figlio segreto

Nel 2009 un disk jockey 41enne di Los Angeles, Matthew Roberts, adottato in tenera età da una famiglia e cresciuto nell'Illinois, riesce a risalire ai propri genitori naturali scoprendo di essere figlio di Charles Manson.

A 11 anni Roberts aveva scoperto da sua sorella di essere stato adottato, ma si è messo alla ricerca dei suoi veri genitori nel 1997 nonostante il padre adottivo avesse provato a scoraggiarlo. Roberts era sicuro che la scoperta lo avrebbe aiutato a «conoscere meglio se stesso». Invece, conoscere l'identità del suo padre biologico lo ha gettato nella depressione.
La storia è raccontata dall'edizione online del tabloid britannico The Sun. «Non ci volevo credere. Ero spaventato e arrabbiato allo stesso tempo. È stato come scoprire che tuo padre è Adolf Hitler», ha detto Roberts.
Dalla madre, trovata subito attraverso un'agenzia di servizi sociali, Matthew si è fatto raccontare tutta la storia: lei e Manson si conobbero nel 1967 a San Francisco durante la famosa «Summer of Love» e, durante un'orgia dove furono consumate massicce dosi di droga, Terry fu violentata.
Nonostante il trauma per aver scoperto di essere il figlio di uno dei più crudeli assassini degli ultimi quarant'anni, sette anni fa Matthew, che si definisce un pacifista («il mio eroe è Gandhi»), ha cominciato a scrivergli. Manson ha confermato di essere suo padre e ha sempre risposto alle sue lettere scrivendo «cose folli» e firmando con una svastica.

Manson nella cultura popolare

Gli atti di malvagità di Manson sono stati ripresi o citati, per lo più da personaggi della musica.
Musica

Alkaline Trio: il gruppo pop-punk ha dedicato la canzone Sadie, contenuta nel album Crimson, a Sadie Mae Glutz, una componente della Manson Family.
Guns N' Roses: Axl Rose, leader del gruppo, contro la volontà degli altri componenti del gruppo ha inserito nel disco The Spaghetti Incident? come traccia nascosta subito dopo I Don't Care About You, cover della canzone di Manson Look At Your Game Girl. Negli ultimi secondi del brano, infatti, si sente Axl dire: "Thanks, Charles". Axl Rose indossò inoltre varie volte durante l' "Use your illusion Tour" una t-shirt raffigurante il volto stilizzato di Charles Manson con scritto "Charlie don't surf".
Crispin Hellin Glover: I'll Never Say Never to Always.
Deicide: il gruppo death metal floridiano ha scritto una canzone su Charles Manson intitolata Lunatic of God's Creation".
Eminem: nella canzone I'm Back, tratta dall'album The Marshall Mathers LP, Eminem cita Manson: "Manson, you're safe in that cell, be thankful it's jail" ("Manson sei salvo in quella cella, sii grato che è una galera!").
GG Allin: Garbage Dump.
Kasabian: il gruppo alternative rock britannico prende il nome da Linda Kasabian, l'adepta di Charles che partecipò all'assassinio di Sharon Tate.
Leonard Cohen: citazione nel brano The Future.
Marilyn Manson: il noto cantante ha dato origine al suo nome d'arte fondendo il nome di Marilyn Monroe con il cognome di Charles Manson dicendo che i due rappresentavano due volti contrastanti dell'America.
Ozzy Osbourne: il brano Bloodbath In Paradise parla dell'omicidio di Sharon Tate.
Paradise Lost: nell'album Draconian Times sono inseriti alcuni stralci di un'intervista rilasciata da Manson. Il brano in questione è Forever Failure.
Rob Zombie: la figura del "guru" della Family ha affascinato il cantante, il quale ha dichiarato che il suo look (capelli lunghi e barba) è stato ispirato da Manson.
Scramblehead: The Fires Are Burning.
Skruigners: nella canzone 2003 del gruppo italiano sono presenti alcune strofe di Eyes of a dreamer di Charles Manson.
Slipknot: la band Nu Metal americana, ha dedicato a Manson la prima traccia 742617000027 dell'album omonimo; nel brano una voce campionata ripete in loop la frase detta da Manson in un'intervista: "The whole thing, I think it's sick" ("Penso che tutto sia malato").
'Scars On Broadway: cita Charlie Manson nel brano 3005
System of a down: in ATWA, si fa riferimento al movimento fondato da Manson, oltre a The Family.
Ramones: il brano Glad To See You Go (album Leave Home, Sire 1977), che cita Charles Manson più volte, si apre con le seguenti parole: Gonna take a chance on her/One bullet in the cylinder/And in a moment of passion get the glory like Charles Manson (Le darò una chance/Una pallottola nel tamburo/E in un attimo di passione mi conquisterò la gloria come Charles Manson).
The Lemonheads: Your Home is Where You're Happy e Big Iron Door.
Trent Reznor (Nine Inch Nails): ha composto il concept album The Downward Spiral nella villa in cui Sharon Tate fu assassinata. La parola "Pig" fu scritta per la seconda volta sulla porta d'ingresso.
The Rotten Charles Manson: Il gruppo Crust Punk/Grindcore Malaysiano prende il suo nome dal forte disprezzo che nutre nei confronti dell'assassino.
Fate Angel: nel testo della canzone 2012 il gruppo Thrash Metal floridiano parla del presunto anno della fine del mondo e lo fa coincidere con il rilascio di Charles Manson e la terza guerra mondiale.
Dr. Dre and Ice Cube: Natural Born Killaz Charles Manson viene insultato e minacciato: ("So FUCK CHARLIE MANSON I'll snatch him out of his truck hit em with a brick and I'm dancin.")
Tori Amos: nella canzone "Tear in your hand" lo nomina dicendo "i don't believe you're leaving 'cause me and Charles Manson like the same ice cream, i think it's that girl..."
Stephen Sondheim: nella canzone "Unworthy of Your Love" scritta per il musical Assassins Lynette "Squeaky" Fromme canta il suo amore per Manson, arrivando a dichiarare I am nothing/You are wind and devil and God,/Charlie, cioè Io sono niente/Tu sei il vento, il diavolo e Dio/Charlie chiaro riferimento all'attività satanista di Mason

Cinema/Televisione

Al termine del film Thank You for Smoking il protagonista, interpretato da Aaron Eckhart, paragona il talento di Charles Manson nell'assassinare con quello di Michael Jordan nel basket.
Manson appare come cartone animato nella serie South Park, nell'episodio Merry Christmas Charlie Manson!
Manson appare come pupazzo animato nell'episodio pilota della serie televisiva animata di MTV Celebrity Deathmatch.
Manson appare anche in un altro cartone animato, I Griffin, precisamente nella seconda puntata della prima stagione, I teledipendenti, dove a Peter, il protagonista, viene detto che guardare troppa televisione non è salutare: Charles Manson la guarda sempre in galera.
In Yes Man Carl Allen, interpretato da Jim Carrey, rimasto senza benzina in un parco di notte, scherza tra sé e sé dicendo che verrà "massacrato" dalla famiglia Manson.
Nel film Paura e delirio a Las Vegas, Raoul Duke (Johnny Depp), all'inzio del film, in un momento di delirio si chiede se il suo passeggero si rendesse conto che il deserto che stavano attraversando era stato l'ultimo domicilio conosciuto di Charles Manson.
Nell' episodio 17 della ventunesima serie de "I Simpson" (American History X-cellente) [non chiaro]mentre Burns si trova in prigione, un carcerato di colore, che incarna il personaggio di John Coffey de Il miglio verde, tenta di avvicinarlo alla religione cristiana, raccontandogli inoltre, come conobbe la figura di Gesù Cristo attraverso un libro con sopra l'immagine di Charles Manson (che il carcerato identifica erroneamente con Cristo) e intitolato "Helter Skelter".
Nel film Io e Annie, Woody Allen si lamenta della decisione presa da Annie (Diane Keaton) di passare il weekend nella loro casa di campagna dicendo che teme di essere massacrato dalla famiglia Manson.
Nel telefilm "Criminal Minds", si fanno diversi riferimenti a Charles Manson, come del resto a molti altri serial killer statunitensi.
Nel 2006 è stato rilasciato nelle sale cinematografiche degli USA Live Freaky, Die Freaky! un film d'animazione che tratta dell'omicidio della Tate e di coloro che si trovavano nella residenza quella notte. Il film è doppiato da Billie Joe Armstrong, leader, voce e chitarra dei Green Day nel ruolo di Manson; Mike Dirnt (Green Day); Tré Cool (Green Day); Tim Armstrong (Rancid); Davey Havok (AFI)
Nell'episodio 15 della prima stagione di Una mamma per amica, Lorelai dice a Christopher "In confronto a te Charlie Manson è un bravo ragazzo" (nella versione originale la battuta è: "Charles Manson is freaked out by you right now!")

fonte: Wikipedia