domenica

luna di cartone



Siamo mai andati sulla Luna?
Ovvero come demolire in poche caustiche parole il castello di carte di chi pensa che le missioni lunari siano state tutte una messinscena girata in studio.

© 2002-2009 by Paolo Attivissimo. Some rights reserved (alcuni diritti riservati).
Indagine iniziale: 6/9/2002. Ultimo aggiornamento: 2/8/2009.
Indagini antibufala consultate dal 7/11/2003: StatCounter - Free Web Tracker and Counter



Una versione aggiornata e molto più ampia di questo materiale è disponibile presso Complotti lunari.

Il sugo della bufala

Ci sono siti Internet, libri e video che sostengono di aver trovato le "prove" che le missioni americane che portarono all'arrivo del primo uomo sulla Luna il 20 luglio 1969 e a una serie di esplorazioni del nostro satellite conclusasi nel 1972 non sarebbero mai avvenute: sarebbero invece state simulate in uno studio cinematografico e le immagini sarebbero state usate come mezzo per combattere la propaganda sovietica.
In altre parole, secondo queste fonti, lungi dall'essere un evento storico, lo sbarco sulla Luna sarebbe il più grande inganno di tutti i tempi.
[immagine tratta dal film Capricorn One]
Secondo i complottisti, sarebbe andata più o meno così... un fotogramma tratto dal film "Capricorn One", in cui i cattivi tentavano di simulare l'arrivo su Marte ma venivano scoperti.
Per fortuna, la Rete è anche ben fornita di dimostrazioni che smentiscono punto per punto le "prove" trovate dai complottisti, e ci sono centinaia di libri tecnici che spiegano come sono andate realmente le cose. Tuttavia queste risorse peccano tutte di una certa prolissità, probabilmente inevitabile perché sono preparate con molto più rigore delle "prove" che devono smentire, e sono quasi sempre in inglese, per cui sono poco accessibili a chi non conosce questa lingua.
Detesto veder insultato così il lavoro, il coraggio e il sacrificio (a volte anche della vita stessa) di chi ha realizzato l'impresa più grandiosa e meravigliosa del ventesimo secolo, uno dei pochi eventi dei quali l'umanità può essere fiera senza ma e senza se. Così ho preparato questa miniguida che smonta in breve le tesi di messinscena più frequenti.
Se volete approfondire l'argomento, ho preparato un blog, Complotti lunari, nel quale le tesi lunacomplottiste sono analizzate in dettaglio e vengono raccontate in italiano la storia, la tecnologia, i retroscena umani e le chicche delle missioni spaziali.

Le principali "prove" presentate dai complottisti

Nelle foto mancano le stelle!

Eh già, perché alla NASA sono così cretini che nel ricostruire in studio l'allunaggio si sono dimenticati di metterci le stelle. Ma per favore! Soltanto chi non sa nulla di fotografia o si è fatto rintronare dai complottisti può sostenere un'argomentazione così ridicola.
Le stelle non si vedono nelle foto (ma gli astronauti le vedono) sulla Luna perché non si devono vedere. E' questione di tecnica fotografica di base.
Le stelle sono fioche rispetto al suolo fortemente illuminato dal sole. Per fare le foto senza sovraesporre il suolo, bisogna chiudere molto il diaframma dell'obiettivo e far entrare poca luce. Facendo entrare poca luce, però, non si fa entrare la luce fioca delle stelle. Ergo le stelle, nelle foto della superficie lunare, non si vedono.
Se le si vuol vedere, bisogna aprire il diaframma della macchina fotografica, nel qual caso però si sovraespone il suolo (diventa tutto bianco). Solo che agli astronauti interessava fotografare il paesaggio della Luna, non le stelle, per cui hanno esposto la pellicola per il tempo che serviva per fotografare correttamente il suolo.
Se non ci credete, andate fuori di notte, quando ci sono fuori le stelle, e cercate di fotografare il panorama illuminato della città insieme alle stelle. Scoprirete che non si può. Se esponete correttamente la foto in modo da vedere i dettagli della città, le stelle scompaiono; se esponete la foto in modo da far vedere le stelle, la città è fortemente sovraesposta.
E se neppure questo vi convince, date un'occhiata alle foto fatte nello spazio dagli astronauti italiani dello Shuttle: anche lì non ci sono stelle. Anche gli italiani fanno parte del complotto?
Se volete approfondire l'argomento, c'è un articolo apposito su Complotti Lunari.

L'unica sorgente di luce sulla Luna è il sole e non c'è aria per diffondere questa luce. Quindi le ombre devono essere nerissime. Come mai quando gli astronauti sono in ombra, sono invece visibili lo stesso? Semplice: le lampade dello studio cinematografico hanno rischiarato le ombre!

Avete mai notato che la Luna è visibile in cielo? Ebbene, è visibile perché riflette la luce. Siccome la superficie della Luna è riflettente (poco, ma comunque quanto basta a creare una gran bella Luna piena), le zone in ombra degli oggetti che si ergono sulla superficie lunare sono semplicemente rischiarate dal riverbero proveniente dalla superficie stessa.

Tutte le foto sono nitidissime e ben inquadrate, eppure gli astronauti non erano in grado di portare la macchina fotografica agli occhi per mirare

In realtà oltre alle foto in circolazione ci sono migliaia di foto sottoesposte, sovraesposte, mosse, sfocate e mal inquadrate, che però non vengono quasi mai mostrate, proprio perché fanno schifo. Sono comunque disponibili per la consultazione: cercate su Internet alla voce "Apollo Lunar Surface Journal", oppure visitate http://www.clavius.org/photoqual.html, da cui ho tratto questi esempi:
[foto difettosa]
AS12-46-6715
[foto difettosa]
AS16-105-17220
[foto difettosa]
AS17-138-21028
[foto difettosa]
AS17-140-21351
[foto difettosa]
AS12-46-6738
[foto difettosa]
AS16-112-18273
Gli astronauti delle prime missioni lunari avevano la fotocamera agganciata sul petto e quindi miravano "a spanne", ma usavano un obiettivo grandangolare, con il quale è difficile sbagliare la mira. Nelle missioni successive le fotocamere furono dotate di mirino e di un teleobiettivo da 500 mm, e gli astronauti potevano impugnarle e comporre agevolmente l'inquadratura.
Inoltre la forte illuminazione sul suolo lunare riduce i problemi di messa a fuoco, perche consente di chiudere molto il diaframma, cosa che (come i fotografi veri ben sanno) crea una profondità di campo, ossia un intervallo di distanze tutte contemporaneamente a fuoco, di estensione molto ampia.

Ci sono immagini della stessa scena con e senza il modulo lunare. Quindi hanno riciclato i fondali.

Sulla Luna non c'è aria, quindi non esiste il graduale offuscamento atmosferico che ci indica che un oggetto è lontano. Inoltre non ci sono oggetti familiari (alberi, case) che diano il senso delle dimensioni. Infine, l'orizzonte sulla Luna è molto più vicino che sulla Terra, ed è a soli 2,4 km.
Di conseguenza, quelle che sembrano essere collinette vicine sono in realtà montagne situate a diversi chilometri dal punto di allunaggio, viste da punti diversi, che non cambiano aspetto appunto a causa della grande distanza alla quale si trovano.
E' come fotografare il Vesuvio da due punti separati da qualche centinaio di metri: il vulcano avrà lo stesso aspetto, ma le case in primo piano saranno "scomparse". Eppure non mi risulta che il Vesuvio sia un fondale finto.

La bandiera americana sventola, come se ci fosse aria. Ma sulla Luna non c'è aria.

La bandiera "sventola" soltanto quando l'astronauta la scuote. Quando la molla, dondola un po', come è giusto che faccia anche un oggetto leggero in assenza d'aria, ma poi non si muove più.
Guardate bene i filmati, se non ci credete. Vi sfido a trovare un solo filmato in cui la bandiera sventola mentre non viene toccata. Anche sulla Terra si può far "sventolare" una bandiera in assenza di vento: basta darle una bottarella.

In alcune foto le crocette nere che suddividono l'immagine in riquadri sono coperte dagli oggetti. Quindi le foto sono state ritoccate!

foto di crocette as16-107-17446Quando si fotografa un oggetto filiforme scuro contro uno sfondo chiaro e luminoso, l'oggetto filiforme tende a scomparire inghiottito dal chiarore circostante: è un fenomeno ben noto ai fotografi.
E' più difficile da descrivere che da fare, ma provate a fotografare un capello o uno spago o altro oggetto sottile, messo a fuoco ma in ombra, contro una parete bianca illuminata dal sole di mezzogiorno (che è solo una pallida imitazione del contrasto ben più intenso presente sulla Luna, dove non c'è atmosfera). Otterrete lo stesso risultato che si vede nelle foto lunari.
Guarda caso, nelle foto degli astronauti le crocette nere (fiducialso reseau marks) mancano soltanto in corrispondenza di oggetti di colore chiaro fortemente illuminati e quasi sovraesposti. Addirittura ci sono foto in cui le crocette nere mancano "a intermittenza", perché sono solo in parte davanti a uno sfondo molto luminoso. Oltre alla foto mostrata qui accanto (dettaglio della foto AS16-107-17446), trovate altri esempi presso http://www.clavius.org/photoret.html.

Le ombre hanno direzioni diverse, invece di essere parallele, come se ci fossero due sorgenti di luce. I riflettori dello studio cinematografico!

Se davvero ci sono due sorgenti di luce, come mai nelle foto non ci sono anche due ombre per ogni oggetto? Basta guardare una partita di calcio in notturna per rendersi conto che se ci sono due sorgenti di luce, tutti gli oggetti devono formare due ombre.
Anche sulla Terra, di giorno, le ombre possono avere direzioni diverse: hanno la stessa direzione soltanto se cadono su superfici disposte nello stesso modo. E sulla Luna, mancando ogni riferimento (oggetti familiari di dimensione nota) che indichi la pendenza del terreno, è molto facile non accorgersi che una zona è inclinata rispetto a un'altra, come nella foto qui accanto.
E poi c'è la prospettiva, che tende a far convergere le linee parallele. Se inoltre l'obiettivo è un grandangolare, la convergenza delle linee (e quindi delle ombre) è ancora più marcata.
Provare per credere: guardate le vostre foto dell'album di famiglia. Sicuramente ne troverete qualcuna con le ombre "sbagliate". La questione è chiarita in dettaglio su Clavius.org, da cui traggo queste foto, nelle quali si nota la convergenza delle ombre dovuta all'obiettivo, sia sulla Luna, sia sulla Terra:

C'è una lettera C su un sasso in una foto! E c'è una lettera C sul terreno accanto al sasso! Sono i riferimenti dello scenografo!

Scusate, ma che senso avrebbe etichettare dei sassi di scena con una singola lettera? E' un sistema di etichettatura che permetterebbe soltanto ventisei oggetti. Un po' pochi per un set che deve ritrarre la Luna, la cui superficie è costellata di sassi, sassi e ancora sassi.
E come farebbe la "C", se fosse davvero tracciata su un lato inclinato di un sasso ruvido e irregolare, ad avere una forma così sorprendentemente regolare dal punto di vista di sbieco dal quale la si guarda in questa foto?
La "C" sul sasso è in realtà un pelucco, presente nelle copie ma non negli originali. Lo si vede chiaramente ingrandendo l'immagine, come nel dettaglio mostrato qui sotto. Presumibilmente il pelucco si è attaccato alla pellicola durante una delle tante duplicazioni delle foto originali (ricordate che questa è fotografia chimica, nella quale le copie non si fanno duplicando un file di computer, ma rifotografando la fotografia).
La foto originale (senza pelucco) è catalogata come AS16-107-17446 e la trovate ad alta risoluzione qui. In quest'originale si vede bene che la "C" sul terreno è un semplice solco nella polvere.
C'è anche da considerare una singolare coincidenza: la "lettera" trovata sul sasso è proprio una di quelle a curva o linea semplice che un pelucco forma spontaneamente. Non è, per esempio, una K o F o H o M o A.

Come mai in alcune foto si vede chiaramente l'antenna sullo zaino degli astronauti, mentre in altre non si vede affatto?

Perché l'antenna non era una di quelle telescopiche a forma di astina, come quelle delle nostre radio: era una banda metallica rigida, dipinta di bianco su un lato e di nero sull'altro.
Vista di taglio o dal lato scuro, si vede meno o sparisce nelle foto; vista dall'altro lato o di piatto, riflette bene la luce. Semplice. Qui accanto ne vedete un paio di foto, tratte da Clavius.org.

Come mai in alcune foto scattate sulla Luna non si vedono le tracce, nel suolo lunare, delle ruote del veicolo semovente (Lunar Rover) né davanti né dietro ai pneumatici, mentre si vedono molto bene le impronte delle suole degli astronauti?

Perché gli assistenti di scena si sono dimenticati di tracciarle, è chiaro! Hanno sollevato il Rover per metterlo in posizione nello studio cinematografico, ma si sono scordati di creare l'impronta delle ruote nel suolo. Che sbadati! Fregati da un dettaglio così banale.
Battute a parte, ci sono varie ragioni per questa assenza di tracce di ruote.
  • In alcune foto, le tracce sono state coperte dalle impronte degli astronauti, che spesso scendevano dal veicolo e ci giravano intorno. In un caso hanno dovuto anche riparare un parafango, quindi immaginatevi quanto ci avranno lavorato intorno, eliminando di conseguenza con le proprie impronte ogni segno precedente delle ruote.
  • In altre foto, quelle riprese in zone più elevate, il veicolo si trovava su un terreno coperto da uno strato di polvere poco profondo, per cui le ruote hanno lasciato impronte tenui, che però sono visibili nelle foto ad alta risoluzione.
  • Il Lunar Rover era un veicolo estremamente leggero, e sulla Luna le cose pesano un sesto che sulla Terra. Per cui quando gli astronauti volevano fare curve strette o inversioni a U, sollevavano letteralmente un'estremità del Rover e lo giravano.
Ecco qualche foto chiarificatrice.

Come è possibile che le pellicole abbiano resistito a differenze di temperatura così grandi, e per di più nel vuoto assoluto?

E' proprio il vuoto assoluto il loro miglior alleato, lo stesso vuoto che funziona così bene nei thermos. Il calore nel vuoto non si propaga per conduzione/convezione, ma soltanto per irradiazione. Non c'è aria calda che scaldi gli oggetti. Per scaldarsi, un oggetto deve essere esposto direttamente a una fonte di calore, per esempio il Sole.
Pertanto il lato esposto al sole della fotocamera si scalda, ma quello in ombra si raffredda, ma fra fotocamera e pellicola c'è poco trasporto di calore, perché dentro la fotocamera c'è il vuoto, proprio come in un thermos. Il calore si propaga per conduzione soltanto nei pochi punti di contatto fra corpo della fotocamera e pellicola. Inoltre le fotocamere erano trattate in modo da avere superfici riflettenti, che come tali respingevano gran parte del calore ricevuto dal sole.
I complottisti citano spesso dai libri di astronomia temperature lunari estreme, che sarebbero impossibili da sopportare per la pellicola (oltre 100 gradi al sole, oltre 100 gradi sottozero all'ombra). Dimenticano, però, di far notare che queste temperature si riferiscono al suolo, non a un oggetto tenuto in mano da un astronauta, e specificamente si riferiscono al suolo dopo quattordici giorni terrestri ininterrotti di esposizione al Sole o di assenza di Sole: tanto durano, infatti, il giorno e la notte lunari. Se il suolo lunare ci mette due settimane di esposizione al Sole per raggiungere cento gradi e rotti, è abbastanza evidente che un oggetto collocato sulla Luna per qualche ora (la fotocamera durante una passeggiata lunare) non si scalda subito fino a queste temperature.
Fra l'altro, i luoghi e gli orari degli allunaggi furono scelti in modo da avere luce radente e quindi temperature del suolo molto più basse di quelle massime citate nei libri di astronomia, per cui l'unica fonte di calore per irraggiamento era il Sole.
In pratica, la pellicola, isolata grazie al vuoto e protetta grazie alla superficie riflettente della fotocamera, doveva reggere temperature paragonabili a quelle di un deserto terrestre. E tutti sappiamo che persino i turisti riescono a fare le foto alle piramidi egizie.

E le radiazioni delle fasce di Van Allen? Avrebbero dovuto uccidere gli astronauti e velare la pellicola!

La questione della relativa pericolosità delle radiazioni delle fasce di Van Allen è spiegata molto chiaramente da un esperto in italiano qui.
Trovate qui qualche dato concreto sulle radiazioni nello spazio e specificamente nella zona più pericolosa, appunto le contestate fasce di Van Allen, che sono state attraversate molto rapidamente dagli astronauti Apollo. Da questa fonte emerge che i dati scientifici sulle radiazioni spaziali devono essere veritieri, altrimenti anche i satelliti automatici non funzionerebbero e verrebbero fritti. Il link indica fonti scientifiche che contengono questi dati.
Per quanto riguarda le radiazioni sulla Luna, l'astronomo Phil Plait documenta in "Bad Astronomy: Misconceptions and Misuses Revealed, from Astrology to the Moon Landing 'Hoax'" (John Wiley & Sons, ISBN 0-471-40976-6) che i dosimetri portati dagli equipaggi Apollo rilevarono un dosaggio cumulativo circa pari a una radiografia al petto, ossia 1 milligray. La dose media è risultata inferiore a 1 rem, pari alla radiazione prodotta dall'ambiente che si riceve, al livello del mare, in tre anni.
In altre parole, una missione lunare di pochi giorni come quelle Apollo comporta radiazioni complessivamente equivalenti a unaradiografia o a tre anni di vita sulla Terra.
La Nasa dichiara, nel Mission Report dell'Apollo 11, che la dose totale di radiazioni misurata dai dosimetri e ricevuta dagli astronauti fu compresa fra 0,25 e 0,28 rad, al di sotto dei valori significativi dal punto di vista medico:
"The total integrated, but uncorrected, doses were 0.25, 0.26, and 0.28 rad for the Commander, Command Module Pilot, and Lunar Module Pilot, respectively. The Van Allen Belt dosimeter indicated total integrated doses of 0.11 rad for the skin and of 0.08 rad for the depth reading during the entire mission. Thus, the total dose for each crewman is estimated to have been less than 0.2 rad, which is well below the medically significant level."

(pagina 12-3, paragrafo 12.2.4 del Mission Report)
Un ulteriore approfondimento è disponibile in "Biomedical Results of Apollo".
L'articolo "Missione impossibile?" della rivista Le scienze del luglio 2006, scritto da Eugene N. Parker, maggior esperto mondiale di gas interplanetari e di campi magnetici, riporta una tabella dei valori in in rem all’anno assorbiti da un essere umano ipoteticamente presente alla quota corrispondente:
Livello del mare
0,02 - 0,04
1500 metri
0,04 - 0,06
3000 metri
0,08 – 0,12
12000 metri (jet)
2,8
Orbita terrestre bassa
10
Fasce di Van Allen
1500
Superficie lunare
7 – 12
Spazio interplanetario
13 – 25
Spazio interstellare
30 – 70
Nessun complottista è stato finora in grado di smentire documentatamente questi dati o di dimostrare che queste dosi di radiazioni sono sufficienti a velare le pellicole (che ricevettero dosi ancora minori di radiazioni rispetto agli astronauti, essendo protette in appositi involucri).

Negli archivi della Nasa ci sono foto ritoccate, quindi sono tutte false!

Certo che ci sono foto ritoccate. Ma il ritocco è puramente estetico e non arriva mai alla falsificazione. Anche le foto di Naomi Campbell sui giornali sono ritoccate per rimuovere le imperfezioni della sua pelle, ma questo non vuol dire che il fotografo non ha immortalato Naomi e l'ha sostituita con la sua portinaia.
Molte foto lunari sono state inquadrate male o riprese storte. Questi errori di composizione sono stati corretti nelle versioni pubblicate da libri e riviste; talvolta le crocette (fiducials o reseau marks in inglese) vengono rimosse col fotoritocco, ma sul sito della NASA sono disponibili scansioni dei fotogrammi intatti originali che permettono di notare le modifiche. Non c'è nulla da "nascondere".
Per esempio, una delle più celebri immagini del primo sbarco sulla Luna è da sempre ritoccata piuttosto pesantemente per ragioni estetiche: la vedete qui sotto in una delle versioni abitualmente utilizzate.
[immagine di Aldrin ritoccata]
Confrontate quest'immagine con la versione originale pubblicata su un sito della NASA e mostrata qui sotto.
[foto aldrin originale]
Come vedete, l'inquadratura è stata "stretta" per portare in primo piano l'astronauta, e soprattutto nella versione normalmente circolante mostrata sopra è stata aggiunta una fetta di cielo per ottenere una foto più bilanciata. Quindi i ritocchi ci sono, ma non sono quelli che pensano i complottisti.
Fra l'altro, bisogna che questi complottisti si decidano: o dicono che le foto sono fatte in studio, e allora non si capisce perché ci sia stato bisogno di ritoccarle (bastava rifarle); oppure dicono che le foto sono ritoccate, ma allora questo implica che sono autentiche. Volete mettervi d'accordo una buona volta?
Quest'immagine è interessante anche da un altro punto di vista: tecnicamente è una delle peggiori in assoluto. Innanzi tutto èpaurosamente storta, e poi è composta male, senza lasciare spazio sopra la testa dell'astronauta (che rischiava di finire decapitato, come nelle foto dei peggiori dilettanti).
Non pensate che se fosse stata preparata in studio avrebbero fatto di meglio? In realtà questa foto conferma le difficoltà di ripresa degli astronauti, che soprattutto nelle prime missioni lunari non potevano portare la fotocamera al viso per prendere la mira: la fotocamera era fissata al petto, e gli astronauti prendevano la mira spostando il corpo.

Come hanno fatto gli astronauti a scattare così tante foto in così poco tempo? Sono troppe! Quindi sono stati "aiutati"

Questa è la teoria sostenuta, per esempio, da Jack White presso Aulis.com. White afferma (fra le altre accuse) che gli astronauti dell'Apollo 11 hanno fatto uno scatto ogni 15 secondi ("Apollo 11........one photo every 15 seconds") durante la loro passeggiata lunare.
Tuttavia lui stesso dice che la passeggiata è durata 151 minuti e che le foto scattate durante la passeggiata sono 121. I dati sono i suoi, diamoli per buoni per amor di discussione.
Un conto elementare dimostra che 121 foto in 151 minuti non sono "una foto ogni 15 secondi", ma meno di una foto al minuto.
Come fa White ad arrivare a 15 secondi? Facile: introduce un valore "arbitrario" (lo chiama lui così) di due ore da sottrarre a causa delle altre attività degli astronauti durante l'escursione: "Let's arbitrarily calculate a MINIMUM time for these tasks and subtract from available photo time".
Perché proprio due ore, e non due e un quarto, o una e mezza? White non fornisce alcuna ragione per la sua scelta di questo dato. E' molto facile ottenere risultati impossibili se si alterano i dati a proprio favore introducendo valori arbitrari.
Inoltre White evita di specificare che gli astronauti fecero molti scatti doppi: due foto fatte nello stesso punto, senza perdere tempo a riposizionarsi e riprendere la mira.
Ne vedete un esempio qui sopra: a destra Buzz Aldrin fa il saluto militare, a sinistra no, e il punto di ripresa è identico.
Gli astronauti fecero inoltre intere serie di scatti in rapida successione durante le panoramiche (c'è un filmato di una missione nella quale l'astronauta riferisce chiaramente via radio il ritmo degli scatti: "click, click, click, click"). In una panoramica si possono fare una decina di scatti in pochi secondi (provateci con la vostra macchinetta), e questo altera non poco il calcolo del tempo medio.
C'è di più. Non è chiaro se White include, nel suo conteggio, anche le foto stereoscopiche fatte dagli astronauti. Una foto stereoscopica è composta da due scatti fatti simultaneamente o a brevissima distanza di tempo. Se White li conta come due scatti separati, i suoi risultati diventano ancora più arbitrari.
White cerca inoltre di dilatare i tempi necessari per ogni scatto affermando che tutte le foto sono inquadrate con cura ed esposte perfettamente e questo richiede tempo. Basta tuttavia un'occhiata all'archivio della NASA (quello integrale di Apolloarchive.com, che contiene anche le foto brutte e sottoesposte/sovraesposte) per notare che White mente.
Tutto questo prima ancora di andare a controllare se i dati di White sono giusti: un lavoro immane che lascio a chi si ostina ad attaccarsi a ragionamenti distorti e scorretti come quelli di White.

Sotto il modulo lunare non c'è un cratere prodotto dal razzo di discesa e non ci sono bruciature.

La gravità della Luna è un sesto di quella terrestre, quindi il motore necessario per tenere librato un modulo lunare è molto, moltomeno potente di quello necessario sulla Terra e quindi sposta molto meno ciò che gli sta sotto. Inoltre il modulo lunare riduceva al minimo la spinta del motore poco prima di toccare terra. Non deve formarsi un cratere.
L'impatto dei gas è distribuito su una superficie ampia, ossia il fondo del cono di espansione. Inoltre va ricordato che i motori a razzo non agiscono per spinta "contro" una superficie, ma per pura reazione (è per questo che funzionano anche nello spazio, dove non c'è nulla contro cui spingere): quindi quella che conta è la spinta all'ugello o più propriamente la velocità di uscita dei gas, mentre la spinta che arriva al suolo è irrilevante e può essere assai modesta.
A parte questo, quando un elicottero o un jet a decollo verticale come l'Harrier atterra su una spiaggia terrestre, produce forse un cratere?
Inoltre sulla Luna non c'è aria, quindi non si produce un nuvolone di polvere: semplicemente la polvere schizza via in tutte le direzioni. E infatti in tutti i filmati degli allunaggi si vede la polvere che schizza via quasi orizzontalmente, appunto senza formare le volute che invece formerebbe in presenza d'aria, a riprova del fatto che le immagini sono state riprese nel vuoto.
Non ci sono bruciature perché il carburante è sì caldo quando esce dall'ugello, ma si disperde grosso modo in un cono nel vuoto, raffreddandosi rapidamente a causa della propria espansione. Qualsiasi gas si raffredda quando si espande; è il principio sul quale si basano i frigoriferi.

Perché non si punta un telescopio sui punti di allunaggio e si guarda se ci sono le tracce lasciate dagli astronauti?

Perché nessuno dei telescopi terrestri disponibili è sufficientemente potente da poter rilevare gli oggetti lasciati sulla Luna dagli astronauti (apparecchi scientifici, automobili elettriche usate per le esplorazioni a lungo raggio, la sezione inferiore del modulo lunare, eccetera), la cui dimensione massima è dell'ordine di qualche metro.
Il fatto che i telescopi vedano galassie lontanissime, mentre la Luna è praticamente dietro l'angolo, non deve ingannare: senza addentrarmi in calcoli complicatissimi, le dimensioni apparenti degli oggetti lasciati sulla Luna sono minori di quelle dei corpi celesti ripresi così spettacolarmente dai telescopi. Sono sì molto più lontani, ma sono anche molto, molto, molto, molto più grandi.
Un sito Nasa che raccoglie alcune delle più belle foto astronomiche in assoluto contiene una pagina che spiega il problema in questi termini: il telescopio spaziale Hubble ha uno specchio di 2,4 metri di diametro. Con uno specchio di queste dimensioni, l'oggetto più piccolo distinguibile in un'immagine di Hubble, alla distanza della Luna (pari a circa 400.000 chilometri), ha un diametro di circa 80 metri. Il modulo lunare (l'oggetto più grande lasciato sulla Luna) è circa dieci volte più piccolo, per cui per vederlo ci vorrebbe un telescopio spaziale dieci volte più grande di Hubble. La foto mostrata nella medesima pagina mostra il modulo lunare sulla Luna, ma è stata presa dalla capsula Apollo in orbita intorno alla Luna, a soli cento chilometri di distanza.
Ci sono speranze però che il Very Large Telescope o VLT (http://www.eso.org/projects/vlt), situato in Cile, ce la possa fare. Il VLT è progettato per raggiungere una risoluzione angolare di 0,001 secondi d'arco alla lunghezza d'onda di 1 micrometro, pari a un angolo di 0,000000005 radianti. Traduzione: il VLT è in grado di vedere un oggetto grande due metri alla distanza Terra-Luna. Questo dovrebbe consentire di vedere chiaramente le basi dei moduli lunari rimasti sulla superficie del nostro satellite, che misurano circa cinque metri di diametro. Secondo il Telegraph del 25 novembre 2002, alcuni ricercatori europei avrebbero proprio intenzione di eseguire quest'esperimento.
Mi risulta però che il VLT non abbia ancora raggiunto la propria risoluzione teorica: secondo un comunicato stampa riguardante un'osservazione della stella Eta Carinae, il massimo risultato sinora ottenuto è una risoluzione di 0,005 secondi d'arco, ossia cinque volte peggiore di quella teorica. La tecnica utilizzata, fra l'altro, per il momento non produce vere e proprie immagini: è interferometria, prodotta combinando in modo particolare le immagini di più telescopi (in questo caso due, distanti 62 metri), e la risoluzione indicata si ha soltanto nella direzione parallela alla linea che unisce i due telescopi; occorre combinare più telescopi allineati in varie direzioni per avere una vera e propria risoluzione bidimensionale.
Non che questo cambierebbe qualcosa per i complottisti, che anzi hanno già messo le mani avanti. Per esempio, lo stesso articolo del Telegraph riferisce che Marcus Allen, editore della rivista britannica Nexus e complottista da tempo immemorabile, afferma che eventuali immagini dei moduli lunari non dimostrerebbero comunque che gli americani misero degli uomini sulla Luna nel 1969. I moduli lunari, pare di capire, secondo lui potrebbero essere stati depositati sulla Luna da sonde automatiche. Anche le impronte degli astronauti potrebbero essere state realizzate con un dispositivo automatico, una sorta di robottino con gli stivali (non ridete).
Un altro modo per vedere dettagli così minuscoli è avvicinarsi alla Luna: e infatti sono state effettuate, e sono tuttora in corso, varie missioni automatiche verso la Luna, realizzate da India, Cina, Giappone e Stati Uniti. Per esempio, già nel 1994 la sonda americana Clementine scattò immagini che mostravano molto vagamente la chiazza scura (indicata dalla lettera A) lasciata dall'allunaggio dell'Apollo 15. L'ubicazione della chiazza coincide esattamente con il punto dell'allunaggio. Anche se questa non può essere considerata una prova conclusiva, è di certo una buona indicazione di quanto sia difficile ottenere una foto degli sbarchi.
[foto sito Apollo 15 scattata da Clementine]
La lettera A indica la chiazza scura prodotta dall'allunaggio dell'Apollo 15 in una foto scattata dalla sonda automatica Clementine.
Le lettere B e C indicano crateri formatisi di recente.
Fonte: Space.com.
Nel 2009, la sonda statunitense Lunar Reconnaissance Orbiter e quella giapponese Kaguya hanno scattato immagini dei luoghi di allunaggio, nei quali si vedono chiaramente i segni dei veicoli e persino la scia di impronte lasciate dagli astronauti.
Naturalmente questo non metterà finalmente a tacere i superscettici: argomenteranno che anche le foto delle sonde sono false e create magari con l'aiuto di George Lucas.

C'è un sacco di gente che crede che sia stata una messinscena, per cui deveessere stata una messinscena

Il fatto che ci sia una percentuale di persone che credono a una teoria non dimostra affatto che la teoria sia valida.
Un sacco di gente crede che l'evoluzione sia una bufala o crede agli UFO, alle streghe o al potere delle piramidi, o che se metti una bottiglia d'acqua fuori della porta i gatti si confondono e non pisciano li, ma questo non rende più reale nessuna di queste ipotesi.
Comunque, secondo un sondaggio Gallup del 1999, solo il 6% degli americani crede al complotto lunare (fonte).

Se la NASA ha stanziato dei fondi per smentire la tesi del complotto, vuol dire che c'è sotto qualcosa

Errore. La NASA aveva in effetti pensato di finanziare Jim Oberg per un libro di smentita (con soli 15.000 dollari), ma a novembre 2002 ha disdetto il progetto proprio perché c'è gente che l'avrebbe interpretato come conferma delle proprie teorie. Fonte: BBC.

Nessuno ha più messo piede sulla Luna da quel lontano 1969

Errore. Le missioni lunari sono finite nel dicembre 1972. Fonte: NASA.

Come mai non ci provarono i russi?

Ci provarono eccome. Solo che il loro grande razzo vettore N1, progettato appositamente per la missione lunare, aveva una spiacevole tendenza a esplodere. Per cui il progetto fallì, gli americani arrivarono primi, e il piano lunare sovietico fu abbandonato. Ma la documentazione è rimasta.

Come mai Gagarin (il primo uomo in orbita) ha dedicati vie, monumenti, libri, pagine di libri di testo mentre Armstrong e compagnia ben poco, sebbene la loro impresa fosse stata epocale?

Gagarin fu il frutto di un regime che notoriamente sfruttava le occasioni di propaganda fino all'osso. E poi Gagarin è morto giovane in un incidente aereo: Armstrong, Aldrin e Collins no, grazie al cielo. Neil Armstrong ha comunque varie scuole e risorse pubbliche dedicati al suo nome. Posso fornire un elenco, se serve.
Fra l'altro, Aldrin mena ancora cazzotti storici a chi gli si avvicina e lo molesta e insulta dicendo che lui sulla Luna non ci è mai andato. C'è uno spettacolare filmato di settembre 2002 in cui Aldrin viene molestato da Bart Sibrel, noto complottista che perseguita da anni gli astronauti. Potete vedere il filmato anche su Youtube qui.
Sibrel chiede insistemente ad Aldrin di giurare sulla Bibbia che aveva camminato sulla Luna. Aldrin rifiuta. Sibrel, allora, chiama Aldrin "ladro, bugiardo e codardo". Il settantenne Aldrin risponde stendendo il corpulento complottista trentasettenne con un pugno.
C'è chi sospetta, comunque, che il filmato non sia autentico ma che Sibrel abbia simulato il fatto che il pugno sia arrivato a destinazione. Chi di simulazione ferisce, di simulazione perisce.

Come è possibile che quasi 40 anni fa, quando non esistevano nemmeno le calcolatrici, si sia andati sulla Luna, dove di fatto non si era potuta fare nessuna prova precedente, con un regolo e dei comandi "manuali"?

Primo: le prove precedenti, di attracco e sgancio e riattracco, di rendezvous orbitale eccetera, furono fatte eccome, nelle missioni Gemini. Prima dello sbarco sulla Luna, si fece la prova generale per ben quattro volte con l'Apollo 7, 8, 9 e 10 (fonte:NASA). I comandi non erano affatto manuali, ma computerizzati con supervisione umana. I computer di bordo erano molto limitati e dipendevano dai grandi calcolatori a terra.
Secondo: la tecnologia degli anni Sessanta era modesta rispetto a oggi ma comunque sufficiente. Lasciate fare agli ingegneri senza imporre loro limiti di spesa o norme ecologiste o politicamente motivate, come si fece allora, e vedrete cosa vi fanno. Esempio: il Concorde.
Terzo: i veicoli Apollo avevano comunque a bordo dei computer molto rudimentali ma sufficienti allo scopo, anche perché i computer principali erano a terra e a bordo non c'erano due fruttivendoli, ma piloti esperti rigorosamente addestrati a fare i calcoli per le manovre.
Quarto: se pensate che la tecnologia USA fosse così insufficiente, allora pensate che anche le missioni sovietiche siano bufale? I sovietici erano tecnologicamente ancora più primitivi.

Perché mai nessuno ha ritentato l'impresa?

Perché costa ed è rischiosa, dannazione, e non si spendono miliardi e rischiano vite solo per fare contenti i complottisti. A meno che, naturalmente, paghino loro e si offrano come passeggeri. Ci deve essere un motivo molto forte per rischiare e spendere pur di andare sulla Luna, e per ora, passato il prestigio politico del primo sbarco, questo motivo non c'è.

Perché mandiamo le sonde su Marte ma non ne mandiamo una a fotografare distintamente il suolo lunare, residui degli allunaggi compresi?

Sempre perché costa e non c'è motivo di farlo. Pagate voi?
Oltretutto, se anche lo si facesse, i complottisti non sarebbero comunque contenti: direbbero che le foto sono false e che comunque dimostrano solo che sulla Luna ci sono dei pezzi di veicolo spaziale ma non provano che nel 1969 ci siano stati degli astronauti. E allora che senso ha spendere tanti soldi?

Come è possibile che tutto sia andato così perfettamente liscio?

"Perfettamente liscio"? State scherzando? Su sette missioni lunari, una è fallita (Apollo 13). Tre astronauti sono morti sulla rampa di lancio (Apollo 1). Basta leggere la documentazione.
Giusto per citare alcuni esempi: il computer di atterraggio del modulo lunare dell'Apollo 11 si è piantato ripetutamente durante l'allunaggio e l'Apollo 12 fu colpita da un fulmine al decollo. Altro che "perfettamente liscio".

Ma non si possono zittire questi complottisti una volta per sempre con una prova inconfutabile?

E' una domanda sensata, ma purtroppo chi crede a queste ipotesi parte con dei preconcetti che rendono inutile ogni dimostrazione contraria. Noterete che molto spesso la gente crede al complotto semplicemente perché ha sentito dire che c'è qualcuno che ha scritto un libro in proposito. Con questi appunti non intendo certo far cambiare idea a chi crede: voglio solo fornire qualche spunto a chi vuol capire.
Una delle soluzioni più eleganti, visto che sta nascendo l'epoca dei viaggi spaziali commerciali, è caricare gli scettici su una cosmonave e portarli sulla Luna, così che possano verificare con i propri occhi. Poi, però, li lasciamo là, così la smettono di rompere l'anima e sminuire il genio, il duro lavoro e i sacrifici di chi ha lavorato ai programmi spaziali, a volte rimettendoci la vita. Perché è questo che fanno i complottisti: si sentono superiori ai comuni mortali perché loro sanno la Verità che noi poveri scemi non riusciamo a cogliere.
Ma mi sa che anche così probabilmente non ci crederebbero: penserebbero a un viaggio simulato o a qualche altra "spiegazione" strampalata. Almeno finché non vanno a fare una passeggiata all'aperto. Senza tuta spaziale, s'intende.

Le prove verificabili a favore degli sbarchi

Ci sono comunque alcuni esperimenti che si possono davvero fare, persino adesso che sono passati più di trent'anni, per dimostrare che sulla Luna qualcuno c'è andato davvero. Purtroppo non sono semplici e intuitivi come lo sarebbe guardare attraverso un telescopio, ma per chi ha un minimo di cognizione scientifica e non ha il paraocchi sono più che lampanti.

Riflettori laser

Per esempio, sulla Luna ci sono numerosi riflettori laser lasciati dalle missioni Apollo 11, 14 e 15 e anche dalle missioni automatiche sovietiche: una sorta di specchio, o più propriamente un catarifrangente, dalle proprietà simili a quelle dei cartelli stradali, che riflette intensamente la luce nella direzione dalla quale proviene. Basta puntare un fascio di luce su una zona ben precisa della superficie lunare per ottenere un bel riflesso che non potrebbe prodursi diversamente.
Purtroppo è un esperimento difficile da realizzare: non basta una luce normale, ci vuole un laser molto potente (in fin dei conti, sono quattrocentomila chilometri di distanza, mica bazzecole). Ma è realizzabile in qualsiasi momento, e anzi viene effettuatoquotidianamente da numerosi osservatori per misurare la distanza Terra-Luna con estrema precisione. Se volete saperne di più, c'è un'ottima descrizione dei riflettori, con foto e mappa delle loro ubicazioni sulla Luna, presso questo sito.
In teoria i riflettori potrebbero essere stati collocati senza intervento umano sul posto, per cui questo esperimento non confermerebbe inequivocabilmente la presenza umana sulla Luna nel 1969 e negli anni successivi. Volendo fare i complottisti, l'unica prova schiacciante sarebbe il reperimento di un cadavere di astronauta sul suolo lunare. Ma di cadaveri, per fortuna, non ce ne sono, anche se c'è mancato poco.

Campioni di roccia

Ci sono anche i campioni di roccia lunare (non solo quelli americani, ma anche quelli sovietici), che basta esaminare per verificare che sono chimicamente diversissimi da ogni roccia terrestre, ma bisogna essere geologi per capirlo.
Certo potrebbero essere arrivati sulla Terra con altri mezzi, ad esempio tramite sonde automatiche. Un'altra spiegazione sarebbe data da meteoriti che hanno impattato sulla Luna e ne hanno fatto schizzare via dei frammenti, alcuni dei quali sono caduti sulla Terra: ma in tal caso avrebbero chiari segni dell'arroventamento causato dal loro passaggio ad altissima velocità attraverso l'atmosfera terrestre.
Le rocce lunari, liberamente esaminabili, non hanno segni di questo genere, e dimostrano che perlomeno un veicolo (non necessariamente con persone a bordo) è stato sulla Luna.

Filmati fisicamente impossibili

Sarebbe stato comunque impossibile realizzare in studio i filmati dello sbarco. Ci sono alcune caratteristiche fisiche dell'ambiente lunare, come la mancanza d'aria e la gravità ridotta, che non si possono duplicare sulla Terra.
  • La polvere sollevata dalle ruote del Lunar Rover (l'automobilina portata sulla Luna nelle missioni successive) viene proiettata secondo un arco perfetto: se ci fosse aria, formerebbe delle volute turbinose. Questo è un effetto ottenibile soltanto nel vuoto.
  • Il modo in cui gli astronauti saltellano sulla superficie lunare è realizzabile soltanto in un ambiente a gravità ridotta. Se si cerca di ricreare l'effetto usando fili o altre tecniche tipiche del mondo cinematografico, come il rallentatore, si ottiene un comportamento vistosamente diverso e rilevabile anche da un occhio non esperto.

La burocrazia

Naturalmente c'è anche l'immensa mole di dati pubblicamente consultabili: i progetti, gli schemi tecnici, il software, i piani di volo, gli archivi, gli inventari, le infinite procedure burocratiche, gli appalti, i collaudi... Tutti meticolosamente documentati e protocollati come solo un progetto governativo sa fare.
Per creare la messinscena, sarebbe stato necessario inventare di sana pianta tutto questo monumentale apparato di scartoffie, e inventarlo senza mai cadere in contraddizione. Un'impresa forse ancora più difficile che andare sulla Luna per davvero.

Il segreto meglio tenuto della storia?

Ciliegina sulla torta, c'è il piccolo problema che per far funzionare tutta questa messinscena bisognerebbe riuscire a tenere vincolate alla consegna al silenzio per decenni le centinaia di migliaia di persone (non esagero, sono cifre di dominio pubblico) che hanno lavorato al progetto.
Sono ormai passati quasi cinquant'anni, e non c'è stata neppure una confessione in punto di morte di un ex dipendente della NASA o di una delle tantissime società private coinvolte nel progetto. Pensate quanto avrebbe dato il KGB per trovare una talpa che le vendesse la soffiata del secolo, ossia che era tutta una finta. Niente da fare.
Se volete un esempio notevole di come sia difficile mantenere un segreto anche quando la posta in gioco è altissima, leggetevi la storia della nave Glomar Explorer. L'11 aprile 1968, un sottomarino sovietico di classe Golf-II, armato di missili balistici nucleari, affondò circa 750 miglia a nord ovest delle Hawaii, depositandosi sul fondo marino a 5200 metri di profondità.
Le navi sovietiche tentarono invano di trovarlo. Gli americani, invece, sapevano esattamente dov'era situato, ma si guardarono bene dal dirlo ai sovietici: l'occasione di mettere le mani su una delle armi di punta dell'arsenale nemico era troppo ghiotta. Infatti commissionarono una nave, la Glomar Explorer, che fu spacciata per una nave per la ricerca mineraria sottomarina: scusa plausibile, dato che è noto che il fondo del Pacifico è lastricato di noduli preziosissimi di manganese, ferro, nichel e cobalto.
Nel 1974, la nave andò sul luogo della tragedia e ripescò alcuni componenti del sottomarino sovietico. Il segreto fu spiattellatonemmeno un anno dopo dal Los Angeles Times. La storia è descritta qui.

Le domande da fare ai "credenti"

Se vi capita di discutere con chi crede all'ipotesi della messinscena cinematografica, troverete che questi credenti hanno la battuta pronta, perché hanno studiato (su libri deliranti, ma comunque hanno studiato). Bisogna essere preparati per rispondere a tono alle loro argomentazioni. Potete provare a metterli in crisi con qualche domanda che magari non vi viene in mente al volo:
  • Perché si sospetta la messinscena da parte statunitense, mentre non si solleva alcuna obiezione sulle missioni lunari sovietiche, che non portarono cosmonauti ma comunque andarono sulla Luna e ne riportarono campioni di roccia?
  • Perché i sovietici, che pure avevano un sistema di spionaggio sofisticatissimo, non si accorsero della messinscena e non la denunciarono al mondo? Ne avrebbero avuto tutti i motivi. Far fare una figuraccia ai rivali capitalisti degenerati sarebbe stata un'occasione ghiottissima. Eppure rimasero zitti. Come mai?
    Una delle risposte preferite dei complottisti a questa domanda è "perché avevano anche loro i loro scheletri nell'armadio". Dicono che prima del famoso "primo uomo nello spazio" (Yuri Gagarin) ci furono altre missioni che fallirono. Gagarin sarebbe stato semplicemente il primo a tornare vivo.
    A parte il fatto che usare un'ipotesi di complotto per giustificarne un'altra non è il massimo del rigore scientifico (non ci sono conferme autorevoli di queste missioni pre-Gagarin), durante la Guerra Fredda gli USA non si fecero scrupolo di denunciare le falsità della propaganda sovietica e viceversa, per cui sembra assai implausibile che si siano fatti questa reciproca cortesia di stare zitti soltanto per i voli spaziali, così carichi di prestigio politico.
  • C'è una sola foto decente di Neil Armstrong sulla Luna, e anche in quella lo si vede di spalle. Se le foto sono state fatte in studio, come mai non hanno pensato a farne un po' anche ad Armstrong, visto che tutto sommato era il personaggio più "storico", essendo il primo uomo sulla Luna?
  • I veicoli usati per le missioni furono progettati e fabbricati da società commerciali, nelle quali notoriamente la segretezza non è mai perfetta. Come mai, in tutti questi anni, nessuno dei cinquecentomila dipendenti della Boeing, della Grumman e delle altre società coinvolte (subappaltatrici comprese) si è mai fatto avanti per denunciare la truffa, per dire "guardate che questo veicolo è finto, non funziona e se va sulla Luna si sfracella"? Come mai non c'è stata nessuna confessione in punto di morte, quando non c'era più nulla da perdere? Allora avrebbero costruito dei veicoli perfettamente funzionanti, fino all'ultimo bullone, e non li avrebbero usati?
  • Il filmato della ripartenza del modulo lunare dalla superficie della Luna, ripreso dalla telecamera automatica, mostra chiaramente che non c'è aria, perché polvere e frammenti vengono proiettati secondo linee rette invece di formare sbuffi o volute. Come sarebbe stato possibile ricreare un effetto del genere in studio, negli anni Sessanta?
[decollo modulo lunare apollo 16]
Un fotogramma del decollo del modulo lunare, tratto dalla missione Apollo 16.

Per saperne di più

  • Il blog Complotti Lunari (in italiano).
  • La sintesi preparata da Diego Cuoghi (in italiano).
  • La discussione su Luogocomune.net alla quale ho partecipato, rispondendo a lungo alle domande dei complottisti (in italiano).
  • Il mio articolo di critica al documentario complottista "Apollo 11 - il lato oscuro della Luna", di Willy Brunner e Gerhard Wisnewski, trasmesso da Raidue il 22/8/2006 in La storia siamo noi di Giovanni Minoli. Nel documentario, il complottista Ralph René afferma di aver trovato una foto falsificata. In realtà, il fermo immagine mostra che è lui il falsario.
  • Clavius.org: sito dettagliatissimo (in inglese), con spiegazioni sulle impronte "mancanti" degli pneumatici del Rover, i "riflessi delle lampade di studio" sugli astronauti, e tanto altro.
  • Le ricostruzioni delle foto lunari tramite modellini di Goddard's Journal spiegano il motivo dell'illuminazione degli astronauti anche quando sono in ombra. Una copia dell'articolo è qui.
  • Le analisi di Jim Scotti, Planetary Scientist presso il Lunar and Planetary Laboratory della University of Arizona.
  • Bad Astronomy, con una critica dettagliata degli errori del documentario prodotto dalla Fox a proposito delle ipotesi di complotto lunari.
  • Moon Hoax (in inglese), un'altra analisi dettagliata, con dovizia di illustrazioni, che demolisce le teorie dei complottisti.
  • Lunaranomalies.com, il massimo della stravaganza (in inglese): un sito di complottisti che smonta le teorie di altri complottisti, comprese quelle sulla messinscena dello sbarco lunare.
  • Il vastissimo Apollo Lunar Surface Journal. Contiene, per tutte le missioni Apollo, le trascrizioni annotate di tutte le radiocomunicazioni, campioni audio e foto.
  • Apolloarchive.com: tutte le fotografie (anche quelle brutte e fatte per sbaglio) di tutte le missioni Apollo. Mappe, cronologie, schemi, filmati.
  • La pagina della Wikipedia dedicata all'argomento (in inglese).
  • Un' intervista (in inglese) al complottista Bart Sibrel, dove racconta le ragioni della sua "crociata" e della sua persecuzione degli astronauti (li insegue chiedendo loro di giurare sulla Bibbia) e propone altre "prove" ancora più fantasiose.
  • Lo sbufalamento delle teorie complottiste più comuni preparato da Space.com (in inglese).
  • Un po' di risposte alle domande complottiste più comuni presso Xenophilia.com (in inglese).
  • Una collezione di foto delle missioni spaziali statunitensi (non solo quelle lunari) presso ApolloExplorer.co.uk.
  • Documentazione delle fotocamere Hasselblad usate dalle missioni Apollo, pubblicata in un sito Nasa (in inglese).
  • Un archivio di filmati NASA.
  • Altri link strapieni di informazioni sulle missioni lunari e spaziali in generale: buiten.com, Nasa.gov.
  • La Spacecraft films vende i filmati integrali restaurati di tutte le missioni Apollo e molte altre.
  • Per divertirsi e imparare, provate Eagle Lander 3D, un simulatore di volo per computer che ricostruisce con incredibile fedeltà il comportamento del modulo lunare.

fonte: www.attivissimo.net

martedì

Marcello Marchesi



 è stato un comico, sceneggiatore, regista cinematografico e teatrale, paroliere e cantautore italiano.
Fu anche giornalista, scrittore, autore di canzoni e cantante, autore di programmi televisivi e radiofonici, pubblicitario e talent scout (lanciò fra gli altri Sandra Mondaini, Gino Bramieri, Sofia Loren, Walter Chiari, Gianni Morandi, Cochi e Renato, Paolo Villaggio). La sua vita privata e la sua carriera si incrociarono con le fasi salienti e i personaggi più importanti della storia italiana del 1900.

Marcello Marchesi, uno degli intellettuali più curiosi del dopoguerra, nacque a Milano il 4 aprile del 1912.
Negli anni trenta Andrea Rizzoli lo notò in uno spettacolo studentesco e lo chiamò a collaborare con il giornale umoristico Bertoldo da lui edito. Da lì Marchesi iniziò la sua attività di giornalista per molte testate (tra cui il Marc'Aurelio, il Tascabile di Zavattini, e Omnibus di Leo Longanesi), continuando poi a scrivere programmi radiofonici per l'Eiar, poi Rai (a cominciare da AZ radioenciclopedia del 1937 e Cinquemilalire per un sorriso del 1939, condotto da Corrado, fino ad arrivare negli anni settanta a Quarto Programma, con Maurizio Costanzo, Dino Verde ed Enrico Vaime, e Kursaal) e canzoni per l'Orchestra Circolo Jazz Hot, di cui era cantante solista, e per altri artisti (tra gli altri per Vittorio De Sica).
Fu scrittore e regista di una cinquantina di testi per il teatro di rivista, interpretati da notissimi attori come Carlo Dapporto, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Gino Bramieri, Wanda Osiris, Alberto Sordi. Fu sceneggiatore, insieme con Vittorio Metz, di molti dei film di Totò, e regista di sette film, tra cui Era lui... sì! sì! con Walter Chiari.
Dopo un primo esordio letterario nel 1932 con la raccolta di poesie Aria de Roma, negli anni sessanta pubblicò la trilogia Essere o benessere (1962), Diario futile di un signore di mezza età (1963) e Il sadico del villaggio (1964). Tra i suoi libri figurano anche Il presente si muove, Sancta pubblicitas, Il definizionario, I cento neoproverbi, Il meglio del peggio, I libri degli scherzi, e i romanzi Il malloppo, premio per l’estate 1972, e Sette zie (1977).
Per la televisione scrisse e realizzò spettacoli come L'uomo di mezza età, Te lo ricordi, Invito al sorriso, Ti conosco mascherina, La prova del nove, Questo sì questo no, La piazzetta, Lui e lei, Lei, lui e gli altri, Valentina, Le piace la mia faccia, L'amico del giaguaro e Canzonissima (1968 e 1972).
È considerato il primo copywriter italiano, perché creò, con la nascita della televisione, più di 4.000 caroselli e notissimi slogan pubblicitari («Con quel sorriso può dire ciò che vuole», «Non è vero che tutto fa brodo», «Il signore sì che se ne intende», «Il brandy che crea un'atmosfera»). Morì il 19 luglio 1978 all'età di 66 anni, sbalzato da una forte onda contro uno scoglio, mentre nuotava nel mare di San Giovanni di Sinis, in Sardegna.

Canzoni scritte da Marcello Marchesi

Anno Titolo Autori del testo Autori della musica Interpreti

1936 Mai, mai mai Marcello Marchesi Ezio Levi Orchestra Circolo Jazz Hot
1936 Lisetta va alla moda italiana Marcello Marchesi Ezio Levi Vittorio De Sica
1936 Amore e tifo (Elisabetta) Marcello Marchesi Ezio Levi Vittorio De Sica
1936 Io non credo se non vedo Marcello Marchesi Ezio Levi Vittorio De Sica
1936 Dipende da te Marcello Marchesi Ezio Levi Vittorio De Sica
1938 Non si può vivere senza l'amore Marcello Marchesi Mario Nascimbene Trio Vocale Americano Dunk's Rhytm Sisters
1951 Bellezze in bicicletta Marcello Marchesi Giovanni D'Anzi Silvana Pampanini
1962 Il primo whisky Marcello Marchesi e Luciano Beretta Mario Bertolazzi Gianni Morandi
1962 Che me ne faccio del latino Marcello Marchesi e Luciano Beretta Mario Bertolazzi Gianni Morandi
1963 Bella tardona Marcello Marchesi e Luciano Beretta Mario Bertolazzi Marcello Marchesi
1963 Vorrei essere te Marcello Marchesi Mario Bertolazzi Neria Nanni
1963 Sono vivo Marcello Marchesi e Luciano Beretta Mario Bertolazzi Marcello Marchesi
1966 Ho soffrito per te Marcello Marchesi e Leo Chiosso Enzo Jannacci Cochi & Renato, Enzo Jannacci
1968 Ok Carola Marcello Marchesi, Italo Terzoli ed Enrico Vaime Gorni Kramer Ric & Gian
1972 Taratapunziè Marcello Marchesi e Dino Verde Enrico Simonetti e Pippo Baudo Loretta  Goggi

fonte: wikipedia

sabato

Gianpiero Fiorani



è un banchiere e dirigente d'azienda italiano.

Laureato in scienze politiche all'Università degli Studi di Milano, è stato amministratore della Banca Popolare Italiana (già Banca Popolare di Lodi). Alla sua guida Fiorani ha iniziato una raffica di acquisizioni, tra cui la Banca Popolare di Crema, la Banca Popolare del Trentino, Efibanca, il Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, Cassa di risparmio di Imola e scalate a varie società. Questa aggressiva politica di espansione della BPL ha alienato a Fiorani le simpatie dell'alta finanza e del mondo politico e alla fine è stata fermata al momento della tentata scalata alla Banca Antonveneta, una manovra che ha innescato un'inchiesta chiamata dai media Bancopoli e seguita dai PM di Roma e Milano.

Vicende giudiziarie

Caso Parmalat

Nel processo per il fallimento di Parmalat, che è stato diviso in 5 tronconi giudiziari distinti, Fiorani è accusato di concorso nella bancarotta di Parmatour. Il processo è stato avviato a luglio 2008 e il primo grado si è concluso a dicembre 2011 con la condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione.

Caso Antonveneta

Il 13 dicembre del 2005, a seguito degli sviluppi dell'inchiesta sul caso Antonveneta è stato arrestato. Tornato in libertà il 13 giugno 2006, il 25 luglio 2007 la Procura di Milano ne chiede il rinvio a giudizio per associazione a delinquere, aggiotaggio manipolativo e informatico e ostacolo all'esercizio delle funzioni di vigilanza della Banca d'Italia. In precedenza, il 68,4% dei soci della banca della quale era AD avevano votato a favore per un'azione di responsabilità a suo carico.
Dagli accertamenti della Procura e della Banca d'Italia emerge che, da anni, Fiorani e soci si erano impadroniti del controllo totale dell'istituto della Banca Popolare di Lodi utilizzandolo sia per acquisire il controllo di altri istituti (Popolare di Crema), ma anche e soprattutto per acquisire ingenti vantaggi patrimoniali in favore proprio e di terzi, gestendo e operando in pieno arbitrio, nell'assoluta assenza e nella presumibile complicità di organi interni, esterni e soprattutto istituzionali. La procura ha inoltre accertato che, per coprire alcune perdite, i clienti inconsapevoli si ritrovavano d'improvviso un clamoroso incremento delle spese per commissioni. In questo modo, scrive sempre il gip Forleo, sono stati provocati ai piccoli risparmiatori della banca danni enormi. Inoltre è stato appurato che alla morte del cliente, se i parenti non intervenivano in tempi brevi alla chiusura del conto, il suo contenuto veniva incamerato illegalmente dalla Banca.
Fiorani ha chiesto il patteggiamento nell'udienza preliminare per tutti i reati di cui è stato accusato tranne l'aggiotaggio ad aprile 2008. A maggio ha ottenuto il patteggiamento a 3 anni e 3 mesi per associazione a delinquere, truffa e appropriazione indebita. Il 28 maggio 2011 viene condannato in primo grado a 1 anno e 8 mesi per i reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza della commissione di controllo sulle operazioni bancarie. Esattamente un anno dopo, il 28 maggio 2012, la condanna viene ridotta in appello a 1 anno.
Nel luglio 2008 è stato rinviato a giudizio per falso in bilancio. Secondo l'accusa Fiorani avrebbe truccato i conti 2003/2004 della Bpi per far apparire il gruppo più solido di quanto lo era in realtà, in modo da agevolare la scalata ad Antonveneta. Il processo si è concluso a dicembre 2011 con una condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi.

Caso Giorgetti

Nel 2006 il deputato Giancarlo Giorgetti, all'epoca anche segretario della Lega lombarda e braccio destro di Umberto Bossi, avrebbe rifiutato una mazzetta da 100 mila euro da Fiorani, come confessato da quest'ultimo, esortandolo a darli al Varese Calcio per far sì che si potesse iscrivere al campionato di Serie C2

fonte: Wikipedia

martedì

Emilio Gnutti



 è un imprenditore e dirigente d'azienda italiano.

È tra i finanzieri più conosciuti d'Italia, essendo stato uno dei protagonisti di varie operazioni importanti dell'economia italiana.
È stato presente nella lista degli uomini più ricchi d'Italia, stilata dal giornale finanziario americano "Forbes", con un patrimonio stimato di circa 1 miliardo di dollari.

La carriera professionale

Diploma di Perito Industriale e Laureato in Lettere e Filosofia, inizia la sua carriera imprenditoriale nel 1969 fondando la GI-EM, società di motori elettrici, che porterà a posizioni di leadership europea, attraverso operazioni di fusioni e acquisizioni con altre realtà (Siber, Vemer, Molveno, Dreefs) dello stesso segmento.
La crescita imprenditoriale di Gnutti passa attraverso FinecoBank, società da lui costituita nel 1979, che diviene in un decennio un gruppo leader italiano nel leasing e nel factoring, nel 1990 viene acquisita dalla Banca Popolare di Brescia.
Nel 1989 Gnutti esce da Fineco e con la liquidazione ricevuta e l'esperienza acquisita nel mondo parabancario costituisce nel 1995 G.P. Partecipazioni S.p.A. divenuta nel 1997 Hopa S.p.A.
Hopa diventa nel giro di pochi anni la cosiddetta bicamerale della finanza poiché Gnutti riesce ad unire come soci Unipol e Banca Monte dei Paschi di Siena da una parte e la Fininvest di Berlusconi dall'altra. Emilio Gnutti conosce, nel consiglio di Banca Agricola Mantovana, Roberto Colaninno ed insieme rafforzano il sodalizio in Hopa dove raccolgono l'adesione di centinaia di imprenditori italiani, che verranno definiti giornalisticamente la "razza padana". Gnutti e Colaninno acquistano la società Olivetti e attraverso questa società compiono la "madre di tutte le scalate" lanciando la famosa opa ostile su Telecom Italia, conquistandola.
Colaninno e Gnutti verranno definiti da Massimo d'Alema, allora Presidente del Consiglio, "capitani coraggiosi".
Un'altra importante operazione orchestrata da Gnutti è la vendita del Gruppo Colmark alla Rinascente della Famiglia Agnelli.
Nel 2001 la Hopa dello scalatore Gnutti vende la partecipazione di Telecom Italia alla Olimpia di Tronchetti Provera,ma pochi giorni dopo l'accordo il crollo delle torri gemelle cambia le carte in tavola e il contratto da poco firmato viene modificato sostanzialmente con un importante sconto a favore di Tronchetti. Hopa quindi, in forza dai nuovi accordi, deve reinvestire buona parte delle plusvalenze derivanti dalla vendita della partecipazione in Telecom, nella cassaforte Olimpia che a sua volta possiede Telecom. Da allora Hopa rimane quindi ancora azionista (con circa il 3,4%) di Telecom ancorché la partecipazione diventerà poi diretta dopo l'uscita da Olimpia.
Nel 2005 Gnutti si dimette dal consiglio Hopa e da quasi tutte le cariche ricoperte nelle società fino ad allora gestite poiché decide di ritirarsi dal mondo finanziario a seguito dei procedimenti giudiziari che lo hanno reso protagonista.

Le inchieste della magistratura

Depauperamento del capitale sociale fino alla bancarotta. Questa l'accusa rivolta dai pm a 10 persone, rinviate a giudizio per la vicenda che ha portato al fallimento della SHS multimedia, software house bresciana.
I fatti si svolsero tra il 2000 e 2003, quando la SHS passò da Srl a Spa accogliendo nuovi soci investitori che, in seguito a una crisi di governance, secondo l'accusa decisero di far fallire l'azienda svuotandola del patrimonio sociale.
I 10 imputati sono i soci Emilio Gnutti, Andrea Guerini, Ettore Lonati, Romano Marniga, Osvaldo Savoldi, Giancarlo Turati, Bruno Roma, il componente del collegio sindacale Matteo Bonalumi, il consulente dei nuovi soci Paolo Vavassori e quello dei vecchi soci Arrigo Bandera. Saranno davanti al giudice della seconda sezione penale del tribunale di Brescia il 22 marzo 2011.
L'intera vicenda si innesta in quella più ampia e con numerosi intrecci e connivenze economiche e politiche, vicenda che tenne a lungo tempo le prime pagine dei giornali. Riguarda la scalata alla Banca Antonveneta da parte della banca Popolare di Lodi (allora Presieduta da Gianpiero Fiorani), sostenuto dall'allora Governatore della Banca d'Italia, alcuni immobiliaristi (Ricucci, Coppola) ed il finanziere bresciano Emilio Gnutti (già alleato di Consorte nella vicenda Telecom). L'insieme dei personaggi è stato consegnato alle cronache con la definizione emblematica dei furbetti del quartierino.
Le dimissioni di Giovanni Consorte sono state causate dalle accuse di aggiotaggio, associazione a delinquere e appropriazione indebita a lui rivolte in occasione dello scandalo finanziario relativo alla scalata della Banca popolare di Lodi, oggi Banca Popolare Italiana, alla Banca Antonveneta. L'aggiotaggio si concentra su 50 milioni di Euro ricevuti (insieme al proprio vice Ivano Sacchetti) dal finanziere Gnutti, per «consulenze» in proprio fatte a favore della Hopa di Gnutti. «Consulenze», però, pagate non con fatture ma dietro lo schermo di plusvalenze artificialmente create con operazioni borsistiche «blindate».
Questa è la versione che Consorte ha offerto agli inquirenti per giustificare questa consistente somma. Flussi creati con un particolare meccanismo, secondo quanto già rilevato dalle indagini e spiegato da Gnutti: Consorte e Sacchetti, attraverso intermediari spesso del gruppo del banchiere Gianpiero Fiorani, investivano su titoli o prodotti derivati ritenuti «promettenti» dal punto di vista del margine di incremento prevedibile, e subito li rivendevano a Gnutti a prezzi sensibilmente più alti, ricavandone quindi immediate plusvalenze a colpo sicuro, di dimensione pari all'apparente generosità di Gnutti.
In data 25 ottobre 2006, Consorte, Ivano Sacchetti (ex presidente Unipol Banca e vicepresidente di Unipol) e il finanziere Emilio Gnutti sono stati condannati a 6 mesi di reclusione dal giudice di Milano Elisabetta Meyer con l'accusa di insider trading su titoli Unipol, stabilendo in 92.500 euro i danni patrimoniali e non patrimoniali che andranno risarciti dai tre condannati, in solido tra loro, alla Consob, parte civile nel processo. "Amareggiati e increduli" per l'esito della sentenza del Tribunale di Milano, Consorte e Sacchetti hanno sottolineato il fatto che si tratta comunque "solo del primo grado di giudizio".
Il 21 gennaio 2009 le condanne per Consorte, Sacchetti e gli altri dirigenti Unipol per insider trading vengono annullate senza rinvio dalla quinta sezione penale della Cassazione per incompetenza territoriale della procura di Milano. Gli atti vengono trasmessi a Bologna.
Nel mese di aprile del 2011 il Pubblico Ministero Luigi Orsi e Gaetano Ruta hanno chiesto l'assoluzione per Emilio Gnutti nell'ambito del processo della scalata Bnl-Unipol. Il tribunale di Milano ha condannato l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio a tre anni e sei mesi e un milione di multa, mentre l’ex presidente di Unipol Giovanni Consorte a 3 anni e 10 mesi e un milione di euro di multa per la tentata scalata a Bnl da parte di Unipol del 2003. Assolto Francesco Frasca, ex capo della vigilanza di Bankitalia. Sono state assolte anche Carige, Popolare di Vicenza e Deutsche Bank AG London. Unipol dovrà pagare una multa di 720 000 euro. Condannati a tre anni e sei mesi e a 900 000 euro di multa ciascuno gli immobiliaristi Coppola, Ricucci e Statuto, il finanziere bresciano Emilio Gnutti e i fratelli Tiberio ed Ettore Lonati, il banchiere Guido Leoni, Vito Bonsignore e Francesco Gaetano Caltagirone. Condannate anche Bper a pagare una multa di duecentosettantamila euro (seicentomila la richiesta dei pm) e Hopa (quattrocentottantamila euro contro l’assoluzione la richiesta dei pm). Per Caltagirone la procura aveva chiesto una condanna a 4 anni e una multa di 1 milione, mentre per gli altri aveva chiesto una pena pù’ lieve a 3 anni e una multa di seicentomila euro. Per il finanziare bresciano Emilio Gnutti, invece, la procura aveva chiesto l’assoluzione. Per ricostruire la vicenda che ha portato questo lunedì il tribunale di Milano a emettere 16 condanne e 12 assoluzioni nell’ambito del processo sulla tentata scalata di Unipol a Bnl bisogna tornare al 2005. Antonio Fazio è il governatore della Banca d’Italia e alcuni istituti di credito italiani, Antonveneta e Bnl, sono nel mirino di gruppi bancari esteri. Si parla di difesa dell’italianità del sistema bancario italiano, si lanciano offerte e controfferte. È il 18 marzo 2005 quando il Banco di Bilbao (Bbva) annuncia una offerta pubblica di scambio da circa 6,5 miliardi di euro sul capitale dell’istituto romano. Il 13 aprile arriva il via libera della Consob alla pubblicazione del prospetto informativo e un mese dopo arriva l’ok di Palazzo Koch. Si arriva all’Ops del Bbva con l’azionariato della Bnl diviso tra Patto (Bbva, Generali e Diego Della Valle) e Contropatto (alcuni immobiliaristi romani tra i quali Stefano Ricucci e Danilo Coppola intorno a Francesco Gaetano Caltagiorne). Tra gli azionisti di Via Veneto c’è anche Unipol, che il 16 maggio fa la sua prima mossa a carte scoperte, chiedendo alla Banca d’Italia di superare la soglia del 5% del capitale della banca e di arrivare fino al 10%. All’assemblea degli azionisti di Bnl del 21 maggio 2005 la lista presentata dagli spagnoli ottiene otto consiglieri grazie al 48,21% dei voti, mentre al contropatto ne vanno sei e uno alla lista presentata dal Monte dei Paschi di Siena e dalla Popolare di Vicenza. La vicenda prende sempre più rilevanza e anche sulla stampa la calda estate del risiko bancario inizia a trasformarsi in una estate torrida. Il 20 giugno, su sollecitazione della Consob, Unipol fa sapere di non escludere il lancio di un’offerta pubblica di acquisto su Bnl, da contrapporsi all’Ops del Bbva. Dieci giorni dopo, il primo luglio, la compagnia di via Stalingrado chiede alla Banca d’Italia di poter salire fino al 15% in Bnl, annunciando di avere già un’opzione per arrivare al 14,92%. Dopo settimane di voci, il 7 luglio Giovanni Consorte, presidente e amministratore delegato di Unipol, partecipa a una riunione ufficiale del contropatto. Il 15 luglio dall’istituto guidato da Antonio Fazio arriva per il Banco di Bilbao il via libera ad arrivare al 30% di Bnl e per Unipol a salire fino al 15%. Due giorni dopo i consigli di amministrazione della catena di controllo della compagnia bolognese danno il via libera all’offerta e il 18 luglio il lancio di un’Opa obbligatoria di Unipol su Bnl a 2,7 euro per azione viene comunicato al mercato. Con l’adesione dei contropattisti all’offerta, il Bbva vede sfumare la sua possibilità di concludere con successo l’Ops e il 22 luglio si prepara a conferire le sue azioni all’offerta di Unipol. Bisogna aspettare il 31 agosto 2005 perché la Commissione sulla Borsa dia il suo via libera all’operazione, comunque condizionato perché il prospetto ha bisogno di integrazioni. Il 6 settembre l’Antitrust dà il suo ok e il 13 settembre arriva l’approvazione definitiva della Consob. Nel frattempo, il Bbva ha spostato la sua battaglia dal mercato ai tribunali. I legali della banca spagnola hanno lamentato un comportamento scorretto di Unipol e si sono rivolti alla magistratura. Il 15 dicembre Giovanni Consorte risulta indagato dalla procura di Roma nell'ambito di una inchiesta sulla scalata e il 16 dicembre si viene a conoscenza del fatto che anche Antonio Fazio, governatore della Banca d'Italia, è indagato. Tre giorni dopo il numero uno di Palazzo Koch si dimette. Dopo Natale anche Consorte lascia Unipol. Il 10 gennaio 2006 Via Nazionale blocca l’Opa della compagnia bolognese sulla banca romana, il cui 48% il 3 febbraio viene comprato dalla francese Bnp Paribas che lancia un'Opa prendendone il definitivo controllo. Parallelamente alla procura di Roma anche quella di Milano ha iniziato ad indagare sulla vicenda e all’oramai ex governatore Fazio il 19 dicembre 2007 arriva un avviso a comparire firmato dal pubblico ministero Luigi Orsi secondo il quale, Fazio e il suo capo della Vigilanza, Francesco Frasca (oggi assolto) avrebbero “in violazione dei doveri d’ufficio istigato, promosso e assecondato la condotta” degli ex vertici di Unipol, Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti, Carlo Cimbri e dell'ex ad di Bpi, Giampiero Fiorani. L'inchiesta della procura di Milano viene chiusa il 3 marzo 2008 e conta 45 indagati: 31 persone fisiche e 14 società. Il 18 settembre 2009 si chiude l'udienza preliminare davanti al Gup del tribunale di Milano Luigi Varanelli con 28 rinvii a giudizio, 14 proscioglimenti e 3 patteggiamenti. L’inizio del processo davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano dal primo febbraio 2010 slitta al 18 marzo per un difetto di notifica. Nella primavera scorsa, a quasi un anno dall’avvio del dibattimento i pm Luigi Orsi e Gaetano Ruta hanno fatto le richieste di condanna e lunedì è arrivata la sentenza di primo grado. http://quibrescia.it/cms/?p=66509

Incarichi rilevanti

Nel 1969 è tra i soci fondatori della società Gi-Em S.r.l., società che produce piccoli motori elettrici, portando l'azienda ad una posizione di leader a livello europeo. Nel 1979 fonda la Fin-Eco e ne assume la carica di Amministratore Delegato. Fin-Eco è un gruppo polifunzionale nell'ambito del parabancario e di servizi finanziari.
Nel 1982 assume la carica di Presidente della società Fin-Eco Service S.r.l. divenuta ora Bitech S.p.A., società che opera nel settore dell'information Technology. Dal 1984 al 1992 è di Consigliere e Membro del Comitato Esecutivo della Banca Popolare di Brescia, divenuta oggi Bipop.
Nel 1986 costituisce Fin-Eco Line S.p.A., società che svolge attività di organizzazione e gestione di servizi pubblicitari. Dal 1986 al 2005 è Presidente e Amministratore di G.P. Finanziaria S.p.A. che rappresenta da sempre la cassaforte di famiglia.
Nel 1989 diviene Presidente e Amministratore Delegato di F.Leasing S.p.A. e fino al 2001 è Amministratore di Bresciauno S.p.A. Dal 1993 al 1998 è Amministratore di Molveno Oem S.r.l., ora facente parte di Everel S.p.A., società che produce componenti per elettrodomestici.
Dal 1993 al 2003 è Amministrazione della Siber S.p.A, ora fusa in Everel S.p.A., società leader europeo nella produzione di interruttori per elettrodomestici. Dal 1994 al 1999 è Amministratore di Colmark S.p.A., società operante nel settore della Grande distribuzione (ipermercati, supermercati, cash & carry).
Dal 1995 al 2002 è sindaco effettivo nella società Thassos Insurance Brokers S.r.l. Dal 1996 al 2004 è consigliere di Banca C. Steinhauslin & C. S.p.A. Dal 1996 è Amministratore di Fingruppo S.r.l., fino al 1999 a seguito di fusione per incorporazione nella società Hopa S.p.A..
Dal 1998 al 2001 è consigliere di Olivetti S.p.A., società quotata a Piazza Affari. Dal 1998 al 2001 è consigliere di Telecom Italia S.p.A., società quotata a Piazza Affari. Dal 1999 al 2005 è Amministratore di Hopa S.p.A., Holding di partecipazioni aziendali.
Dal 1999 al 2005 è Amministratore di Fingruppo S.p.A. Dal 1999 al 2004 è consigliere di Snia S.p.A., società quotata a Piazza Affari. Dal 2000 al 2005 è Presidente del Consiglio di Amministrazione di Earchimede S.p.A, società attiva nel private equity. Dal 2000 al 2005 è Presidente di Holinvest S.p.A. Dal 2000 al 2003 è Amministratore di Lloyd Adriatico S.p.A
Nel 2000 assume la carica di Amministratore in Sangemini Holding S.p.A. Nel 2001 assume la carica di Amministratore di Unipol Assicurazioni S.p.A., società quotata a Piazza Affari. Nel 2002 viene nominatore Consigliere di Amministrazione dell'Università degli Studi di Brescia. Nel 2002 viene nominatore Consigliere della finanziaria Finsoe S.p.A.
Dal 2003 al 2005 è Amministratore di ASM Brescia S.p.a., società quotata a Piazza Affari, ora A2A S.p.a. Dal 2003 al 2005 è Vice Presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena, società quotata a Piazza Affari. Nel 2003 diviene Vice Presidente della Sorin S.p.A., società quotata a Piazza Affari.

Altri progetti

Emilio Gnutti, conosciuto anche come Chicco, è noto anche per la sua passione per i motori che lo hanno portato negli anni ad entrare nel circus della Formula 1, attraverso la partecipazione azionaria nel Team "Scuderia Italia" poi divenuta Minardi Team, e tra i protagonisti della manifestazione Mille Miglia. Gnutti conserva una delle più belle collezioni di auto d'epoca del mondo.
Emilio Gnutti ha dedicato molte risorse alla causa sociale, lo testimonia il fatto che nel 2000 ha costituito la "Fondazione Italo Gnutti" con scopo benefico dedicandola al padre e dal 2003 al 2005 è stato Consigliere della Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus. Molteplici le sue iniziative benefiche

fonte: Wikipedia

mercoledì

circoncisione







La circoncisione (dal latino circum, "attorno" e caedere, "tagliare") è una pratica chirurgica che consiste nell'asportare parte o la totalità del prepuzio.
Il termine è talvolta impropriamente usato nella proposizione: circoncisione femminile, che, ove non effettuata per scopi medici dovuti a gravi patologie, include alcune pratiche di mutilazioni genitali femminili, in uso presso alcuni popoli a scopo religioso o rituale che implicano la rimozione del prepuzio clitorideo, cioè una delle varie pratiche di escissione (o ablazione o infibulazione).

Significati socioculturali

La circoncisione è applicata nella medicina moderna con lo scopo di porre rimedio ad alcune disfunzioni del pene, come le fimosi o le balaniti. Può essere praticata anche in alcuni casi di cancro al pene e infezione delle vie urinarie. È inoltre praticata anche in alcuni casi di eiaculazione precoce (circa il 10% dei casi di eiaculazione precoce ha infatti origine fisica e non psicologica).
Tale pratica medica è applicata con diversa frequenza a seconda della cultura medica dominante: negli Stati Uniti, per esempio, è più frequente rispetto all'Europa, specie con finalità preventive.
In caso di fimosi, è talvolta eseguita contemporaneamente anche la rimozione del frenulo; la finalità è liberare più pelle nella zona del frenulo stesso, talvolta troppo corto.
La maggior parte delle operazioni eseguite per il trattamento della fimosi hanno esito positivo, portando a un generale miglioramento della vita dell'individuo, consentendogli rapporti sessuali di migliore qualità.
L'intervento chirurgico lascia una lieve cicatrice, ma se eseguito in giovane età e in strutture adeguate, si riassorbe quasi sempre in breve tempo, senza lasciare eccessiva traccia.

La circoncisione praticata a scopi non terapeutici

Alcuni uomini decidono di farsi circoncidere e non per problemi funzionali. La decisione può discendere dalla convinzione di provare maggior piacere sessuale e/o da preferenze estetiche. Questo "mito" deriva in parte dalla notevole diffusione di film pornografici americani in cui gli attori, generalmente superdotati, sono quasi sempre circoncisi. Dal punto di vista neurologico e fisiologico il risultato è esattamente l'opposto. La circoncisione, più diffusa negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, Nuova Zelanda può essere richiesta in Europa anche per motivi meramente estetici, sociali, igienici e culturali, oltreché per motivi medici.

Effetti

Sebbene la circoncisione abbia generalmente effetti poco determinanti sulle prestazioni sessuali, la lieve diminuzione di sensibilità che può derivarne può essere utile per combattere casi di eiaculazione precoce.
Alcuni soggetti a cui è stata applicata la circoncisione lamentano tuttavia riduzione della sensibilità complessiva dovuta alla perdita di tessuti erogeni, poca maneggevolezza del pene, scomodità e difficoltà masturbatorie, perdita di sensibilità del glande (che, rimanendo sempre scoperto, non è più protetto per esempio dallo sfregamento sugli indumenti) e della zona del frenulo (per molti la più importante, ai fini del piacere), con conseguente maggior difficoltà a raggiungere l'orgasmo.
Vi sono periodi refrattari maggiori anche perché diventa spesso necessaria una forte stimolazione dei tessuti che, fortemente "stressati", possono arrivare a rendere dolorosi e frustranti anche i rapporti sessuali penetrativi, oltre che la masturbazione.
Tali effetti collaterali non sono presenti in tutti i maschi circoncisi e sono in parte correlati con alla tecnica chirurgica utilizzata (da cui dipende anche la quantità di pelle rimossa), all'esperienza del chirurgo e al momento della vita del maschio a cui è praticata (cioè in periodo perinatale, a sviluppo psicofisico in corso oppure ultimato).

Dibattiti e contrasti circa la circoncisione

L'utilità della circoncisione, quando non strettamente finalizzata a risolvere evidenti problemi funzionali, è oggetto di dibattito.
Sebbene alcune correnti nella medicina moderna sostengano questa pratica (Schlossberger e al.), la questione resta dibattuta e manca di analisi effettuate su un numero abbastanza ampio di soggetti e indipendentemente dalla cultura di provenienza.
Il dibattito include anche questioni etiche, come la liceità o meno di praticare la circoncisione nei neonati, che da adulti si trovano così un corpo irreversibilmente modificato dall'altrui volontà. Da segnalare, in proposito, che un tribunale finlandese ha dichiarato la circoncisione maschile infantile illegale, a meno che non si operi per fini strettamente terapeutici; una analoga sentenza è stata emessa in Germania, nel 2012.
La diffusione negli Stati Uniti della pratica medica della circoncisione, anche nei casi in cui non è strettamente indispensabile, è legata probabilmente ad alcune circostanze culturali che hanno contribuito ad accrescerne il favore tra medici e genitori. Per esempio, alcune ricerche risalenti al 1890 ritenevano d'aver dimostrato effetti benefici a seguito della rimozione del prepuzio, credendo che la sua presenza fosse legata a casi di asma, epilessia, disfunzioni erettili, insonnia.
Via via guadagnarono credibilità anche alcune ricerche che mostravano una minore incidenza di cancro al pene e alla prostata nei circoncisi. Questo ha diffuso la pratica in tutti i paesi dell'America centrale. Tuttavia è stato in seguito dimostrato che una buona igiene del glande (per rimuovere ad esempio lo smegma) nei maschi non circoncisi è pienamente sufficiente per renderli statisticamente equivalenti ai circoncisi per quanto concerne i rischi di incidenza del cancro al pene e alla prostata.
In Francia sono nati diversi movimenti in favore dell'abolizione della circoncisione rituale, almeno a livello comunitario, alcuni dei quali invitano i circoncisi adulti a denunciare in sede penale i propri genitori per maltrattamenti e mutilazioni.
Esistono varie tecniche per ripristinare il prepuzio, sia chirurgicamente che tramite metodi per lo stiramento della pelle, che si allunga fino a tornare quasi all'aspetto di un pene non circonciso. Tale pratica si chiama "restoring" e può richiedere fino a cinque anni di tempo.

sabato

di noi




Di noi che fai? Di noi, niente di eccezionale, scelta direzionale, l'istinto iniziale é irrazionale qua da voi
dipende cosa fai per gli altri e poi dagli altri cosa vuoi. Di noi che fai? Di noi, niente di eccezionale,
scelta direzionale, l'istinto iniziale é irrazionale qua da voi dipende cosa fai per gli altri e poi dagli altri cosa vuoi.
Tu che non sai di queste reazioni quante ne pensai, vorresti crescere ma sei come un bonsai, di noi che fai?
Di noi, niente d'eccezionale, scelta direzionale, é che probabilmente si ha una gran paura non della storia
ma della sua chiusura, non c'é più niente detto tra me e te, ed é evidente che il freddo é dentro te
vengo da un posto in cui non c'é l'ora esatta tra autobus treni qui non c'é un'ora adatta vai
l'avranno detta senza che tu lo sappia, sai, ci demotivano da qui non si scappa. Se questo é il massimo
ma dimmi quello che ti aspetti da noi, se questo é il massimo tu dimmi cosa non sopporti di noi.
Di noi che fai? Di noi, niente di eccezionale, scelta direzionale, l'istinto iniziale é irrazionale qua da voi
dipende cosa fai per gli altri e poi dagli altri cosa vuoi. Di noi che fai? Di noi, niente di eccezionale,
scelta direzionale, l'istinto iniziale é irrazionale qua da voi dipende cosa fai per gli altri e poi dagli altri cosa vuoi.
Tu che non sai il tempo che é passato da quando iniziai, esco di casa e penso ai tuoi slip
all'incredibile facilità con coi ti distrai, poi vedo nesly che in testa vorrebbe un microchip
formale chi é? Normale chi é? Chi é normale? Riempiamo o no, é uno spazio in generale
generare e andare via da qui forse conviene dirti con chi non posso stare insieme
e con chi é che vorrei andare via da qui, il tempo che incanti o quanto meno, piangi per molto meno
con le stesse quattro storie sconnesse in partenza e se poi siamo sogni in escandescenza, pazienza.
Se questo é il massimo ma dimmi quello che t'aspetti da noi, se questo é il massimo tu dimmi cosa non sopporti di noi.
Di noi che fai? Di noi, niente di eccezionale, scelta direzionale, l'istinto iniziale é irrazionale qua da voi
dipende cosa fai per gli altri e poi dagli altri cosa vuoi. Di noi che fai? Di noi, niente di eccezionale,
scelta direzionale, l'istinto iniziale é irrazionale qua da voi dipende cosa fai per gli altri e poi dagli altri cosa vuoi.
M'han detto che potrei uscire ovunque anche senza di te, anche se senza te
ma chi mi ha detto che tu vorresti andare ovunque anche senza di me, anche se senza me che
se resti sola in casa ti chiamo quando studi e ascolti tutto tu ascolti tutto, raccontami di tutto che il tuo mondo
é il tuo film, le storie gli amici gli esami le foto delle vecchie compagnie in certe neanche sorridi
se questo é il massimo é un classico, tu non ti fidi, non sai che fartene di quello che vuoi
ma il minimo sarebbe come disfarsi di entrambi noi.Se questo é il massimo
tu dimmi quello che t'aspetti da noi, se questo é il massimo tu dimmi cosa non sopporti di noi.
Di noi che fai? Di noi, niente di eccezionale, scelta direzionale, l'istinto iniziale é irrazionale qua da voi
dipende cosa fai per gli altri e poi dagli altri cosa vuoi. Di noi che fai? Di noi, niente di eccezionale,
scelta direzionale, l'istinto iniziale é irrazionale qua da voi dipende cosa fai per gli altri e poi dagli altri cosa vuoi