martedì

gli U.S.A. contro il Venezuela

Gli Stati Uniti contro il Venezuela

di  Alfredo Serrano

Non si tratta di uno sceneggiato tipo fiction né di un film di Hollywood. Neppure si tratta di paranoia cospirativa della guerra fredda: Oggi gli Stati Uniti manifestano chiaramente la loro intenzione di farla finita con il governo venezuelano. La democrazia che non vota il candidato dell’ambasciata USA è una democrazia che non serve agli Stati Uniti.

Il Nord America non ha mai voluto accettare Chavez come presidente appoggiato dai popoli del sud; adesso tanto meno può ammettere che il chavismo senza Chavez debba seguitare a edificarsi secondo il lascito di Chavez in Venezuela ed in America Latina.


Il manuale del “golpe lento” elaborato da Gene Sharp si sta dimostrando efficace per destabilizzare ma incapace di rovesciare la rivoluzione democratica Bolivariana. Perché? Perché Chavez è tanto riuscito a cambiare le regole, che la guerra pianificata- venuta da fuori- si trova adesso fuori gioco.
Nonostante le vittime ed il clima violento prodotto nelle strade del Venezuela ed il logorio dell’immagine internazionale di Maduro, l’obiettivo duraturo del golpe non riesce a cogliere l’obiettivo finale e, inoltre, sta dividendo l’opposizione. La violenza concentrata esclusivamente nelle zone ricche dell’est di Caracas non è sufficiente per presentarsi come una forza alternativa di governo con ampio appoggio popolare.  Capriles (il leader dell’opposizione) continua a manifestare che necessita dell’appoggio della maggioranza per essere presidente, mentre Leopoldo Lopez (altro leader) cerca, con una impostazione violenta, di mobilitare una minoranza. Realmente entrambi non hanno appreso come sottrarre il consenso del popolo al chavismo.

Il progetto di rovesciamento degli Stati Uniti fa data già dall’anno 2002, mediante un colpo di stato ed uno sciopero degli addetti al petrolio in Venezuela. Dopo di quello provarono con vari candidati e con differenti strategie elettorali per farla finita mediante le elezioni con Chavez. Di fronte alla morte di questi si è aperto ancora di più l’appetito per ottenere l’impossibile: eliminare il Chavismo come nuova identità politica. La prima via fu di nuovo quella elettorale, nel’aprile del 2013, ma hanno perso, per un minimo ma hanno perso. La seconda volta fu mediante una guerra economica trascinatasi per mesi per arrivare ad un plebiscito contro Nicolas Maduro nelle municipali del dicembre scorso, ma anche stavolta hanno perso e non per poco. Tuttavia dover aspettare fino al 2016, come prescrive la costituzione venezuelana, per realizzare un revocatorio è un qualche cosa di tanto democratica che non collima con i piani dei golpisti. Né i repubblicani né i democratici accettano le leggi della Repubblica Bolivariana e, per questo, il falso bipartitismo degli USA mantiene una chiara posizione contro il popolo del Venezuela.

disturbios-caracas netos

Le Nazioni Unite non gli hanno dato ragione e l’OEA gli ha girato le spalle. Non soltanto questo ma il cambio di epoca dopo Chavez obbliga a dirimere i problemi del Sud nell’ambito dello stesso Sud. La ALBA ha rifiutato ogni ingerenza degli Stati Uniti. Anche la CELAC ha appoggiato il governo del Venezuela perché continui gli sforzi per cercare un dialogo. Da ultimo la UNASUR è stata implacabile nel rifiutare la violenza ed appoggiare gli sforzi del governo del Venezuela. Tutto questo è una conquista di Chavez, ma anche dell’esperienza accumulata da Maduro a seguito dell’attività all’estero nel corso di tanti anni e della buona gestione dell’attuale ministro degli Esteri Jaua nei suoi ultimi viaggi.

Gli Stati Uniti ritornano a trovarsi senza tabella di marcia di fronte a questo scenario contrario ed allora, nella loro attuale versione della dottrina Monroe, ritornano alle minacce Al principio arrivarono con l’agenda economica per sondare il terreno. L’agenzia di rating Ficht ha declassato il Venezuela, Moodi’s ha parlato di collasso economico.  L’Economist ha predetto la “fine della fiesta”, la Bank of America e Merril Linch hanno preferito parlare di “fine della primavera venezuelana”. Poi sono arrivate le voci autorizzate, per primo il vicepresidente Binden con l’intenzione di seguire costruendo il motivo dominante della guerra civile con l’ingovernabilità. Si è unito alla festa il segretario di stato Kerry con un tono di ingerenza minacciando di stabilire sanzioni economiche per mezzo della OEA nonostante che Insulza (il suo segretario) ha lasciato in chiaro che “non si può appellare a questa opzione perché il caso venezuelano non mette a rischio la democrazia né la sicurezza del continente americano”.

Da ultimo per adesso è stato Kelly, il comandante dell’Esercito del sud degli USA, il quale si arrischia, senza complessi e con arroganza, a seguire nella strada del rovesciamento affermando, davanti al Comitato per la Sicurezza del Senato, che “il paese caraibico si va a precipitare verso la catastrofe economica” forzando inoltre una pretesa voce di divisione esistente in seno alle forze armate venezuelane.
La transizione geopolitica verso un mondo multipolare di vari blocchi economici da molto fastidio alla maggiore potenza militare del mondo. Nell’anno 2014 Gli Stati Uniti pretendono di recuperare, accada quel che accada ed alla massima velocità possibile, la loro egemonia unipolare nel sistema economico. Per quello stanno accelerando la loro guerra economica contro i paesi emergenti per mezzo di false aspettative e di logoramento, cercando di attaccare la Cina con campagne di marketing economico contro di essa, provocando una guerra in Ucraina per sottrarre un alleato alla Russia, ed adesso è arrivato il turno del Venezuela, essendo questo il suo gran nemico politico nel continente americano.
Sicuramente il governo bolivariano avrà commesso degli errori nella gestione di una situazione tanto complicata, tuttavia che nessuno dubiti che la diplomazia degli Stati Uniti, nella sua strategia di dominazione globale, esige adesso una guerra locale contro il Venezuela.
Alfredo Serrano
(Direttore del Centro Strategico Latinoamericano Geopolitico)

Traduzione di Luciano Lago



fonte: terrarealtime.blogspot.it

domenica

triangolo della morte


La locuzione Triangolo della morte (o Triangolo rosso), di origine giornalistica, indica un'area del nord Italia ove alla fine della seconda guerra mondiale, tra il settembre del 1943 e il 1949, si registrò un numero particolarmente elevato di uccisioni a sfondo politico, attribuite a partigiani e a militanti di formazioni di matrice comunista.
Alcuni autori indicano in circa 4.500 i morti causati dalla ‘giustizia partigiana’ scatenatasi alla fine della seconda guerra mondiale nel Triangolo della morte.
Secondo lo storico Francesco Malgeri, l'espressione era originariamente riferita al triangolo di territorio compreso tra Castelfranco Emilia, Mirandola e Carpi, mentre il giornalista Giampaolo Pansa indica la zona del modenese, corrispondente al triangolo compreso fra Castelfranco Emilia e due sue frazioni, Piumazzo e Manzolino.
In seguito, l'espressione è stata ripresa per indicare aree di volta in volta più ampie sia dentro che fuori dall'Emilia, ad esempio il triangolo Bologna-Reggio Emilia-Ferrara.
Lo storico Giovanni Fantozzi sostiene che nel dopoguerra, dall'aprile del 1945 alla fine del 1946, nella provincia di Modena gli omicidi politici furono diverse centinaia, probabilmente oltre il migliaio, stando alle stime dell'allora prefetto di Modena Giovanni Battista Laura, del resto non molto dissimili da quelle dei Carabinieri. Sempre secondo Fantozzi i responsabili di tali delitti politici nel modenese furono nella stragrande maggioranza dei casi ex partigiani iscritti o simpatizzanti del Partito Comunista Italiano (PCI), ma solo una piccola parte tra le loro vittime erano realmente fasciste (quelle uccise cioè nell'immediato dopoguerra), mentre gli altri, la maggioranza, furono eliminati in quanto considerati “nemici di classe” o semplicemente un ostacolo ad un'auspicata rivoluzione comunista.

Il particolare clima emiliano

La situazione politica emiliana nel periodo immediatamente precedente e successivo alla liberazione fu particolarmente violenta. Alla primitiva contrapposizione fra fascisti e antifascisti si aggiunse una forte istanza di trasformazione dei rapporti sociali tra detentori della proprietà fondiaria e i contadini, per lo più legati a contratti di mezzadria.
Un particolare aspetto fu rappresentato dalla figura dei sacerdoti della Chiesa Cattolica che vede insieme esperienze come quella di don Zeno Saltini, che voleva una chiesa schierata dalla parte dei più deboli, ma anche una visione più conservatrice che portò alcuni sacerdoti ad essere uccisi.

Alcune delle vittime

I fratelli Govoni (Dino, Emo, Augusto, Ida, Marino, Giuseppe, Primo), dei quali due soltanto, Dino e Marino, avevano aderito alla Repubblica Sociale, vittime dei partigiani comunisti
13 aprile 1945: Rolando Rivi, seminarista di 14 anni, barbaramente torturato e ucciso in una sommaria esecuzione da Giuseppe Corghi e da Delciso Rioli, partigiani della Brigata Garibaldi, appartenenti al battaglione Frittelli della divisione Modena Montagna (Armando) comandata da Mario Ricci (i due furono poi condannati - in tutti e tre i gradi di giustizia - per omicidio a 22 anni di carcere, ma in realtà ne scontarono solo 6 grazie all'Amnistia Togliatti).
9 maggio 1945 dodici fascisti o presunti tali tra cui il podestà di San Pietro in Casale Sisto Costa con la moglie e il figlio nel primo Eccidio di Argelato;
10 maggio 1945, dottor Carlo Testa, membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) per la Democrazia Cristiana, assassinato a Bomporto (Modena) con raffiche di mitra;
11 maggio 1945, I sette fratelli Govoni, Giacomo Malaguti, sottotenente di artiglieria del Corpo italiano di Liberazione, col quale aveva combattuto contro i tedeschi a Cassino rimanendo ferito, e aveva fatto la campagna in una unità aggregata all'esercito inglese, in licenza presso la famiglia, assassinato nel secondo Eccidio di Argelato;
18 maggio 1945, Confucio Giacobazzi, agricoltore e partigiano non comunista, assassinato;
2 giugno 1945, Ettore Rizzi, partigiano simpatizzante democristiano, sequestrato e ucciso a Nonantola;
27 luglio 1945, Bruno Lazzari, impiegato democristiano di Nonantola, colpito da raffiche di mitra;
26 gennaio 1946, Giorgio Morelli, partigiano e giornalista cattolico, vittima di un agguato dopo la pubblicazione di un'inchiesta in cui accusava il presidente comunista dell'ANPI di Reggio Emilia della morte di un altro partigiano cattolico, Mario Simonazzi. Morelli morì a seguito delle ferite il 9 agosto 1947;
19 maggio 1946, Umberto Montanari, medico condotto a Piumazzo ed ex-partigiano cattolico, assassinato;
20 agosto 1946, Ferdinando Mirotti, capitano del Corpo italiano di Liberazione, assassinato sull'uscio di casa;
24 agosto 1946, Ferdinando Ferioli, avvocato, assassinato in casa da persone conosciute, gli assassini furono aiutati dalla loro organizzazione a riparare in Cecoslovacchia;
26 agosto 1946, Umberto Farri, sindaco socialista di Casalgrande, assassinato in casa da due uomini. Il caso non ha mai avuto una soluzione;
17 novembre 1948, Angelo Casolari e Anna Ducati, membri del consiglio parrocchiale, assassinati nella canonica della parrocchia di Freto, a Modena.

Esiti giudiziari

Le indagini nei primi tempi languirono: l'uccisione di religiosi e laici, esponenti di partiti aderenti alla Resistenza ma su posizioni moderate, ebbe un consistente influsso nei rapporti tra i partiti che collaboravano nel governo espresso dal CLN. Con l'uscita dei comunisti dal governo De Gasperi ebbe un atteggiamento più fermo: furono inviati rinforzi di polizia, le indagini furono riprese e vari responsabili delle uccisioni furono individuati, anche se non mancarono clamorosi errori giudiziari come nel caso di Germano Nicolini ed Egidio Baraldi, condannati per gli assassini don Pessina e Mirotti, e riabilitati soltanto alla fine degli anni novanta.

Conseguenze politiche

Nel 1947 la collaborazione tra i partiti aderenti al CLN non resse alla prova del dopoguerra. I mutati equilibri internazionali, con la rottura fra potenze occidentali e URSS provocò anche in Italia la fine dei governi di unità nazionale e l'uscita dei comunisti dal governo.

Oscuramento delle notizie

Nella primavera del 1990 alcuni parenti delle vittime scrissero una lettera aperta, chiedendo almeno di sapere dove fossero stati sepolti i loro familiari per poterli umanamente seppellire.
Alcuni mesi dopo, il 29 agosto il dirigente del PCI ex-partigiano ed ex-deputato Otello Montanari rispose con un articolo sul Resto del Carlino nel quale sostenne che bisognava distinguere tra "omicidi politici", ovvero commessi in ragione del ruolo esercitato dalla persona uccisa, ed "esecuzioni sommarie", ovvero uccisioni indiscriminate di avversari politici e oppositori, e invitò chiunque sapesse come ritrovare le spoglie delle persone uccise a dare le necessarie informazioni. Per questo ebbe gravi difficoltà all'interno del partito, dove venne aspramente contestato, e venne inoltre escluso dal Comitato Provinciale dell'ANPI, dalla Presidenza dell'Istituto Cervi e dalla Commissione regionale di controllo. L'invito ebbe in risposta una croce piantata nel comune di Campagnola Emilia, dove furono trovati i resti di alcune persone trucidate, vittime della guerra interna al CLN.

fonte: Wikipedia

David Rockefeller


David Rockefeller, Sr., sesto figlio di John Davison Rockefeller jr, è un banchiere statunitense.

David è il più giovane dei figli di John Davison Rockefeller jr, l'unico ancora in vita, quindi è attualmente il patriarca della famiglia. La sua ricchezza è stimata da Forbes in circa 2 miliardi di dollari, e per questo è sempre presente nelle classifiche delle persone più ricche del mondo.
È stato inoltre presidente e amministratore delegato della Chase Manhattan Bank, nel 2000 l'azienda si è fusa con la J.P. Morgan & Co. dando vita alla JPMorgan Chase, una delle più grandi banche del mondo che Rockefeller ha diretto personalmente. Attualmente David Rockefeller è il più grande azionista singolo della compagnia possedendone quasi il 2%.
Nel corso della sua lunga carriera dirigenziale ha ricoperto ruoli di rilievo in alcune delle più grandi aziende del mondo (di cui ha detenuto o detiene anche quote azionarie) come la Exxon Mobil (figlia della Standard Oil fondata dal nonno John Davison Rockefeller) o la General Electric.
Tra le attività non imprenditoriali figura la presidenza del Museum of Modern Art di New York nel periodo 1962-1972 e poi nuovamente 1987-1993.
Negli USA è molto celebre anche per le sue attività lobbistiche. Infatti è uno dei membri fondatori del Gruppo Bilderberg ed è stato presidente dal 1970 al 1985 del Council on Foreign Relations (attualmente rimane presidente onorario), inoltre per sua iniziativa è nata la Commissione Trilaterale.

fonte: Wikipedia

venerdì

la fabbrica della depressione

LA FABBRICA DELLA DEPRESSIONE

Cari amici, ci vogliono depressi e dipendenti, precari e spettatori degli arbitri quotidiani di una ristretta cerchia di superuomini che dicono di interessarsi al nostro destino. 
Il progetto depressivo del sistema di controllo inizia dal rendere precario, instabile, irreperibile il lavoro. Viene controvertito il primo articolo della Costituzione e "L'Italia diviene una Rebubblica Democratica fondata sulla precarietà e sulla dissocupazione".

Da qui' nascono le prime angosce, distimie, somatizzazioni, insonnie. Si genera stress e ansia generalizzata voluta, rendendo incerto o tragico il futuro.
Chi imprende, chi riesce nonostante la difficoltà di questo gradiente contrario, si imbatte poi nelle regole vessatorie, nella burocrazia, nei cavilli, nelle supertasse, nei controlli fiscali che demotivano i soggetti.

Minando la base della tranquillità sociale e cioè disgregando la certezza del lavoro si insinua nella massa un'ansia di anticipazione, una frustrazione utile al programma depressivo.
La disinformazione dei media pilotati ad arte dai superuomini mantiene poi la massa in una continua kafkiana aspettativa di sciagura e di obbligo di montiano sacrificio.

Pillole di tragedia, compresse di cronaca nera, omicidi efferati, trasfusioni di pulp non fiction avvelenano l'umore degli astanti in una continua scuola di depressione.
I Ballaro', le Piazze Pulite, le Gabbie, le Porte Aperte riempiono i loro palcoscenici di logorroici e incomprensibili tuttologi intervistati ogni attimo per interpretare, prevedere, chiarire ciò che essi stessi ignorano.

La crisi è generata ad arte per obbligare la gente a perdere i pezzi della propria sovranità, della dignità, dell'anima, del proprio libero arbitrio.
L'alimentazione ricca di proteine animali infiamma e permeabilizza la mucosa intestinale e la vitamina D della Luce scende a valori infimi.

Credo che anche l'epidemia di ipotiroidismi abbia una ragione speculativa di controllo e depressione di massa.In poche parole ci vogliono depressi, succubi e coglioni, deprivati delle virtu' spirituali della nostra anima, incapaci di evolvere e di sintunizzarci con la Madre Uno.

Alla fine ci curano anche con "veri farmaci", gli psicofarmaci ansiolitici ed antidepressivi che non sono altro che placebi tossici.Quali rimedi per essere felici nonostante tutti coloro che ci stanno prendendo per il cicciardone?

1) Azzerare lo share dei superuomini evitando qualunque loro celebrazione. Spegnere le TV, non votare*, non dipendere dalla suggestione ipnotica dei superuomini.
2) Creare lavori indipendenti, creativi, autonomi e non soggiogati a ricatti di un padrone.
3) Curare l'evoluzione della propria anima con la meditazione, lo yoga, le pratiche spirituali, l'ipnosi regressiva o evocativa.
4) Curare l'alimentazione eliminando il piu' possibile il sangue, le proteine animali e il cibo che deriva dalla violenza.
5) Controllare il tasso di vitamina D e il funzionamento tiroideo.
6) Eliminare i farmaci antidepressivi.
7) Riprenderci il tempo che ci hanno rubato con i loro ricatti.

Ma soprattutto sapere che abbiamo diritto di essere felici.

* Occorre che spieghi il mio "non votare" che è dal mio punto di vista “votare” il dissenso e la distanza da ogni politica speculativa e commerciale. Non votare è astenersi dal celebrare l’ego e il narcisismo di questi "rappresentanti" meglio dire "impresari di se stessi" che dilapidano la nostra dignità e la nostra sovranità da più di vent’anni.
Esiste una anarchia antistatalista da cui mi dissocio completamente ed un anarchismo alla Chomsky profondamente democratico e non violento che mi vede pienamente concorde.

Questa mattina all'alba ho ricevuto questo messaggio che è un dono dei Maestri per ognuno di noi.

Buona Vita

Angelo Bona  
http://www.ipnosiregressiva.it/blog/481/la-fabbrica-della-depressione.html
http://altrarealta.blogspot.it/

fonte: fintatolleranza.blogspot.it

mercoledì

Sicilia morente


LA SICILIA MUORE SOTTO GLI IDROCARBURI




di Gianni Lannes

Un inferno in terra che uccide il mare, mentre gli onorevoli (locali, nazionali ed europei) eletti in questa isola si grattano ma intascano soldi pubblici. La nocività ambientale come fattore unico di profitto economico. I primi a pagare in termini di palpabile deterioramento e perdita della vita sono stati gli operai, unitamente a cittadine e cittadini. Anche i bimbi si sono ammalati e sono morti di tumore.

I dati ufficiali: su 13 mila bambini nati dal 1991 al 2002, ben 520 hanno malformazioni importanti, uno su sei più del doppio della media nazionale, mentre la percentuale dei neonati microcefali è dieci volte di più che nel resto dell'Italia. La città di Gela è ormai ammorbata dai veleni, con il mare al mercurio, l'acqua al benzene e i prodotti della terra agli oli combustibili.
Nel 2006, offuscando la verità, il ministro dell’Ambiente, tale Alfonso Pecoraro Scanio (esponente dei Verdi) ha dichiarato ufficialmente e testualmente in risposta ad un’interrogazione parlamentare: 

«Il Ministero della Salute ha fatto presente in merito alla patogenesi dei difetti congeniti, che nella grande maggioranza dei casi, essa è dovuta a interazioni tra predisposizioni genetiche e fattori esogeni».

 La Direzione ministeriale per la qualità della vita ha riferito che «l'area in questione costituita dai territori dei Comuni di Gela, Butera e Niscemi (Caltanissetta), per un'estensione complessiva di circa 671 kmq, è stata ricompresa nei siti inquinati di interesse nazionale per le bonifiche (SIN) ai sensi della legge 26/98 con decreto ministeriale 10 gennaio 2000, ed è stata dichiarata anche ad elevato rischio di crisi ambientale.

Si tratta di un territorio dichiarato dal Consiglio dei Ministri (con delibera del 30 novembre 1990) “Area di elevato rischio di crisi ambientale” e che si trova al centro della Sicilia; non è, dunque, un'area perimetrica lontana dai centri urbani, ma, viceversa, ricade nel territorio del comune di Gela, la cui vita ed esistenza non è balzata agli onori della cronaca in quanto primo insediamento del popolo greco nella penisola, ma piuttosto perché luogo di violenza ambientale e oltraggio del diritto alla salute dei cittadini.

L'area è fortemente condizionata dall'esistenza del polo industriale di rilevanti dimensioni: in particolare vi sono sei insediamenti produttivi soggetti agli obblighi previsti dal decreto legislativo 17 agosto 1999, numero 334, recante «Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose», tra cui gli Stabilimenti Polimeri Europa S.p.A. e la Raffineria di Gela S.p.A..

 Nel comune di Gela in provincia di Caltanissetta esiste un arcipelago di 28 "isole" e di 6 “aree attrezzate” che si estende per il totale di una superficie di 5 mila chilometri quadrati e che si affaccia su una porzione di mare di circa 46 chilometri. A collegare terra e mare è disposto un pontile con diga lungo circa 3 chilometri e largo 10 metri e che consente l'attracco di anche sei petroliere simultaneamente; un sistema di boe, a 5.400 metri dalla costa, è riservato a navi fino a 80 mila tonnellate. 

Su queste “isole” si sviluppano impianti di produzione di cloro, soda, dicloretano, di stoccaggio di concimi complessi, di raffinazione del petrolio ed alcuni giacciono dismessi e in attesa di bonifica,  una barriera fisica in cemento-bentonite, per una lunghezza di circa  chilometri, lo mette in minima e scarsa parte in sicurezza. I dati relativi al monitoraggio idrochimico della falda, infatti, evidenziano la non efficacia dell'intervento adottato, in quanto viene riscontrata una concentrazione di arsenico pari a 25 mila volte la concentrazione limite accettabile indicata dal decreto legislativo 3 aprile 2006, numero 152; la situazione non appare migliore sulle "Isole".

Dai risultati analitici delle campagne di monitoraggio delle acque di falda, si rilevano presso queste superamenti giudicati rilevanti, secondo le tabelle del predetto decreto legislativo, per arsenico, mercurio, nichel, cadmio, benzene, e cloruro di vinile. È presente anche una diffusa contaminazione da composti alifatici clorurati cancerogeni; contigui ad alcune di queste “isole”, vi sono campi adibiti ad uso agricolo, dove sono insediate cascine ad abitazione ed aree di libero accesso ed in cui le concentrazioni dei singoli parametri chimici corrispondono o sono simili alle caratteristiche chimiche delle acque di falda; a quanto consta agli interpellanti, da uno studio epidemiologico descrittivo condotto nell'area geografica in questione, sono stati rilevati significativi eccessi di rischio rispettivamente dell'80 per cento, del 30 per cento e del 10 per cento in caso di patologie come la labiopalatoschisi, i difetti dei setti cardiaci e le malformazioni totali. Sono stati messi, inoltre, in evidenza numerosi eccessi di prevalenza di malformazioni congenite.

Dal 2002, ma solo perché prima l’inquinamento atmosferico non si misurava, sono stati registrati notevoli superamenti (sfondamenti) dei valori limite, o dei valori limite aumentati dei margini di tolleranza, stabiliti per biossido di zolfo, biossido di azoto, materiale articolato e benzene. A seguito dei superamenti registrati, la Regione avrebbe dovuto predisporre e adottare, ai sensi dell'articolo 8 dello stesso decreto legislativo numero 351/1999, dal 2003 appositi piani e programmi di risanamento della qualità dell'aria: tuttavia, non risultano ancora eventuali azioni o misure adottate al fine di ridurre i livelli degli inquinanti nelle zone interessate dai superamenti; inoltre, la normativa vigente stabilisce l'obbligo di monitoraggio ed obiettivi di qualità per gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), limitatamente alle aree urbane a maggior rischio di inquinamento rispetto a tali inquinanti.

La Regione avrebbe dovuto effettuare su tutto il territorio una valutazione preliminare della qualità dell'aria - ambiente relativamente agli IPA e ad alcuni metalli, ma ad oggi non risultano i dati sulle concentrazioni di tali inquinanti, né informazioni sulla valutazione degli stessi nel territorio regionale.


Ad aggravare questa situazione di grave inquinamento ambientale sono intervenute,   le disposizioni normative che hanno modificato il decreto legislativo 5 febbraio 1997, numero 22, che introducevano la novità, in deroga a tale regime, di consentire l'uso del petcoke nell'ambito del luogo di produzione per alimentare impianti di combustione. Con queste disposizioni, il limite delle emissioni inquinanti in atmosfera veniva portato ad un livello pari a cinque volte quello previsto per gli inceneritori; l'esigenza dell'innovazione normativa sembra sia stata fondata anche dal fatto che nei citati impianti di Gela, che appartengono all' ENI-Agip, veniva adottata la tecnica più evoluta che permetteva una combustione ambientalmente “sicura” di petcoke; tale tecnica, sistema SNOX, in realtà ha dimostrato di non risolvere adeguatamente il problema dell'emissione dei metalli, che costituiscono un pericoloso ed insidioso effetto collaterale dell'utilizzo del petcoke.

Nella fase di conversione in legge del predetto decreto, il Governo esprimeva orientamento favorevole rispetto ad un ordine del giorno che, ad onta dell'ampia formulazione e dunque della universale applicazione sul territorio nazionale delle nuove disposizioni, delimitava l'ambito di applicazione delle medesime misure esclusivamente alla realtà industriale del petrolchimico di Gela. A quanto consta, la giustificazione di fondo a questa vera e propria lex specialis risiedeva nel fatto che, a seguito dell'intervento della magistratura che aveva messo sotto sequestro gli impianti di stoccaggio del petcoke, l'ENI-Agip aveva sospeso l'attività di tutto l'impianto e ne minacciava la chiusura definitiva per ragioni di antieconomicità gestionale; ciò avrebbe provocato la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro e il relativo impoverimento,o peggio annichilimento, delle attività dell'indotto che insistono sul territorio; tale possibile decisione suonò quasi come un ricatto, che inevitabilmente condizionò le realtà sociali e politiche, locali e nazionali, che si opposero con forza alla chiusura degli impianti. Il Parlamento deliberò dunque, senza operare il giusto bilanciamento e contemperamento degli interessi a confronto, in quanto derogò all'essenziale, e superiore, diritto alla salute (garantito sulla carta dalla Costituzione, all'articolo 2, anzitutto, e successivamente nello specifico articolo 32) subordinandolo a quello del lavoro e dello sviluppo economico, indicati solo nei successivi articoli che compongono il Titolo III della Costituzione stessa.

A ciò si aggiunga anche il fatto che, proprio nel 2000, il bilancio di esercizio dell'ENI-Agip aveva registrato un avanzo netto di 14 mila miliardi di lire e, proprio per questo, si era avviata la stagione della sua privatizzazione. Se in Italia ben sei centrali termoelettriche su sette funzionano a gas, con impatti e ripercussioni ambientali meno dannosi, non appare chiaro per quale motivo la sola città di Gela dovrebbe essere esclusa da tale possibilità, dal momento che una siffatta conversione dell'impianto potrebbe essere immediatamente realizzata.


Come? Mediante l’eliminazione del petcoke come combustibile per il funzionamento della centrale termoelettrica dell'impianto petrolchimico dell'Eni-Agip di Gela; l’adozione di tecnologie più moderne di alimentazione della predetta centrale, quali ad esempio la Eny Slurry Technology (EST) oppure la Gas To Liquid (GTL), già utilizzate dall'ENI in altri suoi impianti e che non registrano incidenze nefaste sul piano ambientale e su quello sanitario.

Ma fondamentalmente procedere subito ad un piano di risanamento ambientale del territorio devastato dalla presenza del complesso petrolchimico, con il certo consenso di tutti i soggetti, territoriali e non, sensibili alla tutela dei valori primari dell'ambiente e della salute.

fonte: sulatestagiannilannes.blogspot.it

Sicilia: segreto atomico


SICILIA: SEGRETO ATOMICO UNITED STATES OF AMERICA. DOVE I BAMBINI MUOIONO DI LEUCEMIA

Lentini (12 luglio 1984) - rottami del Lockeed C141 B Starlifter - archivio Lannes



di Gianni Lannes


La più grande isola italiana è imbottita di armamenti atomici, in violazione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP). Ecco un altro segreto a stelle e strisce targato Washington. La Sicilia orientale è stata contaminata da radiazioni nucleari dopo l’incendio di un aereo militare con a bordo armamenti atomici - non innescati - dell’alleato nordamericano e precipitato nei dintorni di Lentini. Il velivolo era decollato da Sigonella. 

Il 14 luglio 1984 alle ore 14.45 circa, si schianta in contrada Sambuci-San Demetrio a qualche chilometro da Lentini, in un agrumeto, in prossimità di una strada provinciale, il quadrigetto militare Lockeed C141B Starlifter. A bordo aveva un carico segreto. Nell’impatto muoiono sul colpo 9 militari nordamericani.

«I marines giunsero sul luogo del disastro pochi minuti dopo lo schianto e ostacolarono militarmente l’intervento dei mezzi di soccorso locali e l’accesso delle forze dell’ordine; l’indagine fu sottratta alla magistratura italiana» mi aveva rivelato nel 2006 Enzo Laezza, sostituto commissario della Polizia di Stato. Il signor Laezza, l’11 agosto 1987 ha perso la figlia Manuela, colpita dalla leucemia mieloide acuta. La zona dove precipitò l’aereo USA venne transennata e, per una quarantina di giorni la statale 194 che collega Catania a Ragusa, fu interdetta al traffico veicolare. Un altro aeroplano da guerra dell’aviazione USA in volo verso la base di Sigonella, perse quota su Lentini nel giugno 1985. L’area rimase impenetrabile per diversi mesi, fino a quando tutti i rottami del velivolo non furono recuperati.

foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

A Lentini, Carlentini e Francofonte - luoghi famosi nel mondo per le arance - i bambini muoiono di leucemia più che in ogni altra zona d’Italia. La radioattività bellica uccide. Il 30 gennaio 2006, l’associazione “Manuela-Michele”, che dal 1991 si batte per far luce sul gran numero di bambini deceduti in loco a causa della leucemia, ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Siracusa, sollecitando un’indagine sulla «tangibile possibilità che i numerosi casi di leucemia possano essere causati dalla commistione di reati contro l’ambiente».  Il fascicolo da allora è nelle mani del pm Musco.

 foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Vi è radioattività nel triangolo Lentini, Carlentini, Francofonte? «Non si sa che effetto avrà sul sistema immunitario dei siciliani di Lentini la radioattività delle scorie nucleari nascoste dagli americani nel suolo» si legge in un passaggio del libro scritto dal professor J.W. Gofman, Radiation and Human Health (Sierra Club Books, San Francisco). Le ricerche scientifiche concordano nel ritenere l’esposizione a grandi quantità di radiazioni, il maggiore fattore di rischio per il tumore del sangue. 

 foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


«La leucemia è associata al plutonio, responsabile della perdita dell’immunità biologica che colpisce un numero crescente di persone» argomenta l’illustre scienziato Gofman.  
La Base aerea di Sigonella è un'installazione militare italiana sede del 41º Stormo AntiSom dell'Aeronautica Militare italiana ed ospita, inoltre, la Naval Air Station Sigonella (abbreviata in NAS Sigonella o NASSIG) della Marina Statunitense e dall'aeroporto.

Sigonella - photo by NATO

La base controllata e ribattezzata dagli "Alleati" addirittura "Saigonella" - come ben sanno i governanti tricolore e lo Stato Maggiore Difesa - è fornita di bombe atomiche, del tipo B 43, B 61, B 83, con potenza distruttiva variabile da 1 kiloton a 1,45 megaton nonché di mine nucleari di profondità. La U.S. Naval Computer and Telecommunication Station Sicily controlla, inoltre, la base 'Ulmo' di Niscemi dove si trovano 41 antenne che collegano i reparti fra Asia sud-occidentale, Oceano Indiano e Oceano Atlantico. E dove è stato allestito illegalmente il Muos.
  
Nel 2006 ho realizzato un’inchiesta giornalistica, pubblicata il 31 agosto 2007 dal settimanale LEFT. Su questa base conoscitiva i senatori Liotta, Russo Spena e Martone il 13 settembre di 7 anni fa, hanno indirizzato ai ministri dell’ambiente, della salute e della difesa l’interrogazione a risposta scritta numero 4-02645. 





Il governo Prodi, come in seguito il governo Berlusconi, il governo Monti, il governo Letta e il governo Renzi non hanno mai risposto. Mentre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano non si è mai interessato al caso. Se un capo dello Stato, da buon padre di famiglia, non ha a cuore la vita dei bambini, in virtù dell'articolo 32 della Costituzione, allora a che serve la sua funzione? 








fonte: sulatesta.giannilannes.blogspot.it

martedì

Italia: l'orrore della pedofilia


A questo atto parlamentare il governo Monti non ha mai risposto!





di Gianni Lannes

Ecco cosa accade quando gli esseri umani si rapportano come oggetti da consumare, quando il corpo diventa sempre più merce. L’ultima notizia di cronaca nera a Roma: “Baby squillo, tra i venti indagati c'è il marito della Mussolini”.  Tra i venti indagati, clienti delle giovani prostitute e accusati di prostituzione minorile, c'è anche il marito di Alessandra Mussolini, Mauro Floriani. Ex ufficiale della Guardia di Finanza, da quasi vent'anni passato ai vertici delle Ferrovie dello Stato, il "capitano Mussolini", così era soprannominato, è stato identificato dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma delegati alle indagini sul caso delle due minorenni che si prostituivano ai Parioli, quartiere altolocato della capitale. Floriani ha respinto ogni accusa con i carabinieri e ha negato di avere avuto rapporti con le due adolescenti, ma il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pubblico ministero Cristiana Macchiusi hanno comunque deciso di iscriverlo tra gli indagati per prostituzione minorile, reato che prevede la reclusione da uno a sei anni.


«Il fenomeno della prostituzione minorile è sempre esistito, ma sicuramente negli ultimi tempi è più diffuso o, almeno, emerge di più. C'è una maggiore attenzione: c'è il cliente che denuncia quando si trova davanti a una ragazza evidentemente troppo giovane e c'è il gregario, cui l'organizzazione affida compiti logistici, che si ribella». Ad affermarlo è il presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, Melita Cavallo, chiamata in audizione davanti alla Commissione parlamentare per l'Infanzia qualche giorno fa, impegnata in un'indagine conoscitiva sul fenomeno. «Ci sono ragazzine che vanno per soldi anche con clienti molto anziani» ha ammesso la presidente, stigmatizzando un'idea di sesso del tutto slegato dall'affettività.

Secondo i dati ufficiali del ministero dell’Interno, nell’anno 2013 nel Belpaese sono  scomparsi più di 3 mila minori. E nessuno ha battuto ciglio, neanche il Vaticano, e neppure l’attuale Papa, né tanto meno vescovi, arcivescovi e cardinali che a parole proclamano di “lottare per la vita”. Ma quale? E perché il silenzio generale se i bambini rappresentano il futuro dell’umanità? 


Quanto assai raramente qualche onorevole interroga il Governo in carica, non ci sono mai risposte, neppure su tempi così delicati ed essenziali per il futuro della società, in dice di un decadimento sempre più avanzato.
Lo sfruttamento, l'abuso sessuale, la violenza, il maltrattamento dei bambini sono orrori che assumono proporzioni internazionali e turbano le coscienze. Ci sono bambini che soffrono all'interno della famiglia stessa, che vivono in ambienti degradati, che trascorrono le loro giornate in solitudine, privati della loro infanzia, a volte eccessivamente responsabilizzati dai genitori.




Troppi, tanti casi di pedofilia tollerata e di violenza ai minori stanno via via emergendo anche in ambienti ritenuti come i più accreditati custodi dell'infanzia.

Gli episodi sono intollerabili, spesso perpetrati in una lunga serie di anni –come nel caso del Forteto protetto da certa magistratura e dalla casta politica rossastra - a volte oltre alla violenza si arriva alla mercificazione; la nostra cultura, votata al profitto e al consumismo, veicola anche immagini ambigue dove minori sono ritratti in pose particolari, spesso giustificate dall'intenzione artistica di chi le ha scattate, per esempio un certo tipo di pubblicità.



Non vi è univocità tra le normative statali relativamente al significato legale del termine "bambino" e quelle connesse ed attinenti alla definizione del reato di "pornografia infantile". L’aggiornamento dei codici penali nazionali diventa un'esigenza imprescindibile nella lotta al crimine internazionale. I bambini non sono strumenti, oggetti o cose, ma sono portatori di diritti. In qualsiasi società, rappresentano l'innocenza e il futuro. Non tenerne conto rende tutti corresponsabili di una degradazione in massa della civiltà umana. La violenza esercitata sui bambini è l'emblema di una convivenza civile deteriorata, di una civiltà che muore, che ha perso i valori necessari alla sua sopravvivenza. L’orrore della pedofilia che turba l'innocenza e il futuro dei bambini.
La tradizione cristiana e gli stessi Vangeli condannano chi approfitta della fiducia che i bambini concedono agli adulti: 

«ma se taluno scandalizzerà uno di quei piccoli meglio per lui mettersi al collo
una macina d'asino e farsi affogare nel fondo del mare».


fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it