giovedì

Tonino Guerra




la figa
La figa è una ragnatela, un imbuto di seta, il cuore di tutti i fiori. La figa è una portaper andare chissà dove. O una muraglia che devi buttar giù. Ci sono delle fighe allegre delle fighe matte del tutto, delle fighe larghe e strette.Quelle che sbadigliano e non dicono una parola neanche se l'ammazzi. La figa è una montagna bianca, bianca di zucchero. Una foresta...dove passano i lupi. E' la carrozza che tira i cavalli. La figa è una balena vuotapiena di aria nera e di lucciole. E' la tasca dell'uccello, la sua cuffia da notte, un forno...che brucia tutto. La figa quando è l'ora,è la faccia del Signore. La sua bocca. E' dalla figa che venuto fuori il mondo, con gli alberi, le nuvole e anche il mare. E gli uomini, uno alla volta. E dalla figa...è venuta fuori anche la figa. Ostia la figa!

venerdì

c'è la merendina delle quattro?

rifiuti urbani



Le città più sporche del mondo
Ecco la classifica poco lusinghiera delle città sommerse dai rifiuti: purtroppo nel triste primato rientra anche una città italiana.

Vivere in una grande città ha alcuni aspetti positivi, come il fatto di avere tutto a portata di mano, trasporti pubblici efficienti, alcuni ottimi ristoranti dove andare a cena. Ma anche tanti difetti, non da ultimo milioni di persone che tutti i giorni gettano tonnellate di rifiuti, non sempre nei luoghi più idonei. Ma quali sono le città più sporche del mondo?
1 - MUMBAI – La città indiana, con 14 milioni di abitanti, ha problemi cronici con le fognature e con il perenne sovraffollamento dei mezzi pubblici, nemmeno vagamente paragonabili a una delle nostre metropolitane all'ora di punta. Oltre a questo, a Mumbai si registra un fenomeno decisamente "singolare" con l’arrivo dei Monsoni: veri e propri vortici di spazzatura vengono sollevati nei cieli della città ricadendo nei punti più inaspettati. 2 - CIUDAD JUAREZ – Non che il Messico possa vantare la reputazione internazionale della Svizzera, quanto a pulizia e ordine, ma la città di Ciudad merita davvero la palma d'oro della più degradata del paese. Secondo moltissimi siti internet, e come testimoniato da innumerevoli fatti di sangue, la cittadina pare "gestita" completamente dai narcotrafficanti, che la lasciano in un degrado spaventoso. 3 - DACCA – Immaginatevi Venezia immersa non nell’Adriatico, ma in un mare perennemente inquinato da pesticidi e rifiuti solidi, e avrete Dacca. Dacca è la capitale del Bangladesh, uno dei paesi più poveri del mondo. I bambini più poveri sguazzano nei liquami come se si trovassero in una piscina, ma bonificare un'area dove vivono 150 milioni di persone è un'impresa che non è ancora riuscita né alle autorità locali né a quelle nazionali.4 -ANTANANARIVO – Anche la capitale del Madagascar è cosparsa di rifiuti in ogni angolo delle sue strade: nel 2004 si stimava che solo il sei per cento della spazzatura prodotta nel paese fosse smaltita da società specializzate o comunque in modo sistematico. Il restante 94% quindi era "buttato dove capitava". E stiamo parlando di oltre 65.700 tonnellate per la sola capitale.5 - ADDIS ABEBA – Con le sue ottanta etnie diverse è forse una delle capitali in cui si mescolano di più usi, cultura e costumi diversi, ma la capitale dell’Etiopia deve fronteggiare anche un altro problema: quello della costante emergenza sanitaria dovuta alla mancanza di infrastrutture mediche e alla presenza di un'altissima concentrazione di rifiuti.6 - BAGHDAD – Nel 2007 i rifiuti lasciati nella capitale dell’Iraq sono arrivati a provocare un’epidemia di colera durata cinque mesi e il problema dell'acqua potabile, purtroppo tipico di queste zone, non contribuisce certamente a contenerla.7 - NAPOLI – In questa triste classifica trova purtroppo posto anche Napoli. Nella città partenopea e nel territorio circostante, infatti, lo stato di emergenza legato ai rifiuti è durato 15 anni, dal 1994 al 2009, con 11 commissari straordinari che non hanno mai risolto definitivamente il problema, tornato in questi giorni alla ribalta con tanto di vetture incendiate, manifestazioni e blocchi della raccolta che stanno già facendo parlare i media di ritorno all'emergenza rifiuti.
Per approfondire l’articolo vai a Il Sussidiario.net

martedì

sputtanamento lento




Molte sono le dichiarazioni emerse nell'ambito delle indagini che hanno coinvolto Fabrizio Corona. Ma ora esce fuori una rivelazione che lascia a bocca aperta: "Ebbi una relazione con Fabrizio Corona, spesi per lui circa 2 milioni di euro nel periodo 2004-2006". A parlare è Lele Mora e questo è quanto emerge dagli atti depositati con la chiusura delle indagini, il tutto messo a verbale circa un anno fa durante l'interrogatorio del manager dei vip in merito all'inchiesta sul crack finanziario della Corona's. I soldi, ha spiegato sempre Lele Mora, provenivano da fatture false.

Lele Mora: 'Ho avuto una relazione con Corona' Ingrandisci immagineFoto: Caprani/Kikapress.com © Gossip.it
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"Nel 2005 sono iniziati i grandi litigi tra Corona e la Moric, avendo lei scoperto l’esistenza della relazione del marito con me, cosa che io avevo sempre negato e che poi è emersa durante l’indagine di Vallettopoli - ha proseguito Mora -. In quel periodo capitava spesso che Corona veniva buttato fuori di casa e mi chiedeva ospitalità. Io gli avevo consigliato di prendersi una casa per suo conto. Gli avevo anche detto che l’avrei aiutato sul piano economico. Come in effetti è stato". La maggior parte del denaro, tre milioni di euro, che Mora ebbe da Marcello Silvestri e che proveniva da fatture false, lo spese in regali per Corona: "al quale - ha sostenuto sempre il manager - ho comprato 8 autovetture a partire da una Audi Cabriolet per arrivare alla Bentley Continental. Anche l’appartamento di via de Cristoforis a Milano gliel’ho comprato io, o meglio ho rifornito Corona di circa 1 milione 500 mila euro in contanti". Sia per Mora che per Corona il pm Fusco ha chiuso le indagini e si appresta a richiedere il rinvio a giudizio. La posizione di Nina Moric, ex moglie di Corona, è stata invece stralciata in vista di una richiesta di archiviazione.

domenica

un chien andalou


Un chien andalou è un cortometraggio del 1929 scritto, prodotto ed interpretato da Luis Buñuel e Salvador Dalí, e diretto dal solo Buñuel. È considerato il film più significativo del periodo del cinema surrealista.
Storia. Prodotto in Francia nel 1928, ha le sue radici nel movimento cinematografico francese dell'avanguardia surrealista dell'epoca, e si pone al contempo come critica verso movimenti precedenti, come il dadaismo, contro il quale contrappone la presenza di un contenuto, oltre al solo uso delle immagini originali e sorprendenti.
Nel 1960, sotto la direzione di Buñuel, è stata aggiunta una colonna sonora al film. Buñuel ha usato la stessa musica che eseguì (usando registrazioni fonografiche) alla proiezione del 1929: il Liebestod dal Tristano e Isotta di Richard Wagner e due tango argentini.
Analisi delle scene. Il film è un susseguirsi di scene senza apparente connessione, che causa nello spettatore l'impressione di assistere alla messa in scena di un delirio onirico. In realtà vi sono contenuti significati molto profondi, leggibili alla luce della psicanalisi, che sono stati oggetto di numerosi studi.
La primissima scena è una delle più terrificanti del'intera storia del cinema: il regista stesso, dopo aver guardato la luna, affila un rasoio e si avvicina a una donna seduta alla quale tiene ben aperto l'occhio sinistro; nella scena successiva taglia l'occhio in due (in realtà un trucco di montaggio, col taglio dell'occhio di un vitello morto). La scena è emblematica della rivoluzione visiva surrealista, che intende squarciare l'occhio dello spettatore per fargli vedere, anche a costo di grandi sofferenze, tutto quello che non ha mai visto e forse non ha mai voluto vedere. Buñuel compie comunque due operazioni - tagliare e osservare - interpretabili anche come azioni fondamentali per qualsiasi regista nella fase di montaggio di un film.
Le didascalie sono completamente fuorvianti e indicano momenti (otto anni prima, alle tre del mattino, sedici anni prima, in primavera) completamenti slegati da quello che viene mostrato: sembrano suggerire un andamento ciclico della storia o comunque al di fuori del tempo, secondo uno schema che mira a costruire una situazione eterna e universale. Il tema del film è quello di un uomo e una donna attratti reciprocamente da una pulsione erotica intensa e violenta (tra le prime rappresentazioni cinematografiche di una sensualità così esplicita), ma una serie di situazioni e figure si interpongono fra i due. Le visioni sembrano scaturire dall'inconscio più profondo dell'uomo (ricordi di scuola, il doppio, la scatola con gli oggetti cari), mentre la donna è quella che guarda, attende e cerca l'uomo, ma quando viene toccata lo respinge con orrore.
All'inizio l'uomo va in bicicletta, mentre una donna sta leggendo un libro in una casa, che ella butta via: l'inquadratura mostra una pagina con La merlettaia di Vermeer, un simbolo della femminilità casalinga e tradizionale. La donna si affaccia alla finestra e vede l'uomo in bicicletta che passa e cade proprio davanti alla sua porta. Allora scende e, trovandolo ancora immobile, con una misteriosa scatola a righe al collo, lo soccorre e lo bacia. Tornata in casa apre la scatola a righe e vi trova una cravatta avvolta in carta a righe, che ella mette in un colletto di cartone, ricreando sul letto la forma dell'uomo coi sui abiti distesi. Si siede poi ad aspettare guardando il letto finché non si accorge dell'uomo nella stanza. Lui si sta guardando la mano, al centro della quale si trova un foro dal quale escono formiche (un'immagine che Dalì disse di aver sognato). Anche la donna si avvicina, allora sovvengono immagini sessuali (peluria di ascella, paragonata a un riccio di mare).
La scena successiva mostra un personaggio androgino, vestito da uomo ma dai tratti femminili, che per strada, in mezzo a una folla curiosa allontanata a stento da un poliziotto, tocca con un bastone una mano mozza. L'uomo e la donna guardano dalla finestra. L'androgino tiene in mano la stessa scatola a righe dell'uomo, per cui rappresenta forse una sua proiezione di femminilità. L'androgino resta solo con la scatola in mezzo alla strada e macchine gli passano vicino, finché una non lo investe, sorprendendo l'uomo. A quel punto lui è preso da un raptus sessuale e si dirige verso la donna, immobilizzandola contro un muro e toccandole con insistenza i seni, che lui immagina nudi, facendo un'espressione di intensa libido animalesca (arriva anche a sbavare). I seni diventano poi natiche nude e poi ancora seni, finché lei non lo respinge scappando per la stanza. Lui la insegue finché lei non resta in un angolo, minacciandolo con una racchetta. Allora lui inizia ad avvicinarsi malizioso, ma nell'incedere deve raccogliere due corde e trainare un misterioso fardello, che si scopre essere composto da due tavole che sembrano quelle dei Dieci Comandamenti, due pianoforti con sopra una carcassa putrefatta d'asino ciascuno, ai quali sono legati anche alcuni preti distesi (simbolo dei freni alla sessualità posti dalla Chiesa e dalla società). Uno dei due preti era interpretato da Dalì, ma poi nella scena montata fu sostituito da un altro attore; per un errore, però, è possibile vedere Dalì per pochi fotogrammi la prima volta che vengono inquadrati i due preti.
La donna allora fugge e blocca nella porta la mano dell'uomo, dalla quale escono ancora le formiche. Poco dopo lei lo rivede nel letto malato, con la scatola a righe al collo. Un altro uomo viene a fare visita e suona un campanello (che ha il rumore di uno shaker, mostrato nell'inquadratura successiva). Entra e si avventa contro l'uomo malato e poco dopo si scopre che è la stessa persona. Crudelmente l'uomo strappa all'alter ego malato la scatola e tutti gli accessori della sua vita precedente, scaraventandoli fuori dalla finestra. Poi l'alter-ego mette l'uomo in castigo e lo fa tornare sui banchi di scuola, commiserandolo. Mentre fa per andare via l'uomo blocca l'alter ego e lo elimina sparandogli. Esso muore allora all'aperto, aggrappandosi alla schiena di una donna.
L'uomo liberato passeggia allora all'aperto con un amico e viene invitato a vedere l'uomo ucciso, che viene poi portato via in una sorta di corteo funebre.
La donna torna a casa e vede sul muro il simbolo macabro della farfalla Sfinge testa di morto, con il teschio sul corpo. Si trova davanti l'uomo e lo sgrida, ma lui ha perso la bocca: al suo posto ha i peli d'ascella, che lei non ha più. Lei se ne va offesa, facendo la linguaccia e i due si ritrovano sul mare. Adesso è lei a cercare l'uomo, ma lui sembra distaccato, le mostra solo l'orologio. Lei allora lo bacia e lui si riscalda, abbracciandola. Iniziano allora a passeggiare finché l'uomo non nota sulla riva i resti della scatola a righe e gli oggetti della sua vita passata, che scansa ridendoci su. I due s'incamminano allora abbracciati e felici, ma l'ultima scena (Au printemps) è demoralizzante: i due sono sepolti fino ai gomiti nella sabbia e sono vicini ma immobili, impossibilitati a toccarsi.
Caratteristiche Il film ha l'obiettivo di provocare un impatto morale sullo spettatore attraverso l'aggressività delle immagini, offensive per l'epoca. È una temperie di assurdità, oniricità, stranezze, creatività che i surrealisti utilizzano per evidenziare l'inafferrabilità dell'esistenza e quindi la sua intrinseca meravigliosità.
I critici hanno suggerito che Un chien andalou può essere compreso come un tipico pezzo buñueliano antiborghese e anticlericale. L'uomo che trascina il piano, gli asini e i preti è stato interpretato come un'allegoria del progresso dell'uomo verso il suo obiettivo che viene ostacolato dal peso delle convenzioni della società che è costretto a sopportare.
Omaggi e citazioni. Durante il suo tour del 1976, la rock star e icona David Bowie usò questo film come atto di apertura.
Ci sono diversi riferimenti a questa pellicola nella canzone Debaser dei Pixies.
Il video musicale Heaven Sent degli Esthero prende molto dal simbolismo visuale di questo film. Anche nel video Chiedi Chiedi del rapper italiano Frankie HI-NRG MC, videoclip che ricalca quello di Dedicato a te (Le Vibrazioni) e di Shpalman® (Elio e le Storie Tese), ci sono citazioni di Un chien andalou, ad esempio nei vestiti del rapper che rimandano a quelli di uno dei protagonisti del film di Buñuel.
Il primo piano dell'occhio che sta per essere tagliato con un rasoio è stato ripreso dal gruppo punk italiano Punkreas per la copertina del loro disco d'esordio Paranoia e potere.
Altra citazione, più o meno volontaria: l'immagine di copertina del romanzo "Il Silenzio degli Innocenti" di Thomas Harris (tratta in realtà dalla locandina del film che ne fu tratto), riporta una foto della già citata falena Acherontia Atropos ma, per rendere più verisimile il simulacro di teschio umano che essa porta sul torace, è stato fatto un montaggio con un Teschio formato da Nudi Femminili, opera fotografica dello stesso Dalì. Aguzzando la vista sulla falena della locandina, non è difficile notare dunque alcune forme femminili in bianco e nero.
La scena iniziale è visibile nell'episodio Accordi di Bifolchi della serie animata I Simpson

sete

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