giovedì

Rosario Angelo Livatino



è stato un magistrato italiano assassinato dalla mafia.

« Con questo assassinio, che ha voluto colpire un valoroso servitore dello stato, impegnato nella difficile lotta contro l'illegalità, la violenza e la sopraffazione si leva la coscienza civile e morale della nazione. »

(Francesco Cossiga)

« Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili. »

(Rosario Livatino, in uno dei suoi appunti)

Figlio dell'avvocato Vincenzo e della signora Rosalia Corbo. Conseguita la maturità presso il liceo classico Ugo Foscolo, nel 1971 s'iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Palermo nella quale si laureò nel 1975 cum laude. Tra il 1977 ed il 1978 prestò servizio come vicedirettore in prova presso l'Ufficio del Registro di Agrigento. Sempre nel 1978, dopo essersi classificato tra i primi in graduatoria nel concorso per uditore giudiziario, entrò in magistratura presso il Tribunale di Caltanissetta.
Nel 1979 diventò sostituto procuratore presso il tribunale di Agrigento e ricoprì la carica fino al 1989, quando assunse il ruolo di giudice a latere.
Venne ucciso il 21 settembre del 1990 sulla SS 640 mentre si recava, senza scorta, in tribunale, per mano di quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa Nostra. Del delitto fu testimone oculare Pietro Nava, sulla base delle cui dichiarazioni furono individuati gli esecutori dell'omicidio.
Nella sua attività si era occupato di quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli Siciliana ed aveva messo a segno numerosi colpi nei confronti della mafia, attraverso lo strumento della confisca dei beni.
Non molti giorni dopo la scoperta di legami mafia-massoneria, l'allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga lo definì Il giudice ragazzino: «Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno...? Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un'autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l'amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta». Dopo la morte del magistrato, l'Espresso sviscerò molti retroscena della faccenda.
Papa Giovanni Paolo II definì Rosario Livatino «martire della giustizia ed indirettamente della fede».
La sua figura è ricordata nel film di Alessandro Di Robilant Il giudice ragazzino, uscito nel 1994. È invece del 1992 il libro omonimo, scritto da Nando Dalla Chiesa.

Prima dei titoli di coda la voce fuori campo di Giulio Scarpati recita uno stralcio della visione del dott. Livatino sul "Giudice nella società", esposta nella sua relazione
« Il Giudice deve offrire di sé stesso l’immagine di una persona seria, equilibrata, responsabile; l’immagine di un uomo capace di condannare ma anche di capire; solo così egli potrà essere accettato dalla società: questo e solo questo è il Giudice di ogni tempo. Se egli rimarrà sempre libero ed indipendente si mostrerà degno della sua funzione, se si manterrà integro ed imparziale non tradirà mai il suo mandato. »

fonte: Wikipedia

lunedì

Plinio


La sua fama è legata inevitabilmente al nome di Mariangela Fantozzi, ma Plinio Fernando, l'attore che interpretava la bruttissima figlia del ragioniere ha da tempo intrapreso una strada diversa dal cinema e lo racconta in un'intervista rilasciata a 'La Stampa'.
Classe 1947, Plinio ha deciso di abbandonare il ruolo che l'ha reso famoso nel 1993, dopo 'Fantozzi in Paradiso', e da allora si è dedicato alla scultura, la sua vera passione. "Vuole sapere che fine ho fatto? Cosa faccio oggi che ho lasciato il cinema? Veramente? Allora parliamo di questo, delle mie opere" esordisce l'ex attore, aggiungendo "sono appassionato di Medioevo". Plinio plasma la terracotta, crea teste, armi medioevali e cavalli, ma ammette che è molto difficile riuscire a vendere le proprie creazioni, anche se "ho fatto anche una mostra e ho avuto buone critiche".
Per quanto riguarda il passato nel cinema, lo definisce una parentesi chiusa, non sempre piacevole da ricordare: "Avrei preferito una parte maschile, ma non sempre si può scegliere, in fondo era solo un ruolo, un lavoro come un altro. In fondo tutti i più grandi attori si sono vestiti da donna: da Ugo Tognazzi ne 'Il vizietto' a Tony Curtis e Jack Lemmon in 'A qualcuno piace caldo'". Del resto, è difficile togliersi di dosso il ruolo di Mariangela dopo otto film dedicati a Fantozzi e il successo di tutte le pellicole: ancora oggi, per strada, viene riconosciuto e la cosa non stupisce affatto.
Ha, però, tutti i dvd della serie e ogni tanto li riguarda, ma solo "per un po', poi cambio canale". Plinio non ha mantenuto i contatti con il collega di set Paolo Villaggio, ma ha per lui solo buone parole: "È un buon amico di lavoro, un grande attore. Sul set eravamo tutti molto affiatati, come una famiglia". Infine, Plinio commenta la televisione di oggi - decisamente cambiata rispetto all'epoca in cui c'era ancora Fantozzi: "È necessaria la preparazione, sempre. Non come oggi che in televisione, ai reality, diventa famosa gente che non sa fare niente. Io a un reality? Non ci andrei, non mi piace espormi se non per cose serie". A Plinio interessa solo la scultura e noi non possiamo fare altro che augurargli un grande in bocca al lupo.

Articolo di Grazia Cicciotti


giovedì

Ambra Angiolini


Un'Ambra Angiolini inedita, commovente e commossa: così abbiamo ascoltato l'attrice romana raccontare a Radio Capital la sua uscita dal tunnel della bulimia, malattia che l'ha afflitta per molti anni fino alla nascita della sua prima figlia Iolanda. Ambra dice di aver deciso di raccontare la sua esperienza nella speranza che possa servire a qualcun altro, che magari ancora è malato e non vede via d'uscita. L'ex pupilla di Boncompagni ha cominciato a risalire la china grazie al supporto della madre, che le ha lasciato un biglietto proprio vicino al bagno dove lei andava a vomitare, scrivendoci che era una donna e una figlia meravigliosa: quello è stato il punto di svolta verso la guarigione, che si è completata però solo con la nascita di Iolanda che è stata "il cibo che mi mancava".
Ambra Angiolini è una dei protagonisti del film ‘Immaturi', di Paolo Genovesi: insieme a Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, a Ricky Memphis e Raoul Bova, Ambra interpreterà una maturanda di 38 anni, costretta a ripetere l'esame di Stato perché il Ministero della Pubblica Istruzione ha annullato quello che lei e i suoi amici hanno sostenuto 20 anni fa. La particolarità del personaggio interpretato da Ambra è che è una cuoca con una fissazione per il sesso.
Su questo dettaglio cinematografico è voluto intervenire, in punta di fioretto, anche l'esuberante Bruno Vespa, che come sappiamo a volte si lascia andare a commenti non proprio eleganti. Parlando del film di Genovesi, ospite la Angiolini in collegamento, Vespa ha dato della ‘porcellona' ad Ambra, la quale si è molto arrabbiata. Vespa ha poi sostenuto che lui si riferiva al personaggio del film e non all'attrice, ma la scusa sembra aver convinto poco Ambra e anche noi.
L'appuntamento in sala con ‘Immaturi' è per il 21 gennaio: cuoche libertine a parte, probabilmente ci sarà da divertirsi!

Articolo di Francesca Di Belardino

lunedì

Isabelle Caro



è stata una modella francese.
Isabelle soffriva sin dall'età di 13 anni di una grave anoressia nervosa. Nel 2006 arrivò a pesare 25 chili e cadde in coma. Diviene famosa dopo aver posato nuda per una controversa campagna pubblicitaria del fotografo Oliviero Toscani nel 2007. Muore il 17 novembre 2010 a Tokyo, all'età di 28 anni, ma la notizia della scomparsa giunge in Europa soltanto il 29 dicembre dello stesso anno.