venerdì

Antonello Falqui




è un regista italiano, regista di programmi televisivi, in special modo di varietà.
Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza, ma la lascerà senza laurearsi, in quanto attratto dal cinema. Dal 1947 al 1949 frequenta il Corso di Regia del Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 1950, collabora alla lavorazione del film Cristo proibito di Curzio Malaparte, in qualità di aiuto-regista. Successivamente, ricopre la stessa funzione in altre pellicole.
Per la televisione le prime regie da lui firmate sono quelle di alcuni documentari. Nel 1952 approda alla televisione, che era in fase ancora sperimentale (è opportuno ricordare che la Rai inaugurerà le trasmissioni soltanto il 3 gennaio 1954), lavorando nella sede di Milano.
Raggiunge la celebrità presso il grande pubblico, che di sera si riuniva nelle poche abitazioni o locali pubblici in cui era presente un apparecchio televisivo, con Il Musichiere, celeberrimo programma condotto da Mario Riva, in onda dal 1958 al 1960. Dirige inoltre quattro edizioni di un altro programma che fece epoca, Canzonissima (1958, 1959, 1968, 1969), altrettante di Studio Uno (1961, 1962-63, 1965 e 1966) e Milleluci (1974).
Negli anni settanta e ottanta collabora, tra gli altri con Paolo Villaggio e Gigi Proietti.
Nel 1986 dirige i programmi Un altro varietà e Cinema che follia e, tra gli altri, chiama a far parte di questi due programmi il gruppo comico Gli specchio.

Ad Antonello Falqui è dedicato il film Il conte Max del 1991

fonte: Wikipedia

domenica

Billy the Kid




all'anagrafe Henry McCarty, conosciuto anche come Henry Antrim o William Harrison Bonney, è stato un fuorilegge statunitense.
L'anno esatto della sua nascita è incerto. La leggenda vuole che abbia ucciso 21 uomini, uno per ogni anno della sua vita.
Morì il 14 luglio 1881, dopo essere sfuggito all'impiccagione, per mano dello sceriffo Pat Garrett.
McCarty era alto 1,72, aveva gli occhi blu, guance lisce e gli incisivi sporgenti. Si dice che a volte fosse amichevole e di bell'aspetto, ma poteva anche essere irascibile e risoluto. Ciò, unitamente alla sua abilità con le armi e la sua astuzia, fece di lui un fuorilegge molto pericoloso. Era famoso inoltre (a quanto pare) per indossare sempre un sombrero sugar-loaf con una grande fascia decorativa verde. Poco conosciuto durante la sua vita, venne catapultato nella leggenda l'anno successivo alla sua morte, quando il suo giustiziere, lo sceriffo Patrick Garrett, pubblicò una sua biografia ampiamente sensazionalistica chiamata L'autentica vita di Billy, the Kid. A partire dal resoconto di Garrett, Billy the Kid divenne una figura simbolica del western.

Si sa poco circa le origini di McCarty, ma si ritiene che sia nato in Allen Street nel Lower East Side dell'Isola di Manhattan, New York. I suoi genitori erano irlandesi protestanti, ma i loro nomi — e di conseguenza il cognome McCarty — non sono noti con certezza. Variazioni per il nome dei suoi genitori includono: Catherine McCarty o Katherine McCarty Bonney per sua madre e William Bonney o Patrick Henry McCarty per suo padre (che morì probabilmente verso la fine della guerra civile americana). Nel 1868, sua madre incontrò William Antrim, e dopo alcuni anni passati spostandosi per il paese con Henry e il suo fratellastro Joseph, la coppia si sposò e si sistemò a Silver City (Nuovo Messico), nel 1873. Antrim trovò dei lavori sporadici come barista e come carpentiere, ma presto diventò più interessato alle ricerche minerarie che a sua moglie e ai suoi figliastri. Nonostante questo, il giovane McCarty qualche volta accennò a se stesso col cognome di "Antrim".
Dovendo affrontare l'indigenza del marito, la madre di McCarty prese dei pensionanti per poter mantenere i suoi figli. Lei fu colpita dalla tubercolosi, ma nonostante questo fu vista dai suoi pensionanti e vicini come "un'allegra signora irlandese, piena di vita e malizia". L'anno seguente, il 16 settembre, 1874, sua madre morì, e all'età di 14 anni, McCarty fu costretto a trovare lavoro in un hotel. Il direttore fu impressionato dalla sua età, si vantò che quello fosse l'unico ragazzo che avesse mai lavorato per lui senza rubare nulla. I suoi insegnanti dissero che il giovane orfano "non era in alcuna maniera un problema per gli altri ragazzi, sempre desideroso di aiutare con piccoli lavoretti per la scuola."
Il 23 settembre 1875, McCarty fu arrestato per aver nascosto un pacco di vestiti rubati per conto di un uomo che voleva fare uno scherzo alla lavanderia cinese. Due giorni dopo McCarty fu messo nella prigione della contea, il ragazzo pelle e ossa scappò dalla prigione strisciando fuori dal camino della prigione. Da quel momento in poi, McCarty fu più o meno un fuggitivo. Alla fine trovò un lavoro come assistente e mandriano in un ranch itinerante nel sud-est dell'Arizona. Nel 1877, divenne un trasportatore civile per il Fort Grant Army Post in Arizona con il compito di trasportare i tronchi di legno dal campo dei taglialegna fino alla segheria. Il fabbro del campo, Frank "Ventoso" Cahill, provava piacere nel fare il prepotente con il giovane McCarty. Il 17 agosto, Cahill attaccò McCarty dopo una disputa verbale e lo lanciò a terra. McCarty reagì estraendo la sua pistola e sparando a Cahill, il quale morì il giorno dopo. McCarty fu di nuovo arrestato, questa volta venne tenuto nella guardiola del campo in attesa dell'arrivo dello sceriffo del luogo. Prima che lo sceriffo potesse arrivare, comunque, McCarty scappò. Qualche volta è stato riportato che l'incontro con Frank Cahill ebbe luogo in un saloon.
Ancora in fuga, McCarty, che aveva cominciato a farsi chiamare William H. Bonney, riapparve presso la casa di Heiskell Jones nella Pecos Valley, Nuovo Messico. Gli Apache rubarono il cavallo di McCarty, cosa che lo costrinse a camminare molti chilometri fino al più vicino insediamento, che era la casa della signora Jones. Lei accudì il ragazzo, che era prossimo alla morte, e lo riportò in salute. La famiglia Jones sviluppò un forte attaccamento verso McCarty e gli diede uno dei propri cavalli.

La guerra del bestiame della Contea di Lincoln

Nell'autunno del 1877, Bonney (McCarty) si spostò nella Contea di Lincoln, Nuovo Messico, e fu assunto come guardiano di mandrie da John Tunstall, un mandriano inglese, proprietario di ranch, banchiere e mercante, e dal suo socio, Alexander McSween, un famoso avvocato.
Un conflitto, conosciuto in seguito come la Guerra del bestiame della contea di Lincoln, cominciò tra i mercanti residenti in città e i possessori di ranch. Gli eventi si macchiarono di sangue il 18 febbraio, 1878, quando Tunstall, disarmato, venne sorpreso allo scoperto mentre stava pascolando la mandria. L'omicidio di Tunstall fece infuriare Bonney e gli altri lavoratori del ranch.
Loro formarono un gruppo chiamato i Regolatori, guidato da un lavoratore del ranch Richard "Dick" Brewer, e cominciò a cacciare due dei membri del gruppo che uccise Tunstall. Catturarono Bill Morton e Frank Baker il 6 marzo e li uccisero il 9 marzo. Questo successe vicino Agua Negra. Mentre tornavano verso Lincoln uccisero anche uno dei membri del loro gruppo, un uomo chiamato McCloskey, sospettato di essere un traditore.

Il 4 aprile inseguirono e uccisero un vecchio cacciatore di bufali noto come Buckshot Roberts, che sospettavano fosse coinvolto nell'omicidio di Tunstall, ma non prima che Roberts sparasse e uccidesse Dick Brewer, che era stato il capo dei Regolatori fino a quel momento. Altri due Regolatori vennero feriti durante la sparatoria, che avvenne al mulino dei Blazer.

Il giorno 11 aprile, i Regolatori Jim French, Frank McNab, John Middleton, Fred Waite, Henry Newton Brown e McCarty fecero un'imboscata allo sceriffo William J. Brady e al suo vice, uccidendoli entrambi. McCarty fu ferito mentre tentava di recuperare un fucile che gli apparteneva, e che era stato confiscato da Brady in un precedente arresto.

McCarty prese su di sé il comando dei Regolatori a seguito della morte di Brewer. Sotto accusa per l'uccisione di Brady, McCarty e la sua banda passarono i mesi seguenti nascondendosi e furono intrappolati, insieme a McSween, nella casa di McSween a Lincoln il 15 luglio, 1878, dai membri de "La Casa" e alcuni uomini di Brady.
Dopo un assedio durato cinque giorni, in quella che fu definita la battaglia di Lincoln, la casa di McSween venne data alle fiamme. McCarty e gli altri Regolatori fuggirono, Henry McCarty uccise un membro della "Casa" chiamato Bob Beckwith e forse altri. McSween fu ucciso mentre fuggiva dal fuoco, e la sua morte sostanzialmente segnò la fine della guerra del bestiame della Contea di Lincoln.

Lew Wallace e l'amnistia

Nell'autunno del 1878, l'ex generale dell'esercito dell'Unione Lew Wallace divenne il nuovo governatore territoriale del Nuovo Messico. Per potere riportare la pace nella Contea di Lincoln, Wallace proclamò l'amnistia per ogni uomo coinvolto nella guerra della Contea di Lincoln che non fosse già sotto accusa scritta. McCarty, che era scappato nel Texas dopo essere fuggito dalla casa di McSween, era sotto accusa, ma Wallace era colpito dalle voci che sostenevano che il ragazzo volesse arrendersi e testimoniare contro gli altri combattenti se l'amnistia fosse stata estesa anche a lui. Nel marzo del 1879 Wallace e McCarty si incontrarono nella Contea di Lincoln per discutere le possibilità dell'affare. Come ci si poteva aspettare, McCarty salutò il Governatore con un revolver in una mano e una carabina Winchester nell'altra. Dopo aver atteso alcuni giorni per considerare l'offerta di Wallace, McCarty accettò di testimoniare in cambio dell'amnistia.
Secondo l'accordo McCarty doveva sottostare ad un arresto simbolico e stare brevemente in prigione fino alla conclusione della sua testimonianza. Nonostante il fatto che la testimonianza di McCarty abbia aiutato ad incriminare John Dolan, il procuratore distrettuale — uno dei potenti leader della fazione "Casa" — non eseguì l'ordine di Wallace di liberare McCarty dopo la testimonianza. Billy, infatti, fu rimandato in prigione nel giugno del 1879. McCarty si liberò dalle sue manette e fuggì.
McCarty sopravvisse per un anno e mezzo rubando bestiame, scommettendo e uccidendo. Nel gennaio del 1880, durante un litigio ben documentato, lui uccise un uomo chiamato Joe Grant nel saloon di Fort Sumner. Grant si stava vantando che avrebbe ucciso Billy the Kid se l'avesse visto, non realizzando che l'uomo con cui stava giocando a poker fosse "Billy the Kid". In quei giorni le persone caricavano i loro revolver solo con cinque colpi sui sei disponibili, dato che non c'erano sicure e capitavano un sacco di incidenti. Billy chiese a Grant di poter vedere la sua pistola con il manico d'avorio e, mentre guardava l'arma, fece ruotare il cilindro così che allo sparo successivo il cane sarebbe caduto sulla camera vuota. McCarty fece sapere a Grant chi fosse. Quando Grant tirò il grilletto, non successe nulla, e McCarty allora gli sparò. Quando gli fu chiesto dell'incidente più tardi, lui rispose: "Era un gioco per due, e io sono arrivato per primo".
Nel novembre del 1880, un gruppo di volontari che aiutavano lo sceriffo inseguì e intrappolò la banda di McCarty dentro una fattoria (posseduta da un amico, James Greathouse, a Anton Chico nell'area di White Oaks). Un membro della squadra di nome James Carlysle si avventurò nella casa con la bandiera bianca nel tentativo di negoziare la resa della banda, mentre Greathouse venne mandato come ostaggio. Ad un certo punto della notte divenne chiaro a Carlysle che i fuorilegge stavano prendendo tempo, quando improvvisamente un colpo fu accidentalmente sparato da fuori. Carlysle, presumendo che i suoi compagni avessero sparato a Greathouse, decise di scappare per salvarsi, buttandosi da una finestra e cadendo sulla neve fuori. Appena fuori, i suoi compagni, scambiando Carlysle per uno della banda, spararono e lo uccisero. Comprendendo quello che avevano fatto si demoralizzarono, il gruppo di volontari fuggì, permettendo a McCarty e alla sua banda di scappare. McCarty più tardi scrisse al Governatore Wallace affermando la sua innocenza nell'omicidio di Carlysle e in qualunque episodio di furto di bestiame in generale.

Pat Garrett

A quel tempo, Billy fece amicizia con un ambizioso barista locale, che era stato cacciatore di bufali, di nome Pat Garrett. Impegnandosi a ripulire l'area dai rapinatori, Garrett era stato eletto sceriffo della Contea di Lincoln nel novembre del 1880, e ai primi di dicembre mise insieme un gruppo di volontari per arrestare McCarty, ora conosciuto solo col nome di Billy the Kid, e mise una taglia di $500 sulla sua testa.
Il gruppo di volontari guidato da Garrett se la cavò molto meglio, e il suo uomo fu avvicinato molto presto. Il 19 dicembre, McCarty scappò a malapena da un'imboscata degli uomini di Garrett fatta a mezzanotte presso Fort Sumner, in quell'occasione un uomo della banda di McCarty, Tom O'Folliard, fu colpito e ucciso. Il 23 dicembre, fu inseguito fino ad un edificio abbandonato situato in un posto remoto chiamato Stinking Springs.
Mentre McCarty e la sua banda dormivano all'interno, gli uomini di Garrett circondarono l'edificio e aspettarono l'alba. La mattina successiva, un ladro di bestiame di nome Charlie Bowdre uscì fuori per dare da mangiare al suo cavallo. Scambiato per McCarty, fu ucciso dagli uomini. Subito dopo qualcuno da dentro l'edificio cercò di raggiungere le briglie del cavallo, ma Garrett sparò e uccise il cavallo (il corpo del cavallo bloccò così l'unica uscita). Quando lo sceriffo cominciò a cucinare la colazione su un fuoco da campo, Garrett e McCarty si scambiarono delle amichevoli battute, nelle quali Garrett invitava McCarty a uscire fuori per mangiare insieme a lui, mentre McCarty invitava Garrett ad "andare all'inferno". Infine, comprendendo di non avere nessuna speranza di fuga, gli assediati e affamati fuorilegge, si arresero e, più tardi, fu permesso loro di unirsi al pasto.

La fuga da Lincoln

McCarty fu imprigionato nella città di Mesilla in attesa del suo processo per l'aprile del 1881 e passò il suo tempo rilasciando interviste ai giornali e tempestando il Governatore Wallace con lettere in cui chiedeva clemenza. Wallace, comunque, rifiutò di intervenire. Il processo di McCarty durò un giorno e ne risultò la sua colpevolezza per l'omicidio dello sceriffo Brady — l'unica incriminazione mai confermata contro i combattenti della guerra del bestiame nella Contea di Lincoln.
Il 13 aprile, fu condannato dal giudice Warren Bristol all'impiccagione. L'esecuzione era fissata per il 13 maggio, e lui fu mandato a Lincoln per attendere questa data, tenuto sotto controllo da due vice di Garrett, James Bell e Robert Ollinger, nel piano più alto del palazzo di giustizia della città. Il 28 aprile, mentre Garrett era fuori città, McCarty stupì il territorio uccidendo entrambe le guardie e fuggendo.
I dettagli della fuga sono poco chiari. Alcuni storici credono che un amico o un Regolatore simpatizzante lasciò una pistola in una latrina vicina che McCarty era autorizzato ad usare sotto scorta, ogni giorno. McCarty, quindi, raccolse quest'arma e, dopo che Bell lo aveva riportato al palazzo di giustizia, la usò contro di lui non appena raggiunsero la cima di una rampa di scale all'interno. Un'altra teoria suppone che McCarty sia riuscito a far scivolare le manette alla cima delle scale, abbia colpito con queste Bell sulla testa quindi abbia preso la pistola di Bell e gli abbia sparato con quella.

Comunque successe, Bell barcollò verso la strada e crollò, ferito a morte. Intanto, McCarty imbracciò la doppietta calibro .775 di Ollinger e aspettò alla finestra al piano di sopra che Ollinger, che era dall'altro lato della strada con alcuni altri prigionieri, venisse in aiuto di Bell. Non appena Ollinger venne correndo nella visuale, McCarty puntò il fucile contro di lui, gridò "Ciao Bob!" e lo uccise. Gli abitanti, apparentemente, gli diedero un'ora che lui usò per togliersi i ceppi dalle gambe. L'ora gli fu garantita come ringraziamento per il suo lavoro come "Regolatore". Dopo essersi tolto i ceppi alle gambe con un'ascia, il giovane fuorilegge prese in prestito (o rubò) un cavallo e cavalcò senza fretta fuori dalla città, a quanto viene riferito, cantando. Il cavallo fu restituito due giorni dopo.

Morte

Stando ad alcune voci, McCarty si nascondeva ancora nei pressi di Fort Sumner quasi tre mesi dopo la sua fuga. Lo Sceriffo Garrett e due vice uscirono il 14 luglio, 1881, per interrogare uno dei cittadini, un amico di McCarty chiamato Pete Maxwell. Verso mezzanotte, mentre Garrett e Maxwell sedevano parlando nella camera da letto buia di Maxwell, McCarty inaspettatamente entrò nella stanza. Ci sono almeno due versioni di quello che successe poi.
Una versione dice che appena Billy entrò, non poté riconoscere Garrett nella scarsa luce. McCarty estrasse la sua pistola ed arretrò, chiedendo "¿Quién es? ¿Quién es?" (spagnolo per "Chi è? Chi è?"). Riconoscendo la voce di McCarty, Garrett estrasse la sua pistola e sparò due volte, il primo sparo colpì McCarty proprio sopra il cuore uccidendolo istantaneamente.
Nella seconda versione, McCarty entrò portando un coltello, evidentemente diretto verso la zona della cucina. Notò qualcuno nell'oscurità e mormorò le parole "¿Quién es? ¿Quién es?", a quel punto gli spararono e lo uccisero nello stile di un'imboscata.
Sebbene la popolarità della prima storia persista, e metta Garrett in una luce migliore, molti storici affermano che la seconda versione è probabilmente quella più accurata. Una teoria sostanzialmente differente, in cui Garrett e il suo vice organizzarono una trappola per McCarty, è stata anche analizzata in un documentario di Discovery Channel chiamato "Billy the Kid: Senza maschera". La teoria afferma che Garrett andò nella stanza da letto della sorella di Pete Maxwell, Paulita, e la legò al letto. Paulita era una conoscenza di Billy the Kid, e loro probabilmente avevano pensato di sposarsi. Quandò McCarty arrivò, Garrett stava aspettando dietro al letto di Paulita e sparò a Billy.
Henry McCarty, alias Henry Antrim, alias William H. Bonney, alias Billy the Kid, fu seppellito il giorno successivo nel vecchio cimitero militare di Fort Sumner, tra i suoi compagni caduti Tom O'Folliard e Charlie Bowdre. Una sola lapide fu eretta più tardi sulle tombe, dando un nome ai tre fuorilegge e incidendo la parola "pals" (compagni). La lapide è stata rubata e recuperata tre volte da quando è stata messa nel 1940, e l'intero cimitero ora è circondato da un recinto d'acciaio.
Alla sua morte così scrisse nel suo diario la missionaria italiana Blandina Segale:
« Povero Billy the Kid, termina così la carriera di un giovane che cominciò a scendere la china all'età di dodici anni vendicando un insulto che era stato fatto a sua madre ... »

Fama, fatti e reputazione

Come è successo con molti uomini del vecchio West definiti "pistoleri", la reputazione di McCarty superò il reale andamento dei fatti delle sparatorie in cui fu coinvolto.
Nonostante gli venga attribuita l'uccisione di 21 uomini nella sua vita, si sa che William H. Bonney partecipò all'uccisione di nove uomini. Cinque di loro morirono durante le sparatorie in cui molti dei Regolatori presero parte, rendendo quindi dubbio se fossero stati i proiettili di Bonney a ucciderli. Delle restanti quattro vittime di Bonney, due furono sparatorie per autodifesa e le altre due furono le uccisioni dei vicesceriffi Bell e Ollinger durante la sua fuga dalla prigione.
Il 31 dicembre 2010 il governatore del Nuovo Messico Bill Richardson, dopo aver esaminato il caso, ha negato la concessione di una grazia postuma a Billy the Kid, 129 anni dopo la sua morte, confermando la decisione del governatore di allora, Lewis Wallace.

Mancino o destrimane

Per la maggior parte del XX secolo, si credeva ampiamente che Billy the Kid fosse mancino. Questa credenza veniva dal fatto che nell'unica fotografia conosciuta di McCarty, un ferrotipo senza data, si vede lui con un fucile Winchester modello 1873 nella sua mano destra e un cinturone con una fondina sul suo lato sinistro, dove normalmente un mancino terrebbe la pistola. Questa convinzione divenne così radicata che nel 1958, un film biografico su Billy the Kid fu chiamato The Left Handed Gun, in cui recitava Paul Newman.
Più tardi, nel XX secolo, è stato scoperto che il famoso ferrotipo era in verità un'immagine invertita. Questa teoria fa notare che il suo fucile Winchester modello 1873 aveva l'apertura per caricare sulla sinistra. Tutti i modelli 1873, invece, avevano l'apertura sul lato destro, questo prova che l'immagine era invertita e che lui stava, in verità, indossando la pistola sull'anca destra. Nonostante sia stato provato che l'immagine era invertita, l'idea di un Billy the Kid mancino continua a circolare ampiamente.
Forse perché molte persone hanno sentito entrambe le versioni e le hanno confuse, è ampiamente creduto che Billy the Kid fosse ambidestro. Molti siti su Billy the Kid lo descrivono così, e la questione è ancora molto discussa.

Brushy Bill

Nel 1950, un avvocato, William Morrison, individuò un uomo nel Texas dell'ovest che si chiamava Ollie P. Roberts, soprannominato Brushy Bill, che affermava di essere il vero Billy the Kid, e che in verità non era mai stato colpito e ucciso da Pat Garrett nel 1881. Quasi tutti gli storici rifiutarono l'affermazione di Brushy Bill. Fra gli altri problemi, il vero Billy the Kid parlava spagnolo fluentemente e poteva leggere e scrivere, mentre Brushy Bill apparentemente non sapeva parlare affatto lo spagnolo ed era, di fatto, analfabeta.
Nonostante queste discrepanze nelle date di nascita e nell'apparenza fisica, la città di Hico, Texas (residenza di Brushy Bill) ha sfruttato la fama di Billy aprendo il Billy The Kid Museum.

John Miller

Un altro aspirante al titolo di Billy the Kid fu John Miller, la cui famiglia affermò nel 1938 dopo la sua morte che lui fosse Billy the Kid.
Miller fu seppellito nel cimitero per Pionieri di proprietà dello Stato in Prescott, Arizona. Tom Sullivan, ex sceriffo della Contea di Lincoln, e Steve Sederwall, ex maggiore di Capitan, dissotterrarono le ossa di John Miller nel maggio del 2005. Campioni di DNA dai resti furono mandati in un laboratorio a Dallas, Texas, per essere comparati con le tracce di sangue prese da un tavolo su cui si crede fu posto il corpo di McCarty dopo che fu colpito a morte. I due stavano cercando prove dei resti di McCarty dal 2003, a cominciare da Fort Summer, Nuovo Messico, e finendo in Arizona. Fino a oggi i risultati dei test del DNA non sono stati resi pubblici

Cultura popolare

Billy the Kid è stato soggetto di ispirazione per molte opere d'arte.

fonte: Wikipedia

mercoledì

Rasputin




Grigorij Efimovič Rasputin (Novyj) in russo: Григо́рий Ефи́мович Распу́тин (Но́вый), più noto come Rasputin, è stato un mistico russo. La sua notorietà deriva dalle misteriose influenze che aveva su parte della famiglia imperiale russa, appartenente alla dinastia dei Romanov.

Nacque nel villaggio di Pokrovskoe, in russo: Покровское il 10 gennaio 1869, nella provincia di Tobol'sk in Siberia da Efim Jakovlevič Rasputin e Anna Vasil'evna.

I pellegrinaggi

Per anni condusse la normale vita dei contadini russi siberiani, alternando il lavoro dei campi all'allevamento di cavalli e all'attività di vetturino. Fin da ragazzo dimostrò un'indole fortemente tesa alla spiritualità e al misticismo ossessivo, fenomeno in realtà diffuso da secoli e frequente tra i popolani della Russia centrale che non avevano conosciuto l'oppressione della servitù della gleba tanto quanto era accaduto nelle campagne della Russia europea. Dopo essersi sposato ed aver avuto tre figli, ancora in giovane età intraprese lunghi pellegrinaggi, che lo condussero fino al Monte Athos. Nel 1905 approdò alla corte dello zar Nicola II: sospettato di aver aderito alla setta dei Khlysti, una congregazione clandestina di orgiastici che stigmatizzava gli eccessi di secolarità della Chiesa ortodossa e poi di aver frequentato il Movimento nazionalista dei veri russi, malgrado la mancanza di istruzione allestì una rete di relazioni di altissimo livello che in breve tempo lo condusse a corte, accompagnato dalla fama dei suoi poteri sciamanici.

L'influenza sui Romanov

La malattia dello zarevič

Fu proprio grazie alla sua reputazione di guaritore che entrò in contatto con persone vicine alla famiglia imperiale, nella speranza che potesse essere di aiuto per contenere l'inguaribile emofilia di Aleksej, il piccolo zarevič. Al primo incontro Rasputin riuscì ad ottenere qualche effetto sul piccolo malato, così lo zar e la zarina gli permisero di visitare sempre più spesso la loro riservatissima casa, situata nel parco di Carskoe Selo. Secondo una teoria, Rasputin sarebbe riuscito ad interrompere le crisi ematiche di Aleksej utilizzando un tipo di ipnosi che rallentava il battito cardiaco del bambino, riducendo in questo modo la pressione del sangue. Secondo un’altra ipotesi, sembra che i medici di corte tentassero di guarire l’emofilia dello zarevic con l’aspirina che, se da un lato leniva i dolori articolari, dall’altro acuiva le emorragie causate dall’emofilia. Secondo questa versione, senza aspirina la salute di Aleksej migliorava e il merito veniva attribuito a Rasputin.
Occorre tuttavia menzionare un fatto, avvenuto il 12 ottobre 1912: in quell'occasione, venne ricevuto da Pietrogrado un telegramma della famiglia reale che lo informava di una grave crisi di emofilia dello zarevic ormai in punto di morte ("I medici sono disperanti. Le vostre preghiere sono la nostra ultima speranza"); pare che Rasputin si sia immerso in preghiera per diverse ore nella sua casa in Siberia, cadendo in uno stato di trance. Terminate le preghiere, inviò un telegramma alla famiglia reale in cui assicurava la guarigione del piccolo, cosa che effettivamente avvenne nell'arco di poche ore, dopo giorni di inutili cure mediche.

Il potere nella capitale

Il suo carisma mistico esercitò sulla famiglia Romanov, in particolar modo sulla zarina Alessandra, un'influenza così intensa da dare adito a molte congetture: si giunse al punto che le numerose segnalazioni sul suo intenso libertinaggio con le dame dell'aristocrazia venivano regolarmente smentite dalla coppia reale, talvolta anche con la punizione degli zelanti segnalatori. Rasputin, oltre che dare speranze alla famiglia imperiale circa una possibile guarigione del giovane Aleksej, sembrava andare incontro alle ispirazioni più intime dei sovrani. Infatti egli, essendo un semplice figlio delle campagne, rappresentava ciò che Nicola II e Aleksandra Fëdorovna avevano sempre desiderato: un contatto diretto con l'autentico popolo russo, senza intermediazioni di etichetta e convenzioni sociali.
In seguito alla sua stabilizzazione nella capitale, visto l'enorme ascendente che il contadino aveva sulla zarina, presto attorno a lui si creò una vastissima rete di noti personaggi e politici, che in cambio di intercessioni rispetto alla sovrana erano disposti a soddisfare le richieste che Rasputin faceva loro da parte di migliaia di postulanti. Dalle campagne contadini e artigiani accorrevano chiedendo aiuto e intercessione allo starec, a tal punto che l'appartamento durante la giornata era sempre affollato e il telefono squillava in continuazione. Nelle mani di Rasputin passavano centinaia di rubli, che egli indiscriminatamente distribuiva ai postulanti; richieste di denaro, di occupazione, e anche lamentele dalle campagne verso i grandi proprietari giungevano a Rasputin che, in quanto creditore presso personaggi dell'alta società, le faceva andare nella maggioranza a buon fine.
Il resto dell'enorme quantità di denaro era spesa, come attestano i numerosi verbali di polizia, in locali notturni e in incontri ai bagni pubblici con donne di ogni classe ed età: numerose sono le leggende circa la sua insaziabile libidine; la stampa pubblicava in continuazione scabrosi racconti di fantasia sulle sue leggendarie notti; ciò accrebbe le dicerie non solo su una sua presunta super dotazione, quanto su una improbabile e sempre smentita relazione con la sovrana. È provato invece che, con il tempo, acquistò sempre maggiore influenza sulla mistica zarina, inviandole sempre più consueti messaggi con consigli perentori di carattere morale, religioso e politico.

Rasputin e la guerra

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Rasputin si oppose fermamente all'entrata in guerra della Russia, e pronosticò che avrebbe portato immani catastrofi ai contadini, che sarebbero morti a migliaia. Tuttavia, non poté esercitare la sua influenza sul sovrano, perché subì un attentato nel suo villaggio siberiano il 28 giugno, lo stesso giorno dell'omicidio di Sarajevo. Si limitò ad inviare un disperato telegramma ai sovrani:
« Credo, spero nella pace. Stanno preparando un orribile misfatto, ma noi non ne siamo partecipi »
(telegramma del 19 luglio 1914)
Lo zar, che invano aveva tentato di mediare per una soluzione pacifica e aveva ottenuto in cambio la dichiarazione di guerra dalla Germania, stracciò il messaggio.
Nel 1915 con la partenza dello zar per il fronte, le denunce di Rasputin contro le collusioni di ministri e alti funzionari con il traffico illegale d'armi e le speculazioni sui latifondi ai danni dei contadini si intensificarono. La zarina, che assente lo zar deteneva il potere a san Pietroburgo, effettuò su suo consiglio continui, disastrosi e repentini cambi al vertice di governo, proprio nel momento (durante la prima guerra mondiale) in cui, in assenza del sovrano dalla politica interna, si necessitava di un governo forte.
Si sospettò, forse non senza ragione, che avesse effetti sulle decisioni dei reali in tema di politica (in particolare in direzione di una politica pacifista e di buone relazioni con i tedeschi, paese della zarina e con il quale i rapporti erano tesi). Ad un certo punto venne accusato anche di corruzione e per questo allontanato dalla residenza imperiale dallo stesso zar; però, le condizioni del piccolo Aleksej andavano peggiorando, così la zarina decise di rivolgersi nuovamente a lui. La risposta fu che le condizioni di suo figlio sarebbero migliorate anche in sua assenza, cosa che effettivamente accadde.
Nel 1916, in piena crisi di governo - che Rasputin stesso con la sua rete clientelare aveva contribuito a creare - e tra le alterne fortune degli eserciti russi sul fronte orientale, una congiura ordita dal granduca Dmitrij Pavlovič, dal principe Feliks Feliksovič Jusupov e dal deputato conservatore Vladimir Mitrofanovič Puriškevič, decise di assassinarlo.

La morte

La sua morte fu romanzesca come la sua vita.
Fu avvelenato con il cianuro durante una cena a casa di Jusupov, ma dato che incredibilmente resisteva al potentissimo veleno, i congiurati decisero di sparargli.
Nonostante fosse stato abbondantemente avvelenato e colpito da un colpo di pistola al fianco, Rasputin si riebbe; venne così colpito da un nuovo colpo alla schiena e, mentre veniva trascinato verso il cancello del cortile, fu finito con un colpo in fronte, sparato probabilmente da un membro dei servizi segreti inglesi.
Il suo cadavere fu gettato nel fiume Neva, da cui riemerse il giorno dopo.
Secondo l'esito dell'autopsia (eseguita la notte del 20 dicembre dal professor Kosorotov), ancora più incredibile è il fatto che il corpo non presentava tracce del veleno, dando luogo a dispute tra gli storici circa l'effettiva modalità di eliminazione.
Fu riscontrata acqua nei polmoni, quindi nonostante il veleno e i colpi di pistola Rasputin fu gettato nell'acqua ancora vivo, dimostrando un'inaspettata e sorprendente vitalità.
Rasputin fu quindi sepolto, ma il suo corpo venne poi dissotterrato e bruciato ai bordi di una strada.
Non ci volle molto perché venissero presi provvedimenti contro i partecipanti del complotto, anche se per alcuni giochi di palazzo non venne svolto alcun processo.
Jusupov fu mandato in "esilio in campagna". Apparentemente a Dmitrij Pavlovič andò peggio: fu infatti inviato in Persia a combattere in prima linea. Per un bizzarro gioco del destino, però, mentre la maggior parte dei membri della monarchia incorsero nelle inchieste sollevate dopo la rivoluzione di Febbraio nel 1917, questa destinazione punitiva fece sì che il granduca Dmitrij fosse uno dei pochi Romanov a pianificare una fuga all'estero.
Dal 2004 in un museo di San Pietroburgo, dedicato all'erotismo, viene conservato un pene di considerevoli dimensioni. Alcuni studiosi sostengono che sia il suo.

fonte. Wikipedia

venerdì

Chernobyl aprile 1986 (seconda parte)






Il portale "Il Meteo" riporta le condizioni meteorologiche sull'Europa da martedì 29 aprile a venerdì 2 maggio 1986, dicendo che "furono un fattore chiave nel periodo successivo all'accaduto e nel coinvolgimento diretto che subì l'Italia.
La situazione meteorologica nelle ore successive al disastro di sabato 26 aprile 1986, era di due zone ad alta pressione, una a cuneo sull'Europa Centrale e una sul Mediterraneo e quindi
in un primo tempo, sabato 26 e domenica 27, il vento ha soffiato verso Nord investendo la Bielorussia e gli Stati Baltici.
poi, il lunedì 28 aprile, ha soffiato in uno stretto corridoio verso Nord Ovest, investendo dapprima la Svezia e la Finlandia e poi ha investito verso Ovest, la Polonia, la Danimarca, i Paesi Bassi, il Mare del Nord, Regno Unito e Scozia.
In un secondo tempo, da martedì 29 aprile a venerdì 2 maggio, l'area depressionaria del Mediterraneo, si è spostata a Sud e ha richiamato un flusso d'aria da Nord Est che ha investito la Cecoslovacchia, l'Ungheria, la Slovenia, la Croazia, l'Austria e l'Italia settentrionale e poi in parte ha scivolato sull'arco alpino, investendo la Svizzera, la Francia di Sud Est e la Germania e in parte ha seguito l'arco appenninico investendo l'Italia centrale.
In seguito da domenica 4 maggio a martedì 6 maggio, il vento girava di nuovo e spirava verso Sud, investendo l'Ucraina, la Russia meridionale, la Romania e la Moldavia, la Penisola Balcanica, fino alla Grecia e alla Turchia.
L'emissione di vapore radioattivo cessò sabato 10 maggio 1986.
Al fine di valutare l'inquinamento radioattivo nelle varie zone è importante sapere dove è piovuto, perché solo dove è piovuto gli elementi radioattivi hanno raggiunto e contaminato il suolo. Il portale Humus riporta mappe tematiche, europee ed italiane, sulla contaminazione proveniente da Chernobyl.
È possibile riscontrare questo inquinamento ancor oggi, andando a misurare la radioattività emessa dal cesio (137Cs), dal plutonio (239, 240Pu) e dal piombo (210Pbxs) negli strati di terreno risalenti al 1986.

Gestione della crisi
Livello delle radiazioni

Immediatamente furono mandati operatori della centrale per effettuare rilevamenti, attrezzati di soli contatori Geiger e mascherine di tipo chirurgico. Un operatore incaricato tornò con dei dati sconcertanti. Le radiazioni nei pressi del reattore misuravano ben 20.000 Röntgen/ora. Considerato che in una città europea la pietra misura circa 20 micro-Röntgen, ovvero 0,00002 Röntgen, il valore rilevato nei pressi della centrale era 1 miliardo di volte superiore a quello naturale. Sono sufficienti 500 Röntgen distribuiti in un lasso di 5 ore per uccidere un essere umano. Molti operatori furono esposti ad una dose mortale di radiazioni nell'arco di pochi minuti. Solo una piccola parte degli strumenti di rilevazione a disposizione erano in grado di effettuare misure fino a 360.000 Röntgen/ora (R/h); molti di quelli impiegati arrivavano ad un massimo di 3,6 R/h. In alcune zone, visto che la propagazione delle radiazioni è a macchia di leopardo, i valori stimati superavano di oltre 5.000 volte il valore riportato dagli strumenti meno efficienti. A causa dei valori fuori scala riportati, il capo ingegnere Aleksandr Akimov suppose quindi che il reattore fosse ancora intatto. Nonostante questo rimase, senza alcun indumento protettivo, nel reattore n° 4 della centrale assieme alla sua squadra. Morì assieme ad altri suoi colleghi a distanza di pochi giorni, nel maggio del 1986, per la prolungata esposizione alle radiazioni.
Le misure di sicurezza adottate immediatamente dopo il verificarsi dell'esplosione coinvolsero migliaia di vigili del fuoco e militari accorsi immediatamente sul luogo del disastro. Benché la situazione apparisse nell'immediato critica, la città di Pripjat' non venne evacuata immediatamente. Il mattino del 26 aprile 1986 è stato documentato da Vladimir Ševčenko che, non consapevole dei rischi a cui era sottoposto, si avventurò nella zona fortemente contaminata senza alcuna precauzione, arrivando addirittura a filmare a pochi metri sopra il reattore in fiamme, e a causa delle radiazioni si ammalò e morì anche lui dopo lunga malattia. Nel suo filmato sono visibili le migliaia di mezzi dell'esercito accorsi sul luogo. Peraltro quel 26 aprile gli operai impegnati nella costruzione dei reattori 5 e 6 andarono regolarmente al lavoro; nessuno li aveva avvertiti.

L'incendio

La squadra capitanata dal tenente Vladimir Pravik arrivò sul luogo del disastro per prima con il comando di spegnere un incendio causato da un corto circuito. Non erano stati informati della tossicità dei fumi e del materiale caduto dopo l'esplosione nell'area circostante la centrale. Alle 5:00 del mattino alcuni incendi sul tetto e attorno all'area erano stati estinti. Pravik morì il 9 maggio 1986, 13 giorni dopo l'esplosione e così morirono altri vigili del fuoco in azione la mattina del 26 aprile 1986.
Il reattore continuò a bruciare per giorni e venne spento con l'ausilio di elicotteri che sganciarono tonnellate di boro, silicati, sabbia e dolomia, materiali adeguati per trattare un incendio di tale natura poiché particolarmente efficaci nella schermatura delle radiazioni e soprattutto secchi, così da non produrre colonne di vapori radioattivi. Si ricordano le vittime dell'elicottero precipitato durante una manovra di sgancio materiali il cui equipaggio era composto da quattro giovani piloti: Volodymyr Kostjantynovyč Vorobjov, Oleksandr Jevhenovič Junhkind, Leonid Ivanonovyč Chrystyč e Mykola Oleksandrovič Hanžuk.
Nei giorni a seguire si deciderà più o meno maldestramente di continuare a raffreddare il reattore ormai esploso, ovvero scoperchiato a cielo aperto, inondandolo d'acqua il che genererà ulteriore vapore radioattivo in dispersione nell'atmosfera.

Dichiarazioni

Il governo sovietico inizialmente cercò di tenere nascosta la notizia di un grave incidente nucleare. Impiegarono diversi giorni per rendersi conto della gravità del fatto ma nonostante la situazione risultasse subito disperata un velo di omertà si stese sull'URSS.
La mattina del 27 aprile, nella relativamente vicina Svezia, alcuni lavoratori in ingresso alla centrale di Forsmark fecero scattare l'allarme ai rilevatori di radioattività. Si suppose, visto l'elevato livello dei dati, che vi fosse una falla all'interno della centrale e i responsabili cominciarono immediatamente a fare controlli in tutti gli impianti. Assicuratisi che le loro centrali erano perfettamente in sicurezza, cominciarono a cercare altrove la fonte delle radiazioni e giunsero così fino in Unione Sovietica. Chiesero spiegazioni al governo e chiesero loro perché non era stato avvisato nessuno. Dapprima il governo sminuì la cosa ma ormai gli svedesi, con i loro controlli, avevano messo al corrente l'Europa intera che un grave incidente era occorso in una centrale sovietica. Il mondo intero cominciò a fare pressione e finalmente rilasciarono le prime e scarne dichiarazioni sull'incidente che fecero il giro del mondo.

Evacuazione

La commissione d'inchiesta capitanata da Valerij Legasov giunse a Pripjat' la sera del 26 aprile. Viste le condizioni di numerose persone già sotto terapia decisero la notte del 27 aprile l'evacuazione della città. Fu detto ai cittadini di portare con sé pochi effetti personali, che sarebbero stati trasferiti in misura precauzionale e che in breve tempo avrebbero potuto far ritorno alle loro abitazioni.
Le autorità sovietiche iniziarono ad evacuare la popolazione dell'area circostante Černobyl' 36 ore dopo l'incidente. Giunsero da Kiev decine di autobus che successivamente vennero abbandonati in una sorta di cimitero nella zona interdetta, dove ancora oggi si possono osservare migliaia di mezzi utilizzati per lo sgombero e la gestione della zona. Molti sono veicoli militari. L'evacuazione è stata documentata da Michail Nazarenko e si può notare la sottile calma che quel giorno imperversava in città. Nessuno era realmente conscio di ciò che stava accadendo. Decine di persone si soffermarono fino a tardi, la notte dell'esplosione, per ammirare la luce scintillante sopra il reattore. Nel maggio 1986, circa un mese dopo, tutti i residenti nel raggio di 30 km dall'impianto, circa 116.000 persone, erano stati trasferiti.

Rimozione dei detriti

Una volta spento l'incendio e tamponata la situazione di emergenza, negli anni successivi si procedette alle operazioni di recupero e di decontaminazione dell'edificio e del sito del reattore e delle strade intorno, così come alla costruzione del sarcofago. Incaricati di queste operazioni furono i cosiddetti liquidatori (recovery operation workers). In base a leggi promulgate in Bielorussia, Russia e Ucraina, 600.000 persone, fra militari e civili, ricevettero speciali certificati e la associata medaglia che confermavano il loro status di "liquidatori". Sebbene altre stime basate su registri nazionali parlino di 400.000 e altre ancora 800.000. In ogni caso, fra il totale dei liquidatori la popolazione costituita dai 226.000 ~ 240.000 che operarono nella zona in un raggio di 30 km e negli anni 1986 e 1987 è quella che ricevette la dose di radiazioni più elevata. Il resto lavorò in aree oltre i 30 km oppure negli anni fra il 1988 e il 1990, quando il livello di radiazioni si era già notevolmente abbassato. I primi liquidatori furono coloro che vennero incaricati di prelevare i blocchi di grafite dal tetto per gettarli a braccia dentro allo squarcio dove si trovava il reattore. Vennero informati a questo punto dei rischi e moltissimi non indugiarono un momento pur essendo consapevoli della pericolosità dell'operazione. Erano sottoposti a turni di 2 minuti l'uno, in seguito, fu stimato che questi turni non avrebbero dovuto superare i 40 secondi di esposizione, pena una fortissima dose efficace ricevuta. Dovevano uscire sul tetto, caricare a braccia un blocco di grafite di circa 50 chilogrammi di peso e buttarlo il più rapidamente possibile nello squarcio. Alcuni dovevano invece, con l'ausilio di un badile, spalare i detriti sempre all'interno del reattore. Erano protetti da indumenti che potevano garantire soltanto un minimo di protezione dalle radiazioni. Fu promesso loro che al termine di un monte di ore di servizio sul sito del disastro avrebbero avuto il diritto alla pensione anticipata di tipo militare. Tra i liquidatori c'erano numerosi civili provenienti da tutta l'ex Unione Sovietica.

Effetto dei detriti

Il 9 maggio 1986, le 5.000 tonnellate di boro, dolomia, argilla e carburo di boro scaricate nei primi giorni sul reattore per spegnere l'incendio della grafite, gravarono tanto sul reattore già distrutto che crollarono ulteriormente dentro la voragine. Da questo ulteriore crollo si sprigionò una ulteriore, più debole, colonna di fumi radioattivi che causò un rilascio di materiale di fissione che si sparse in un raggio di 35 chilometri, già evacuati, attorno alla centrale

Galleria

Secondo gli esperti vi erano buone possibilità che il nocciolo ancora incandescente e pieno di attività potesse sprofondare ulteriormente arrivando a contatto con l'acqua delle falde, causando così nuove esplosioni di vapore. Vennero chiamati dei minatori che lavorarono a braccia sotto il reattore scavando un tunnel per inserire sistemi di raffreddamento nei livelli inferiori della centrale. Spesso le mascherine protettive rendevano loro difficoltosa la respirazione, costringendoli a lavorare in condizioni al limite del sopportabile. La mappatura definitiva, condotta con l'ausilio di robot automatizzati, del combustibile disperso nei livelli inferiori della centrale attestò comunque che in nessun caso il nucleo liquefatto superò il solaio immediatamente sopra le fondazioni della centrale.

Il sarcofago

Tra i 600.000 liquidatori si trovano anche coloro che si adoperarono per la costruzione del sarcofago esterno. I primi due anni 1986-1987 furono 226.000 ~ 240.000 che si alternarono per la pulizia e la realizzazione dello scudo protettivo. Il reattore necessitava di essere isolato al più presto possibile assieme ai detriti dell'esplosione, che comprendevano 180 tonnellate di combustibile e pulviscolo altamente radioattivo e 740.000 metri cubi di macerie contaminate. Fu quindi progettata la realizzazione di un sarcofago di contenimento per far fronte all'emergenza. Viste le necessità, furono impiegati una fila di camion come fondazioni delle pareti di cemento, per un totale di 300.000 tonnellate, erette per il contenimento del reattore e la struttura portante del sarcofago sono le stesse macerie del reattore numero 4 e materiale metallico (1.000 tonnellate), il che rende il complesso sia instabile che poco sicuro. La volta è sostenuta da tre corpi principali che sorreggono la copertura superiore costituita da tubi di 1 metro di diametro e di pannelli di acciaio. La parete sud è realizzata prevalentemente da pannelli di acciaio che alzandosi per alcune decine di metri si inclinano di circa 115 gradi per poi concludere verticalmente formando il tetto. La parete est è la parete non collassata dello stesso reattore mentre la parete a nord è un puzzle di acciaio, cemento e mura semidistrutte. La parete ovest, quella più spesso impressa sulle foto, per la sua complessità è stata realizzata a parte e poi montata con l'ausilio di gru sulla facciata.
Detto sarcofago è stato creato a tempo record tra il maggio ed il novembre 1986, ma purtroppo ogni anno, proprio per la povertà dei materiali usati e per la mancanza di una più seria progettazione, nuove falle si aprono sulla struttura, per un totale di oltre 1.000 metri quadrati di superficie. Alcune fessure raggiungono dimensioni tali da potervi lasciar passare tranquillamente un'automobile, pari a circa 10/15 metri di diametro. La pioggia vi si infiltra all'interno e rischia di contaminare le falde seppur sotto il reattore sia stato costruito a braccia un tunnel per isolare il nocciolo fuso dal terreno. Circa 2.200 metri cubi di acqua si riversano all'interno del sarcofago ogni anno facendo aumentare di 10 volte il peso sulle fondazioni che va da un minimo di 20 fino ad un massimo di 200 tonnellate per metro quadrato. Il basamento è sprofondato di 4 metri permettendo l'infiltrarsi di materiale radioattivo nelle falde acquifere che sono correlate ai fiumi Pripjat' e Dnepr che a loro volta portano il loro carico fino al mar Nero. 30 milioni di persone lungo il corso dei fiumi si servono di essi. La temperatura all'interno del sarcofago raggiunge in alcuni punti, ancora oggi, 1.000 gradi centigradi in prossimità del nocciolo e tale temperatura contribuisce al costante indebolimento ed alla deformazione della struttura.
L'attuale sarcofago non è mai stato dichiarato come una struttura di contenimento permanente. Ad aggravare la situazione è la sismicità della zona del Pripjat'.

All'interno del sarcofago

All'interno del sarcofago si trovano quindi le macerie dell'intera struttura che conteneva il reattore. Si impiegò moltissimo per poter conoscere cosa si trovava sotto le macerie e i detriti scaricati. I tecnici in azione in quel periodo critico riferiscono che era terribile lavorare in quelle condizioni sempre con un contatore Geiger a portata di mano e che spesso rilevavano una radioattività tollerabile come 1 o 5 R/h ma spesso bastava voltare l'angolo per dover scappare davanti a 500 R/h. Dopo la costruzione dello scudo di acciaio e cemento, nelle pareti in muratura interne rimaste, sono stati effettuati dei buchi per ispezionare mediante l'uso di telecamere ed apparecchiature radiocomandate la condizione interna dell'edificio semidistrutto. Inizialmente i tecnici e gli operatori supposero di trovare il reattore sepolto là sotto tra le macerie ma con loro grande stupore, si resero conto che non era rimasto più niente e che esso si era fuso assieme al nocciolo, colando lungo i piani sottostanti. La lava radioattiva aveva formato una stalagmite dalla curiosa forma che assomiglia ad un "piede d'elefante" e proprio così è stata ribattezzata. È formata dal reattore e dal nocciolo fusi ed è composta da uranio, cesio, plutonio, grafite ed altro materiale. È altamente radioattiva, per questo il video del Piede d'elefante è stato realizzato tramite apparecchiatura radiocomandata

Nuovo Sarcofago

Nel 1997 al vertice del G7 a Denver, fu fondata la Chernobyl Shelter Fund per raccogliere fondi per mettere in sicurezza il reattore. Il nuovo progetto prevede la costruzione di un nuovo sarcofago di diversa concezione, realizzato con materiali più sicuri e montato su binari. La struttura a cupola successivamente dovrebbe essere spinta fino sopra il vecchio sarcofago così da evitare agli addetti ai lavori l'esposizione diretta alle radiazioni. Nel 1998 il costo stimato per la sua progettazione e realizzazione raggiungeva i 780 milioni di dollari. Ora è levitato oltre il miliardo di dollari. Metterebbe in sicurezza il sito per circa 100 anni. La Shelter Implementation Plan (SIP) è una cooperativa che si adopera per raccogliere i fondi per la realizzazione della nuova cupola, che la sola Ucraina non sarebbe in grado di supportare. La SIP è composta e supportata dall'Unione europea, dagli Stati Uniti e dalla stessa Ucraina. Le uniche modifiche apportate al sarcofago fino ai nostri giorni sono state la realizzazione di accessi per la manutenzione ed il monitoraggio del tetto ed un sistema per il controllo delle polveri.
Il progetto del nuovo sarcofago (NSC) prevede la realizzazione di una struttura a doppia volta (una sopra l'altra) di altezza massima pari a 92.5 metri e costituita da un totale di 85 elementi. Parte della struttura verrà costruita esternamente al sito e verrà assemblato il tutto a 180 metri di distanza dal reattore. Gli archi saranno composti da materiale tubulare d'acciaio resistente e relativamente leggero per diminuire il peso della struttura e i costi d'assemblaggio e successivamente verranno ricoperti con tre strati di pannelli poi ulteriormente rivestiti di Lexan, resina termoplastica di policarbonato in grado di prevenire l'accumularsi di particelle radioattive tra i vari corpi della volta. Tra l'arco superiore, di campata pari a 270 metri e quello inferiore, di campata pari a 240 metri, intercorre nel punto più alto uno spazio di 12 metri. Saranno realizzate 12 doppie volte di una lunghezza di 13,5 metri e una volta assemblate formeranno un unico corpo lungo oltre 150 metri. Dopodiché verranno costruite delle pareti laterali e non verranno più sfruttate le macerie ed il vecchio sarcofago come struttura portante. Si cercherà di rendere il tutto meno pesante possibile e gli scavi per la costruzione delle fondazioni saranno minimi per evitare di smuovere terreno in superficie ancora fortemente contaminato formato da terra, sabbia, detriti della costruzione del primo sarcofago e scorie radioattive. Verranno posati dei binari per spostare la struttura direttamente sopra il sarcofago così da evitare agli operai che realizzeranno la struttura l'esposizione alle radiazioni. Il progetto finito il 12 febbraio 2004 è stato approvato un mese dopo dal governo Ucraino, ma è ancora sottoposto a continue verifiche e non si sa precisamente quando e come verrà realizzato. Il 26 aprile 2007 venne dichiarato che il sito di costruzione è in fase di preparazione ma senza specificare altro. Il 17 settembre 2007 la BBC ha dichiarato che stanno susseguendosi i lavori. Sono previsti 5 anni per il completamento del NSC, ma la mancanza dei fondi necessari e i continui intoppi burocratici ed economici potranno far subire alterazioni alle stime di realizzazione. Negli ultimi anni si teme fortemente che il sarcofago del reattore n.4 possa cedere, anche per via delle radiazioni, che facilitano la decomposizione del sarcofago. Il vecchio sarcofago, progettato per durare fino al 2016, deve essere infatti ormai rimpiazzato al più presto perché si teme che una nuova nube composta da 5 Tonnellate di polveri radioattive (sulle 190 Tonnellate di materiale radioattivo contenuto nel reattore)si liberino nell' atmosfera europea.

Conseguenze del disastro
Rilascio di materiale radioattivo e contaminazione ambientale

L'UNSCEAR nel suo rapporto del 2000, sulla base di misure di radioattività e analisi di campioni, ha stimato che il rilascio totale di radioattività nell'atmosfera, escludendo l'attività dovuta ai gas nobili, è stato pari a 5.300 PBq. Il rapporto del Chernobyl forum, considerando la radioattività totale inclusi anche i gas nobili, arriva a una stima di 14 EBq, pari a 14.000 PBq. Di queste, 1800 PBq sono dovute allo iodio-131 dalla emivita di 8 giorni, 85 PBq al cesio-137 di 30 anni di emivita, 10 PBq dovuti allo stronzio-90 e 3 PBq a isotopi di plutonio, che sono plutonio 239 e plutonio 240.
I più alti valori di cesio-137 si trovano sugli strati superficiali del terreno, da dove vengono assorbiti da piante e funghi e quindi entrano nella catena alimentare locale. È risaputo che incendi possono liberare nuovamente le particelle radioattive. In particolare V.I. Yoschenko et al. documentarono il possibile incremento di mobilità del cesio, dello stronzio e del plutonio, a causa degli incendi delle foreste. In un esperimento, vennero accesi incendi e quindi misurati i livelli di radioattività nell'aria nelle zone poste sotto vento.
Sono avvenuti incendi nell'erba e nella foresta all'interno della zona contaminata, rilasciando pulviscolo radioattivo nell'atmosfera. Nel 1986 una serie di incendi distrusse 23,36 km2 di foresta, e da allora molti altri incendi sono scoppiati all'interno della zona dei 30 km. All'inizio del maggio del 1992 scoppiò un grave incendio ed interessò 5 km2 di terreno, compresi 2.7 km2 di foresta. Questo portò ad un forte incremento dei livelli di cesio nel pulviscolo atmosferico.
Mappa della contaminazione di cesio-137 in Bielorussia, Ucraina, Russia relativa all'anno 1986
La contaminazione provocata dall'incidente di Černobyl' non interessò solo le aree vicine alla centrale ma si diffuse irregolarmente secondo le condizioni atmosferiche interessando soprattutto aree di Bielorussia, Ucraina e Russia. Sempre lo stesso documento dell'UNSCEAR fa un rapporto delle aree contaminate e loro livello di contaminazione misurato sul cesio-137, riassunti nella seguente tabella e relativi alla mappa a fianco:
Livelli di contaminazione (anno 1986) di cesio-137 e aree interessate

Denominazione
Livello di contaminazione
Superficie
Popolazione residente

area di esclusione, zone chiuse o confiscate
> 1.480 kBq/m² ( > 40 curie/km²)
3100 km²
0 (evacuati tutti i 116.000)

area a stretto controllo, zone di controllo permanente
fra 555 e 1.480 kBq/m² (fra 15 e 40 cu/km²)
7.200 km²
270.000

zone di controllo periodico
fra 185 e 555 kBq/m² (fra 5 e 15 cu/km²)
19.100 km²
830.000

aree a bassa contaminazione
fra 37 e 185 kBq/m² (fra 1 e 5 cu/km²)
200.000 km²
5,6 milioni

Fra le aree a bassa contaminazione, ve ne sono anche alcune che interessano i paesi scandinavi (Svezia, Finlandia e Norvegia) e dell'Europa orientale (Bulgaria, Grecia, Moldvia, Slovenia, Austria, Svizzera e anche 300 km² in Italia).
È stato calcolato che l'incidente di Černobyl' abbia rilasciato una quantità di radiazioni pari a 400 volte a quelle rilasciate in occasione della bomba caduta su Hiroshima. Alcuni ritengono tuttavia che altre azioni quali gli esperimenti nucleari del XX secolo abbiano liberato quantità di radiazioni ancora maggiori.

fonte: Wikipedia

giovedì

Chernobyl aprile 1986 (prima parte)







Il disastro di Černobyl' (in ucraino: Чорнобильська катастрофа, Čornobyl's'ka katastrofa, in russo: Чернобыльская авария, Černobyl'skaja avarija) è stato il più grave incidente nucleare della storia. Insieme all'incidente avvenuto nella centrale di Fukushima Dai ichi nel 2011 è stato classificato con il livello 7 (il massimo) della scala INES dell'IAEA.
Avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1:23:45 presso la Centrale nucleare V.I. Lenin di Černobyl' (Russo: Чернобыльская АЭС им. В.И.Ленина, Ucraino: Чорнобильська АЕС), in Ucraina nei pressi della Bielorussia. Nel corso di un test definito "di sicurezza" (già eseguito senza problemi di sorta sul reattore n°3), furono paradossalmente violate tutte le regole di sicurezza e di buon senso portando ad un brusco e incontrollato aumento della potenza (e quindi della temperatura) del nocciolo del reattore numero 4 della centrale: si determinò la scissione dell'acqua di refrigerazione in idrogeno ed ossigeno a così elevate pressioni da provocare la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore. Il contatto dell'idrogeno e della grafite incandescente delle barre di controllo con l'aria, a sua volta, innescò una fortissima esplosione e lo scoperchiamento del reattore.
Una nube di materiali radioattivi fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale che furono pesantemente contaminate, rendendo necessaria l'evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone. Nubi radioattive raggiunsero anche l'Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, raggiungendo anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria e i Balcani, fino anche a porzioni della costa orientale del Nord America.
Il rapporto ufficiale redatto da agenzie dell'ONU (OMS, UNSCEAR, IAEA e altre) stila un bilancio di 65 morti accertati con sicurezza e altri 4.000 presunti (che non sarà possibile associare direttamente al disastro) per tumori e leucemie su un arco di 80 anni.
Il bilancio ufficiale è contestato da associazioni antinucleariste internazionali fra le quali Greenpeace che presenta una stima di fino a 6.000.000 di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutti i tipi di tumori riconducibili al disastro secondo lo specifico modello adottato nell'analisi. Altre associazioni ambientaliste, come il gruppo dei Verdi del parlamento europeo pur concordando sulla stima dei 65 morti accertati del rapporto ufficiale ONU, se ne differenzia e lo contesta sulle morti presunte che stima piuttosto in 30.000 ~ 60.000.

Alle ore 1:23:45 (ora locale) del 26 aprile 1986, il reattore numero 4 esplose. Si trattò di una liberazione di vapore surriscaldato ad altissima pressione che proiettò in aria il pesante disco di copertura – oltre 1000 tonnellate – che chiudeva il cilindro ermetico contenente il nocciolo del reattore. All'esplosione del contenitore seguì il violento incendio della grafite contenuta nel nocciolo, incendio che in alcune ore disperse nell'atmosfera una enorme quantità di isotopi radioattivi, i prodotti di reazione contenuti all'interno. Fu il primo incidente nucleare ad essere stato classificato come livello 7, il massimo livello della scala INES degli incidenti nucleari; il secondo caso ad essere classificato come livello 7 è quello accorso nella centrale nucleare di Fukushima in Giappone il 12 marzo 2011.
Le esplosioni non furono di tipo nucleare – non si trattò di una reazione a catena incontrollata di fissione nucleare come avviene nelle bombe atomiche – bensì ebbero una causa chimica. Il surriscaldamento del nocciolo dovuto all'improvvisa perdita di controllo sulla reazione nucleare portò al raggiungimento di elevatissime temperature che fecero arrivare la pressione del vapore dell'impianto di raffreddamento ad un livello esplosivo. Si innescarono inoltre reazioni fra le sostanze chimiche contenute (acqua e metalli), inclusa la scissione dell'acqua in ossigeno e idrogeno per effetto delle temperature raggiunte, che contribuirono a sviluppare grandi volumi di gas.
L'istituzione delle Nazioni Unite chiamata UNSCEAR (United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation, Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti) ha condotto 20 anni di dettagliata ricerca scientifica ed epidemiologica sugli effetti del disastro. A parte i 57 decessi direttamente ascrivibili all'incidente in sé, l'UNSCEAR ha originariamente predetto fino a 4,000 casi di tumori da attribuire all'incidente. Alcuni scettici contestano che un tale incremento si deve attribuire all'aumentare dei controlli medici seguiti al disastro.

L'UNSCEAR ha affermato:

« Fino all'anno 2005, tra i residenti della Bielorussia, la Federazione Russa e l'Ucraina, ci sono stati più di 6000 casi di tumore alla tiroide in bambini ed adolescenti che sono stati esposti al momento dell'incidente, e più casi sono da aspettarsi nei prossimi decenni. Indipendentemente dall'incremento delle misure di prevenzione e screening, molti di questi casi di tumore sono molto probabilmente da attribuirsi all'esposizione alle radiazioni. Escludendo questo incremento, non vi è evidenza di ulteriore impatto per la salute pubblica attribuibile all'esposizione di radiazioni due decenni dopo l'incidente. Non vi è evidenza scientifica di un incremento di incidenza di tumori né del tasso di mortalità né nell'insorgenza di patologie che potrebbero essere collegate all'esposizione alle radiazioni. L' incidenza di leucemia nella popolazione non sembra elevata. Tuttavia, coloro che furono esposti maggiormente alle radiazioni hanno un rischio più alto di effetti sulla loro salute associati alle radiazioni. La maggioranza della popolazione non dovrebbe comunque soffrire serie conseguenze sulla propria salute in conseguenza delle radiazioni. Molti altri problemi alla salute non direttamente collegabili con l'esposizione alle radiazioni sono stati riscontrati nella popolazione. »
Tuttavia, il tumore della tiroide è generalmente trattabile. Previo un proprio trattamento, il grado di sopravvivenza per tumori della tiroide è del 96% nei primi cinque anni, e del 92% dopo 30 anni. Tali valori suggeriscono fino a circa altri 500 decessi annui per questa patologia.

La centrale

La centrale di Černobyl' è situata vicino all'insediamento di Pripjat', in Ucraina, 18 km a nord-ovest della città di Černobyl' e 110 km a nord della capitale Kiev, e dista 16 km dal confine con la Bielorussia. L'impianto era composto da quattro reattori, ognuno in grado di produrre 1 gigawatt di energia elettrica (3,2 gigawatt di energia termica); i quattro reattori, insieme, producevano circa il 10% dell'elettricità ucraina. La costruzione dell'impianto iniziò negli anni settanta, il reattore numero 1 fu consegnato nel 1977, e fu seguito dai reattori 2 (1978), 3 (1981) e 4 (1983). Altri due reattori (i 5 e 6, da 1 GW ciascuno) erano in fase di costruzione quando si verificò l'incidente.
I reattori erano di tipo RBMK-1000, un reattore a canali, moderato a grafite e refrigerato ad acqua. Una caratteristica di questo reattore è quella di avere un coefficiente di vuoto positivo alle basse potenze: cioè, con l'aumentare della temperatura del refrigerante, in esso si formano delle sacche di vapore (dette appunto "vuoti") che causano l'aumento, anziché la diminuzione, della reazione a catena. Questa caratteristica è comune anche con alcuni reattori CANDU. In un ipotetico reattore "intrinsecamente sicuro", se il liquido refrigerante manca, il reattore dovrebbe essere in grado di spegnersi autonomamente senza interventi umani o di mezzi meccanici. Nei reattori con uno standard di sicurezza accettabile devono essere comunque evitate le caratteristiche costruttive che implicano un aumento della reazione in caso di malfunzionamento. Il reattore RBMK ha anche un coefficiente di potenza positivo: cioè, al crescere della potenza termica erogata, si produce anche un aumento della reazione nucleare nel nocciolo. Il fine del reattore era la produzione di elettricità per uso civile e di plutonio per uso militare. Per aumentare l'efficienza del sistema erano state adottate alcune soluzioni tecniche che di fatto ne diminuivano la sicurezza. Innanzitutto la scelta della grafite come moderatore accoppiata all'uso dell'acqua leggera come refrigerante, soprattutto per migliorare l'economia neutronica e facilitare quindi la produzione di plutonio-239. Ai progettisti era noto il fatto che i coefficienti di vuoto e potenza positivi, in aggiunta a un refrigerante che assorbe neutroni come l'acqua e a un moderatore solido (grafite), erano caratteristiche che in determinate condizioni avrebbero potuto rendere instabile il reattore.
Poco dopo il suo completamento, fu aperta un'indagine a cura del KGB per verificare le effettive carenze strutturali e l'eventuale povertà di materiali usati. Lo stesso presidente di allora del KGB, Jurij Andropov, si assunse la responsabilità di verificare di persona la correzione degli errori strutturali.

L'incidente

Il 26 aprile 1986 alle ore 01:23:45 locali la centrale stava effettuando un esperimento definito come test sicurezza. Si voleva verificare se la turbina accoppiata all'alternatore potesse continuare a produrre energia elettrica sfruttando l'inerzia del gruppo turbo-alternatore anche quando il circuito di raffreddamento non producesse più vapore. Per consentire l'esperimento vennero disabilitati alcuni circuiti di emergenza. Il test mirava a colmare il lasso di tempo di 90 secondi che intercorreva tra l'interruzione di produzione di energia elettrica del reattore e l'intervento del gruppo diesel di emergenza. Questo avrebbe aumentato la sicurezza dell'impianto, che avrebbe provveduto da solo a far girare l'acqua nel circuito di raffreddamento fino ad avvenuto avvio dei diesel.

Le cause

Riguardo alle cause dell'incidente sono state pubblicate due tesi. La prima, contenuta nel rapporto pubblicato dalle autorità nell'agosto 1986, attribuiva la responsabilità interamente agli operatori dell'impianto. Un diverso giudizio fu espresso in un secondo studio pubblicato nel 1991, dove si evidenziava anche il ruolo delle gravi debolezze intrinseche di progettazione del reattore nucleare RBMK, e un elemento importante tra gli altri risultò essere un errore nella progettazione delle barre di controllo.
Le conclusioni delle inchieste appaiono contrastanti nel giudizio di attribuzione di responsabilità, ma a prescindere dalle valutazioni di responsabilità riguardo singole persone o azioni umane, i dati comunemente accertati sono che, nel suo complesso, l'evento appare come il risultato di un'impressionante somma di fattori di rischio, ovvero di una catena di errori e mancanze, riguardanti sia le caratteristiche intrinseche fondamentali del tipo di macchina, sia errori di progetto in alcuni particolari meccanici, sia del sistema di gestione economico e amministrativo (per cui la centrale elettrica risultava priva di personale qualificato), infine per la scelta del personale direttivo di effettuare un rischioso "esperimento" che fu compiuto nelle ore dell'incidente con errori di coordinamento e manovre particolarmente incaute e sfortunate.
Un dato importante è che gli operatori della centrale non erano a conoscenza dei problemi tecnici del reattore. Secondo uno di loro, Anatolij Djatlov, i progettisti sapevano che il reattore era pericoloso in certe condizioni, ma avevano nascosto intenzionalmente tale informazione ai tecnici. Le caratteristiche del reattore RBMK non erano note al pubblico, essendo trattate come questioni militari. Per giunta il personale dell'impianto era composto per la maggior parte da operatori non qualificati per il reattore RBMK: il direttore, V. P. Brjuchanov, aveva esperienza di impianti a carbone, anche il capo ingegnere, Nikolaj Fomin, proveniva da impianti convenzionali, e Anatolij Djatlov, capo ingegnere dei reattori 3 e 4, aveva solo una limitata esperienza con reattori nucleari per lo più su piccoli esemplari di reattori VVER progettati per i sottomarini nucleari sovietici.
I principali fattori determinanti furono:
Il reattore RBMK ha un coefficiente di vuoto positivo, questo significa che le bolle di vapore, che si formano nell'acqua usata come refrigerante, incrementano la reazione nucleare. Ancora peggio, alle basse potenze, il coefficiente positivo di vuoto non è compensato da altri fattori, rendendo il reattore instabile e pericoloso in tali condizioni.
Il reattore RBMK presentava un difetto nelle barre di controllo (oggi corretto). Normalmente inserendo le barre di controllo in un reattore nucleare si riduce la reazione. Nel reattore RBMK le barre di controllo terminano con gli "estensori" (la parte finale lunga circa 1 metro) in grafite, mentre la parte funzionale, che riduce la reazione assorbendo neutroni, è in carbonato di boro. Questo significa che quando si inseriscono le barre, gli estensori rimpiazzano l'acqua refrigerante (che assorbe neutroni) con la grafite (che fa da moderatore di neutroni) e quindi inizialmente, per pochi secondi, si ottiene un incremento della reazione. Questo comportamento contro-intuitivo era ignoto agli operatori della centrale. Tale anomalia creò un problema nel 1983 in Lituania con un reattore dello stesso tipo.
Le condotte dell'acqua nel nocciolo scorrono in direzione verticale (come peraltro in moltissime tipologie di reattori). Questo crea un gradiente di temperatura (la temperatura dell'acqua aumenta salendo) nei tubi; inoltre il sistema diviene sempre meno efficiente all'aumentare della temperatura (il "tappo" di acqua più calda nella cima delle tubazioni riduce l'efficacia del refrigerante).
Gli operatori commisero diverse gravissime violazioni delle procedure, e questo insieme alla scarsa comunicazione tra gli addetti alla sicurezza e gli operatori che dovevano condurre l'esperimento, contribuì all'incidente.
In particolare gli operatori:
Disattivarono i sistemi di sicurezza del reattore, il che era proibito dai manuali operativi dell'impianto.
Secondo il rapporto dell'agosto 1986 della commissione governativa, gli operatori estrassero completamente dal nocciolo almeno 204 barre di controllo delle 211 presenti, lasciandone così inserite solo 7. Anche questa condizione è vietata dai manuali operativi che pongono a 30 il numero minimo assoluto di barre nel reattore RBMK-1000 in funzione.
Resta da considerare che nel 1982 il reattore numero 1 dello stesso impianto, sempre a causa di manovre errate effettuate dal personale tecnico, aveva subìto la distruzione dell'elemento centrale del reattore. L'esplosione, seppur più piccola di quella del 26 aprile 1986, aveva causato rilascio di radioattività nell'atmosfera. Il fatto non era stato reso pubblico prima dell'incidente del 1986. All'epoca perciò non erano state adottate misure di sicurezza nemmeno sulla scorta del precedente e l'impianto non era stato assolutamente migliorato per far fronte a futuri altri problemi.

Gli eventi

Il 25 aprile 1986 era programmato lo spegnimento del reattore numero 4 per normali operazioni di manutenzione. Si volle approfittare di questa prevista fermata per eseguire un test sui sistemi di sicurezza. Il test intendeva valutare la capacità del gruppo turbine/alternatore di generare elettricità sufficiente per alimentare i sistemi di sicurezza e di raffreddamento anche in assenza di produzione di vapore dal reattore nella primissima fase del transitorio.In particolare l'energia cinetica della rotazione per inerzia delle turbine sarebbe servita ad alimentare le pompe dell'acqua refrigerante del reattore, simulando uno scenario di improvvisa mancanza dell'alimentazione elettrica esterna. I reattori come quello di Černobyl (ma normalmente anche le altre tipologie di impianto) hanno dei generatori diesel di emergenza a questo scopo, che però non sono avviabili istantaneamente e richiedono circa 40 secondi perché entrino in funzione. L'obiettivo del test era sfruttare l'energia cinetica residua nelle turbine ancora in rotazione, ma isolate dal reattore, per generare energia elettrica che alimentasse le pompe dell'acqua per il tempo necessario all'avvio dei generatori diesel. Il test era già stato condotto su un altro reattore, ma con tutti i sistemi di sicurezza attivi e in condizioni operative differenti, ed aveva dato esito negativo, cioè l'energia elettrica prodotta sfruttando la sola inerzia delle turbine era insufficiente ad alimentare le pompe. Erano state apportate quindi delle migliorie alle turbine, che richiedevano un nuovo test di verifica.
La potenza del reattore numero 4 doveva essere ridotta, dai nominali 3200 MW termici a circa 1000 MW termici, per condurre il test in sicurezza. Si cominciò a ridurre gradualmente la potenza fino al 50% della nominale, ma il test fu interrotto da un imprevisto: una centrale elettrica regionale ebbe un guasto e fu richiesto di non ridurre ulteriormente la fornitura di energia elettrica fino a quando la centrale guasta non fosse stata ripristinata, cosa che avvenne dopo circa 9 ore.Fu dunque fissato un nuovo orario per il test, l'una di notte. Questo ebbe gravi conseguenze; infatti, mentre gli operai del turno di giorno erano stati ben istruiti e preparati alle procedure del test, il turno di notte avrebbe solamente dovuto controllare i sistemi basilari di raffreddamento in una centrale essenzialmente spenta; nessuno fra gli operatori del turno di notte aveva una chiara idea di ciò in cui consisteva la prova né era addestrato a condurla. Inoltre, la squadra di ingegneri elettrici che avrebbe dovuto supervisionare le operazioni era esausta e poco lucida per la lunga attesa.L'idea stessa di un incidente nucleare era peraltro inconcepibile per gli operatori che, si può dire, avevano "troppa fiducia" nel reattore, e non si fecero scrupoli a disabilitare i dispositivi di sicurezza e correre dei rischi non necessari. Infine, durante la notte non vi era in sala controllo un ingegnere con piena conoscenza di tutte le caratteristiche specifiche di questa tipologia di reattore nucleare.
Per motivi non chiariti, il responsabile di turno dell'operatività del reattore commise un errore e introdusse le barre di controllo troppo in profondità, causando conseguentemente un crollo della potenza oltre il previsto, raggiungendo il livello bassissimo di soli 30 MW termici. Intervenne quindi un effetto di feedback dovuto alla produzione di xeno-135 nella fase di bassa potenza del reattore. Normalmente lo xeno-135, un assorbitore di neutroni che si crea durante il funzionamento del reattore come prodotto di fissione primario (e dal decadimento dello tellurio-135), è in una concentrazione di equilibrio proporzionale alla potenza del nocciolo (o meglio al flusso neutronico termico) e tende invece ad aumentare in quantità (e quindi nella capacità di assorbimento neutronico) nella prima fase di riduzione della potenza per poi, con la prevalenza del decadimento rispetto alla sua produzione, a scomparire. Come conseguenza del calo della potenza, la concentrazione di xeno-135 aumentò considerevolmente e insieme quindi all'assorbimento dei neutroni, facendo crollare ulteriormente la potenza generata e creando allo stesso tempo il pericoloso effetto di mascherare la reale reattività del nucleo (che si sarebbe successivamente rapidamente manifestata quando la concentrazione di xeno avesse cominciato a diminuire).
Sebbene il calo di potenza fosse vicino al massimo ammesso dalle norme di sicurezza (si ricorda che era nota l'instabilità del reattore alle basse potenze), si decise di non eseguire lo spegnimento completo, e di continuare l'esperimento. Probabilmente gli operatori non erano al corrente del comportamento dello xeno-135, e pensavano che il crollo della potenza fosse dovuto al malfunzionamento dei regolatori automatici di potenza. Alle 01:05 del 26 aprile, come previsto dalla pianificazione del test, furono attivate delle pompe di alimentazione extra, ma la quantità di acqua immessa superò alle 01:19 i limiti di sicurezza, con l'effetto di ridurre ancor di più la potenza del reattore per le proprietà avvelenanti dell'acqua leggera. Con una manovra di correzione contraria alle procedure corrette, per accelerare la risalita della potenza e quindi affrettare la conclusione dell'esperimento, furono estratte tutte le barre di controllo eccetto 7, incluse molte barre di controllo manuali, ben oltre i limiti delle norme di sicurezza che prevedono di lasciare almeno 30 barre di controllo inserite. La potenza fu così fatta risalire gradualmente fino 200 MW termici (comunque meno di un terzo del minimo richiesto).
L'azione di rimozione delle barre di controllo manuale aveva portato il reattore in una situazione molto instabile e pericolosa, all'insaputa degli operatori. La reale attività del reattore era mascherata dall'eccesso di xeno-135 e dell'acqua di raffreddamento, e non era riportata in alcun modo sui pannelli di controllo; nessuno degli operatori in sala controllo era conscio del pericolo. Come se non bastasse, l'aumento di acqua oltre i limiti di sicurezza aveva portato ad una diminuzione critica della produzione di vapore e ad altri cambiamenti di parametri che normalmente avrebbero causato lo spegnimento automatico del reattore; tuttavia, anche lo spegnimento automatico era stato disabilitato manualmente dagli operatori. Furono disattivati anche diversi altri sistemi automatici (ad es. il raffreddamento di emergenza del nocciolo, la riduzione di emergenza della potenza, e via dicendo).
Alle 01:23:04 si iniziò l'esperimento vero e proprio. Venne staccata l'alimentazione alle pompe dell'acqua, che continuarono a girare per inerzia. La turbina fu scollegata dal reattore; con la diminuzione del flusso dell'acqua e il conseguente surriscaldamento, i tubi si riempirono di sacche di vapore. Il reattore RBMK, nelle delicate condizioni in cui venne portato, ha un coefficiente di vuoto molto positivo e quindi la reazione crebbe rapidamente al ridursi della capacità di assorbimento di neutroni da parte dell'acqua di raffreddamento, diventando sempre meno stabile e sempre più pericoloso. Il coefficiente di vuoto positivo crea così un circolo vizioso: aumentando la temperatura dell'acqua aumentano le sacche di vapore che accelerano la reazione creando ancora più calore che a sua volta fa aumentare ancora la temperatura dell'acqua.
Alle 01:23:40 gli operatori azionarono il tasto AZ-5 (Rapid Emergency Defense 5) che esegue il cosiddetto "SCRAM", cioè l'arresto di emergenza del reattore che inserisce tutte le barre di controllo incluse quelle manuali incautamente estratte in precedenza. Non è chiaro se l'azione fu eseguita come misura di emergenza, o semplicemente come normale procedura di spegnimento a conclusione dell'esperimento, giacché il reattore doveva essere spento comunque per la manutenzione programmata. Di solito l'operazione di SCRAM viene ordinata a seguito di un rapido ed inatteso aumento di potenza. D'altro canto, Anatolij Djatlov, capo ingegnere dell'impianto di Černobyl' al tempo dell'incidente scrisse:
« Prima delle 01:23:40 il sistema di controllo centralizzato [...] non registrò alcun cambio dei parametri da poter giustificare lo “SCRAM”. La commissione [...] raccogliendo e analizzando una grande quantità di dati, come indicato nel rapporto, non ha determinato il motivo per cui fu ordinato lo SCRAM. Non c'era necessità di cercare il motivo. Il reattore veniva semplicemente spento al termine dell'esperimento. »
A causa della lenta velocità del meccanismo d'inserimento delle barre di controllo (che richiede 18-20 secondi per il completamento) e dell'estremità (estensori) in grafite delle barre, lo SCRAM causò un rapido aumento della reazione. Infatti nei primi secondi le estremità in grafite delle barre rimpiazzarono nel reattore un uguale volume di acqua di raffreddamento. Ora, l'acqua refrigerante assorbe neutroni mentre la grafite funge da moderatore portando i neutroni alla velocità ottimale per la reazione. La conseguenza fu che all'inizio dell'inserimento delle barre la reazione venne accelerata improvvisamente producendo un aumento enorme di potenza nel reattore. L'improvviso aumento di temperatura deformò i canali delle barre di controllo che stavano scendendo, al punto che le barre si bloccarono a circa un terzo del loro cammino, e quindi non furono più in grado di arrestare una reazione in cui l'aumento di potenza diveniva incontrollato a causa del coefficiente di vuoto positivo.
Così, dopo soli sette secondi dall'inizio dell'inserimento delle barre - alle 01:23:47 - la potenza del reattore raggiunse il valore di 30 GW termici, dieci volte la potenza normale. Le barre di combustibile iniziarono a fratturarsi bloccando le barre di controllo con la grafite all'interno, quindi il combustibile cominciò a fondere; inoltre, alle alte temperature raggiunte, l'acqua all'interno del reattore reagì chimicamente con lo zirconio, di cui sono in genere fatte le tubazioni degli impianti nucleari, dissociandosi e producendo grandi volumi di idrogeno gassoso.
La pressione del vapore aumentò fino a causare la rottura delle tubazioni e causò l'allagamento del basamento. Quando il combustibile fuso raggiunse l'acqua di raffreddamento, avvenne la prima esplosione di vapore (alle 1:24); dall'interno del nocciolo il vapore risalì lungo i canali e generò un'enorme esplosione che fece saltare la piastra superiore del nocciolo. Tale piastra, in acciaio e cemento, pesante circa 1000 tonnellate [10], fu proiettata in aria con le tubazioni dell'impianto di raffreddamento e le barre di controllo, e ricadde verticalmente sull'apertura lasciando il reattore scoperto. La seconda esplosione fu causata dalla reazione tra grafite incandescente e l'idrogeno gassoso.
Ci sono alcune controversie sulla sequenza degli eventi dopo le ore 01:22:30 a causa di incongruenze fra i testimoni oculari e le registrazioni. La versione comunemente accettata è quella descritta sopra. Secondo questa ricostruzione la prima esplosione avvenne intorno alle 01:23:44, sette secondi dopo il comando di SCRAM. A complicare la ricostruzione alle ore 01:23:47 fu registrato, nell'area di Černobyl', un debole evento sismico di magnitudo 2,5. Inoltre il tasto di SCRAM fu premuto più di una volta, ma la persona che l'ha fatto materialmente è deceduta due settimane dopo l'incidente per l'esposizione prolungata alle radiazioni. Talvolta però è stato detto che l'esplosione avvenne prima o immediatamente dopo lo SCRAM (questa era la versione di lavoro della commissione sovietica di studio sull'incidente). La distinzione è importante poiché, se il reattore fosse esploso diversi secondi dopo lo SCRAM come risulta dall'ultima ricostruzione accertata, il disastro sarebbe da attribuirsi principalmente al progetto delle barre di controllo. Se l'esplosione fosse invece da anticipare allo SCRAM, la causa sarebbe da attribuire maggiormente alle azioni degli operatori. Nel 1986 l'AIEA aveva indicato negli operatori la causa principale dell'incidente. Nel gennaio 1993 l'AIEA ha tuttavia rivisto l'analisi dell'incidente attribuendo la causa principale al progetto del reattore e non agli operatori.
Fu distrutto il solaio, gran parte del tetto dell'edificio crollò e fu danneggiato il tetto dell'adiacente locale turbine; i frammenti di grafite si sparsero nella sala principale e intorno all'edificio. Il nocciolo del reattore si trovò così scoperchiato e all'aperto, a contatto con l'atmosfera. Dalle esplosioni si sollevò un'alta colonna di vapore ionizzato. Al contatto con l'ossigeno dell'aria, per le altissime temperature dei materiali del nocciolo, nel reattore divampò un violento incendio di grafite che coinvolse i materiali bituminosi di copertura del tetto e altre sostanze chimiche presenti. Il tetto del reattore, infatti, era stato costruito facendo uso di bitume infiammabile, e i pezzi proiettati sul tetto del reattore adiacente causarono almeno altri 5 incendi. Questo incendio contribuì in misura enorme alla diffusione di materiali radioattivi nell'atmosfera. Un effetto secondario dello scoperchiamento del reattore, d'altra parte, fu che il movimento d'aria contribuì al raffreddamento del nocciolo liquefatto.
L'impianto, a causa della sua doppia natura civile e militare, era stato costruito con un sistema automatico di sostituzione delle barre di combustibile (indispensabile per la produzione di plutonio che esige cicli di sostituzione delle barre di pochi giorni) e questa scelta aveva determinato l'impossibilità di costruire un contenimento in cemento armato abbastanza alto poiché il reattore misurava 30 metri di altezza ed almeno altrettanti erano necessari sopra di esso per il robot colonnare di sostituzione delle barre, lunghe quanto il reattore stesso, infine doveva aggiungersi lo spazio per la gru destinata a manovrare la colonna robotizzata. A causa dell'altezza complessiva di circa 70 metri dell'impianto, del tutto inusuale per le centrali nucleari occidentali ma possibile nell'Ex Unione Sovietica, si decise quindi di realizzare solo un contenimento parziale, che escludeva la sommità del reattore. Questa scelta progettuale ha consentito la dispersione dei contaminanti radioattivi nell'atmosfera.

fonte: Wikipedia