2017-09-15

controllo globale

Google Sta Registrando In Silenzio Tutto Quello Che Dici – Ecco Come Sentirlo, Cancellarlo E Fermarlo

Grazie a una funzione del loro software di ricerca, Google potrebbe avere un valore annuo delle tue conversazioni registrate e potrai ascoltarle. La tua storia di cringe-worthy può essere ascoltata e vista insieme a un elenco di tutte le ricerche, nella tua pagina personale di Google.
La funzionalità è stata integrata nella funzione di ricerca di Google come mezzo per fornire risultati di ricerca accurati. Tuttavia, la precisione e la quantità di dati che Google memorizza è fredda.
La buona notizia è che puoi disattivarla ed eliminarla, e alla fine di questo articolo vi mostreremo come.
Le registrazioni possono funzionare come una sorta di diario che ti ricorda i vari luoghi e situazioni che hai con te e il tuo telefono. Ma è anche un ricordo di quante informazioni sono raccolte su di te e quanto intima queste informazioni possono essere.
Vedrai di più se hai un telefono Android, che può essere attivato in qualsiasi momento semplicemente dicendo “OK, Google”. Ma potresti anche registrare su quei dispositivi con cui hai interagito con Google.
Tuttavia, anche se non si dispone di un telefono Android che conduce ricerche Google su iDevices, Google sta ancora ascoltando.
Quando si visita la pagina della tua storia personale che il gigante web ti offre, ti mostrerà ovunque Google abbia un record di accessi Internet .
Naturalmente, Google sostiene che queste informazioni non vengono mai utilizzate personalmente contro di te e sono fatti esclusivamente allo scopo di illuminare la tua esperienza sul web. Tuttavia, immaginate le implicazioni minacciose se queste informazioni si utilizzerebbero contro di voi.

Google ora tratta in media oltre 40.000 query di ricerca ogni secondo, il che si traduce in oltre 3,5 miliardi di ricerche al giorno e 1,2 trilioni di ricerche ogni anno in tutto il mondo.
I dati di queste ricerche vengono quindi memorizzati su ciascun individuo che li conduce. Utilizzando questi dati o il risultato di direzione in una direzione particolare, il behemoth internet potrebbe influenzare efficacemente l’intero mondo. Oltre all’influenza, Google potrebbe prevedere il futuro in base alle tendenze.
Gran parte di questa cronologia di ricerca è legata ai dati di posizione recuperati dal dispositivo utilizzato per condurre la query. Così, non solo il motore di ricerca dispone di informazioni su ciò che sono i tuoi interessi, ma offre interessi specifici in base a dove sei in un determinato momento.
Ora per le buone notizie – puoi spegnere tutto questo. Basta aprire i link inseriti qui sotto nel testo (in blu) per accedere a ognuna di queste funzioni.
Puoi iniziare questo viaggio di apertura degli occhi accedendo alla pagina della storia di Google e guardando la lunga lista di registrazioni. La società ha una pagina audio specifica così come il loro  record di dove sei stato su Internet.
Google inoltre salva tutti i tuoi movimenti, ne abbiamo già parlato in un articolo. Basta cliccare su questo link per vedere la cronologia dei vostri movimenti  (se registrati a Google) qui:
 https://maps.google.com/locationhistory/b/0
Se non hai mai disattivato la funzionalità, vedrai un elenco di registrazioni audio, anche alcune effettuate all’esterno dell’app Google, nonché una trascrizione dell’audio che Google ha convertito in testo.
Quello che ti consigliamo, passato il panico ascoltando o scorrendo le registrazioni creepy di Google della tua cronologia di ricerca, è eliminarle tutte e disattivare le funzioni.
The independent spiega come farlo:
Per eliminare i particolari file, è possibile fare clic sulla casella di controllo a sinistra e quindi tornare alla parte superiore della pagina e selezionare “eliminare”. Per sbarazzarsi di tutto, è possibile premere il pulsante “Altro”, selezionare “Elimina opzioni” e poi “Avanzate” .
Il modo più semplice per impedire a Google di registrare tutto è quello di disattivare l’assistente virtuale e non utilizzare mai la ricerca vocale. 
Ora che sai che questo esiste, smettila di consegnare volontariamente i tuoi dati a parti ignote e condividi questo articolo con i tuoi amici e familiari per mostrarli come fermarlo.
Fonte tratta dal sito .

fonte: http://wwwblogdicristian.blogspot.it/

2017-09-10

sovragestione: i padrini dell'Isis erano a Yalta nel 1945

Si credono Dio, anziché ricercare la propria spiritualità. Non sono più degli iniziati, ma dei contro-iniziati. Per il massone Gianfranco Carpeoro, è questa la profonda motivazione psicologica che spinge gli uomini del vertice-ombra dell’Occidente a organizzare il terrorismo più spietato, ieri affidato ad Al-Qaeda e oggi all’Isis. L’obiettivo strategico non cambia: mantenere il poterein pochissime mani, a qualsiasi costo, utilizzando l’intelligence per “fabbricare” leader islamisti adatti a reclutare kamikaze, figli di un mondo devastato dai dominus occidentali. Carpeoro la chiama “sovragestione”, ed è la chiave per capire di che morte stiamo morendo. I boss occulti della “sovragestione”? Si tratta di «un ristretto numero di persone, che fanno parte della finanzae della politicainternazionale». A loro volta, «manovrano pezzi di governi, di amministrazioni, di servizi segreti, logge massoniche o paramassoniche, strutture religiose di varia estrazione, istituzioni bancarie, esponenti dell’economiao dell’imprenditoria». La struttura ricorda quella della ‘ndrangheta: «Una rete ad anelli, dove la regola aurea viene ampiamente rispettata: ogni anello conosce solo e soltanto l’anello che gli è immediatamente superiore e quello che gli è immediatamente inferiore e nulla più».
Perché siamo finiti tra le spire della “sovragestione”, che ultimamente ha preso di mira l’Europacon gli attentati di Parigi, Bruxelles e Nizza, regolarmente targati Isis? Per Gioele Magaldi, autore del bestseller “Massoni” (Chiarelettere), non si può capire molto se non si legge tra le righe: l’origine del potereoccidentale moderno è interamente massonico (democrazia, laicisimo). Ma nel dopoguerra la massoneria internazionale ha partorito 36 super-strutture segrete, chiamate Ur-Lodges (logge madri), che hanno intrapreso una gestione monopolistica della politica, dell’economia, della finanza. Alcune di queste hanno espresso una tendenza neo-conservatrice, aristocratica, neo-feudale. Fino all’eccesso: la strategia della tensione, i golpe in mezzo mondo. Avverte Magaldi: anche questo va interpretato; se sei consapevole di averla “inventata” tu, la modernità, mettendo fine all’assolutismo monarchico con la Rivoluzione Francese e all’oscurantismo vaticano con il Risorgimento italiano, può accadere che ti consideri il padrone del mondo, il nuovo mondo che hai contribuito in modo determinante a creare, abbattendo l’Ancien Régime.
Il che è aberrante, ma aiuta a “vedere” come ragionano i capi supremi dell’élite mondiale reazionaria che dagli anni ‘80 ha preso il sopravvento, dichiarando guerraalla democraziae imponendo la sua globalizzazione a mano armata, gestita dalle multinazionali finanziarie. E a questo disegno appartiene anche l’ultimissima stagione: quella del terrore, che ci sta investendo. Non a caso, nel mirino è finita anche l’Europa, terremotata dall’austerity. Se da qualche anno il terrore “islamista” si rivolge contro l’Europa, scrive Gianfranco Carpeoro sulla sua pagina Facebook, «non è certamente perchè il “sovragestore” vuole distruggerla». Al contrario: l’élite occidentale che organizza il terrorismo-kamikaze «ha interesse che rimanga così», questa Unione Europeainteramente in mano a loro, gli oligarchi della finanza. Ergo: «Il neoterrorismo deve impedire che l’Europasi liberi dal giogo monetario delle banche e dalla soggezione al poterefinanziario». Sono sempre “loro”, gli uomini al comando dietro le quinte: ieri col Trattato di Maastricht che ha rovinato l’Italia, poi con i diktat della Troika che hanno ridotto la Grecia alla fame. Gli europei cominciano a ribellarsi? Ed ecco gli attentati “islamici”. Il regno della paura serve a questo: impedire che si evada dal “lager”. La violenza terroristica è in aumento? Altro segnale, aggiunge Carpeoro: qualcuno, davanti a tanto sangue, si sta sfilando dall’élite criminale. E allora, forse, il super-vertice comincia ad avere paura, a sua volta. Per questo preme sull’acceleratore delle stragi.
Secondo Carpeoro, il male viene da lontano: è figlio del sistema economico attuale. Il capitalismo finanziario mondializzato è feroce, disumano: perché qualcuno stia meglio, bisogna che qualcun altro stia peggio. Mors tua, via mea. Da lì in poi, “vale” tutto. Anche la guerra. Fino al neoterrorismo della “sovragestione”. Guai, infatti, se dovessero trionfare gli ideali proclamati all’Onu, all’indomani della Seconda GuerraMondiale. Erano il cardine della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, fortemene voluta dalla “libera muratrice” Eleanor Roosevelt, secondo la quale «nessun sistema, nessun regime politico, nessuna dottrina sociale può essere giusta se ogni individuo, fino all’ultimo pigmeo africano, fino al più sfruttato lavoratore cinese o coreano, non può vivere con dignità o senza poter aspirare alla sua porzione di spazio spirituale e vitale, cioè di felicità». E allora ecco il “terrorismo interno” di oggi, la nuova strategia della tensione, che «salda il rapporto tra il popolo e il poterecon il collante della paura, com’era già accaduto ai tempi di Al-Qaeda e delle Torri Gemelle». Perché poi la manovalanza è islamica? Opera nostra, anche quella: a partire da Yalta, dalla scelta di non dare uno Stato ai palestinesi.
Una decisione fatale, dice Carpeoro, che determinò il ritiro dalla scena della componente più ispirata del mondo esoterico occidentale, la “fratellanza” dei Rosacroce, delusa dal patto di spartizione mondiale firmato da Roosvelt, Churchill e Stalin. Attorno alla “leggenda storicamente accaduta” dei Rosacroce, di cui è un grande studioso, Carpeoro ha scritto anche un romanzo, “Il volo del Pellicano”, edito da Melchisedek. Avvocato e giornalista (all’anagrafe, Gianfranco Pecoraro), Carpeoro è stato gran maestro della massoneria più “indipendente” (33esimo grado del Rito Scozzese), a capo di una comunione massonica auto-scioltasi per scongiurare pericolose infiltrazioni di potere. Ai Rosacroce si sarebbero ispirate correnti “deviate” fino al satanismo e vicinissime alla super-élite del massimo potere, quella della “sovragestione” degli “uomini che si credono Dio”. Di ben altra caratura, invece, i veri Rosacroce, il cui ultimo “Ormùs” fu il pittore Salvador Dalì, con accanto personaggi come Picasso, Erik Satie, Jean Cocteau, il regista moldavo Emil Loteanu. Era stata proprio la “paramassoneria” di potere, scrive Carpeoro, a sabotare – a Yalta – il grande progetto rosacrociano per il dopoguerra: pace in Medio Oriente. Vinsero gli altri, i protagonisti delle future Ur-Lodges: niente pace, meglio la guerra. Opportuno, quindi, coltivare i focolai dell’odio, partendo proprio dalla Palestina, in mezzo agli emirati del petrolio.
«Il tutto – scrive Carpeoro – si concluse con la istituzione del solo Stato di Israele». Sicché, «non risulta niente affatto avventato definire tale esito come la premessa del sorgere di un progenitore del neoterrorismo islamico, e cioè quello palestinese, nella prima versione dell’Olp». Dal Medio Oriente all’Italia: «Altrettanto accadde in occasione dell’omicidio del povero Enrico Mattei, reo di voler sottrarre il mondo del petrolio arabo alla gestione economica, ma anche culturale, della lobby delle Sette Sorelle, in nome della sua formazione socialista, scarsamente sensibile al perpetuarsi del poteredi certi sceicchi e califfi». Tessere di un mosaico, nemico della democrazia, da sud a nord: «Il progetto europeo di caratura liberalsocialista veniva definitivamente sabotato tramite l’omicidio del suo leader politico e spirituale Olof Palme, mettendo le basi di questa disgraziata Europaattuale, burocratica e disumana, unione solo di banche e burocratica distruttrice di economie produttive a favore di una finanzaormai astratta, estranea da ogni legittima aspirazione di popoli e individui». E dopo la Svezia, la “sovragestione” colpì di nuovo in terra d’Israele con l’omicidio del leader ebreo Rabin, «protagonista di una pax massonica, stavolta nel senso autentico, in Medio Oriente, che tanto aveva preoccupato i Signori della Guerrae del Terrore».
Come dire: solo gli sprovveduti possono pensare che il tragico carnevale dell’Isis nasca dal nulla. Passo su passo, di attentato in attentato, l’Occidente ha fabbricato «una polveriera che si chiama Islam», ma attenzione: «Darle questo nome è un abuso nei confronti della dottrina religiosa in questione», che infatti è stata «modificata, redatta, interpretata nell’ignoranza e nell’arretratezza, sponsorizzata dai satrapi del petrolio e dai potenti protetti dall’Occidente per incrementare odio e integralismo da utilizzare per la autoconservazione di un potereassoluto e cieco». Luoghi comuni: «Quando si dice Islam, automaticamente si pensa al mondo arabo, ma la logica delle divisioni etniche in questo caso non aiuta: il popolo turco non è arabo, quello afghano tanto meno, e neanche la quasi metà del popolo indiano islamico e di quello africano». In realtà, aggiunge Carpeoro, la grande religione islamica è stata «riadattata a strumento permanente di supporto a regimi politici integralisti e assoluti, neganti ogni diritto e ogni libertà democratica, fautori di sistemi sociali dove c’è chi ha tutto funzionalmente allo sfruttamento di chi non ha nulla». Solo così, quella religione «è diventata il collante di popolazioni quasi abbrutite dall’ignoranza e dal bisogno, tramite una rete di imam e presunti padri spirituali la cui presenza e la cui legittimazione era stata la prima cosa assolutamente proibita dal Profeta».
I veri leader islamici sono stati emarginati, e la parte sana delle popolazioni travolte dal terremoto è «dormiente e passiva di fronte a questo scempio». E siamo ai giorni nostri: «Ecco che dalla disperazione del popolo palestinese, dai flagelli vari, siccità, malattie, povertà del popolo africano, dalle drammatiche divisioni tra popoli asiatici nasce e si diffonde una vera e propria figura antropologica: il terrorista». Al terrorista, per decine di anni, «viene offerta la prospettiva simbolica che gli ha consentito di accettare il rischio di sacrificare la sua vita: il riscatto sociale». E i terroristi di oggi, annidati nelle nostre città che si vantano si realizzare una vera integrazione? «Quella che noi chiamiamo “integrazione” è stata solo la trasmissione di schemi consumistici e disumanizzanti», sostiene Carpeoro. Questo processo, è vero, «ha soppiantato il potenziale esplosivo del vecchio terrorismo», ma ne ha anche fatto impallidire le motivazioni sociali e politiche, che almeno ne consentivano la comprensione, mantenendo «un minimo di possibilità di recupero umano e sociale».
Ora è tardi: «Aiutata dalla sapiente diffusione di nuove droghe raffinate e di ulteriori adattamenti snaturanti della religione islamica, la mutazione antropologica del terrorista si è ulteriormente evoluta: da esseri comunque umani a macchine del terrore». L’Isis, appunto: uomini «addestrati e resi dipendenti da varie droghe in campi adeguatamente finanziati e organizzati». Questo esercito di neoterroristi «è oggi pronto a spargersi nelle nostre città come metastasi di un carcinoma, e noi siamo impotenti». Ma attenzione: «E’ un esercito “sovragestito”, anche se dubito molto che chi ne fa parte ne sia consapevole». Sono temi che lo stesso Carpeoro approfondirà in un saggio che si annuncia esplosivo, “Dalla massoneria al terrorismo”, che uscirà in autunno per i tipi di Uno Editori. Si scrive Isis, ma si legge “sovragestione”. Il problema siamo noi, il nostro sistema: che va radicalmente bonificato nella sua struttura occulta di potere. «La vera scommessa dell’Occidente è la nascita di un Neoumanesimo».
Si credono Dio, anziché ricercare la propria spiritualità. Non sono più degli iniziati, ma dei contro-iniziati. Per il massone Gianfranco Carpeoro, è questa la profonda motivazione psicologica che spinge gli uomini del vertice-ombra dell’Occidente a organizzare il terrorismo più spietato, ieri affidato ad Al-Qaeda e oggi all’Isis. L’obiettivo strategico non cambia: mantenere il potere in pochissime mani, a qualsiasi costo, utilizzando l’intelligence per “fabbricare” leader islamisti adatti a reclutare kamikaze, figli di un mondo devastato dai dominus occidentali. Carpeoro la chiama “sovragestione”, ed è la chiave per capire di che morte stiamo morendo. I boss occulti della “sovragestione”? Si tratta di «un ristretto numero di persone, che fanno parte della finanza e della politica internazionale». A loro volta, «manovrano pezzi di governi, di amministrazioni, di servizi segreti, logge massoniche o paramassoniche, strutture religiose di varia estrazione, istituzioni bancarie, esponenti dell’economia o dell’imprenditoria». La struttura ricorda quella della ‘ndrangheta: «Una rete ad anelli, dove la regola aurea viene ampiamente rispettata: ogni anello conosce solo e soltanto l’anello che gli è immediatamente superiore e quello che gli è immediatamente inferiore e nulla più».
Perché siamo finiti tra le spire della “sovragestione”, che ultimamente ha preso di mira l’Europa con gli attentati di Parigi, Bruxelles e Nizza, regolarmente targati Isis? Per Gioele Magaldi, autore del bestseller “Massoni” (Chiarelettere), non si può George W. Bushcapire molto se non si legge tra le righe: l’origine del potereoccidentale moderno è interamente massonico (democrazia, laicisimo). Ma nel dopoguerra la massoneria internazionale ha partorito 36 super-strutture segrete, chiamate Ur-Lodges (logge madri), che hanno intrapreso una gestione monopolistica della politica, dell’economia, della finanza. Alcune di queste hanno espresso una tendenza neo-conservatrice, aristocratica, neo-feudale. Fino all’eccesso: la strategia della tensione, i golpe in mezzo mondo. Avverte Magaldi: anche questo va interpretato; se sei consapevole di averla “inventata” tu, la modernità, mettendo fine all’assolutismo monarchico con la Rivoluzione Francese e all’oscurantismo vaticano con il Risorgimento italiano, può accadere che ti consideri il padrone del mondo, il nuovo mondo che hai contribuito in modo determinante a creare, abbattendo l’Ancien Régime.
Il che è aberrante, ma aiuta a “vedere” come ragionano i capi supremi dell’élite mondiale reazionaria che dagli anni ‘80 ha preso il sopravvento, dichiarando guerra alla democrazia e imponendo la sua globalizzazione a mano armata, gestita dalle multinazionali finanziarie. E a questo disegno appartiene anche l’ultimissima stagione: quella del terrore, che ci sta investendo. Non a caso, nel mirino è finita anche l’Europa, terremotata dall’austerity. Se da qualche anno il terrore “islamista” si rivolge contro l’Europa, scrive Gianfranco Carpeoro sulla sua pagina Facebook, «non è certamente perché il “sovragestore” vuole distruggerla». Al contrario: l’élite occidentale che organizza il terrorismo-kamikaze «ha interesse che rimanga così», questa Unione Europea interamente in mano a loro, gli oligarchi della finanza. Ergo: «Il neoterrorismo deve impedire che l’Europasi liberi dal giogo monetario delle banche e dalla soggezione al potere finanziario». Sono sempre “loro”, gli uomini al comando dietro le quinte: ieri col Trattato di Maastricht che ha rovinato l’Italia, poi con i diktat della Troika che hanno ridotto la Grecia alla fame. Gli europei cominciano a ribellarsi? Ed ecco gli attentati “islamici”. Il regno della paura serve a questo: impedire che si evada dal “lager”. La violenza terroristica è in aumento? Altro segnale, aggiunge Carpeoro: qualcuno, davanti a Carpeorotanto sangue, si sta sfilando dall’élite criminale. E allora, forse, il super-vertice comincia ad avere paura, a sua volta. Per questo preme sull’acceleratore delle stragi.
Secondo Carpeoro, il male viene da lontano: è figlio del sistema economico attuale. Il capitalismo finanziario mondializzato è feroce, disumano: perché qualcuno stia meglio, bisogna che qualcun altro stia peggio. Mors tua, via mea. Da lì in poi, “vale” tutto. Anche la guerra. Fino al neoterrorismo della “sovragestione”. Guai, infatti, se dovessero trionfare gli ideali proclamati all’Onu, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Erano il cardine della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, fortemente voluta dalla “libera muratrice” Eleanor Roosevelt, secondo la quale «nessun sistema, nessun regime politico, nessuna dottrina sociale può essere giusta se ogni individuo, fino all’ultimo pigmeo africano, fino al più sfruttato lavoratore cinese o coreano, non può vivere con dignità o senza poter aspirare alla sua porzione di spazio spirituale e vitale, cioè di felicità». E allora ecco il “terrorismo interno” di oggi, la nuova strategia della tensione, che «salda il rapporto tra il popolo e il potere con il collante della paura, com’era già accaduto ai tempi di Al-Qaeda e delle Torri Gemelle». Perché poi la manovalanza è islamica? Opera nostra, anche quella: a partire da Yalta, dalla scelta del lontano 1945 di non dare uno Stato ai palestinesi.
Una decisione fatale, dice Carpeoro, che determinò il ritiro dalla scena della componente più ispirata del mondo esoterico occidentale, la “fratellanza” dei Rosacroce, delusa dal patto di spartizione mondiale firmato da Roosvelt, Churchill e Stalin. Attorno alla “leggenda storicamente accaduta” dei Rosacroce, di cui è un grande studioso, Carpeoro ha scritto anche un romanzo, “Il volo del Pellicano”, edito da Melchisedek. Avvocato e giornalista (all’anagrafe, Gianfranco Pecoraro), Carpeoro è stato gran maestro della massoneria più “indipendente” (33esimo grado del Rito Scozzese), a capo di una comunione massonica auto-scioltasi per scongiurare pericolose infiltrazioni di potere. Ai Rosacroce si sarebbero ispirate correnti “deviate” fino al satanismo e vicinissime alla super-élite del massimo potere, quella della “sovragestione” degli “uomini che si credono Dio”. Di ben altra caratura, invece, i veri Rosacroce, il cui ultimo “Ormùs” fu il pittore Salvador Dalì, con accanto personaggi come Picasso, Erik Satie, Jean Cocteau, il regista moldavo Emil Loteanu. Era stata proprio la “paramassoneria” di potere, scrive Carpeoro, a sabotare – a Yalta – il grande progetto rosacrociano per il dopoguerra: pace in Medio Oriente. Vinsero gli Yitzhak Rabinaltri, i protagonisti delle future Ur-Lodges: niente pace, meglio la guerra. Opportuno, quindi, coltivare i focolai dell’odio, partendo proprio dalla Palestina, in mezzo agli emirati del petrolio.
«Il tutto – scrive Carpeoro – si concluse con la istituzione del solo Stato di Israele». Sicché, «non risulta niente affatto avventato definire tale esito come la premessa del sorgere di un progenitore del neoterrorismo islamico, e cioè quello palestinese, nella prima versione dell’Olp». Dal Medio Oriente all’Italia: «Altrettanto accadde in occasione dell’omicidio del povero Enrico Mattei, reo di voler sottrarre il mondo del petrolio arabo alla gestione economica, ma anche culturale, della lobby delle Sette Sorelle, in nome della sua formazione socialista, scarsamente sensibile al perpetuarsi del potere di certi sceicchi e califfi». Tessere di un mosaico, nemico della democrazia, da sud a nord: «Il progetto europeo di caratura liberalsocialista veniva definitivamente sabotato tramite l’omicidio del suo leader politico e spirituale Olof Palme, mettendo le basi di questa disgraziata Europa attuale, burocratica e disumana, unione solo di banche e burocratica distruttrice di economie produttive a favore di una finanza ormai astratta, estranea da ogni legittima aspirazione di popoli e individui». E dopo la Svezia, la Il leader socialista svedese Olof Palme“sovragestione” colpì di nuovo in terra d’Israele con l’omicidio del leader ebreo Rabin, «protagonista di una pax massonica, stavolta nel senso autentico, in Medio Oriente, che tanto aveva preoccupato i Signori della Guerra e del Terrore».
Come dire: solo gli sprovveduti possono pensare che il tragico carnevale dell’Isis nasca dal nulla. Passo su passo, di attentato in attentato, l’Occidente ha fabbricato «una polveriera che si chiama Islam», ma attenzione: «Darle questo nome è un abuso nei confronti della dottrina religiosa in questione», che infatti è stata «modificata, redatta, interpretata nell’ignoranza e nell’arretratezza, sponsorizzata dai satrapi del petrolio e dai potenti protetti dall’Occidente per incrementare odio e integralismo da utilizzare per la autoconservazione di un potere assoluto e cieco». Luoghi comuni: «Quando si dice Islam, automaticamente si pensa al mondo arabo, ma la logica delle divisioni etniche in questo caso non aiuta: il popolo turco non è arabo, quello afghano tanto meno, e neanche la quasi metà del popolo indiano islamico e di quello africano». In realtà, aggiunge Carpeoro, la grande religione islamica è stata «riadattata a strumento permanente di supporto a regimi politici integralisti e assoluti, neganti ogni diritto e ogni libertà democratica, fautori di sistemi sociali dove c’è chi ha tutto funzionalmente allo sfruttamento di chi non ha nulla». Solo così, quella religione «è diventata il collante di popolazioni quasi abbrutite dall’ignoranza e dal bisogno, tramite una rete di imam e presunti padri spirituali la cui presenza e la cui legittimazione era stata la prima cosa assolutamente proibita dal Profeta».
I veri leader islamici sono stati emarginati, e la parte sana delle popolazioni travolte dal terremoto è «dormiente e passiva di fronte a questo scempio». E siamo ai giorni nostri: «Ecco che dalla disperazione del popolo palestinese, dai flagelli vari, siccità, malattie, povertà del popolo africano, dalle drammatiche divisioni tra popoli asiatici nasce e si diffonde una vera e propria figura antropologica: il terrorista». Al terrorista, per decine di anni, «viene offerta la prospettiva simbolica che gli ha consentito di accettare il rischio di sacrificare la sua vita: il riscatto sociale». E i terroristi di oggi, annidati nelle nostre città Isische si vantano si realizzare una vera integrazione? «Quella che noi chiamiamo “integrazione” è stata solo la trasmissione di schemi consumistici e disumanizzanti», sostiene Carpeoro. Questo processo, è vero, «ha soppiantato il potenziale esplosivo del vecchio terrorismo», ma ne ha anche fatto impallidire le motivazioni sociali e politiche, che almeno ne consentivano la comprensione, mantenendo «un minimo di possibilità di recupero umano e sociale».
Ora è tardi: «Aiutata dalla sapiente diffusione di nuove droghe raffinate e di ulteriori adattamenti snaturanti della religione islamica, la mutazione antropologica del terrorista si è ulteriormente evoluta: da esseri comunque umani a macchine del terrore». L’Isis, appunto: uomini «addestrati e resi dipendenti da varie droghe in campi adeguatamente finanziati e organizzati». Questo esercito di neoterroristi «è oggi pronto a spargersi nelle nostre città come metastasi di un carcinoma, e noi siamo impotenti». Ma attenzione: «E’ un esercito “sovragestito”, anche se dubito molto che chi ne fa parte ne sia consapevole». Sono temi che lo stesso Carpeoro approfondirà in un saggio che si annuncia esplosivo, “Dalla massoneria al terrorismo”, che uscirà in autunno per i tipi di Uno Editori. Si scrive Isis, ma si legge “sovragestione”. Il problema siamo noi, il nostro sistema: che va radicalmente bonificat

fonte: http://www.libreidee.org/

2017-09-03

I.G. Farben - la fabbrica dei lager nazisti


La IG Farben fu un conglomerato di aziende tedesche formato nel 1925, alcune delle quali attive dalla prima guerra mondiale.

Farben è una parola tedesca che significa "vernici", "tinture", o "colori", e inizialmente molte di queste aziende producevano tinture, ma ben presto iniziarono a dedicarsi a una chimica sempre più avanzata. 

Prima della guerra, le aziende tedesche produttrici di coloranti per tessuti avevano praticamente il monopolio del mercato mondiale, che persero durante il conflitto. Una soluzione per riottenere questo primato fu quella di effettuare una grossa fusione. 
La fondazione della IG Farben fu una reazione alla sconfitta della Germania nel primo conflitto mondiale. 

La IG Farben detenne un monopolio quasi totale sulla produzione chimica durante il periodo della Germania Nazista. L'azienda chimica tedesca fu il cuore finanziario del regime di Hitler e fu la principale fornitrice dello Zyklon-B (la sostanza mortale utilizzata nelle camere a gas dei lager) al governo tedesco, durante l'Olocausto

La IG Farben fu anche una delle società che più richiesero deportati come cavie per esperimenti e test di medicinali di vario genere, grazie ai quali furoni inventati il gas nervino, l'eroina, il metadone e altre sostanze (specialmente a opera della Bayer, una delle società costitutive) ...
I responsabili dei Lager Nazisti della I.G. Farben - Processo di Norimberga




















La IG Farben consisteva delle seguenti grandi aziende, banche e ovviamente la Standard Oil di Rockefeller e di diverse altre più piccole.



AGFA
Cassella
BASF (Badische Anilin und Soda Fabrik)
Bayer
Hoechst
Huels
Kalle

I.G FARBEN WIKIPEDIA
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ZYKLON B


Fritz Haber inventore dello Zyklon B

"Perché questo articolo? 
Perché tanti medici facevano i medici in quel contesto storico (la Germania nazista) inquadrati nell’industria dello sterminio razziale; nello specifico selezionando chi poteva esser utile (lavoro nei campi forzati fino all’esaurimento fisico e poi camera a gas + crematorio) e chi invece andava eliminato immediatamente o – come l’igienista Kurt Gestner – a livelli più alti pianificando a livello teorico la massimizzazione dell’efficienza dello sterminio abbattendo il più possibile i costi da sostenere...."

STORIA DELLO ZYKLON B
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DOCUMENTARIO

Un breve ma chiaro documento sulla creazione del Nazismo e della diretta partecipazione di politici
militari e multinazionali del profitto senza regole che oggi comandano i mercati del consumo.
Il Nazismo un Olocausto programmato da chi oggi gestisce le nostre Democrazie.



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IPRITE DETTO "GAS MOSTARDA" 
UNA VERGOGNA PER L'UMANITA'

Il 2 dicembre 1943 la flotta alleata, attraccata nel porto di Bari venne bombardata da un centinaio di aerei tedeschi, subendo forti danni. La nave alleata John Harvey scoppiò e colò a picco. Essa conteneva nelle stive 2000 bombole di iprite (100 tonnellate) pronte all’uso nonostante la firma del contratto di Ginevra nel 1923 che impediva l’uso di gas asfissianti e/o tossici.
Nell’Adriatico, ancora oggi sono depositate sul fondo alcune centinaia di tonnellate di Iprite, in bombole fatte affondare subito dopo il 1945 dal Comando Alleato per nascondere all’opinione pubblica il loro impiego durante la guerra.

Nell’attacco al porto di Bari vi furono 600 intossicati, con il corpo coperto di vesciche, cui seguirono diversi morti nelle successive ventiquattro ore.
I tedeschi comunque non erano stati da meno. Infatti prima della ritirata essi avevano distrutto un impianto chimico nel pressi di Foggia, dove producevano iprite scaricando nell’Adriatico, in prossimità di Molfetta, Manfredonia, Trani e Margherita di Savoia, diverse tonnellate del gas chiuso in bombole che negli ultimi 50 anni sono spesso finite nelle reti dei pescatori dell’Adriatico.

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CRONACA 

La Spezia - 14 Dicembre 2012:

IPRITE a LA SPEZIA
Sequestrate 4 tonnellate di gas
L' ARTICOLO

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Bari - 25 giugno 2012:

IPRITE a BARI

Crimini Alleati


L' ARTICOLO

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BARI 1943, LA SECONDA PEARL HARBOR

Delle 30 navi nel porto almeno 17 sono state affondate, fra le quali cinque mercantili americani, e otto molto danneggiate. Le perdite in uomini sono state almeno un migliaio». Lo stesso generale Dwight David Eisenhower, comandante supremo delle forze alleate in Europa, confermò l’episodio nel 1949: «Il 2 dicembre '43 avvenne nel porto di Bari un incidente molto spiacevole e inquietante (…). Il porto fu soggetto a un’incursione e subimmo la più grave perdita inflittaci durante l’intero periodo della campagna militare nel Mediterraneo e in Europa. Perdemmo sedici navi (…)».
Ma né l’autorevole quotidiano americano, né Eisenhower scrissero che tra le navi distrutte c’era la John Harvey, esplosa con il carico di un centinaio di tonnellate di bombe all’iprite (o gas mostarda), sostanza chimica vescicante e mortale – già usata dai tedeschi a Ypres (Belgio) durante la Grande Guerra, nonostante il Protocollo di Ginevra,....continua

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BIOGRAFIE 

J. D. ROCKEFELLER
(FUTURI FONDATORI DEL GRUPPO BILDERBERG)

IL NAZISMO UN BUSINESS MILIARDARIO DELLA STANDARD OIL E I.G. FARBEN


Uno dei maggiori finanziatori dell' Olocausto Nazista

Nel 1932, John D. Rockefeller nomina William Stamps Farish a capo della Standard Oil. Farish è amico di Hermann Schmitz, capo della IG Farben, e arruola IvyLee per una propaganda filo nazista sulla stampa Usa. William Farish è il principale artefice e successivamente gestore del cartello Standard Oil-Farben per la produzione in Germania di benzina sintetica, nafta dal carbone e gas. Le due società avevano in comune vari stabilimenti in Germania e nel resto d'Europa, fra i quali la Deutsche-Amerikanische Petroleum A.G.(DAPAG), nei pressi di Auschwitz, la principale sussidiaria tedesca della Standard Oil. Direttore del DAPAG era Karl Lindemann, membro del Circolo degli Amici di Heinrich Himmler

Auschwitz si trovava nelle vicinanze di ricchi giacimenti di carbone. La IG Farben vi impianta una fabbrica, la Buna Chemical Plant, per la produzione di petrolio e gomma (dal carbone) che impiega i prigionieri dei campi come operai-schiavi che, nel 1944, arrivano ad essere 83.000. La IG Farben detiene tra l'altro il brevetto dello Zyklon B, un pesticida che verrà usato nelle camere a gas dei campi di sterminio.

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IL BANKSTER PRESCOTT BUSH ALIAS "GAMBY"
IL SOCIO DI ADOLF HITLER



Il padre di "Poppy” si chiamava Prescott Sheldon Bush. Come lo sarebbero stati a loro volta i suoi discendenti, fu membro della Skull and Bones, società che gli permise di entrare in contatto con le famiglie Harriman e Walker, formatesi anch’esse all' Università di Yale. L'unione con Dorothy Walker, figlia del ricco industriale George Herbert Walker, non era destinata a generare solo molti figli, ma anche grandi affari tra il clan dei Bush e quello dei Walker (sempre sotto l'ala protettrice degli Harriman e dei Rockefeller, naturalmente).

Il 20 ottobre 1942, dieci mesi dopo la dichiarazione di guerra al Giappone e alla Germania da parte degli Stati Uniti, il presidente Roosevelt ordinò la confisca delle azioni della Union Banking Corporation (UBC) in quanto accusata di finanziare Hitler e di avere ceduto quote azionarie a importanti gerarchi nazisti. Prescott Bush era allora azionista e direttore dell'UBC. Una questione del massimo interesse, considerato che, dopo essere salito al potere nel 1933, Hitler aveva decretato l'abolizione del debito estero tedesco, contratto in larga parte in seguito al Trattato di Versailles.

Ogni credito internazionale alla Germania nazista era pertanto interrotto. La famiglia Harriman e il suo socio Prescott Bush si incaricarono di effettuare presso la borsa di Wall Street le operazioni necessarie affinché tramite Franz Thyssen e Friedrich Flich - grande amico di Himmler e patrocinatore delle "camicie brune", le SS e le truppe di assalto (SA) - Hitler potesse avere parziale accesso a crediti internazionali, senza i quali non sarebbe mai riuscito a finanziare le importazioni richieste dalla sua industria bellica.

Il 28 ottobre 1942, Roosevelt ordinò la confisca delle azioni di due compagnie statunitensi che contribuivano ad armare Hitler, la Holland American Trading Corporation e la Seamless Equipment Corporation, entrambe amministrate dalla banca di proprietà della famiglia Harriman, di cui era allora direttore Bush. L’8 novembre 1942, mentre in Africa, vicino ad Algeri, si registravano sanguinosi scontri in cui migliaia di soldati americani perdevano la vita, il presidente Roosevelt ordinò la confisca delle azioni dellaSilesian-American Corporation, gestita ormai da diversi anni da Prescott Bush e da suo suocero George Walker. Le quattro confische ebbero luogo nel quadro del "Trading with the Enemy Act”, legge volta a punire chiunque portasse avanti affari con il nemico... Qui: continua

tratto dal libro di Graziano Walter
HITLER HA VINTO LA GUERRA

IL LIBRO



Fonte: ilnuovorinascimentoitaliano.blogspot.it

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

2017-08-30

la storia di Anteo Zamboni, il ragazzo che voleva uccidere Mussolini


«Degli attentati da me subiti, quello di Bologna non fu mai completamente chiarito. Certo che me la cavai per miracolo. L'esecutore, o presunto tale, fu invece linciato dalla folla. Con questo atto barbarico, che deprecai, l'Italia non dette certo prova di civiltà.» 
Tra l'inizio del novembre 1925 e la fine dell'ottobre 1926, Benito Mussolini scampò a quattro attentati. Secondo molte voci questi eventi finalizzati ad uccidere il Duce erano ispirati da potenze straniere. Mussolini ne ricavò la certezza d'essere protetto da una buona stella. L'attentato che più mise in pericolo la vita dell'uomo nato a Predappio fu l'ultimo dei quattro, evento avvenuto a Bologna il 31 ottobre del 1926. L'accadimento della città emiliana destò profondo dolore per l'esecuzione sommaria dell'attentatore, un ragazzo che aveva da poco superato i 15 anni. Quel ragazzo si chiamava Anteo Zamboni.
Anteo nacque a Bologna l'11 d'aprile del 1911. Figlio di Mammolo Zamboni e Viola Tabarroni. Solitario e taciturno, fu soprannominato in seno alla famiglia “il patata”, pare a causa della sua scarsa intelligenza.
Il padre, ex anarchico, svolgeva l'attività di tipografo. Probabilmente abbandonò gli ideali anarchici nel momento in cui ricevette il compito di stampare i fogli di propaganda fascista della locale sezione del partito.
Si sa, gli ideali sono importanti, ma il pane in tavola bisogna pur metterlo.
Anche il figlio Anteo sarà ricordato da tutti come giovane anarchico malgrado avesse aderito all'organizzazione giovanile fascista, forse in questo spinto dal padre o forse il ricordo sarà costruito in funzione dell'attività svolta dal padre.
Ricostruite gli ideali di un quindicenne risulta complesso, ancora di più a quasi un secolo dagli eventi narrati.
Possiamo facilmente ricostruire i fatti di quella sera dell'ottobre 1926.
Ricostruirli sino al momento antecedente lo sparo poiché, in questo caso, non vi è un Gaetano Bresci che candidamente ammette l'omicidio, ricordato come regicidio, di Re Umberto.


Il 31 ottobre 1926 ricorreva il quarto anniversario della nomina a primo ministro di Mussolini dopo la marcia su Roma.
Bologna attendeva l'evento con il vestito della festa: la città era addobbata con fasci e tricolori.
La gente premeva sulle spalle del vicino per il passaggio del corteo fascista.
Voci sommesse e urla sguaiate.
Bambini tenuti per mano e neonati lanciati nel tramonto della sera.
I nemici del regime furono messi preventivamente sotto custodia.
Mussolini si trovava a Bologna non solo per la commemorazione ma, soprattutto, per l'inaugurazione del nuovo stadio Littorale, all'epoca il più capiente d'Italia.
Il Duce si trovava a bordo di un'automobile scoperta, guidata dal Ras di Bologna, Leandro Arpinati, amico del padre del futuro attentatore.
Arpinati non fu solo amico del padre, ma ne condivise gli ideali anarchici in gioventù.
Il corteo delle automobili si dirigeva verso la stazione quando, all'altezza di via Indipendenza, uno sparo di rivoltella echeggiò nella gioiosa festa d'ottobre.
Il colpo mancò il bersaglio.
Questione di millimetri.
Il proiettile trapassò la fascia dell'Ordine Mauriziano che Mussolini indossava, lasciandolo illeso. La ricostruzione del concitato momento la troviamo nelle parole del maresciallo maggiore Francesco Burgio: «Mi trovavo come spettatore accanto ai militari di prima linea che erano di cordone, presso l'angolo di via Rizzoli e di via dell'Indipendenza, quando giunse il corteo presidenziale. Mentre dalle finestre dei palazzi cadevano fiori sull'automobile del Duce, un individuo, allontanato bruscamente un soldato del cordone, ha allungato il braccio destro in direzione dell'onorevole Mussolini facendo l'atto di sparare. Per fortuna un maresciallo dei carabinieri, il signor Vincenzo Acclavi, del nucleo di Trieste, dava un brusco colpo al braccio dello sconosciuto; così che il colpo, esploso in quel momento, deviava e il Duce sfuggiva per miracolo al criminoso gesto dell'attentatore. Fra i primi ad afferrare lo sparatore furono un tenente del 56º fanteria ed alcuni squadristi.» Il tenente di fanteria che per primo agguantò il presunto attentatore era Carlo Alberto Pasolini, padre di Pier Paolo.
Il giovane una volta bloccato fu colpito.
Ripetutamente.
Fu pugnalato.
Quattordici, 14, volte.
Fu esploso un colpo di pistola, indirizzato al corpo che inerme giaceva sul selciato.
Il ragazzo, morente, fu spogliato e abbandonato ai margini del corteo di gente e automobili.


Benito Mussolini rientrò a Roma.
Il 25 novembre del 1926 furono approvati alcuni provvedimenti eccezionali contro gli antifascisti.
Poco dopo, o forse a causa, dell'attentato di Bologna nascevano le Leggi per la difesa dello Stato.
L'attentatore, meglio sarebbe descriverlo come lo strano attentatore poiché si trattava di un quindicenne figlio di persone legate all'ambiente fascista, era morto. Non poteva dare spiegazioni necessarie a trovare i mandanti.
Le indagini inizialmente si svolsero negli ambienti dello squadrismo locale, Bologna, e di città vicine, Cremona.
Il Ras di Bologna, Arpinati, era amico del padre dell'attentatore. Amicizia maturata nella comune appartenenza ad ideali anarchici, che i due abbandonarono per convenienza politica o economica. Le accuse rivolte ad Arpinati parvero infondate, non così quelle nei confronti del Ras di Cremona, il famoso Roberto Farinacci, ricordato da molti come la “suocera del regime” a causa del suo impegno politico nei confronti di alti gerarchi fascisti.
Perché Farinacci, fascistissimo, avrebbe dovuto attentare alla vita di Mussolini?
Il Ras di Cremona perse molte simpatie nelle alte sfere del regime dopo la decisione di difendere personalmente uno degli assassini di Matteotti. Il Duce voleva poco clamore intorno al processo, ma Farinacci fece in modo che l'obiettivo di Mussolini fosse disatteso.
Tra una seduta e l'altra fu costretto alle dimissioni e al ritorno nella natia Cremona, dove svolse l'attività di avvocato non smettendo mai di propugnare il ritorno al fascismo delle origini. Raccolse intorno a se molti consensi, che l'elevarono alla figura di anti-Duce. Farinacci fu l'unico gerarca fascista non invitato ufficialmente alle celebrazioni di Bologna. Molte testimoni dichiararono d'aver visto il Ras di Cremona nella città emiliana, dove si aggirava solitario e accigliato per le vie del centro.
Esistendo chiare possibilità di un complotto interno al regime fascista, le autorità imposero di non indagare ulteriormente visto le gravi ripercussioni che ciò avrebbe avuto sull'opinione pubblica.
L'attentato era opera di un elemento isolato.
Un ragazzo di quindici anni di età.


Possibile che un quindicenne avesse operato da solo un attentato al Duce?
Le autorità ipotizzarono la presenza sulla scena del crimine del fratello maggiore di Anteo Zamboni, Ludovico, nonché la corresponsabilità del padre Mammolo e della zia, Virginia Tabarroni. Lodovico Zamboni fu presto scagionato da ogni responsabilità poiché si trovava a Milano nel corso di quella giornata d'ottobre. Le autorità si concentrarono sull'ipotesi del complotto familiare, basandosi unicamente sui trascorsi anarchici di Mammolo Zamboni.
I procedimenti penali si conclusero con la condanna a 30 anni di carcere per Mammolo e Virginia, responsabili d'aver influenzato il giovane Anteo con idee anarchiche. I fratelli Lodovico e Assunto furono scagionati da ogni responsabilità ma comunque condannati al confino in quanto elementi pericolosi: Lodovico a Ponza e Assunto a Lipari.
Il confino fu stabilito per un periodo di 5 anni.
Il 24 novembre 1932, Benito Mussolini decise di graziare i condannati. Questa decisione fu influenzata dal forte intervento di Arpinati, amico di Mammolo, che all'epoca della grazia ricopriva la carica di sottosegretario agli interni.
Mammolo Zamboni continuò a professare l'assoluta innocenza del figlio e della famiglia.
Proclami che cambiò radicalmente nel secondo dopoguerra.
Mammolo sostenne che la paternità dell'attentato era del figlio Anteo, inoltre spiegò che dovette professare l'innocenza del ragazzo per scagionare se stesso e la famiglia dalle accuse.
E se dietro gli attentati a Mussolini vi furono intrighi internazionali?
Francia e Gran Bretagna potevano avere interessi ad eliminare il Duce?
Il 7 aprile del 1926, un'aristocratica irlandese, Violet Albina Gibson, sparò a Mussolini ferendolo leggermente al naso. La famiglia della Gibson aveva relazioni amichevoli con il ministro degli Esteri britannico, sir Austen Chamberlein. Il governo inglese cercò di convincere Mussolini ad insabbiare il caso, accadimento che probabilmente riuscì dato che il 12 maggio 1927 il tribunale speciale dichiarò la Gibson incapace d'intendere e volere ordinandone l'espulsione dall'Italia.
Di certo c'è solo che Mussolini impose drastici cambiamenti, inserendo la pena di morte per chiunque attentasse alla vita del Re, della Regina o del principe ereditario, senza dimenticare il presidente del Consiglio.
Scolpito nella memoria collettiva il sentito intervento del Papa, Pio XI, dopo l'attentato di Bologna: «si tratta di un criminale attentato il cui solo pensiero ci rattrista e che ci fa rendere grazie a Dio per il suo fallimento.»


Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Bibliografia

Franco Fucci – Le polizie di Mussolini, la repressione dell'antifascismo nel Ventennio – Milano, Mursia 1985

Marco Cesarini Sforza – Gli attentati a Mussolini. Per pochi centimetri fu sempre salvo – Storia Illustrata 1965

Brunella della Casa – Attentato al Duce. Le molte storie del caso Zamboni – Bologna, Il Mulino 2000

Arrigo Petacco – L'uomo della provvidenza – Milano, Mondadori 2004

Sandro Gerbi – Perché il Patata sparò al Duce – Il corriere della sera, 15 febbraio 1996

Mario Fusti Carofiglio – Vita di Mussolini e storia del Fascismo – Torino, Società Editrice Torinese 1950