2017-08-15

Pietro d'Abano, medico e astrologo bruciato sul rogo un anno dopo la morte


Pietro d'Abano, latinizzato in Petrus Patavinus, fu celebre medico e filosofo italiano del medioevo. Nacque nel 1250 in Abano, villaggio della provincia di Padova ai piedi dei colli Euganei. 
Pietro fu uno dei più colti scienziati dei suoi tempi, ed i suoi scritti donano ai posteri una grande impronta di originalità. Fu tenuto in considerazione come uno dei principali rinnovatori della vera scienza in Italia.  Amico di Marco Polo, visse a lungo a Costantinopoli per imparare il greco e l'arabo, studiando in originale i testi di Galeno e Avicenna. La partenza dal Veneto potrebbe considerarsi una fuga poiché in patria lo inseguiva l'accusa d'aver partecipato ad un omicidio.

Le notizie sulla vita di Pietro sono scarse e lacunose, purtroppo.

Tornò in Veneto per dirigersi a Parigi dove insegnò medicina, filosofia e astrologia all'università. In questo periodo subì il primo processo per eresia ma fu rilasciato grazie all'intervento del papa. L'anno esatto dell'incriminazione dovrebbe essere il 1300. Non è conosciuto l'anno in cui fu rilasciato.

Nel 1306 fece ritorno a Padova per insegnare nella locale università. 
Immediatamente fu agguantato dalla Santa Inquisizione. 
Subì un secondo processo, per negromanzia, senza incorrere nella sentenza definitiva, ossia il rogo purificatore. 


Perché la sua dottrina lo fece inquisire come negromante?
Cos'è la negromanzia?
La negromanzia, che deriva da una parola greca composta da altre due ovvero morto e predizione, è una forma di divinazione in cui i praticanti cercano di evocare spiriti e defunti. A partire dal medioevo la negromanzia fu associata alla magia oscura e all'evocazione di demoni. 
Perché Pietro d'Abano fu accusato di praticare la negromanzia?
Questo difficilmente lo potremmo scoprire, sappiamo però che il medico e filosofo portò nel nostro paese un insieme di conoscenze e concetti ignorati in precedenza. 
Pietro d’Abano non credeva che i pianeti fossero spiriti, quanto piuttosto corpi fisici superiori, che muovono ed influenzano in modo naturale gli esseri terreni, in particolare il corso delle malattie e la salute dell’uomo. L’astrologia-astronomia si configura dunque scientia licitae non ‘superstiziosa”. Una scienza “lecita” dunque, basata su cause del tutto naturali, che non contrastava soprattutto con le leggi divine dato che gli astri, nella visione di Pietro d’Abano, rappresentavano le “cause intermedie” tra Dio, l’origine di tutto, e gli eventi terreni. Questi accenti forse spiegano il motivo dei vari processi che Pietro dovette subire, senza che ci sia bisogno di ammettere da parte sua alcuna attività di mago o negromante. 1
La realtà spesso supera la fantasia dell'uomo moderno. 
Su Pietro d'Abano circolavano in Padova voci circa il fatto che avesse appreso le sette arti liberali da altrettanti spiriti, che egli stesso aveva rinchiuso in un'ampolla di cristallo, e che fosse capace di far tornare il denaro speso nella propria borsa.
Vox populi, vox Dei.
La voce del popolo, la voce di Dio.


Le accuse di negromanzia scavarono nell'ambiente più torbido ma anche più conosciuto dell'epoca. Il negromante Pietro comandava l'occulto!
Specchi, drappi e cerchi.
Cieli neri, lampi e lingue di fuoco.
Strane figure che appaiono dalle pareti e si aggrovigliano in un processo di moltiplicazione.
Potere della fantasia e della superstizione, mai sopita nel genere umano.
Torniamo alla realtà dei fatti.


Durante il soggiorno padovano, probabilmente, ispirò Giotto nella stesura pittorica del ciclo che ornava Palazzo della Ragione. Il ciclo andò perduto a causa di un incendio che si sviluppò nelle stanze del palazzo. Fu rifatto, dopo il 1420, da alcuni pittori seguendo il medesimo schema iconografico. Il ciclo è suddiviso in 333 riquadri e si sviluppa su tre fasce sovrapposte. Risulta uno dei rarissimi cicli astrologici medievali giunti sino a noi. 
La decorazione pittorica, dovuta a Niccolò Miretto e Stefano da Ferrara, si svolge nelle "tre fasce superiori" delle quattro pareti su oltre 200 metri lineari (il punto di partenza è l'angolo sud-est, parete su piazza delle Erbe, segno dell'Ariete). Il tema astrologico è diviso in dodici comparti corrispondenti ai mesi, articolati ciascuno in tre fasce di nove ripiani. Ogni comparto comprende le raffigurazioni di un apostolo, dell'allegoria del mese, del segno zodiacale, del pianeta, delle occupazioni tipiche, dei mestieri, delle costellazioni: tutto intorno sono rappresentate le attività e i caratteri individuali delle persone definiti dalle influenze astrali, a loro volta legate alla data di nascita e all'ascendente. Nella "fascia inferiore" sono raffigurate le insegne dei giudici (dischi), simboleggiate da animali, a cui si aggiungono le virtù cardinali e le virtù teologali, i Santi protettori di Padova.


Ma non gran tempo dopo aver ispirato il sommo artista fu, nuovamente, accusato d'eresia.
I capi d'imputazione erano 53.
I motivi alla base dell'accusa quali possono essere stati?
L'aver impugnato l'esistenza dei demoni, l'aver dubitato della vera resurrezione di Lazzaro e l'aver avanzato dubbi su altri punti facenti parte del dogma della chiesa.
I preti inquisitori d'allora lo agguantarono per le strade di Padova e lo tradussero nelle carceri cittadine per sottoporlo a nuovo processo. 
Durante lo svolgimento del procedimento morì.
Correva l'anno 1316, forse il 1315.
Del passato non v'è certezza in talune occasioni.
Fu sepolto, in onta al volere degli inquisitori, nella chiesa di Sant'Antonio.
Il tribunale dell'inquisizione, implacabile, lo volle perseguire estinto, pubblicando la sentenza di condanna e bruciandolo in effigie. 2
La morte fisica, avvenuta probabilmente in seguito al rigoroso esame, consente a Pietro di sorpassare la storia e d'entrare nella leggenda. Il medico e astrologo fu ritenuto, erroneamente, l'autore di alcuni testi di magia bianca e nera, come l'Heptameron o libro delle evocazioni, all'interno dei quali si narra di cerchi magici, di esorcismi e di riti per evocare gli angeli o i geni delle ore e delle stagioni. Le cerimonie descritte nel testo conducevano all'utilizzo di profumi, acqua santa, vasi di terra e fuochi per evocare gli spiriti, benigni i maligni che fossero.
I filosofi arabi sono del parere che alcuni individui si sollevino oltre le forze del corpo e della sensorialità e superando queste con l'ausilio del cielo e delle intelligenze giungano ad assumere entro di loro una forza divina. 
Pietro d'Abano studiò a stretto contatto con questi pensatori durante il soggiorno a Costantinopoli. 
Ritornò in Italia con un bagaglio di idee sino ad allora sconosciute sul suolo italico.
La figura di Pietro si colloca a cavallo tra duecento e trecento e sul difficile crinale tra medicina e astrologia. 
La mentalità ristretta dei frati inquisitori contribuì alla diffusione delle leggende sulla figura, carismatica, di uno scienziato dotato di grande ingegno ed intelletto. 
La riesumazione del cadavere per costringere il popolo allo spettacolo del fuoco, appartiene alle forme di controllo delle masse da sempre praticate dal potere, sia esso politico che religioso.


Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Bibliografia

Prioreschi Plinio – A history of medicine - 2003

Seller Fabio – La fondazione epistemologica dell'astrologia in Pietro d'Abano – 2009

Panetto Monica – La lezione di Pietro d'Abano a 700 anni dalla morte – 25 giugno 2015

Centro studi Il Convivio – La storia esemplare di Pietro d'Abano – 2011

Il Mattino di Padova – Per Pietro l'eretico, il rogo dopo la morte – 16 marzo 2016

Tamburini Pietro – Storia generale dell'Inquisizione – Bastogi 1862

Ludwig Tieck – Pietro di Abano – Il flauto magico 1993
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1 Valeria Sorge – prefazione al libro La fondazione epistemologica dell'astrologia in Pietro d'Abano di Fabio Seller


2 A seguito della condanna il suo cadavere fu dissotterrato per essere arso sul rogo


2017-08-13

dollaro USA contro euro: un altro motivo per l'invasione dell'Iraq

      Tratto dal libro: «Censura: le notizie più censurate del 2003»         

Il presidente Nixon ha tolto la valuta statunitense dal sistema monetario aureo nel 1971. Da allora, la fornitura mondiale di petrolio è stata trattata in dollari a corso forzoso, facendo del dollaro la valuta pregiata dominante il mondo. Gli altri paesi devono fornire gli Stati Uniti di merci e servizi in cambio di dollari…che gli USA possono stampare liberamente. Per acquistare energia ed estinguere eventuali debiti con il FMI, tutti i paesi devono possedere ingenti riserve in dollari.
Il mondo è vincolato a una valuta che un solo paese può produrre a volontà.
Ciò significa che, oltre a controllare il commercio mondiale, gli Stati Uniti importano notevoli quantità di merci e servizi a costi relativi molto bassi. L’euro ha iniziato a emergere come una seria minaccia per l’egemonia del dollaro e per il predominio economico statunitense. Il dollaro può anche prevalere in tutto l’emisfero occidentale, ma si scontra con l’euro nell’ex Unione Sovietica, in Asia Centrale, nell’Africa Sub-sahariana e in Medio Oriente. Nel novembre 2000m l’Iraq è stata la prima nazione dell’OPEC a vendere il proprio petrolio in cambio di euro. Da allora, il valore dell’euro è aumentato del 17% e il dollaro ha cominciato a calare. Un’importante ragione dell’invasione e dell’insediamento di un governo controllato dagli USA in Iraq è stata quella di costringere il paese a tornare agli scambi in dollari. Un altro motivo per l’invasione è scoraggiare altri slanci dell’OPEC verso l’euro, in particolare da parte dell’Iran, il secondo produttore dell’OPEC, che stava attivamente discutendo il passaggio all’euro per le esportazioni di petrolio.
A causa degli enormi deficit commerciali, si stima che il dollaro sia attualmente sopravvalutato di almeno il 40%. Viceversa, la zona dell’euro non ha enormi deficit, applica tassi d’interesse più elevati e possiede una quota crescente nel commercio internazionale. Via via che l’euro si rafforza e il suo uso si diffonde, il dollaro non sarà più l’unica scelta a livello mondiale. A quel punto, sarebbe più facile per altre nazioni esercitare la leva finanziaria contro gli Stati Uniti senza nuocere a se stesse o al sistema finanziario globale nel suo insieme.
Di fronte al declino della propria potenza economica internazionale, la superiorità militare è l’unico strumento rimasto agli USA per dominare il mondo. Sebbene il costo di tale controllo militare sia insostenibile, il giornalista William Clark sostiene che «uno dei piccoli sporchi segreti dell’ordinamento internazionale odierno è che il resto del globo potrebbe rovesciare gli Stati Uniti dalla loro posizione egemonica, se solo volessero, con l’abbandono concertato del regime monetario basato sul dollaro. Questo è il principale e ineluttabile tallone di Achille dell’America». Se a un certo punto il potere americano fosse percepito a livello mondiale come un peso maggiore di quanto lo siano i rischi di rovesciare l’ordine internazionale, i sistemi statunitensi di controllo potrebbero essere annullati e demoliti. Se gli USA agiscono contro l’opinione pubblica mondiale, come in Iraq, un consenso internazionale potrebbe marchiarli come «nazione canaglia».

Aggiornamento di William Clark 

Soltanto il tempo ci dirà cosa accadrà dopo la guerra in Iraq e l’occupazione statunitense, ma spero che la mia ricerca possa contribuire alla documentazione storica e aiutare altri a comprendere una delle importanti quanto nascoste ragioni macroeconomiche del perché abbiamo conquistato l’Iraq.
L’amministrazione Bush/Cheney probabilmente crede che l’occupazione dell’Iraq e l’insediamento di una presenza militare statunitense ingente e permanente nella regione del Golfo Persico possa trattenere altri produttori dell’OPEC dal prendere anche solo in considerazione il passaggio dal dollaro all’euro nelle vendite di petrolio. Tuttavia, impiegare le forze armate per affermare l’egemonia del dollaro nelle transazioni relative al petrolio mi sembra una strategia piuttosto inadeguata e poco gestibile. Purtroppo, il Presidente Bush e i suoi consulenti neoconservatori hanno esacerbato i sentimenti «anti-americani» ricorrendo all’opzione militare in Iraq quando il problema è essenzialmente economico. La storia non potrà essere indulgente davanti a questo.
Nonostante i media statunitensi riferiscano il contrario, l’attuale ondata di «anti-americanismo globale» non è rivolta al popolo americano o ai valori americani, bensì contro l’ipocrisia dell’imperialismo americano militante. La politica estera dei neoconservatori potrebbe essere in procinto di creare, purtroppo, le basi per un’alleanza europeo-russa-cinese che contrasti l’imperialismo americano.
Sembra che gli squilibri strutturali nell’economia statunitense, unitamente alle politiche viziate dell’Amministrazione Bush in material fiscale ed economica e soprattutto all’aperto imperialismo in fatto di politica estera, possano finire per mettere a repentaglio l’attuale condizione del dollaro come valuta pregiata o valuta per le transazioni petrolifere, o quanto meno ridimensionarla significativamente nei prossimi uno o due anni. Nell’eventualità che la mia ipotesi si concretizzi, l’economia avrà bisogno di essere ristrutturata in qualche modo per affrontare la riduzione di uno di questi due vantaggi fondamentali. Ciò che serve è un incontro multilaterale delle nazioni del G8 per riformare il sistema monetario internazionale. Dato che le guerre future saranno probabilmente combattute per il petrolio e la valuta di scambio del petrolio, l’autore auspica che il sistema monetario globale sia riformato senza indugi. Una tale riforma comprenderebbe l’indicazione di dollaro ed euro come valute pregiate equivalenti a livello internazionale e poste all’interno di una fascia di cambio, nonché un duplice sistema monetario per le transazioni petrolifere con l’OPEC. Inoltre, le nazioni del G8 dovrebbero valutare la possibilità di una terza valuta pregiata riguardante un blocco yen/yuan per l’Asia Orientale. Un compromesso sulle questioni euro/petrolio mediante un trattato multilaterale, con un’introduzione graduale di un duplice sistema monetario per le transazioni con l’OPEC potrebbero ridurre al minimo il turbamento delle attività economiche negli USA. Anche se le riforme multilaterali proposte potrebbero ridurre la nostra capacità di finanziarie i nostri attuali massicci livelli di indebitamento e di mantenere una presenza militare globale, i benefici includerebbero un miglioramento della qualità della vita nostra e dei nostri figli riducendo l’animosità nei confronti degli USA e riducendo le nostre alleanze con i paesi dell’UE e di tutto il mondo. Avviare un’equilibrata politica fiscale interna e una riforma monetaria globale è, a lungo termine, nell’interesse degli Stati Uniti e necessario per l’economia globale. Possiamo inoltre sperare che le riforme monetarie proposte possano attenuare in futuro gli scontri armati o economici per il petrolio, favorendo infine un’economia globale più stabile, sicura e prospera nel XXI secolo.

Aggiornamento di Còilìn Nunan 

Quando l’articolo è stato scritto, l’ipotesi che la mossa dell’Iraq di vendere petrolio in cambio di euro avesse qualcosa a che fare con la minaccia degli USA di muovere guerra a quel paese era soltanto teorica. Ed è tuttora teorica, ma si tratta di un’ipotesi che le successive azioni statunitensi hanno fatto ben poco per confutare: gli USA hanno invaso l’Iraq e assunto il governo del paese, e non appena il petrolio iracheno è stato nuovamente disponibile sul mercato, è stato anche annunciato che il pagamento sarebbe avvenuto esclusivamente in dollari.
Ma la storia non finisce qui: il deficit commerciale statunitense si sta ulteriormente allargando e il dollaro è in calo. Sempre più spesso, gli esportatori di petrolio parlano apertamente di vendere il loro prodotto in cambio di euro anziché di biglietti verdi. Mentre l’Indonesia ci sta soltanto pensando, il Primo Ministro della Malesia, Mahathir, ha incoraggiato caldamente l’industria petrolifera del suo paese a farlo, il che ha indotto il Commissario per l’Energia dell’Unione Europea, Lodola de Palacio, a dichiarare che già le sembrava di vedere l’euro al posto del dollaro come principale valuta per fissare il prezzo del petrolio.
Nel frattempo, l’Iran ha dato tutte le indicazioni necessarie per capire che sta per passare all’euro: ha emesso eurobond, ha convertito la proprie riserve di valuta estere da dollari in euro e intrattiene cordiali negoziati commerciali con l’UE.
Secondo un recente rapporto, ha persino iniziato a vendere il proprio petrolio all’Europa in cambio di euro e sta incoraggiando i clienti asiatici a pagare anch’essi con questa valuta. I discorsi degli USA su di un «cambiamento di regime» in Iran non dovrebbero essere visti alla luce di questi fatti? I media sembrerebbero pensare per lo più di no, dal momento che si è parlato ben poco della connessione euro-dollaro con la «guerra al terrorismo». La discussione, quale che sia stata, dovrà comunque allargarsi in futuro, poiché né quella per il dollaro e per l’economia statunitense, né la minaccia rappresentata dagli USA per la pace mondiale svaniranno molto presto.


fonte: http://www.disinformazione.it/

2017-08-11

Cecco d'Ascoli, l'uomo che sfidò Dante Alighieri con una gabbia di topi


Francesco Stabili, meglio noto come Cecco d'Ascoli, dalla terra in cui era nato, era uomo di alto ingegno. Medico, astrologo e astronomo, poiché nel periodo in cui camminò su questa terra non vi era differenza tra le due discipline.  Era un uomo non facile. La lingua seguiva il cervello. 
Francesco, non potendo fare eco ai pregiudizi che regnavano nei suoi tempi e neppure approvare i comportamenti dei Papi in Avignone e Roma, aveva esternato alcune critiche, parole di poco conto, che riferite al Santo Uffizio diedero inizio all'accanimento dell'istituto verso di lui.
In quel periodo si trovava in Bologna e la Santa Inquisizione, risapute le colpe false o vere, decise di agguantarlo. Cecco fu posto alla prova dei tormenti, condannato a far pubblica penitenza ed ammenda e privato dei titoli di dottore e maestro.
Chi era quest'uomo minuto che mise in subbuglio il Santo Uffizio?
Cecco nacque nel paese di Ancarano nel 1269.
A soli diciotto anni entrò nel monastero di Santa Croce ad Templum. Il luogo era conosciuto per essere ispiratore della dottrina occulta templare in tutta la marca meridionale. La marca era un feudo, un'ampia circoscrizione pubblica d'età carolingia e del Sacro Romano Impero, creata nelle zone di confine o in aree che necessitavano di un coordinamento militare particolarmente efficace. Comprendeva diversi comitati, grazie all'assunzione diretta dei titoli di conte da parte del marchese, o alle sottomissione dei titolari dei diversi comitati. Nuove marche furono poi create nel periodo ottoniano. Nel territorio della Marca il commercio era gestito in modo autonomo rispetto al potere centrale, ma i marchesi erano tenuti a dare una parte del loro guadagno alle Signorie di rango superiore.
Cecco decise di stabilirsi a Firenze intorno al 1314.
Spese gli anni nella città toscana studiando ed osservando il cielo.


La vita lo chiamò a Bologna nel 1324.
Nella città emiliana insegnò astronomia alla facoltà di medicina dell'Alma Mater. In Bologna si scontrò con l'Inquisizione a causa di commenti negativi sulla religione cristiana. Torturato, fu ritenuto colpevole. La sentenza di condanna si espletò in una multa, nella perdita del lavoro, nel sequestro di tutti i suoi libri e nell'obbligo giornaliero di recitare preghiere a penitenze.
L'ammirazione di studenti e colleghi lo confortò nella sentenza, aiutandolo a combattere per tornare in possesso dei requisiti necessari all'insegnamento. La battaglia fu vinta e, nel 1325, fu promosso di livello.
Esistono buone possibilità che la battaglia condotta da Cecco trovò l'aiuto e il sostegno di Papa Giovanni XXII.
Perché un Papa avrebbe aiutato un medico inquisito dal Santo Uffizio?
L'astronomo ascolano, durante il periodo bolognese, si recò ad Avignone per assolvere la funzione di medico personale di Papa Giovanni XXII.
La possibilità di tornare all'insegnamento non sollevò Cecco dai pensieri circa la libertà e la vita religiosa. Addolorato per l'iniqua sentenza e temendo d'incorrere ancora nel tirannico potere dell'Inquisizione decise di cambiare cielo sotto il quale vivere. Essendo uomo di alto ingegno decise di recarsi in una terra gentile e ospitale, dove poter trarre profitto dalle sue cognizioni.
Il cielo della Toscana lo attendeva.
Firenze era la scelta migliore, forse, per il medico ascolano.


Bologna d'altronde in quel periodo viveva un'epoca tumultuosa a causa dei contrasti all'interno del clero. Fra Jacopo Pepoli figlio di Taddeo entrò in conflitto con il vescovo della città. Le discussioni non si fermarono alle parole ma procedettero in direzioni delle mani. Il frate decise per una sberla sulla guancia del vescovo il quale, dimenticandosi di volgere l'altra al persecutore, diede aria ad un pugnale che portava sempre con se, ferendo gravemente il Pepoli. I seguaci del frate, udendo le urla dell'uomo ferito, entrarono nell'episcopato inseguendo i difensori dell'alto prelato. Il luogo fu avidamente saccheggiato dalla parte vincitrice e il vescovo ebbe salva la vita grazie alla precipitosa fuga. La vittoria di Fra Jacopo Pepoli figlio di Taddeo comportò l'immediata persecuzioni degli amici e sostenitori del vescovo.
Se Bologna era pervasa da tumulti, Firenze non godeva di estrema tranquillità.
La cacciata dalla città del Duca d'Atene, in aggiunta alla peste che iniziava il suo percorso di morte, avevano risvegliato i rancori delle parti. Le autorità ecclesiastiche, compresi i frati inquisitori, andavano per chiese e piazze sbracciandosi contro streghe ed eresiarchi, negromanti e bestemmiatori. Frate Giorgio da Foligno, grande predicatore, andava di piazza in piazza ad ululare alle folle che, sopite dalle paure, pendevano dalle sue labbra. Fra Giorgio apparteneva all'ordine dei francescani, che all'epoca dei fatti avevano grande influenza sul tribunale dell'inquisizione. Il punto sul quale maggiormente insisteva nelle sue predicazioni riguardava l'obbligo, per i fedeli, di denunciare tutti coloro che utilizzavano parole irriverenti nei confronti della chiesa e del sacerdozio. La sua fama di medico era grande, tanto d'esser nominato medico di corte da Carlo d'Angiò, Duca di Calabria e primogenito di Re Roberto.


Cecco d'Ascoli trascorse molto tempo con un uomo che aveva conosciuto a Bologna. A costui aprì il cuore, confidando d'essere in contrasto con l'idea imperante nell'Inquisizione, secondo la quale si doveva punire il pensiero. Nello stesso periodo entrò in contrasto con il cancelliere di Carlo d'Angiò, fra Raimondo vescovo d'Aversa, e con il Duca stesso a causa di un oroscopo negativo sulla figlia del nobile, Giovanna la futura regina di Napoli.
Le parole e le controversie di corte portarono l'uomo nuovamente nelle mani del Santo Uffizio. Il tribunale dell'Inquisizione senza tante formalità lo condannò a morte.
L'iniqua sentenza di morte fu pubblicamente eseguita il 16 settembre del 1327.
L'infelice Cecco d'Ascoli era pervenuto all'età di 58 anni.
Il medico ascolano, vecchio e malridotto, non si piegò alle fiamme divoratrici del rogo purificatore. Alcuni testimoni udirono le seguenti parole, nello stesso istante nel quale il corpo dell'eretico si piegava nella posa innaturale della morte: “l'ho detto, l'ho insegnato. Io credo”.
Cecco d'Ascoli vittima di un odio feroce.
Altro non gli era riservato che il compianto dei posteri.
Molti poeti tra gli antichi lo ricordarono come autore di un mediocre trattato comunemente chiamato l'Acerba. Nel libro Cecco parla dei cieli e delle loro influenze, dell'anima, delle pietre e degli animali, senza dimenticare la fortuna e gli eventi naturali. Il trattato conobbe fama d'essere libro magico, probabilmente a causa delle sentenze e della condanna al rogo dell'autore.
L'astronomo venuto dalla terra dei Piceni non lesinava critiche ai contemporanei.
Cecco fu spesso polemico nei confronti di Dante Alighieri.
Numerose furono le battaglie dottrinali tra i due cantori del tempo antico.


Dante Alighieri in particolare sosteneva la capacità dell'educazione di assoggettare l'istinto mentre Cecco era convinto della superiorità della natura. La leggenda vuole che Dante, a conferma delle sue teorie, avesse addestrato un gatto a reggere con le zampe una candela accesa per fargli da lume durante i suoi studi e lo avesse mostrato all'amico. Cecco in risposta si presentò un giorno a casa di Dante portando con sé una gabbia piena di topi; non appena li ebbe liberati davanti al felino questi lasciò la candela ed incurante dei richiami del padrone cominciò a rincorrerli.
Il documento più antico riguardante Cecco d'Ascoli è una pergamena conservata presso l'archivio comunale di Amandola, in provincia di Fermo, e riguarda una denuncia d'istanza per una inquisizione, presentata in data 6 agosto 1297, dal priore del monastero di San Leonardo in Golubrio.
Qui si conclude la triste vicenda di un uomo speciale, figlio di una sacerdotessa dell'antico culto della Dea Ancaria, la signora degli animali. Il giovane Cecco nacque sul prato ove sorgeva il santuario della Dea, analoga alla Diana latina, da una donna che frequentava le feste di carattere orgiastico che su quel manto d'erba si consumavano.
Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Bibliografia

Pietro Tamburini - Storia Generale dell'Inquisizione. Due volumi in ristampa anastatica - Edizioni Bastogi, Foggia 1982.

Giuseppe Castelli - La vita e le opere di Cecco d'Ascoli - Bologna, 1892.

Vincenzo Paoletti - Cecco d'Ascoli: saggio critico - Bologna, Zanichelli, 1905.

Egidio Guidubaldi - Stabili, Francesco (Cecco d'Ascoli), in Enciclopedia Dantesca - Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1970.

2017-08-05

la seconda guerra mondiale

Tratto da “Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia

Dalla prima guerra mondiale nasce la Società delle Nazioni, tappa provvisoria verso una maggiore integrazione mondiale; gli imperi tipo teocratico sono cancellati, mentre all'Est il comunismo, -prefigurazione possibile della futura Repubblica Universale, corona l’opera delle società segrete. In Occidente, i vincitori di Versailles suscitano tutta una serie di staterelli senza storia in cui si esasperano nazionalismi e particolarismi, venendo a mancare quell'unità nella diversità che caratterizzava l'Impero Asburgico. Una situazione instabile, potenzialmente esplosiva, nella quale la Germania fungerà  da detonatore. Ma perché essa potesse svolgere questa funzione serviva un poderoso riarmo, e a tal fine si richiedevano anzitutto mezzi economici e strutture industriali, poi fabbriche specializzate e truppe addestrate. Ebbene, il rilancio economico venne reso possibile da un massiccio afflusso di capitali, a seguito di un'abile svalutazione del marco: capitali dell'Alta Finanza, naturalmente. I banchieri della Morgan Bank e il direttore della Banca d'Inghilterra Montagu Norman fin dal 1924 avevano, infatti, escogitato il Piano Dawes per porre l'economia tedesca sotto l'amministrazione controllata delle banche anglosassoni. 
In tale contesto nel solo periodo 1924-26 Wall Street e la Citv di Londra, vale a dire National City Bank, Chase Manhattan Bank, Morgan Bank, Kuhn & Loeb Bank, Standard Oil dei RockefellerGeneral Motors, Paul Warburg, trasferirono all'economia tedesca ben 975 milioni di dollari, dei quali 170 vennero destinati alla creazione di tre grandi cartelli:
Vereinigte Stahlwerke (acciaio);
IG-Farben, (chimica) guidata dalla potente famiglia ebraica dei Warburg, che da sola, nel 1938 controllava in Germania ben 380 imprese; 
AEG (settore elettrico).
Nel 1939 le prime due assicureranno dal 50 al 95% della produzione bellica tedesca nei rispettivi settori di produzione, mentre l'A-EG (omologa tedesca della General Electric americana) fornirà parte elettromeccanica. Adolf Hitler, per la sua ascesa al potere riceverà dalla Pilgrims' Society, solamente tra il 1929 e il 1933, 32 milioni di dollari. 
Non sarà superfluo inoltre ricordare l'accreditamento concesso dalla Gran Bretagna alla Germania dei 6 milioni di sterline in riserve d'oro ceche depositate a Londra al momento dell'invasione Cecoslovacchia nel marzo 1939. La motivazione addotta dal governo britannico (maggio 1939) fu “di non potere dare ordini alla Banca di Inghilterra".
Più complesso il problema delle fabbriche di armi e dell'addestramento delle truppe: non tutto poteva essere fatto alla luce del giorno; il gioco, per riuscire, non doveva essere troppo scoperto e solo a pochissimi era dato di conoscerlo fino in fondo. Ora, sul suolo tedesco vi erano commissioni interalleate per il controllo del rispetto delle clausole contro il riarmo contenute nel trattato di Versailles. Per eluderle si ricorse, fin dal 1922, e cioè ben prima dell'ascesa al potere di Hitler, alla complicità della Russia comunista. 
La collaborazione fra imprese americane e tedesche si fece strettissima al punto che Standard Oil e General Motors - ad esempio - misero a disposizione dell'IG-Farben nel 1917 i loro laboratori del New Jersey e del Texas per la fabbricazione di gas ad uso militare.
La Bendix Aviation , controllata dalla Banca Morgan, fornì attraverso la Siemens tutti i sistemi di pilotaggio e quadri di bordo degli aerei tedeschi, e ciò fino al 19407. Londra dal canto suo, nel solo periodo 1934-35, inviò in Germania 12.000 motori d'aereo ultramoderni, mentre la Luftwaffe riceveva mensilmente da Washington equipaggiamenti e accessori sufficienti per 100 aerei. Le due principali fabbriche di blindati e di carri vennero realizzate dalla Opel, filiale della General Motors, mentre l'ITT, che attraverso il cartello AEG controllava tutte le telecomunicazioni tedesche, cesserà di lavorare per gli armamenti del Reich solo nel 1944. La geografia dei bombardamenti angloamericani che, nel 1944-45 rasero al suolo Dresda e Colonia, è istruttiva a più di un titolo: in quasi nessun caso i settori dove sorgevano le fabbriche a capitale angloamericano subirono rilevanti danni. Uno studio interalleato stabilirà che le perdite in macchinari dell'industria tedesca non superavano, all'inizio del 1946, il 12% del potenziale del Reich.
Le commissioni di controllo del trattato di Versailles non vedevano nulla: e come potevano vedere il principale poligono di tiro in cui si addestravano gli artiglieri tedeschi, se esso era sito a Luga, nei pressi di Leningrado? 0 se i carristi delle “Panzer-Divisionen” imparavano a pilotare i loro blindati, fabbricati dalla Krupp e dalla Rheinmetall, in territorio russo, a Katorg presso Mosca. Tutti gli aviatori tedeschi che combatterono sul fronti di guerra fra il 1939 e il 1942 vennero formati sui campi di Lipetsk, Saratov e della Crimea.
Il trattato di Rapallo in fondo sancì questa semplice verità: senza Stalin, Hitler non sarebbe stato possibile, né Stalin senza Hitler. Washington e Londra dirigevano... 
Il denaro, i finanziamenti, provenivano infatti da un'unica fonte, come scrisse uno storico delle società superiori del POTERE, il professor Carroll Quigley, trattando di quel periodo: 
(si trattava) "nientemeno che di creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, in grado di dominare il sistema politico di ciascun paese e l'economia mondiale". 
Perno delle manovre dell'Alta Finanza in Germania non fu Hitler, ma il banchiere protestante e frammassone Hjalmar Horace Greeley Schacht la cui famiglia originava dalla Danimarca. Nato a New York alla fine della prima guerra mondiale, Schacht sì associò ad una delle tre maggiori banche tedesche, la Darmstádter Bank , guidata da quel Jakob Goldschmidt che avrebbe successivamente favorito la sua nomina, avvenuta il 17 marzo 1933, alla guida della Reichsbank.
Il capo della Reichsbank, il massone Hjalmar Horace Greeley Schacht (1877-1970).
Passò indenne dal Processo di Norimberga e proseguì la sua attività nel settore del petrolio come agente dei Rockefeller
Ministro delle Finanze del Reich, legato al Movimento Paneuropeo di Coudenhove-Kalergi e agli ambienti di Wall Street e della City, in particolare al banchiere Norman Montagu, governatore della Banca d'Inghilterra, discendente da una famiglia di banchieri e membro della Pilgrims, nel settembre 1930 Schacht si imbarca per gli Stati Uniti, dove in forma privata incontra i capi dell'Alta Finanza anglosassone. 
Schacht ritornerà quindi negli Stati Uniti nel 1933 per ottenere da Roosevelt la garanzia della neutralità americana in caso di riarmo della Germania.
Ma allora, ci si potrebbe chiedere, come fu possibile il successivo rovesciamento delle posizioni? Avvenne lo stesso gioco del 1914, quando le élites angloamericane erano germanofile, ma contemporaneamente firmavano un accordo segreto con la Francia in senso contrario. Infatti, solo nel 1938 le principali concentrazioni della City (dirette dagli ebrei tedeschi Baring, Schroeder, Goschen, Kleinwort, Erlanger, Seligman, Japhet, Rothschild) diventeranno avversarie di Hitler, quando egli farà arrestare uno di loro, chiedendo un forte riscatto per la sua liberazione (Louis de Rothschild). 
I tempi erano evidentemente maturi per il 33 Roosevelt e il suo entourage di consiglieri, tutti membri della Pilgrim’s Society e della Round Table (vedi Appendice 2), che affrettarono i preparativi per la guerra. 
Essa infatti si può dire che inizi il 7 novembre 1938, quando a Parigi il giovane ebreo Grynspan assassina il terzo segretario dell'ambasciata tedesca. Il 9 e il 10 novembre scatta la rappresaglia in Germania; Roosevelt richiama il suo ambasciatore a Berlino, annuncia la costruzione di 24.000 aerei da combattimento, chiede agli americani di boicottare i prodotti tedeschi e fa pressione sull'Inghilterra, attraverso il Pilgrims Joseph Kennedy, affinché rinunci alla politica di conciliazione con la Germania.
Ultima operazione: poiché la popolazione americana è ostile all'ingresso in guerra a fianco degli alleati, si dovrà attendere il 7 dicembre 1941, l 'attacco aeronavale nipponico alla base americana di Pearl Harbor, che, per il gioco di alleanze tra le potenze dell'Asse consentirà agli Alleati di dichiarare guerra alla Germania. 
Quando nel 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale il CFR (Consiglio per le Relazioni con l’Estero) valutò attentamente le possibili conseguenze per gli interessi economici americani di una vittoria dell'Asse. 
"Nell'estate del 1940 il CFR, sotto la guida del Gruppo Economico-Finanziario, cominciò una vasta ricerca per rispondere a questa domanda, Il mondo fu diviso in blocchi, e per ogni area si calcolò la locazione, la produzione e il trasporto di ogni materia prima e di ogni bene industriale importante. Poi, usando le cifre dell'import-export, si calcolò il grado di autosufficienza dì ognuna delle aree considerate: l'Emisfero occidentale (cioè le due Americhe, N.d.A.), l'Impero Britannico, l'Europa Continentale, l'Area del Pacifico... "Risultò che l'autosufficienza di un'Europa Continentale dominata dalla Germania sarebbe stata molto più alta di quella delle due Americhe insieme."
Similmente, il CFR comprese che, con l'occupazione della Cina, "il Giappone era una potenza espansiva che minacciava i piani del CFR".
Mentre già nel 1937 il Pilgrims arcivescovo anglicano di York, William Temple, figlio dell'arcivescovo di Canterbury, dichiarava: 
Potrebbe essere necessario che si addivenga ad una nuova terribile guerra per ristabilire l'autorità della Società delle Nazioni; potrebbe accadere che la generazione attuale e le future siano decimate, sacrificate, affinché la lega di Ginevra ne esca riaffermata, come l'ultima guerra fu indispensabile alla sua creazione”.
L’ambasciatore polacco a Washington, conte George Potocki, riferendo su un colloquio avuto col Pilgrims William Bullitt, allora ambasciatore americano a Parigi, ma soprattutto agente della potente banca ebraica di New York Kuhn & Loeb, nonché 32° grado del Rito Scozzese e membro del CFR, scriveva il 19 novembre 1939: 
"[…] La guerra durerà almeno sei anni e terminerà con un disastro completo in Europa e col trionfo del comunismo”. E la guerra inizia coll'aggressione alla Polonia cristiana, da parte dei due socialismi, tedesco e russo. Era l'ultimo bastione cristiano del vecchio ordine, che doveva soccombere e seguire le vicende del resto dell'Occidente.
Di Bullitt parla anche James Vincent Forrestal, banchiere di Wall Street, sottosegretario al Ministero della Marina sotto Roosevelt e successivamente ministro della Difesa americano con Truman, che, nel suo diario, in data 27 dicembre 1945, riferisce sul colloquio avuto con Joseph Kennedy (padre del futuro Presidente degli Stati Uniti), ex ambasciatore americano a Londra fra il 1937 e il 1940 e membro della Pilgrims' Society: 
"Giocavo ieri a golf con Joe Kennedy. Gli chiedevo dei suoi colloqui con Roosevelt e Neville Chamberlain del 1938. Mi diceva che la posizione britannica del 1938 era di non rischiare una guerra con Hitler giacché non aveva nessun mezzo per combatterla. Il punto di vista di Kennedy: Hitler avrebbe combattuto contro la Russia senza entrare poi in conflitto con l'Inghilterra se Bullitt non avesse spinto Roosevelt a umiliare i tedeschi per via della Polonia; né i francesi, né i britannici avrebbero fatto della Polonia un casus belli, se non fossero stati continuamente incitati da Washington. Bullitt, così diceva, faceva continuamente credere a Roosevelt che i tedeschi non avrebbero combattuto, Kermedy stesso sosteneva la tesi che avrebbero combattuto e sopraffatto l'Europa. Chamberlain, così diceva, dichiarò che l'America e Febraismo mondiale avevano obbligato l'Inghilterra alla guerra".
Il massone Winston Churchill - affiliato alla Pilgrims, e perciò stesso perfettamente allineato alle posizioni interventiste di Bullitt - forniva nelle sue memorie sulla seconda guerra mondiale la ragione “storica" della necessità della guerra contro la Germania da parte dei popoli anglosassoni:
Per quattrocento anni la politica estera dell'Inghilterra è stata quella di opporsi alla più forte, più aggressiva Potenza del continente, e di evitare che i Paesi Bassi cadessero in suo potere [ ... ]. Occorre osservare come la politica inglese non consideri affatto l'identità della nazione che aspira al dominio dell'Europa, non faccia questione se si tratti della Spagna, della Francia monarchica, della Francia imperiale, dell'Impero alemanno o della Germania di Hitler. Questa linea di condotta non è in rapporto coi governanti delle nazioni, ma è soltanto diretta contro il tiranno più forte o capace di prepotenze maggiori".
Altre forze, tuttavia, attive a fianco della Pilgrims, già nel 1938 avevano preavvertito sul possibile esito della guerra: 
“[...] E il trio dei non ariani intonerà, come un Requiem, un miscuglio della Marsigliese, del God save the King e dell'Internazionale, terminando con un gran finale, aggressivo, animoso e militante, con l'inno ebraico 'EILI, EILI»23.
Alla fine del 1940 si radunarono a New York 18 personalità, tutte appartenenti alla Pilgrims' Society, per stendere un programma di "istruzione" degli americani in vista della guerra; i vari banchieri - tutti membri della detta società - Morgan, Warburg, Lamont e il B'nai B'rith Lehman, finanziarono con milioni di dollari la propaganda al fine di convincere il popolo americano ad abbandonare la neutralità. 
Infine il 14 agosto 1941, prima che gli Stati Uniti entrassero in guerra, venne firmata da Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill la "Carta Atlantica", prefigurazione dell'ONU, in cui si stabilivano gli scopi della guerra. E poiché Hitler evitava accuratamente tutto ciò che potesse urtare o provocare gli americani, la Pilgrims agì attraverso il Giappone, mediante una provocazione ben orchestrata. Nel 1940 disconosceva il trattato di commercio col Giappone, ponendo l'embargo su benzina avio, ferramenta, macchine utensili e sui prodotti provenienti dalle Filippine. Il 25 luglio 1941 i beni nipponici negli Stati Uniti, come misura di ritorsione per l'occupazione dell'Indocina, venivano congelati. Il Giappone provò a trattare. Gli Stati Uniti risposero di voler sgelare i beni a condizione che il Giappone si ritirasse dall'Asia e rinnegasse il Tripartito: o battersi o capitolare, in buona sostanza.
Scriveva il "Falco" H. L. Stimson nel suo diario il 25 novembre 1941, il giorno che precedette l'ultimatum americano al Giappone:
"La domanda era come noi avremmo dovuto manovrarli (i giapponesi, N.d.A.) in modo che sparassero il primo colpo".
Henry Lewis Stimson (1867-1950), Segretario americano alla Guerra sia nella prima che nella seconda guerra mondiale, affiliato fin dal 1888 alla società superiore dell'area del potere de L’ORDINE (nota anche come "Skull and Bones"), membro di spicco del CFR, fu attivo in alti incarichi governativi nel mandato di ben sei presidenti americani. Egli si servì di tali incarichi per promuovere gli scopi de L’ORDINE e assicurarne la presenza nel governi americani successivi attraverso personaggi che egli provvide ad introdurre in quel ristretto cenacolo, come Harvey Hollister Bundy, uomo chiave del “Progetto Manhattan" per la fabbricazione dell'arma nucleare, suo figlio McGeorge Bundy (CFR) e, nel 1948, George Herbert Walker Bush Sr. - iniziato all'ORDINE dallo stesso Stimson - che fissarono la politica americana fino praticamente ai nostri giorni. Nelle sue memorie Stimson riferisce che si accusava Roosevelt e ì suoi consiglieri di avere “Complottato quest'affare" (Pearl Harbor, N.d.A.) per qualche "ragione impenetrabile ma abominevole". E prosegue:
L’importanza dell'attacco a Pearl Harbor non risiedeva nella vittoria tattica riportata dai giapponesi, ma nel semplice fatto che l'esitazione e l'inazione americane diventavano impossibili. Non si sarebbe meglio potuto agire per stimolare gli americani. Allorché giungevano le prime notizie dell'attacco del Giappone contro di noi, provavo un primo sentimento di sollievo al pensiero che l'indecisione si era dissolta e che la crisi, come si era prodotta, avrebbe unito tutto il nostro popolo”. 
Dopo Pearl Harbor la stampa pone strane domande: come si è fatta sorprendere a Pearl Harbor la flotta americana se i servizi segreti americani leggevano a libro aperto i messaggi in codice giapponesi? E non solo il codice di comunicazione diplomatico fra Tokyo e le ambasciate era noto agli americani, ma anche quello adottato nel dispacci della Marina da guerra giapponese. Ciò è stato recentemente portato a conoscenza da Robert B. Stinnett, un veterano della Marina americana che combatté nella seconda guerra mondiale, sulla base di numerosi documenti ufficiali declassificati in virtù di una legge americana sulla libertà di informazione.
Le prove oggi sono abbondanti: un attacco a sorpresa a Pearl Harbor era impossibile.
La guerra, lunga e atroce, si conclude negli immani bagliori della bomba all'uranio di Hiroshima del 6 agosto 1945 e di quella al plutonio di Nagasaki del successivo 9 agosto.
Era stato ancora Stimson a raccomandare lo sgancio della bomba atomica sul Giappone. Il 25 luglio di quell'anno l'israelita Harry Truman, presidente degli Stati Uniti, che nell'ottobre successivo sarebbe stato elevato al 33' grado del Rito Scozzese, nel suo diario riportava: 
"Abbiamo scoperto la bomba più terribile della storia umana. Può essere la distruzione di fuoco profetizzata nell'epoca della Valle dell'Eufrate, dopo Noè e la sua arca favolosa. Quest'arma va usata contro il Giappone fra oggi e il 10 agosto...E’ certamente cosa buona per il mondo che la cricca di Hitler o di Stalin non abbia scoperto la bomba atomica. Pare essere la cosa più terribile mai scoperta, ma se ne può fare un ottimo USO". 
Diciotto mesi più tardi Truman, ritornando sull’argomento, conveniva: “Ai giapponesi venne fatto pervenire un leale avvertimento e furono offerti dei termini, che alla fine essi accettarono, ben prima della caduta della bomba”.
Little Boy e Fat Man, questi i nomi dei due ordigni, piovvero così fatalmente sul Giappone.
(...)
 
A sinistra la Bomba atomica Fat Man sganciata su Nagasaki, a destra il bombardiere Enola-Gay
Tratto da “Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia

fonte: http://www.disinformazione.it/

2017-07-31

il rogo dell'ultimo gran maestro dei Templari


La nebbia si alzava lieve dalla Senna.
La pioggia diffondeva un lugubre messaggio di morte.
Il fango incrostava il passaggio dei carri.
Villani e cittadini si confondevano nella scarsa luce del giorno. 
Le urla si mescolavano alle esclamazioni di sorpresa.
Il passaggio delle bestie non copriva il grido di gioia del popolo, intervenuto per avere luce dal fuoco.
I lunghi capelli dei contadini si confondevano con i sorrisi delle monache.
Mendicanti e fanciulli si accalcavano, schiacciati entro le strette vie della città.
Lo spento scintillio delle alabarde risaltava dalle armature degli uomini della prevostura.
Nel grigiore generale solo i pennacchi dei cavalieri riportavano uno spiraglio di luce.
Era dai tempi del tentativo di sollevazione contro Filippo il Bello che Parigi non ricordava tale baraonda.
Da sempre e per sempre il popolo si muove per terrore o curiosità.
Le infangate turbe non dirigevano i propri passi verso la residenza del Re, ma nei confronti dell’isola di La Gourdaine, detta anche dei Giudei.
Quell’angolo di Parigi era il centro dell’universale attrazione di tutti i movimenti della giornata.
Fortunati coloro che godevano, per nascita o dignità, del privilegio dei posti migliori.
Le nobili donne, appollaiate sulle alte logge, erano il centro dell’invidia e delle sporche parole di coloro che dovevano godersi lo spettacolo dal basso del loro grado sociale.
All’improvviso un cupo silenzio zittì l’isola detta dei Giudei.
Il nulla che precede l’ingresso di nobili e cavalieri che si battono a singola tenzone?
Non si odono trombe.
Non si vedono trofei.
Il vento non accarezza stendardi colorati.


Solo due ampie pire di legna, sormontate da pali, si ergono al centro dell’immenso confluire di persone.
Unico drappo che si mostra, un nero vessillo adornato dalla mano dorata della giustizia.
Il silenzio fu rotto dal suono di un corno e dallo scricchiolare delle armi.
L’araldo utilizzò voce di tuono per farsi udire.
«Indietro cittadini. Indietro villani. Lasciate spazio alla giustizia di Dio e a quella del Re»
L’assenza di suoni si trasformò in un lento brulicare di parole, di bisbigli che non dovevano essere uditi da coloro che stavano alla distanza del braccio teso.
Il cammino della processione era aperto da uno scudiero del Re.
Un drappo azzurro con gigli d’oro si ergeva nello spazio.
Seguivano oltre cinquanta soldati a cavallo, capitanati da Roggero di Foix.
Un passo dietro scudieri, cavalieri, paggi ed illustri personaggi di corte: Carlo di Valois, Roberto di Guienne e Guglielmo di Nogaret, gran cancelliere del Re.
Infine una gran processione di domenicani, guidati da Frate Guglielmo, grande inquisitore di Parigi, che si fece precedere da un Cristo in croce tra due ceri ardenti.
Segno premonitore del fuoco che seguirà.
Presagio della chiusura di quel giorno di marzo del 1314.
Il Cristo illuminato non era chiusura del corteo ma inizio della partecipazione di popolo.
Jacques de Molay, gran maestro dei Templari, avanzava a piedi, con le mani legate, il capo scoperto e la persona addobbata da una logora tunica.
La fisionomia dell’uomo sconvolta dalla durezza delle torture.
Faticava nell’avanzare.
Lo sguardo fiero, senza arroganza.
Il corpo fermo, senza ostentazione.
Seguiva, di uguale aspetto fisico, Geoffrey de Charnay, priore di Normandia.
Dopo un’ora di cammino giunsero alla meta del doloroso viaggio.
Il mare di gente, nell’ansietà del momento, non proferiva verbo.


Guglielmo di Nogaret, con una voce simile a quella dell’angelo della morte, disse:
«Iacopo di Molay, Geoffrey de Charnay, le deposizioni di veridici testimoni, le vostre confessioni e quelle dei vostri fratelli v’incolpano d’apostasia, idolatria e ogni altro genere d’abominio. Il santo concilio di Vienne ha decretato l’abolizione del vostro ordine e l’Inquisizione vi ha rimessi alla punizione del braccio secolare. La giustizia del Re vi condanna a perire di lento fuoco, cosicché si possa perdere memoria delle vostre scelleratezze.»
Jacques udiva in silenzio la sentenza di morte.
Il sangue bolliva.
Le labbra serrate a fatica.
Alzò lo sguardo.
Un cenno con la testa.
«Parlate o Iacopo» disse il grande inquisitore di Parigi.
«Impudenti menzogne» esordì l’ultimo Gran Maestro dei Templari.
«Menzogne noi stiamo ora udendo. Menzogne che voi fabbricaste ai nostri danni. Menzogne che ci strappaste dalle labbra nel momento della tortura. Io attesto qui per Dio, per la Vergine Santa e per San Giorgio, che tutti noi siamo innocenti» concluse Jacques nel suo primo intervento.
«Templari non volete pentirvi?» intervenne prontamente Fra Guglielmo, che aggiunse «confessate, confessate per pietà dell’anima vostra. I vostri minuti sono contati
Jacques de Molay non si fece intimidire e sferzante intervenne « sia. Ma dite a coloro che ci condannano che contati sono pure i loro giorni. Dite a Papa Clemente e al Re che prima di un anno da ora li attendiamo al cospetto della giustizia di Dio. La li attendiamo.»
Guglielmo di Nogaret concluse « Maledizione alle vostre anime. Ola giustizieri fate il vostro dovere ».
Immediatamente costoro attaccarono i prigionieri ai pali.


Uno di loro prese una torcia infiammata ed appiccò il fuoco alla catasta.
Un turbine di fumo avvolse la piazza.
Null’altro si vide per interi minuti.
Il fetido odore delle carni bruciate saliva sino a confondersi con le nebbie del cielo.
Un soffio di vento.
Un attimo.
Un solo respiro.
Le nubi furono dissipate.
Si scorsero nel centro dei fuochi due masse scure, informi, che s’agitarono sino a crollare.
I corpi ricaddero carbonizzati nel mezzo delle fiamme.
Il padre inquisitore intonò il miserere.
Migliaia di bocche ripeterono quelle flebili note.
Il belare umano chiuse il supplizio dell’ultimo Gran Maestro dei Templari.


Papa Clemente V si spense nell'aprile dello stesso anno.
Filippo il Bello giunse sino a novembre, dello stesso anno.


Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Fabio Casalini - fondatore del blog i Viaggiatori Ignoranti


Bibliografia
Pietro Tamburini - Storia generale dell'Inquisizione - Bastogi, Milano 1862
Georges Bordonove - La vita quotidiana dei Templari nel XIII secolo - Mondadori, 1995
Georges Bordonove - La tragedia dei Templari, Bompiani - 2003