2013-04-02

Emilio Gnutti



 è un imprenditore e dirigente d'azienda italiano.

È tra i finanzieri più conosciuti d'Italia, essendo stato uno dei protagonisti di varie operazioni importanti dell'economia italiana.
È stato presente nella lista degli uomini più ricchi d'Italia, stilata dal giornale finanziario americano "Forbes", con un patrimonio stimato di circa 1 miliardo di dollari.

La carriera professionale

Diploma di Perito Industriale e Laureato in Lettere e Filosofia, inizia la sua carriera imprenditoriale nel 1969 fondando la GI-EM, società di motori elettrici, che porterà a posizioni di leadership europea, attraverso operazioni di fusioni e acquisizioni con altre realtà (Siber, Vemer, Molveno, Dreefs) dello stesso segmento.
La crescita imprenditoriale di Gnutti passa attraverso FinecoBank, società da lui costituita nel 1979, che diviene in un decennio un gruppo leader italiano nel leasing e nel factoring, nel 1990 viene acquisita dalla Banca Popolare di Brescia.
Nel 1989 Gnutti esce da Fineco e con la liquidazione ricevuta e l'esperienza acquisita nel mondo parabancario costituisce nel 1995 G.P. Partecipazioni S.p.A. divenuta nel 1997 Hopa S.p.A.
Hopa diventa nel giro di pochi anni la cosiddetta bicamerale della finanza poiché Gnutti riesce ad unire come soci Unipol e Banca Monte dei Paschi di Siena da una parte e la Fininvest di Berlusconi dall'altra. Emilio Gnutti conosce, nel consiglio di Banca Agricola Mantovana, Roberto Colaninno ed insieme rafforzano il sodalizio in Hopa dove raccolgono l'adesione di centinaia di imprenditori italiani, che verranno definiti giornalisticamente la "razza padana". Gnutti e Colaninno acquistano la società Olivetti e attraverso questa società compiono la "madre di tutte le scalate" lanciando la famosa opa ostile su Telecom Italia, conquistandola.
Colaninno e Gnutti verranno definiti da Massimo d'Alema, allora Presidente del Consiglio, "capitani coraggiosi".
Un'altra importante operazione orchestrata da Gnutti è la vendita del Gruppo Colmark alla Rinascente della Famiglia Agnelli.
Nel 2001 la Hopa dello scalatore Gnutti vende la partecipazione di Telecom Italia alla Olimpia di Tronchetti Provera,ma pochi giorni dopo l'accordo il crollo delle torri gemelle cambia le carte in tavola e il contratto da poco firmato viene modificato sostanzialmente con un importante sconto a favore di Tronchetti. Hopa quindi, in forza dai nuovi accordi, deve reinvestire buona parte delle plusvalenze derivanti dalla vendita della partecipazione in Telecom, nella cassaforte Olimpia che a sua volta possiede Telecom. Da allora Hopa rimane quindi ancora azionista (con circa il 3,4%) di Telecom ancorché la partecipazione diventerà poi diretta dopo l'uscita da Olimpia.
Nel 2005 Gnutti si dimette dal consiglio Hopa e da quasi tutte le cariche ricoperte nelle società fino ad allora gestite poiché decide di ritirarsi dal mondo finanziario a seguito dei procedimenti giudiziari che lo hanno reso protagonista.

Le inchieste della magistratura

Depauperamento del capitale sociale fino alla bancarotta. Questa l'accusa rivolta dai pm a 10 persone, rinviate a giudizio per la vicenda che ha portato al fallimento della SHS multimedia, software house bresciana.
I fatti si svolsero tra il 2000 e 2003, quando la SHS passò da Srl a Spa accogliendo nuovi soci investitori che, in seguito a una crisi di governance, secondo l'accusa decisero di far fallire l'azienda svuotandola del patrimonio sociale.
I 10 imputati sono i soci Emilio Gnutti, Andrea Guerini, Ettore Lonati, Romano Marniga, Osvaldo Savoldi, Giancarlo Turati, Bruno Roma, il componente del collegio sindacale Matteo Bonalumi, il consulente dei nuovi soci Paolo Vavassori e quello dei vecchi soci Arrigo Bandera. Saranno davanti al giudice della seconda sezione penale del tribunale di Brescia il 22 marzo 2011.
L'intera vicenda si innesta in quella più ampia e con numerosi intrecci e connivenze economiche e politiche, vicenda che tenne a lungo tempo le prime pagine dei giornali. Riguarda la scalata alla Banca Antonveneta da parte della banca Popolare di Lodi (allora Presieduta da Gianpiero Fiorani), sostenuto dall'allora Governatore della Banca d'Italia, alcuni immobiliaristi (Ricucci, Coppola) ed il finanziere bresciano Emilio Gnutti (già alleato di Consorte nella vicenda Telecom). L'insieme dei personaggi è stato consegnato alle cronache con la definizione emblematica dei furbetti del quartierino.
Le dimissioni di Giovanni Consorte sono state causate dalle accuse di aggiotaggio, associazione a delinquere e appropriazione indebita a lui rivolte in occasione dello scandalo finanziario relativo alla scalata della Banca popolare di Lodi, oggi Banca Popolare Italiana, alla Banca Antonveneta. L'aggiotaggio si concentra su 50 milioni di Euro ricevuti (insieme al proprio vice Ivano Sacchetti) dal finanziere Gnutti, per «consulenze» in proprio fatte a favore della Hopa di Gnutti. «Consulenze», però, pagate non con fatture ma dietro lo schermo di plusvalenze artificialmente create con operazioni borsistiche «blindate».
Questa è la versione che Consorte ha offerto agli inquirenti per giustificare questa consistente somma. Flussi creati con un particolare meccanismo, secondo quanto già rilevato dalle indagini e spiegato da Gnutti: Consorte e Sacchetti, attraverso intermediari spesso del gruppo del banchiere Gianpiero Fiorani, investivano su titoli o prodotti derivati ritenuti «promettenti» dal punto di vista del margine di incremento prevedibile, e subito li rivendevano a Gnutti a prezzi sensibilmente più alti, ricavandone quindi immediate plusvalenze a colpo sicuro, di dimensione pari all'apparente generosità di Gnutti.
In data 25 ottobre 2006, Consorte, Ivano Sacchetti (ex presidente Unipol Banca e vicepresidente di Unipol) e il finanziere Emilio Gnutti sono stati condannati a 6 mesi di reclusione dal giudice di Milano Elisabetta Meyer con l'accusa di insider trading su titoli Unipol, stabilendo in 92.500 euro i danni patrimoniali e non patrimoniali che andranno risarciti dai tre condannati, in solido tra loro, alla Consob, parte civile nel processo. "Amareggiati e increduli" per l'esito della sentenza del Tribunale di Milano, Consorte e Sacchetti hanno sottolineato il fatto che si tratta comunque "solo del primo grado di giudizio".
Il 21 gennaio 2009 le condanne per Consorte, Sacchetti e gli altri dirigenti Unipol per insider trading vengono annullate senza rinvio dalla quinta sezione penale della Cassazione per incompetenza territoriale della procura di Milano. Gli atti vengono trasmessi a Bologna.
Nel mese di aprile del 2011 il Pubblico Ministero Luigi Orsi e Gaetano Ruta hanno chiesto l'assoluzione per Emilio Gnutti nell'ambito del processo della scalata Bnl-Unipol. Il tribunale di Milano ha condannato l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio a tre anni e sei mesi e un milione di multa, mentre l’ex presidente di Unipol Giovanni Consorte a 3 anni e 10 mesi e un milione di euro di multa per la tentata scalata a Bnl da parte di Unipol del 2003. Assolto Francesco Frasca, ex capo della vigilanza di Bankitalia. Sono state assolte anche Carige, Popolare di Vicenza e Deutsche Bank AG London. Unipol dovrà pagare una multa di 720 000 euro. Condannati a tre anni e sei mesi e a 900 000 euro di multa ciascuno gli immobiliaristi Coppola, Ricucci e Statuto, il finanziere bresciano Emilio Gnutti e i fratelli Tiberio ed Ettore Lonati, il banchiere Guido Leoni, Vito Bonsignore e Francesco Gaetano Caltagirone. Condannate anche Bper a pagare una multa di duecentosettantamila euro (seicentomila la richiesta dei pm) e Hopa (quattrocentottantamila euro contro l’assoluzione la richiesta dei pm). Per Caltagirone la procura aveva chiesto una condanna a 4 anni e una multa di 1 milione, mentre per gli altri aveva chiesto una pena pù’ lieve a 3 anni e una multa di seicentomila euro. Per il finanziare bresciano Emilio Gnutti, invece, la procura aveva chiesto l’assoluzione. Per ricostruire la vicenda che ha portato questo lunedì il tribunale di Milano a emettere 16 condanne e 12 assoluzioni nell’ambito del processo sulla tentata scalata di Unipol a Bnl bisogna tornare al 2005. Antonio Fazio è il governatore della Banca d’Italia e alcuni istituti di credito italiani, Antonveneta e Bnl, sono nel mirino di gruppi bancari esteri. Si parla di difesa dell’italianità del sistema bancario italiano, si lanciano offerte e controfferte. È il 18 marzo 2005 quando il Banco di Bilbao (Bbva) annuncia una offerta pubblica di scambio da circa 6,5 miliardi di euro sul capitale dell’istituto romano. Il 13 aprile arriva il via libera della Consob alla pubblicazione del prospetto informativo e un mese dopo arriva l’ok di Palazzo Koch. Si arriva all’Ops del Bbva con l’azionariato della Bnl diviso tra Patto (Bbva, Generali e Diego Della Valle) e Contropatto (alcuni immobiliaristi romani tra i quali Stefano Ricucci e Danilo Coppola intorno a Francesco Gaetano Caltagiorne). Tra gli azionisti di Via Veneto c’è anche Unipol, che il 16 maggio fa la sua prima mossa a carte scoperte, chiedendo alla Banca d’Italia di superare la soglia del 5% del capitale della banca e di arrivare fino al 10%. All’assemblea degli azionisti di Bnl del 21 maggio 2005 la lista presentata dagli spagnoli ottiene otto consiglieri grazie al 48,21% dei voti, mentre al contropatto ne vanno sei e uno alla lista presentata dal Monte dei Paschi di Siena e dalla Popolare di Vicenza. La vicenda prende sempre più rilevanza e anche sulla stampa la calda estate del risiko bancario inizia a trasformarsi in una estate torrida. Il 20 giugno, su sollecitazione della Consob, Unipol fa sapere di non escludere il lancio di un’offerta pubblica di acquisto su Bnl, da contrapporsi all’Ops del Bbva. Dieci giorni dopo, il primo luglio, la compagnia di via Stalingrado chiede alla Banca d’Italia di poter salire fino al 15% in Bnl, annunciando di avere già un’opzione per arrivare al 14,92%. Dopo settimane di voci, il 7 luglio Giovanni Consorte, presidente e amministratore delegato di Unipol, partecipa a una riunione ufficiale del contropatto. Il 15 luglio dall’istituto guidato da Antonio Fazio arriva per il Banco di Bilbao il via libera ad arrivare al 30% di Bnl e per Unipol a salire fino al 15%. Due giorni dopo i consigli di amministrazione della catena di controllo della compagnia bolognese danno il via libera all’offerta e il 18 luglio il lancio di un’Opa obbligatoria di Unipol su Bnl a 2,7 euro per azione viene comunicato al mercato. Con l’adesione dei contropattisti all’offerta, il Bbva vede sfumare la sua possibilità di concludere con successo l’Ops e il 22 luglio si prepara a conferire le sue azioni all’offerta di Unipol. Bisogna aspettare il 31 agosto 2005 perché la Commissione sulla Borsa dia il suo via libera all’operazione, comunque condizionato perché il prospetto ha bisogno di integrazioni. Il 6 settembre l’Antitrust dà il suo ok e il 13 settembre arriva l’approvazione definitiva della Consob. Nel frattempo, il Bbva ha spostato la sua battaglia dal mercato ai tribunali. I legali della banca spagnola hanno lamentato un comportamento scorretto di Unipol e si sono rivolti alla magistratura. Il 15 dicembre Giovanni Consorte risulta indagato dalla procura di Roma nell'ambito di una inchiesta sulla scalata e il 16 dicembre si viene a conoscenza del fatto che anche Antonio Fazio, governatore della Banca d'Italia, è indagato. Tre giorni dopo il numero uno di Palazzo Koch si dimette. Dopo Natale anche Consorte lascia Unipol. Il 10 gennaio 2006 Via Nazionale blocca l’Opa della compagnia bolognese sulla banca romana, il cui 48% il 3 febbraio viene comprato dalla francese Bnp Paribas che lancia un'Opa prendendone il definitivo controllo. Parallelamente alla procura di Roma anche quella di Milano ha iniziato ad indagare sulla vicenda e all’oramai ex governatore Fazio il 19 dicembre 2007 arriva un avviso a comparire firmato dal pubblico ministero Luigi Orsi secondo il quale, Fazio e il suo capo della Vigilanza, Francesco Frasca (oggi assolto) avrebbero “in violazione dei doveri d’ufficio istigato, promosso e assecondato la condotta” degli ex vertici di Unipol, Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti, Carlo Cimbri e dell'ex ad di Bpi, Giampiero Fiorani. L'inchiesta della procura di Milano viene chiusa il 3 marzo 2008 e conta 45 indagati: 31 persone fisiche e 14 società. Il 18 settembre 2009 si chiude l'udienza preliminare davanti al Gup del tribunale di Milano Luigi Varanelli con 28 rinvii a giudizio, 14 proscioglimenti e 3 patteggiamenti. L’inizio del processo davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano dal primo febbraio 2010 slitta al 18 marzo per un difetto di notifica. Nella primavera scorsa, a quasi un anno dall’avvio del dibattimento i pm Luigi Orsi e Gaetano Ruta hanno fatto le richieste di condanna e lunedì è arrivata la sentenza di primo grado. http://quibrescia.it/cms/?p=66509

Incarichi rilevanti

Nel 1969 è tra i soci fondatori della società Gi-Em S.r.l., società che produce piccoli motori elettrici, portando l'azienda ad una posizione di leader a livello europeo. Nel 1979 fonda la Fin-Eco e ne assume la carica di Amministratore Delegato. Fin-Eco è un gruppo polifunzionale nell'ambito del parabancario e di servizi finanziari.
Nel 1982 assume la carica di Presidente della società Fin-Eco Service S.r.l. divenuta ora Bitech S.p.A., società che opera nel settore dell'information Technology. Dal 1984 al 1992 è di Consigliere e Membro del Comitato Esecutivo della Banca Popolare di Brescia, divenuta oggi Bipop.
Nel 1986 costituisce Fin-Eco Line S.p.A., società che svolge attività di organizzazione e gestione di servizi pubblicitari. Dal 1986 al 2005 è Presidente e Amministratore di G.P. Finanziaria S.p.A. che rappresenta da sempre la cassaforte di famiglia.
Nel 1989 diviene Presidente e Amministratore Delegato di F.Leasing S.p.A. e fino al 2001 è Amministratore di Bresciauno S.p.A. Dal 1993 al 1998 è Amministratore di Molveno Oem S.r.l., ora facente parte di Everel S.p.A., società che produce componenti per elettrodomestici.
Dal 1993 al 2003 è Amministrazione della Siber S.p.A, ora fusa in Everel S.p.A., società leader europeo nella produzione di interruttori per elettrodomestici. Dal 1994 al 1999 è Amministratore di Colmark S.p.A., società operante nel settore della Grande distribuzione (ipermercati, supermercati, cash & carry).
Dal 1995 al 2002 è sindaco effettivo nella società Thassos Insurance Brokers S.r.l. Dal 1996 al 2004 è consigliere di Banca C. Steinhauslin & C. S.p.A. Dal 1996 è Amministratore di Fingruppo S.r.l., fino al 1999 a seguito di fusione per incorporazione nella società Hopa S.p.A..
Dal 1998 al 2001 è consigliere di Olivetti S.p.A., società quotata a Piazza Affari. Dal 1998 al 2001 è consigliere di Telecom Italia S.p.A., società quotata a Piazza Affari. Dal 1999 al 2005 è Amministratore di Hopa S.p.A., Holding di partecipazioni aziendali.
Dal 1999 al 2005 è Amministratore di Fingruppo S.p.A. Dal 1999 al 2004 è consigliere di Snia S.p.A., società quotata a Piazza Affari. Dal 2000 al 2005 è Presidente del Consiglio di Amministrazione di Earchimede S.p.A, società attiva nel private equity. Dal 2000 al 2005 è Presidente di Holinvest S.p.A. Dal 2000 al 2003 è Amministratore di Lloyd Adriatico S.p.A
Nel 2000 assume la carica di Amministratore in Sangemini Holding S.p.A. Nel 2001 assume la carica di Amministratore di Unipol Assicurazioni S.p.A., società quotata a Piazza Affari. Nel 2002 viene nominatore Consigliere di Amministrazione dell'Università degli Studi di Brescia. Nel 2002 viene nominatore Consigliere della finanziaria Finsoe S.p.A.
Dal 2003 al 2005 è Amministratore di ASM Brescia S.p.a., società quotata a Piazza Affari, ora A2A S.p.a. Dal 2003 al 2005 è Vice Presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena, società quotata a Piazza Affari. Nel 2003 diviene Vice Presidente della Sorin S.p.A., società quotata a Piazza Affari.

Altri progetti

Emilio Gnutti, conosciuto anche come Chicco, è noto anche per la sua passione per i motori che lo hanno portato negli anni ad entrare nel circus della Formula 1, attraverso la partecipazione azionaria nel Team "Scuderia Italia" poi divenuta Minardi Team, e tra i protagonisti della manifestazione Mille Miglia. Gnutti conserva una delle più belle collezioni di auto d'epoca del mondo.
Emilio Gnutti ha dedicato molte risorse alla causa sociale, lo testimonia il fatto che nel 2000 ha costituito la "Fondazione Italo Gnutti" con scopo benefico dedicandola al padre e dal 2003 al 2005 è stato Consigliere della Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus. Molteplici le sue iniziative benefiche

fonte: Wikipedia

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