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Bruce Lee


« Il miglior combattente non è un pugile, un karateka o un judoka. Il miglior combattente è qualcuno che si può adattare a qualsiasi stile di combattimento. »
(Bruce Lee)

Bruce Jun Fan Lee (cinese tradizionale 李小龍, in pinyin Lǐ Xiǎolóng; è stato un attore, artista marziale, regista, sceneggiatore e produttore statunitense di origini cinesi.
Nato a San Francisco e cresciuto a Hong Kong, Lee è ampiamente considerato uno dei più influenti artisti marziali di tutti i tempi, nonché l'attore più ricordato per la presentazione delle arti marziali cinesi al mondo. I suoi film, prodotti a Hong Kong e ad Hollywood, elevarono ad un nuovo livello di popolarità e gradimento le pellicole di arti marziali, facendo aumentare per la prima volta ed improvvisamente anche l'interesse per questo tipo di discipline in Occidente. La direzione ed il tono delle sue opere influenzarono profondamente i film di arti marziali di Hong Kong, che fino ad allora mostravano più un senso teatrale che realistico delle scene.
Lee divenne un'icona soprattutto per il popolo cinese, come ritratto dell'orgoglio nazionale e per alcuni tratti nazionalistici presenti nei suoi film. Alcuni videro Lee come un modello per acquisire un corpo forte ed efficiente ed un altissimo livello di benessere fisico, sviluppando allo stesso tempo destrezza nel combattimento corpo a corpo. Nonostante il contenuto violento dei suoi film, Lee era fermamente contrario all'uso delle arti marziali come metodo di offesa e supremazia, anche se il suo carattere era ben poco mite, visti i suoi trascorsi nelle bande minorili di Hong Kong e le frequenti risse, che gli sarebbero costate anche un fermo da parte della polizia.

Nel 1993 è stato anche onorato con una stella sulla Hollywood Walk of Fame a Los Angeles, e nell'occasione di quello che sarebbe stato il suo 65º compleanno (novembre 2005), una statua commemorativa è stata posata sull'Avenue of the Stars a Kowloon, in sua memoria: di colui che è stato votato "Star of the Century" dagli addetti ai lavori del mondo del cinema di Hong Kong. Un'altra statua più piccola ha preceduto di pochi mesi la suddetta a Mostar, come simbolo della pacificazione fra Serbi e Croati, mentre una molto più grande, di venti metri, è sorta successivamente in un parco a tema nella Cina continentale, il Bruce Lee Paradise di Junan (città nella quale avrebbe avuto i natali il padre di Bruce, l'attore teatrale e caratterista cinematografico Li Hoi Chuen).

Penultimo di cinque figli, Phoebe, Agnes, Robert, Bruce e Peter, di Li Hoi-Chuen, cinese, e di Grace, di origini euroasiatiche. La famiglia tornò a Hong Kong tre mesi dopo la nascita di Lee.
Tra i nomi datogli dai genitori, "Li Yuen Kam", "Jun Fan" (che significa letteralmente "ritorna ancora") e "Xiao Feng" ("piccola fenice"). Un altro nome, "Xiao Long" ("piccolo drago", in quanto nato nell'ora e nell'anno cinese del drago) ne sottolineava il carattere esuberante, che durante l'infanzia trascorsa a Hong Kong lo portava a scontrarsi con la piccola criminalità giovanile. Per questo decise di volere imparare le tecniche di difesa marziali iscrivendosi alla prestigiosa scuola di Wing Chun sotto gli insegnamenti del Maestro Yip Man, con cui studiò per molti anni. Da allora Bruce non abbandonò più lo studio delle arti marziali.
All'età di 12 anni entrò alla scuola cattolica La Salle College. Successivamente frequentò il Francis Xavier's College, finché il suo temperamento esuberante, i continui battibecchi coi compagni, la scarsa voglia di applicarsi nello studio, nonché il rischio che potesse rovinare la reputazione della famiglia medio-borghese, indussero il padre a mandarlo a vivere da un vecchio amico negli Stati Uniti. Ma dopo un breve periodo vissuto a San Francisco si trasferì a Seattle, dove lavorò come cameriere. Qui, nel 1962 riuscì a terminare la sua formazione di scuola superiore ottenendo il diploma alla Edison Technical School. Si iscrisse quindi alla facoltà di filosofia dell'Università di Washington, ma abbandonò gli studi al penultimo anno. Qui conobbe Linda Emery che sposerà nell'agosto del 1964 e dalla quale ebbe due figli: Brandon nel 1965 e Shannon Emery nel 1969
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Il Kung Fu e gli allenamenti

Nonostante le credenze, Lee non studiò mai il Tai Chi seriamente, in quanto non si confaceva alle sue caratteristiche peculiari, prima fra tutte, la sua notevole velocità. Dal padre imparò i concetti fondamentali di questa antica arte. Lee studiò assiduamente Kung Fu nello stile Wing Chun col Maestro Yip Man. All'inizio, gli studi di Bruce con Yip Man furono affidati a William Cheung, studente di Man, per poi continuare fino ai diciotto anni nel 1959, anno in cui partì per gli Stati Uniti. Uno degli studenti di maggior livello fu Wong Shun-Leung, che si ritiene abbia avuto una grande influenza sull'allenamento di Lee.
Attratto da qualsiasi disciplina da combattimento, Lee si allenò anche nel pugilato occidentale, vincendo nel 1958 il titolo interscolastico di boxe. Batté il tre volte campione Gary Elms con un K.O. al terzo round. Imparò anche rudimenti di scherma occidentale dal fratello minore Peter, all'epoca campione di questa disciplina. Questo approccio a 360º distinse via via sempre più Lee da ogni altro praticante di arti marziali, tanto che nel 1966, decise di dare un nome al suo "stile senza stile": Jeet Kune Do.
Il suo allenamento includeva tutti gli elementi di fitness, forza e resistenza muscolare, resistenza cardiovascolare e flessibilità. Utilizzò le tecniche tradizionali del culturismo per scolpire e aumentare la massa muscolare. Tuttavia, fu sempre attento nel sottolineare quanto la preparazione mentale e spirituale fossero fondamentali per il successo dell'allenamento fisico e nella pratica delle arti marziali. Al fine di allenare specifici gruppi di muscoli, Lee si avvalse di attrezzature appositamente progettate e costruite.
Il 13 agosto del 1970, a causa di un errato preriscaldamento dei muscoli in un allenamento di sollevamento pesi, subì un grave infortunio: gli esami clinici mostrarono uno stiramento al quarto nervo sacrale, nella parte inferiore della schiena. Durante il periodo di convalescenza, iniziò a dedicarsi alle religioni, alla filosofia, alle arti da combattimento e agli scritti di Jiddu Krishnamurti. Il periodo di inattività fisica gli offre anche l'opportunità di documentare i metodi di allenamento, che in seguito verranno raccolti e pubblicati dalla moglie Linda nel libro The Tao of Jeet Kune Do. Nell'arco dei successivi sei mesi, riuscì a recuperare agilità, velocità e potenza.

Carriera cinematografica

Il suo debutto nel mondo cinematografico di Hong Kong avvenne all'età di tre mesi, quando fu scelto per il ruolo del neonato nel film Golden Gate Girl del 1941. Fra i sei ed i diciassette anni partecipò a sedici pellicole, anche se il primo film di un certo riguardo, The Orphan del 1958 lo interpretò all'età di diciotto anni.
Il produttore della serie televisiva Batman e Robin, William Dozier, ebbe l'occasione di visionare i filmati di Lee al Campionato Internazionale di karate, tenutosi a Long Beach il 2 agosto del 1964. L'esibizione incluse varie dimostrazioni, tra le quali flessioni su pollice ed indice e il suo noto "pugno a un pollice". Colpito dalle notevoli capacità fisiche, Dozier invitò Lee per un'audizione, grazie alla quale si aggiudicò una parte nelle serie televisive Il calabrone verde, per la stagione 1966-1967, in Batman. Successivamente ottenne ruoli anche nelle serie Ironside, Longstreet, Here Come the Brides e, nel 1969 nel film: L'investigatore Marlowe.
Lee interpretò il suo primo ruolo da protagonista nei film Il furore della Cina colpisce ancora del 1971 e Dalla Cina con furore del 1972, grazie ai quali ottenne vasta celebrità internazionale. Successivamente fondò una propria casa di produzione, la Concord Production, in società con Raymond Chow della Golden Harvest. Sotto tale egida co-produsse, scrisse, diresse e interpretò L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente nel 1972, in cui fece comparsa anche Chuck Norris in una scena, quella del duello nel Colosseo, che divenne la più celebre di arti marziali nella storia del cinema. Richiese tre giorni di riprese, e venti pagine di sceneggiatura scritte e disegnate da Lee.
Nel 1973 ottenne il ruolo di protagonista in I tre dell'Operazione Drago, film che lo consacrò come divo internazionale, per il quale fece anche da coreografo per le scene di combattimento e co-produttore con la sua Concord Production. Il film fu il secondo maggior incasso della Warner Bros. dopo L'esorcista, e consolidò l'immagine di Lee come leggenda delle arti marziali.

La morte

Il 10 maggio 1973, negli studi della Golden Harvest, durante le sessioni di doppiaggio de I tre dell'Operazione Drago, Lee fu colto da un attacco di vomito, febbre alta, forti convulsioni. Venne immediatamente trasportato all'ospedale più vicino, dove riscontrarono la presenza di un edema cerebrale. Gli fu così somministrato del mannitolo, un medicinale atto a ridurre il gonfiore al cervello, e che gli salvò la vita. Lo stesso male, tuttavia, gli tolse la vita tre mesi più tardi. Si trovava a Hong Kong a casa di Betty Ting Pei, entrambi avevano appuntamento col produttore Raymond Chow per discutere di un film in produzione, Game of Death. Per cercare di alleviare una forte emicrania, Lee assunse una pastiglia, datagli da Betty, di Equagesic, contenente sia aspirina che meprobamato, e si addormentò senza più svegliarsi. Fu trasportato al Queen Elizabeth Hospital, dove un'autopsia fugò ogni dubbio sulla causa del decesso. Il cervello di Lee, che mediamente in un adulto pesa attorno ai 1.400 grammi, ne pesava 1.575 (un aumento del 13%). Le uniche due sostanze rinvenute nelle analisi del sangue durante l'autopsia, furono i due componenti dell'Equagesic.
Il 15 ottobre 2005, Chow dichiarò che Lee morì per un'ipersensibilità al miorilassante contenuto nell'Equagesic, il meprobamato, ingrediente molto comune negli antidolorifici. Quando i dottori annunciarono ufficialmente la morte di Lee, fu dichiarato che la causa era una reazione allergica a uno o entrambi i componenti dell'Equagesic. Il verdetto finale ne confutò la «morte accidentale». Le cause della morte di Lee sono ancora oggi oggetto di discussione.
L’opinione preliminare di Peter Wu, il neurochirurgo che salvò la vita di Lee durante il primo attacco, fu che la causa della morte dovesse essere attribuita a una reazione alla cannabis (sarebbe uno sciroppo) o all’Equagesic. Comunque, in seguito Wu ritrattò questa posizione, affermando:

« Il Professor Teare era uno scienziato forense raccomandato da Scotland Yard; era stato interpellato come esperto sulla cannabis e non possiamo contraddire la sua testimonianza. Il dosaggio della cannabis non è preciso né prevedibile, ma non ho mai sentito di qualcuno che sia morto solo per averla assunta. »

Bruce Lee giace nel lotto 276 del Lake View Cemetery accanto al figlio Brandon Lee. A portare la bara nella cerimonia tenuta a Seattle furono Steve McQueen, James Coburn, Chuck Norris, Dan Inosanto, Taky Kimura, Peter Chin e il fratello Robert
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Apparizioni televisive

Come se stesso in documentari o talk show
The Pierre Berton Show (1971)
Where the Action is, (1966)
The Milton Berle Show (1966)

Produzioni postume

Due anni dopo la morte di Lee, il regista Lin Ping dirige Good Bye Bruce Lee (Yung chun ta hsiung, 1975) utilizzando il più somigliante dei suoi sosia, Ho Chung Tao (nome d'arte: "Bruce Li"). La storia riprende le idee che Lee aveva per il suo Game of Death, rimaneggiandole e privandole dell'aspetto filosofico. È solo una delle decine di film speculanti su Lee ed interpretati da una pletora di sosia, tra Hong-Kong e Taiwan.
Nel 1977 la casa cinematografica che possiede i diritti del materiale girato di Game of Death affida al regista Robert Clouse, lo stesso di I tre dell'Operazione Drago il materiale girato dall'attore prima della morte per rimaneggiarlo e farne un film. Esce così nel 1978 L'ultimo combattimento di Chen (Game of Death/Xi wang youxi). Le scene di arti marziali aggiunte sono coreografate dall'allora esordiente Sammo Hung e, tra gli attori, il Maestro Dan Inosanto e il campione di pallacanestro Kareem Abdul-Jabbar.
Oltre ai film di montaggio e quelli con sosia esistono anche produzioni totalmente estranee a Bruce Lee ma in cui le distribuzioni internazionali hanno forzatamente inserito il suo nome a scopo di sfruttarne la fama, ad esempio Il braccio violento del Thay-Pan.
Nel 2000, il regista e scrittore John Little decide di rimasterizzare il materiale girato da Lee prima della sua morte e di montarlo seguendo le indicazioni che lo stesso Lee aveva lasciato. A corredo, inserisce interviste inedite e filmati di repertorio. Il risultato è il film-documentario Bruce Lee: la leggenda (Bruce Lee: A Warrior's Journey).

Film-biografia

L'enorme clamore provocato dalla morte improvvisa dell'attore ha creato numerosi film-biografia, ognuno dei quali racconta una propria versione riguardo alla morte di Lee.
Nel 1975 l'attrice Betty Ting Pei, nella cui casa è deceduto tre anni prima Lee, appare in uno scadente film agiografico sul suo rapporto con l'attore. Esce così Io... Bruce Lee (Lei Siu Lung jyu ngo), nel quale l'attrice dichiara apertamente la sua storia d'amore con Lee. La parte di Lee è interpretata da Danny Lee, alias Li Hsiu-Sien, in seguito star dei police-thriller anni ottanta-novanta. La produzione è Shaw Bros., cioè lo studio che non riuscì ad avere sotto contratto Lee in vita. Nel ruolo del barman che difende Betty da una banda di fans di Lee, appare l'attore Jimmy Nam (Nan Kung Hsiu), noto ai patiti per i suoi ruoli di villain in pellicole cult del filone quali Cinque dita di violenza e I fantastici piccoli supermen.
Nel 1978 esce Bruce Lee Supercampione (Li Hsiao Lung chuan chi) di Ng See Yuen, con Ho Chung Tao nel ruolo di Lee. È il più prolifico sosia dell'attore, un ginnasta e stuntman taiwanese in realtà molto più giovane del vero Lee che, col nome fittizio di Bruce Li girerà numerose pellicole di qualità inferiore.
Nel 1993 esce Dragon - La storia di Bruce Lee, trasposizione cinematografica del romanzo della moglie di Lee, Linda, del 1989, che racconta la storia del marito aggiungendo il punto di vista soggettivo.
A partire dagli anni ottanta e novanta, una vasta quantità di libri e narrativa su Bruce Lee ha contribuito a rinverdirne il mito. Da John Little negli Stati Uniti, a Lorenzo De Luca, autore dei primi libri in lingua italiana su Lee e sul cinema di arti marziali, i quali hanno contribuito a divulgare in Italia anche gli allora poco conosciuti Jackie Chan, Sammo Hung e Lau Kar Leung, che De Luca ha personalmente intervistato, presso le nuove generazioni.
La leggenda di Bruce Lee è una serie televisiva cinese di 30 episodi da 47 minuti l'uno trasmessa sul canale Rai 4 a partire dal 4 aprile 2009. Si tratta della biografia televisiva di Bruce Lee, trasmessa dalla televisione di Stato cinese (CCTV) in occasione delle Olimpiadi del 2008. Danny Chan Kwok-kwan, già interprete di film come Shaolin Soccer e Kung Fusion, veste nel telefilm i panni di Lee.
Recentemente il mistero che avvolge le morti di Bruce e Brandon Lee è stato oggetto di una puntata di Voyager su Rai 2, con ospite l'autore Lorenzo De Luca (che incontrò Brandon pochi mesi prima del tragico incidente).

Giudizi critici

La figura di Bruce Lee è stata di grande impatto e riferimento per la comunità cinese in tutto il mondo, e non solo, partendo dalla sola analisi dei soggetti dei film girati ad Hong Kong (ad eccezione di I tre dell'operazione drago, essendo una coproduzione USA-Hong Kong che di fatto sottrae al suo personaggio alcuni dei suoi caratteri peculiari nel tentativo di internazionalizzarla).
In Il furore della Cina colpisce ancora Lee è un operaio cinese immigrato a Bangkok che vede i suoi compagni di lavoro, suoi stessi connazionali, scomparire uno ad uno per opera di un traffico di droga organizzato dal proprietario della fabbrica; Dalla Cina con furore, ambientato in una Shanghai di inizio novecento occupata di fatto dalle potenze straniere, preminentemente dai giapponesi, vede invece Lee, membro di una scuola di arti marziali cinesi, alle prese con la violenza, l’arroganza e i soprusi di una scuola giapponese rivale. In L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente Lee si reca a Roma, dove si trova coinvolto in una lotta impari tra i camerieri di un ristorante cinese e una potente banda criminale che intende appropriarsene per impiegarlo come centro di spaccio della droga.
In questi tre film, Bruce Lee si erge come paladino di una comunità cinese oppressa da gruppi di stranieri che spadroneggiano in città estere od occupate di fatto da potenze straniere. Eroe del proletariato, Lee si afferma così quale difensore degli umili e degli oppressi che ne farà vera e propria icona degli abitanti di Hong Kong (e del loro latente rancore verso il colonizzatore britannico), dei milioni di oriundi cinesi nel Sud-est asiatico e nelle Chinatown sparse per l’occidente (rappresentate direttamente nel primo e nel terzo film), ma anche di tutte quelle minoranze etniche (come lo sono i neri e gli ispanici in America) che vivono anch’esse la difficile realtà dell’immigrazione in un paese straniero.
Una componente essenziale della sua icona è poi l’uso della violenza, che pur a lungo evitata, si rivela infine l’unico mezzo possibile per reagire all’ingiustizia. In tal modo Lee diventa anche simbolo di quei movimenti di contestazione che consideravano la violenza l’unico strumento possibile per rovesciare un iniquo ordine costituito: proprio come disse Mao Zedong in un celebre aforisma, “La rivoluzione non è un pranzo di gala”. Questo, almeno in parte, spiega la persistenza, ancora oggi, di T-shirt con l’effigie di Bruce Lee nei mercati di tutto il mondo a fianco di quelle con l’immagine di Che Guevara.
Tornando al rapporto tra Bruce Lee e la sua etnia, non si può tacere la componente nazionalistica del suo cinema (ripresa negli anni a venire da Tsui Hark nell’ambito del wuxiapian). Il nazionalismo di Bruce Lee è evidente soprattutto nel primato che, nei suoi film, vedono prevalere le arti marziali cinesi sulle tecniche di combattimento degli altri paesi, come testimonia sia Dalla Cina con furore (il protagonista ha la meglio sui rivali giapponesi), sia L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente, dove i camerieri del ristorante, dopo aver visto combattere Lee, decidono di apprendere il kung fu nazionale, smettendo con la pratica del judo; il film del resto è attraversato da vittoriosi scontri contro i rivali stranieri, un russo, un giapponese ma soprattutto contro un americano (interpretato da Chuck Norris), nell’epica lotta finale al Colosseo: qui il nazionalismo si trasforma anche in un più evidente razzismo nel momento in cui Lee, che combatte a torso nudo col suo petto glabro, strappa un ciuffo di peli a quello del suo villoso rivale e che, prima di riprendere, lo soffia via dalle mani con un certo esibito disprezzo.
La dimensione di eroe che lotta contro le ingiustizie perpetuate nei confronti dei cinesi, l’idea che solo con la violenza si possano riparare i torti subiti e il nazionalismo dei film di Lee trovano straordinaria sintesi nella scena di Dalla Cina con furore nella quale al protagonista viene proibito di entrare in un parco di Shanghai, essendovi un cartello al suo ingresso che prescrive “È vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi”. Deriso da alcuni giapponesi, che gli suggeriscono di mettersi a quattro zampe per avere modo di essere condotto nel parco, Lee dà a questi una meritata lezione, dopodiché distrugge il cartello con uno spettacolare calcio acrobatico in volo, sfogando la rabbia sua e della sua gente, prima di essere circondato da una piccola folla di plaudenti connazionali, che lo nasconde per proteggerlo dall’arrivo della polizia.

 

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