venerdì

William B. Seabrook: vita e avventure di un cannibale gentiluomo


Lo vedete quell’uomo, appoggiato al bancone del bar? Sì, quello con i baffi. La testa che ciondola sul bicchiere di whisky.
Il suo nome è William Buehler Seabrook. Seguitemi, sediamoci qui, lontani dal trambusto del jazz e dagli schiamazzi del bar, e vi racconterò la sua storia… Cosa bevete? Beh, visto che parliamo di lui, vi consiglio un cocktail che ha brevettato mentre era ricoverato in manicomio e cercava di disintossicarsi. L’ha chiamato Asylum Cocktail: una parte di gin, una parte di pernod e un tocco di granatina, non shakerato e su cubetti di ghiaccio.
Già, William Seabrook è davvero “bigger than life”. A dire il vero, la sua vita sarebbe sufficiente a riempire due o tre esistenze “normali”. Se cercate il suo nome su Wikipedia, scoprirete che è uno scrittore della cosiddetta “lost generation”, la generazione di scrittori americani che raggiunse la maggiore età in concomitanza con la Prima Guerra Mondiale. A differenza di Hemingway, Steinbeck, Dos Passos e compagnia, Seabrook ha dei titoli piuttosto esotici da vantare nel curriculum: lo si ricorda come esploratore e avventuriero, come occultista, come sadico dedito al bondage e, addirittura, come cannibale. Inoltre, ha un merito del tutto incontestabile: è l’uomo che ha introdotto la parola “zombie” nel vocabolario americano, trapiantandola dall’isola di Haiti, sulla quale aveva assistito a frenetiche cerimonie voo-doo.


Cominciamo dall’inizio: William Buehler Seabrook nasce nel 1884 a Westminster, nel Maryland. Suo padre è un avvocato di successo che decide di convertirsi in ministro protestante, condannando la famiglia alla povertà. Sua madre ha una personalità forte e dispotica e ha con il bambino un rapporto problematico: si ipotizza che la successiva passione di Seabrook per il sadomasochismo e le donne legate si origini da questo trauma irrisolto.
All’età di otto anni viene affidato ai nonni paterni, che avranno una forte influenza sulla sua personalità: dalla nonna “Piny”, un’anziana signora con un debole per il laudano, erediterà l’interesse per la spiritualità e la mistica, dal nonno, editore di un giornale della Lega della Temperanza, la passione per la scrittura e la magia della carta stampata.
Finito il college, il giovane Seabrook viene introdotto come impiegato nelle ferrovie, ma abbandona il lavoro per diventare un cronista del giornale locale, l’Augusta Chronicle. Ben presto, però, la vita del giornalista di provincia inizia a stargli stretta, così William intraprende la prima delle molte fughe che caratterizzeranno la sua esistenza: fughe dal grigiore della vita borghese, dalla routine delle convenzioni e, in ultima analisi, fughe da se stesso.
Si trasferisce in Svizzera, dove studia filosofia e metafisica all’Università di Ginevra. In Europa, conduce una vita vagabonda: si mantiene scrivendo piccoli reportage di viaggio, visita monumenti e cattedrali, impara il Francese e l’Italiano. Tornato negli Stati Uniti nel 1912, farà tesoro di queste sue conoscenze linguistiche ed entrerà nelle grazie del celebre cantante lirico Enrico Caruso (1873-1921), diventando un benestante e apprezzato giornalista d’opera. Risale a questo periodo il suo primo matrimonio con Katherine Pauline Edmondson.
Gli agi e la fama, però, non riescono ad appagare le ansie metafisiche di William, che si sente come un topo imprigionato “in una luminosa, pulita e scintillante trappola”, ma pur sempre una trappola. Sceglie così di rincorrere la “vita vera”, il sogno di un’esistenza autentica e senza compromessi, nella speranza di scrivere un’opera letteraria capace di lasciare un segno. La prima Guerra Mondiale che sta insanguinando l’Europa gli pare una buona occasione per inseguire l’avventura: proprio come Hemingway, Seabrook si arruola volontario nell’American Field Service nel 1915, prestando servizio in Francia, dove guida le ambulanze. Una bomba fumogena al cloro gli danneggia i polmoni e nel 1916 la sua esperienza bellica giunge già al termine: rientrato negli Stati Uniti, il benestante suocero gli da in gestione un fattoria con annessi campi di cotone in Georgia, trasformandolo, suo malgrado, in un “gentiluomo del Sud”.
L’agricoltura e l’economia domestica non sono le maggiori doti di Seabrook, che passa il tempo a bere bourbon fatto in casa e a cacciare conigli per sfuggire alla noia. La vita coniugale, inoltre, non appaga le fantasie di bondage e donne incatenate che infestano la mente dello scrittore, che trova in Deborah Luris una complice e un’amante per assecondarle.
Tra il 1917 e il 1918, il “latifondista per caso” riceve una visita importante: Aleyster Crowley (1875-1947) trascorre “sei deliziose settimane nel Sud”, nella sua tenuta. Di Crowley si è detto tutto e il contrario di tutto: molto spesso viene citato come “satanista”, sebbene la classificazione sia impropria. In realtà lo “stregone di Cambridge” fu un esoterista raffinato, cresciuto nell’alveo dell’Ordine Ermetico della Golden Dawn, un’associazione occultistica britannica di fine Ottocento, che raccoglieva intellettuali e letterati di spicco quali William Butler Yeats. Crowley si distaccò polemicamente dall’ordine e operò una sorta di rivoluzione copernicana in seno alle correnti occultistiche, dando origine al sistema denominato Magick, una rielaborazione psicologica della magia, ottenuta ibridando la tradizione occidentale con influssi orientali quali il tantrismo.


La sedicente Bestia 666 aveva molto in comune con Seabrook, a partire dall’amore per l’avventura (nel 1902 Crowley fu protagonista della prima spedizione per raggiungere la base del K2, ma non riuscì a scalarlo). Entrambi, poi, erano caratterizzati da una curiosità insaziabile, da costumi sessuali decisamente disinibiti, dal disprezzo per la vita borghese e dalla predilezione per gli stati di coscienza alterati (mentre Seabrook predilesse sempre l’alcol, Crowley fu un pioniere nell’uso di droghe, inclusa l’eroina).
Non è un caso, dunque, che i due si intendono bene tra di loro : conversano di esoterismo, fanno esperimenti medianici, e Seabrook finanzia una spedizione di Crowley sul fiume Hudson. Qui il teurgo trascorrerà quaranta giorni in totale solitudine, scrivendo frasi occulte (tra cui il suo celebre “Fai ciò che vuoi”) in gigantesche lettere vermiglie sulle scogliere affacciate sul fiume. Per ragioni sconosciute, tuttavia, l’idillio tra i due uomini andò guastandosi: il 20 settembre 1942, alla morte di Seabrook, il cosiddetto “uomo più malvagio del mondo” annotò nel suo diario: “il cane-suino W.B. Seabrook si è ucciso, finalmente”.
Per Seabrook è tempo di nuove avventure: nel 1925, viaggia in Medio Oriente, dove scriverà il suo primo libro dal titolo “Adventures in Arabia”, nel quale racconta, con un rispetto raro a quei tempi, la vita dei beduini del deserto, dei drusi e dei misteriosi Yaziditi, conosciuti come gli “adoratori del diavolo”.
Il libro ha un ottimo riscontro di pubblico e, sull’onda del successo, Seabrook intraprende la sua seconda avventura, questa volta nel Mar dei Caraibi, ad Haiti, per indagare sulle oscure pratiche del Vudu. Anche in questo caso, l’esperienza si trasformerà in un libro, Magic Island, pubblicato nel 1929. Come anticipato sopra, il libro introduce lo zombie al grande pubblico, consegnando alla cultura occidentale un archetipo destinato a fiorire rigogliosamente nell’ambito cinematografico. Cercando di spiegare questo stato di esistenza sospesa tra la vita e la morte, lo scrittore ipotizza che le causa non sia di origine soprannaturale, ma piuttosto chimica, riconducibile a qualche sostanza somministrata ai cosiddetti “morti viventi”, capace di alterare in modo permanente il loro stato percettivo. Con questa teoria, Seabrook anticipa i lavori della scrittrice Zora Neale Hurston e dell’etnobotanico Wade Davis, dal quale il regista Wes Craven ricaverà il suo film più bello, Il serpente e l’arcobaleno.
Durante il suo soggiorno ad Haiti, Seabrook incontra un’anziana sacerdotessa di nome Maman Célie, che diventerà sua protettrice e guida nei misteri del vudu. In sua compagnia, lo scrittore assisterà ad alcune cerimonie: tra galli decapitati e capre sgozzate, vedrà i corpi degli astanti venire posseduti dai “loa” e divincolarsi con movimenti frenetici. Seabrook non ha la spocchia né il distacco metodologico dell’antropologo: beve rum e sangue in compagnia dei celebranti, prende parte ai riti anziché giudicarli dall’alto di una pretesa superiorità culturale. Al momento della pubblicazione, tuttavia, gli stereotipi razzisti si insinueranno negli articoli da lui venduti alle riviste: Seabrook non può essere ricordato come un paladino dei diritti degli afro-americani, ma gli deve comunque venire riconosciuta un’apertura mentale non comune a quei tempi.


Al viaggio ad Haiti, segue quello in Africa, in Costa d’Avorio, nel 1929. Questa volta, l’obiettivo del reporter è il cannibalismo, che sarà il fil rouge della sua inchiesta. Dopo insistenti richieste al re tribale Mon Po, il giornalista riesce a farsi ammettere a un pasto cannibale, pratica che è stata progressivamente abbandonata perché proibita dalle autorità coloniali francesi. Nel corso del pasto, tuttavia, si rende conto di essere stato ingannato: la carne che gli viene servita è quella di una scimmia. Ciononostante, nel libro che seguirà, Jungle Ways del 1930, l’autore dichiarerà di essersi nutrito di carne umana, con vino rosso e riso per contorno.
La sincerità è una dote che non può venire contestata a Seabrook, che nei suoi libri squadernò senza esitazione e senza veli pratiche e perversioni capaci di scandalizzare anche un lettore contemporaneo. L’aver dichiarato il falso in un reportage doveva creargli non pochi problemi, o, forse, il desiderio non realizzato lo tormentava. Tornato a Parigi dal suo viaggio africano, Seabrook decide di colmare la lacuna: acquista da un obitorio il collo di un ciclista morto in un incidente stradale e lo consuma, dopo averlo fatto cucinare da un cuoco parigino (al quale viene presentata come “carne di capra africana”). Il verdetto di Seabrook è che la carne umana “sa di vitello”, e contraddice gran parte delle descrizioni precedenti di esploratori ed etnologi, che la volevano più affine al maiale.
A Parigi, lo scrittore, giunto all’apice del suo successo, ha una nuova compagna, Marjorie Worthington, che sposerà nel 1935. In Francia, il cannibale frequenta il fior fiore degli intellettuali dell’epoca: James Joyce, Thomas Mann, Aldous Huxley, Gertrude Stein, che gli darà dei suggerimenti per migliorare la sua prosa. Seabrook fuma oppio, tiene feste in cui donne incatenate pendono dal soffitto e soprattutto beve, sprofondando progressivamente nel vortice dell’alcolismo. L’artista surrealista Man Ray documenta con foto alcune delle pratiche BDSM dello scrittore e addirittura disegna alcuni dei collari e degli strumenti di restrizione che Seabrook usa per legare le sue modelle: la serie di foto si chiamerà “Le fantasie del Signor Seabrook”.
Il vizio del bere si impossessa progressivamente dell’anima di William Seabrook, trasformando lo scrittore acclamato in un ubriacone incapace di scrivere. Dopo aver toccato il fondo, decide di farsi internare nel manicomio di New York, il Bloomingdale Insane Asylum, dove trascorrerà sette mesi nel tentativo di liberarsi dal demone della bottiglia. Ne uscirà ristabilito, ma con l’errata presunzione di potersi concedere ancora un bicchiere ogni tanto: la sua vittoria sarà soltanto un successo temporaneo, preludio ad eccessi ancora peggiori. La sua esperienza di disintossicazione diventa uno dei suoi libri più riusciti: Asylum, del 1935.
Uscito dal manicomio, Seabrook e la sua nuova moglie si ritirano nella campagna newyorkese di Rhine Back, sul fiume Hudson, una roccaforte dell’alta borghesia americana. Manco a dirlo, la sonnolenta vita di campagna gli viene ben presto a noia, così il fienile della proprietà viene adibito a luogo di evasione e teatro di “esperimenti” sul paranormale. Tra le sue pareti, Seabrook mette in scena rituali dal sapore crowleyano, sui quali innesta le sue fantasie sessuali, che prevedono donne consenzienti e retribuite incatenate e “punite” con la deprivazione della possibilità di nutrirsi e di respirare. Il risultato di queste sperimentazioni, a metà tra il soprannaturale e il “dilettevole”, sarà il libro Witchcraft: its power in the world today, del 1940.
La relazione con la moglie Marjorie viene progressivamente incrinata dagli “esperimenti” di Seabrook: il loro matrimonio si conclude nel 1939, ma lo scrittore, ormai completamente prono all’alcol e deciso a “bere fino alla morte”, si risposerà ancora una volta, nel 1942, con la reporter di guerra Constance Kuhr, che darà alla luce il suo unico figlio.
Mentre la drammatica vita personale di Seabrook segue i suoi meandri tortuosi, il mondo è dilaniato dalla Seconda Guerra Mondiale. Il nostro tenta, per un’ultima volta, di evadere da sé stesso e dal fondo della bottiglia arruolandosi come reporter nell’esercito, ma il suo piano non va a buon fine a causa di un incidente stradale.
Dimesso dall’ospedale, minato nel fisico e nella mente da anni di eccessi, William Seabrook si suicida con una massiccia dose di sonniferi, il 20 settembre del 1945.

Avete finito il vostro drink? Si è fatto tardi e l’aria fumosa di questo bar mi è venuta a noia. Ora che conoscete la sua storia, potete pensare quello che volete del Signor Seabrook: potete condannarlo, ammirarlo o cercare di comprenderlo.
Potete trovare buone ragioni per amarlo, e altrettanto valide motivazioni per odiarlo. Avrete ragione in ogni caso, ma a lui, di sicuro, non importerà molto dei vostri giudizi.

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L’articolo che avete letto è in gran parte ispirato alla graphic novel The abominable Mr. Seabrook di Joe Ollman, pubblicato da Drawn & Quarterly nel 2017. Il fumetto è un vero e proprio capolavoro, maturato in dieci anni di lavoro. Senza dubbio, la migliore biografia a fumetti che chi scrive abbia mai letto. Attualmente, il testo, pubblicato in Canada, non è ancora stato tradotto in Italiano.

Gian Mario Mollar

fonte: I VIAGGIATORI IGNORANTI

GIAN MARIO MOLLAR
Classe 1982, si è laureato a pieni voti in Filosofia presso l’Università di Torino, con una tesi sul neoplatonismo magico. Uomo dagli interessi eclettici e disparati, dalla pesca all’esoterismo, dal trekking alla letteratura, da bambino ha incontrato Tex e Zagor, e da allora prova un’attrazione irresistibile per la Frontiera Americana, che rappresenta per lui il luogo dell’avventura e del sogno. Attualmente collabora con siti internet quali Farwest.it e Axis Mundi, nonché con la rivista Tepee di Soconas Incomindios, un comitato di solidarietà con i popoli nativi americani. Nei suoi scritti cerca di evidenziare aspetti insoliti e poco conosciuti dell’epopea western, il cosiddetto Weird West, una terra di mezzo in cui folclore e leggenda si fondono con la storia. Nel gennaio 2019 uscirà il suo primo libro, I misteri del Far West, per i tipi di Edizioni Il Punto d’Incontro.

mercoledì

pieni poteri a Grillo: l'uomo del Britannia ha in mano l'Italia

Beppe Grillo era sul Britannia, il 2 giugno 1993, insieme a Mario Draghi e a tutti gli altri uomini del Deep State italiano, reclutati dalla finanza globalista per spennare il Belpaese. Lo afferma l’avvocato Gianfranco Pecoraro, alias Carpeoro, saggista e massone progressista, acuto osservatore dei retroscena italici. Moviola storica: cade il Muro di Berlino, i partiti della Prima Repubblica diventano inutili come diga contro l’Urss e quindi vengono rasi al suolo dai giudici di Mani Pulite, che – dopo cinquant’anni – si accorgono che la corruzione domina la politica nazionale. Cadono Craxi e Andreotti, ma si risparmia il Pci-Pds, incaricato di ereditare il potere nella colonia-Italia. A inceppare il piano, l’anno seguente irrompe Berlusconi (variante classica del neoliberismo puro, visto da destra). Un anno prima, invece, a condurre il gioco è ancora l’ex sinistra, da integrare nell’establishment attraverso notabili e tecnocrati, a patto che ammaini tutte le bandiere della sinistra storica, le battaglie per i diritti sociali. Mario Draghi, di formazione keynesiana, è l’uomo giusto al momento giusto, ma anche nel posto giusto (la direzione del Tesoro, da cui gestirà le turbo-privatizzazioni all’italiana che metteranno in croce il paese, svenduto a Francia e Germania). L’altro partner si chiama Romano Prodi, in quota alla sinistra Dc, incaricato di smantellare l’Iri, cioè il complesso industriale (pubblico) più grande d’Europa. Oggi, Prodi e Draghi sono i due maggiori candidati a succedere a Mattarella. E il possibile king-maker, dietro le quinte, è proprio il finto outsider Beppe Grillo.
Legato a De Mita, poi cacciato dalla Rai per una celebre battuta sui socialisti “ladri”, l’ex comico genovese s’è reinventato – assai prima dell’incolore Giuseppe Conte – nel ruolo di “avvocato del popolo”. Per anni ha riempito i palasport con coraggiose Beppe Grilloinvettive contro gli abusi del potere politico-economico. Poi ha provocato il neonato Pd, proponendosi come candidato alle primarie. «Se vuol fare politica, Grillo si faccia un partito», lo respinse il sempre profetico Fassino. Dieci anni fa, il Partito del Vaffa nacque davvero. E che partito: vietato il dissenso, niente congressi, zero democrazia interna. Proprietario del marchio, Beppe Grillo. Socio, l’informatico-visionario Gianroberto Casaleggio, massone. Una spettacolare operazione di gatekeeping, per dirottare su un binario morto l’elettorato italiano, esasperato dall’austerity e dall’alternanza solo apparente tra centrodestra e centrosinistra, due blocchi in realtà alleati e proni entrambi al rigore Ue. Nella sua fantapolitica delirante, anni fa il grillismo farneticava su tutto, proponendo anche un referendum sull’euro, cioè lo strumento di dominio sponsorizzato dall’amico Draghi e dall’amico Prodi. Non ci sono cascati solo i grillini, ma milioni di italiani. Il primo exploit nel 2013, con il pensionamento di Bersani e l’avvento di Renzi. Cinque anni dopo, il boom: i 5 Stelle al 33%, primo partito italiano. Non composto da veri parlamentari, però, ma da marionette ricattate perché licenziabili all’istante dal Capo.
Per questo, le marionette hanno obbedito fino all’ultimo e quindi tradito una dopo l’altra tutte le promesse agitate in campagna elettorale: Ilva e Tap, trivelle, F-35, vaccini, Tav. Di che pasta fosse, il Capo, lo si era già visto nel 2017, quando provò a traslocare il gruppo europarlamentare – d’imperio – tra gli ultra-euristi dell’Alde, a Strasburgo. Fu respinto. «Il potere non ci vuole perché ci teme», riuscì a dire, senza ridere. E il peggio è che i grillini gli credettero. Non videro che il Britannia si stava inesorabilmente riavvicinando: gettata la maschera, Beppe Grillo si stava preparando a tornare a casa. Altro indizio palese: la scelta dell’inconsistente Di Maio come commissario politico dei 5 Stelle, diligente e innocuo, uso obbedir tacendo. Nel vuoto i ripetuti avvertimenti di Carpeoro: attenti, Di Maio è nelle mani del massone reazionario Michael Ledeen. Chi è Ledeen? Eminente politologo statunitense, docente universitario e autore di saggi, già accusato di aver depistato le indagini sul Michael Ledeencaso Moro. Ieri vicino a Di Pietro e poi a Renzi, Ledeen è un esponente della cupola massonica oligarchica mondiale, quella nel neoliberismo-canaglia. Membro delle superlogge dell’ultradestra, contigue al potentissimo Council on Foreign Relations. Di più: autorevole capataz del Jewish Institute e membro del B’nai B’rith, elusiva massoneria sionista dominata dal Mossad.
E’ Ledeen, ha ripetuto Carpeoro, ad aver portato Di Maio a spasso nei santuari del massimo potere post-democratico, nella speranza che fosse accreditato come uomo di fiducia, per poi varare (dietro il paravento del populismo) le politiche anti-italiane richieste dalla peggiore élite finanziaria globalista. Di Maio ha annaspato, come poteva, nel mare agitato della politica. Accanto a Salvini, in pochi mesi è letteralmente scomparso nell’anonimato dopo essersi coperto di ridicolo: ha trasformato in burletta il reddito di cittadinanza e ha tradito persino i Gilet Gialli, prima blanditi e incoraggiati nella loro lotta contro Macron e poi abbandonati. Nel giro di qualche settimana, Di Maio ha baciato la pantolofola di Angela Merkel, reduce dal Trattato di Aquisgrana stipulato proprio con Macron. Colpo finale: l’appoggio a Ursula von der Leyen, candidata della Merkel per la Commissione Ue. Una coltellata a Salvini, vibrata in modo premeditato per far cadere il precario governo gialloverde e le sue promesse di cambiamento, già insabbiate da mesi proprio grazie ai 5 Stelle. Killer prescelto per l’operazione: Giuseppe Conte, l’avvocato venuto in apparenza dal nulla, anche lui accuratamente selezionato da Grillo in versione Mosè nel post in cui lancia il governo col PdGrillo e imposto, senza colpo ferire, alla belante scolaresca dei sudditi grillini. Che ora, sempre su ordine del Capo, si preparano al suicidio collettivo definitivo: il governo con l’odiato Pd.
C’è da immaginare le risate che si sarà fatto, Grillo, nell’assistere allo spettacolo dell’obbedienza cieca, da parte dei suoi semi-parlamentari terrorizzati all’idea di perdere la poltrona. Un domatore istrionico, l’ex comico, ma spietato: chi non si allinea ai diktat, viene buttato fuori. A questo sono servite le espulsioni del passato: a far capire a tutti che nella caserma 5 Stelle non c’è posto per la libertà. “Uno vale uno”, era lo slogan orwelliano coniato dalla neolingua grillina: il contrario della verità. Uno spettacolo, appunto. Tutto da ridere? Non proprio, se oggi il signor Grillo ha in mano le chiavi del governo italiano, preparandosi a maneggiare – domani – anche quelle del Quirinale, che vorrebbe prenotare per il diletto Romano Prodi. L’incrollabile club dei cretini nazionali ha dato del fascista a Salvini, inorridendo di fronte alla richiesta di “pieni poteri” da parte del leghista, fingendo di non capire che il leader della Lega ha inteso denunciare il vero potere, lo Stato Profondo che lo ha finora sabotato in ogni modo, ricorrendo anche all’uso spericolato di una parte della magistratura. Il club dei cretini nazionali potrà ora godersi i pieni poteri di Beppe Grillo, l’uomo-ombra, attraverso i suoi burattini: l’avvocato Conte e i traumatizzati parlamentari grillini avvinghiati alle loro poltrone, in compagnia dei docilissimi colleghi renziani, altrettanto incollati allo scranno e spaventati dall’idea delle elezioni. L’Italia “subisce ancora”, come Fantozzi: è la dura legge del Britannia.

fonte: LIBRE IDEE

martedì

Jeffrey Epstein: il ripugnante volto dell'elite occulta

Descritto come un “asteroide pronto a colpire il mondo delle élite”, il caso di Jeffrey Epstein potrebbe distruggere molte persone. Tuttavia, questa storia è molto più profonda di quella che la maggior parte delle fonti di notizie attualmente lascia intendere. In effetti, tutto ciò che lo riguarda è puro sfruttamento da parte dell’élite occulta.



L’arresto di Jeffrey Epstein per traffico di minori ha un potenziale davvero esplosivo e (se le informazioni importanti vengono rivelate al pubblico) potrebbe esporre al mondo il vero volto dell’élite. L’elenco delle persone potenti legate a Jeffrey Epstein e al suo famigerato “Lolita Express” è sbalorditivo. Combinato con il reclutamento e lo sfruttamento sistematici di minori per il piacere di persone potenti, il caso potrebbe convincere molte persone che il “pedogate” è fin troppo reale.
A causa della natura potenzialmente esplosiva di questo caso, entrambe le parti dello spettro politico sono già al lavoro per girare la storia per favorire la loro parte. Tuttavia, questo caso non ha assolutamente nulla a che fare con i “conservatori” e i “liberali” e tutto ciò che riguarda “l’elite”. Dai capi di stato ai membri delle famiglie reali senza dimenticare, celebrità, socialite e amministratori delegati di grandi aziende, i membri di tutti i rami dell’élite si sono riuniti per celebrare la depravazione estrema. Ma ora Epstein è in arresto e le parti si fermano. Ora, rimane una domanda: tutta la disgustosa verità di Epstein verra` alla luce o l’elite coprirà le sue tracce mentre getta Epstein sotto il bus? (Oggi Epstein e` stato trasportato in ospedale per tentato suicidio/assalto n.d.r.)

QUELLO CHE GIA` SAPPIAMO

Jeffrey Epstein è un finanziere che ha accumulato, secondo i documenti del tribunale, un “ammontare strabigliante di ricchezze”. Sebbene la maggior parte della sua fortuna sia nascosta nei paradisi fiscali offshore, le fonti ritengono che sia (o una volta fosse) un miliardario.
Insieme a questa ricchezza arrivò una grande quantità di potere e influenza. Il suo famoso “piccolo libro nero” conteneva i nomi di oltre 1000 individui di alto livello in tutti i campi della società. Epstein faceva anche parte di due delle più potenti organizzazioni del mondo: il Council on Foreign Relations e la Trilateral Commission. Entrambe queste entità raccolgono l’élite mondiale per decidere le politiche che modellano il mondo come lo conosciamo. La Commissione Trilaterale è stata accusata una volta di essere un
“Abile, sforzo coordinato per prendere il controllo e consolidare i quattro centri del potere: politico, monetario, intellettuale ed ecclesiastico (…) nella creazione di un potere economico mondiale superiore ai governi politici degli stati nazionali coinvolti”.
– With No Apologies,  Senator Barry Goldwater
La Commissione Trilaterale è stata fondata da David Rockefeller. Fatto interessante: Epstein era un membro del consiglio della Rockefeller University.
All’inizio degli anni 2000, Epstein organizzò feste sontuose nelle sue case a Manhattan e Palm Beach, dove erano presenti molti socialiti, celebrità e politici. C’erano anche molte ragazze minorenni. Anche Gli amici di Epstein volavano sul suo jet privato per feste in località remote. Il jet è stato soprannominato “Lolita Express” perché trasportava schiave sessuali minorenni all’elite.
Nel 2005, dopo che il genitore di una ragazza di 14 anni molestata si è lamentato con la polizia, Epstein si è dichiarato colpevole e nel 2008 è stato condannato in un tribunale dello stato della Florida per sollecitazione alla prostituzione e per aver fatto prostituire una ragazza di 17 anni. Ha servito 13 mesi in “custodia con rilascio lavorativo” come parte di un patteggiamento in cui funzionari federali avevano identificato 36 vittime.
Il “Little Black Book” di Epstein conteneva i nomi di oltre 1000 persone che vanno da amici intimi a contatti periferici dal mondo della politica, degli affari, dei media e dell’alta società europea.
I nomi includono celebrità come Woody Allen, Bill Cosby, Kevin Spacey, Chris Tucker, Ralph Fiennes, Alec Baldwin, David Blaine, Jimmy Buffett e Courtney Love; figure mediatiche tra cui Charlie Rose, George Stephanopoulos, Katie Couric, Mike Wallace e Barbara Walters; l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, l’ex primo ministro britannico Tony Blair, l’industriale David Koch e l’amministratore delegato dei fratelli Salomon John Gutfreund e sua moglie Susan.
Epstein era anche amico intimo del miliardario Leslie Wexner, fondatore di Victoria’s Secret. Secondo questo articolo, il collegamento tra Victoria’s Secret ed Epstein ha portato all’abuso di innumerevoli modelli.
Epstein è stato nuovamente arrestato il 6 luglio 2019, con l’accusa federale di traffico di minori in Florida e New York.
Mentre il processo imminente è descritto come un “asteroide pronto a colpire il mondo d’élite”, due nomi attireranno molto probabilmente maggiore attenzione. Uno è l’attuale presidente degli Stati Uniti. L’altro un ex presidente degli Stati Uniti.

TRUMP E CLINTON

Poco dopo l’arresto di Epstein il 6 luglio, fonti dei mass media hanno immediatamente collegato Donald Trump al finanziere.


Poco dopo l’arresto di Epstein, NBC News ha scoperto un video del 1992 che mostrava Donald Trump mentre discuteva con Epstein in Florida.

Nei suoi più noti commenti pubblici su Epstein, Donald Trump ha dichiarato al New York Magazine nel 2002:
“Conosco Jeff da quindici anni. Ragazzo fantastico. È molto divertente stare con lui. Si dice anche che gli piacciano le belle donne quanto me, e molte di loro sono giovani. Non c’è dubbio: Jeffrey si gode la sua vita sociale “.
Nel luglio 2019, l’opinione di Trump su Epstein è cambiata drasticamente. Sosteneva di conoscerlo “come tutti quelli di Palm Beach lo conoscevano”. Inoltre ha aggiunto in diverse occasioni che non era stato “un fan” di Epstein e che non gli parlava da circa quindici anni.
Nel 2007, Epstein sarebbe stato bandito dal club di Trump. Il divieto era incluso nei documenti giudiziari presentati dall’avvocato Bradley Edwards.
Un altro fatto che potrebbe causare un po ‘ di dolore a Trump: il suo attuale segretario del lavoro Alex Acosta ha svolto un ruolo importante nel porre fine alle indagini contro Epstein. Nel 2008, in qualità di avvocato statunitense nel sud della Florida, Acosta ha mediato un patteggiamento con Epstein che gli ha permesso di sfuggire a gravi punizioni per precedenti accuse di cattiva condotta sessuale.
Mentre ci sono innegabili legami tra Trump ed Epstein, il rapporto tra Bill Clinton ed Epstein è molto più coinvolto. I registri dei voli mostrano che Clinton è volato sull’aereo di Epstein almeno 26 volte in circa una dozzina di destinazioni internazionali. I registri di volo non elencavano alcun dettaglio del servizio segreto per cinque voli. Epstein fu anche coinvolto in alcuni progetti di Clinton: era un forte donatore della Clinton Foundation. Secondo l’avvocato Gerald B. Lefcourt, Epstein era anche “parte del gruppo originale che ha concepito la Clinton Global Initiative”.
Se il processo di Epstein iniziasse a scavare nei legami tra la Clinton Foundation, il suo coinvolgimento ad Haiti e il Lolita Express, il proverbiale vaso di Pandora potrebbe essere aperto.

I SEGRETI DELL’ISOLA DI EPSTEIN


Una veduta aerea di Little Saint James – l’isola privata di Jeffrey Epstein.

Situata nelle Isole Vergini Americane, Little Saint James è la residenza principale di Jeffrey Epstein dal suo acquisto nel 1998. Non ci volle molto prima che l’isola si guadagnasse una reputazione disgustosa.
“È stata soprannominata“ l’isola del peccato ”. Little Saint James è anche nota ai locali come “Pedophile Island” e “Orgy Island”. Secondo The Independent, “l’isola di Epstein si è guadagnata una reputazione depravata, e si dice che ragazze adolescenti abbiano preso parte alle orge su Little St James.
Secondo gli avvocati delle presunte vittime di Epstein, Little St. James è il luogo in cui molti dei peggiori crimini contro minori sono stati commessi da Epstein e dagli amici che hanno viaggiato lì con lui. I documenti del tribunale affermano che l’allora diciassettenne Virginia Roberts fu costretta da Epstein a fare sesso con il Principe Andrew in tre occasioni: a Londra, a New York e nell’ambito di un’orgia a Little St. James. ”
– Little St. James, Wikipedia
Secondo la maggior parte dei ricercatori, Little St. James è l’epicentro dello scandalo di Epstein. Si ritiene che un gran numero di persone ricche e potenti siano volate su questa isola remota per abusare di una scorta apparentemente infinita di minori che sarebbero stati forniti da una squadra di trafficanti.
Uno sguardo più attento all’isola rivela alcuni strani dettagli che stanno implorando di essere ulteriormente indagati. Tutto sull’isola sembra essere costruito su misura per soddisfare il desiderio estremo di depravazione dell’élite occulta.


Un’immagine del misterioso “tempio” che fu costruito sull’isola privata di Jeffrey Epstein.

Il fatto che un “tempio” sia stato costruito su un’isola nota per l’estrema depravazione è inquietante. Tuttavia, quando si comprende appieno la mentalità dell’élite occulta, ha perfettamente senso. Si tratta di simbolismo e rituali.
Ad esempio, il “tempio” ha una sorprendente somiglianza con Hammam Yalbugha – un bagno pubblico di epoca mamelucca situato in Siria.


Hammam Yalbugha ad Aleppo, Siria. Fu costruito nel 1491.

Perché Epstein ha modellato il suo “tempio” su questo specifico edificio? A causa del simbolismo ad esso collegato. In effetti, l’hammam è un classico esempio di architettura dell’era mamelucca. In arabo, la parola “mamelucco” significa letteralmente “proprietà” e viene utilizzata per designare gli schiavi.
Durante l’era mamelucca, i bambini furono catturati dalla classe dominante per diventare schiavi. Di solito i ragazzi venivano addestrati a diventare soldati mentre le ragazze venivano preparate per diventare le concubine personali dei loro padroni. Considerando il fatto che l’isola di Epstein era usata per importare schiave sessuali minorenni per l’élite, il simbolismo si adatta perfettamente.
Al fine di conferire al “tempio” un’inconfondibile dimensione occulta, l’edificio e` stato adornato con statue dorate raffiguranti divinità (Nettuno) e uccelli simili a gufi. L’edificio è inoltre circondato da schemi simili a labirinti, simili a quelli trovati nell’architettura islamica.
Per avere un’idea migliore dell’isola di Epstein, ti suggerisco di vedere questo filmatoche fornisce fantastici scatti di alcuni elementi davvero bizzarri.
Un dettaglio che necessita urgentemente di essere indagato è la possibile presenza di tunnel sotterranei.



Le riprese dei droni rivelano che il tempio si trova ad un’altitudine di 60 piedi. Proprio sotto sembra esserci un’entrata del tunnel.

Altre riprese di droni rivelano l’esistenza di numerosi ingressi.

Qui le teorie diventano estremamente oscure. Alcune fonti sostengono che un elaborato sistema di tunnel sia stato costruito sotto la superficie dell’isola – ed è qui che si verificano i piu` orribili abusi di bambini.
Al centro dell’isola è una meridiana inquietante che è piena di dettagli bizzarri.


La meridiana è circondata da panchine. Chi siede lì e perché? Fanno parte di un qualche tipo di rituale? Una grande roccia piatta fu posta sul numero XII.

Anche il design della faccia solare sulla meridiana è estremamente simbolico. È quasi una replica della testa dell ‘”Uomo massonico” come raffigurato nei documenti massonici classici.


Una litografia massonica classica raffigurante “l’Uomo Massonico”. La faccia solare è quasi identica alla meridiana sull’isola di Epstein.

Un’indagine approfondita sull’isola di Epstein porterebbe molto probabilmente a scoperte estremamente inquietanti. Tuttavia, come rivela questo recente filmato con i droni, il “tempio” sembra subire alcuni “rinnovamenti” (vari strumenti possono essere visti attraverso la finestra) mentre la cupola d’oro e altre statue d’oro sono sparite. Secondo Qanon, Epstein ha speso oltre $ 29 milioni per seppellire i tunnel sotterranei sotto l’isola.

L’élite sta disperatamente cercando di coprire le sue tracce mentre Epstein fa da capro espiatorio? Alcune fonti di notizie stanno già pubblicando articoli (come questo) affermando che il “tempio” era in realtà la palestra di Epstein.

CONCLUDENDO

Il caso Epstein ha il potenziale di esplodere in faccia all’elite. Secondo i media “liberali”, il caso potrebbe collegare Donald Trump a Epstein e causargli un grave danno alle prossime elezioni. Secondo i media “conservatori”, il caso potrebbe finalmente mettere in luce la profonda associazione tra i Clinton e Jeffrey Epstein rivelando anche la losca rete di trafficanti di bambini che era sostenuta dalla Fondazione Clinton.
Tuttavia, per i cercatori di verità senza agenda politica, questo caso è l’occasione per esporre lo stato mentale malvagio, depravato e sadico dell’élite occulta, che si diverte a rubare l’innocenza dei bambini mentre ostenta il suo simbolismo al mondo. I segreti oscuri dell’isola di Epstein e dell’élite occulta saranno finalmente svelati al mondo? O i mass media filtreranno e censureranno le informazioni che andranno contro gli interessi dei suoi proprietari d’élite?

Fonte

fonte: https://neovitruvian.wordpress.com/

sabato

i gemelli Colloredo, fenomeni da baraccone


Sono definite fenomeni da baraccone le persone che si esibiscono negli spettacoli che furono in voga, principalmente negli Stati Uniti, a partire dal XIX secolo fino alla prima metà del XX secolo. Questi spettacoli a pagamento (in inglese: freak show) consistevano nell'esibizione di persone o animali con aspetto insolito o anomalo, quali ad esempio l'altezza, la presenza di malattie o di rare malformazioni fisiche, al fine di impressionare gli spettatori e attirare visitatori alle fiere. Nei freak show venivano mostrate, ad esempio, coppie di gemelli siamesi, persone molto basse o molto alte, con caratteri sessuali secondari tipici del sesso opposto, affette da malattie particolari o con molti tatuaggi o piercing. Negli spettacoli si esibivano anche performer con capacità e abilità estreme, come i mangiafuoco ed i mangiaspade. Il diverso attira da sempre la curiosità della popolazione. Già nel corso del XVI secolo il cardinale Ippolito de Medici possedeva una collezione d’essere umani di diverse razze. Il cardinale si vantava di disporre d’uomini e donne di oltre venti diverse lingue: tartari, turchi, mori, indiani e varie etnie africane. Il cardinale Ippolito de Medici precursore di quest’ignobile usanza – anche se occorre specificare che, con molta probabilità, altri prima di lui vollero dimostrare la superiorità di una certa etnia rispetto ad un’altra. Il cardinale Ippolito non fu l’unico italiano precursore di quest’orrore umano: il tanto amato Cristoforo Colombo portò con se dei nativi americani, dai suoi viaggi, alla corte del Re di Spagna. Nel XVI secolo iniziarono ad affermarsi anche le mostre dei cosiddetti fenomeni da baraccone; divennero un passatempo popolare in Inghilterra. Le deformità iniziarono ad essere viste come fonti d’interesse e d’intrattenimento per le folle che accorrevano numerose a tali rappresentazioni. Un famoso, e precoce, esempio di tali spettacoli fu l’esibizione dei gemelli Lazzaro e Giovanbattista Colloredo alla corte di Carlo I d’Inghilterra. 


I gemelli Colloredo nacquero a Genova nel 1617. 
Erano gemelli siamesi, in altre parole una coppia di gemelli uniti in una parte del corpo alla nascita. Il termine siamese deriva dal caso più celebre, quello di Chang ed Eng Bunker, gemelli nati nel Siam, l’attuale Thailandia, nel 1811 ed uniti al torace da una striscia di cartilagine. I gemelli Bunker avevano il fegato in comune. I Bunker emigrarono negli Stati Uniti e lavorarono per il circo Barnum. Sposarono due sorelle ed ebbero 21 figli. Vissero sino a 62 anni d’età. 


I gemelli, meglio conosciuti come fratelli, Colloredo erano Lazzaro ed il parassitico Giovanbattista: la parte superiore del corpo di Giovanbattista e la sua gamba sinistra sporgevano dal corpo di Lazzaro (malgrado alcune rappresentazioni giovanili dei Colloredo mostrano la gamba destra sporgere dal corpo di Lazzaro). Giovanbattista non parlava e teneva gli occhi chiusi e la bocca costantemente aperta. Secondo alcune testimonianze dell’epoca, Lazzaro quando non si esibiva teneva coperto, con un mantello, il fratello per evitare attenzioni non necessarie. Secondo l’anatomista danese Thomas Bartholin, noto per essere stato il primo a descrivere completamente il sistema linfatico umano, se qualcuno premeva sul petto di Giovanbattista, il fratello parassitico, egli muoveva le mani, le orecchie e le labbra. 
Per guadagnarsi da vivere, Lazzaro girò l’Europa e visitò Basilea e Copenaghen prima d’imbarcarsi per la Scozia, nel 1642. 


Successivamente si trasferirono a Londra. Il 4 novembre del 1637 Sir Henry Herbert, Master of the Revels della città di Londra, concedette una licenza di pubblico spettacolo della durata di sei mesi “a Lazzaro per mostrare suo fratello Battista”. Lazzaro riscontrò rapidamente un notevole successo e la letteratura di strada non perse l’occasione di immortalarne l’ascesa. Tra le più conosciute quella di Robert Milbourne, del 1637, e quella di Martin Parker, The two inseparable brothers. 
Abbandonata l’Inghilterra, i Colloredo visitarono Danzica e viaggiarono in Germania ed in Italia. Le ultime informazioni risalgono al 1646, per cui la morte è da considerarsi posteriore a questa data.

Fabio Casalini

fonte: I VIAGGIATORI IGNORANTI


FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio. Nel 2018 pubblica il suo secondo libro, in collaborazione con Rosella Reali, per la casa editrice Albatros dal titolo E' una storia da non raccontare. 

chi era la Venere del Botticelli?

Particolare della Nascita di Venere, Sandro Botticelli

La Nascita di Venere è un dipinto a tempera su tela di lino di Sandro Botticelli, databile al 1482-1485 circa. Realizzata per la villa medicea di Castello, l'opera d'arte è attualmente conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Opera iconica del Rinascimento italiano, spesso assunta come simbolo della stessa Firenze e della sua arte, faceva forse anticamente pendant con l'altrettanto celebre Primavera sempre di Botticelli, con cui condivide la provenienza storica, il formato e alcuni riferimenti filosofici. Rappresenta una delle creazioni più elevate dell'estetica del pittore fiorentino, oltre che un ideale universale di bellezza femminile. La Nascita di Venere è da sempre considerata l'idea perfetta di bellezza femminile nell'arte, così come il David è considerato il canone di bellezza maschile; Poiché entrambe le opere sono conservate a Firenze, i fiorentini si vantano di possedere i canoni delle bellezze artistiche all'interno delle mura cittadine. 

Nascita di Venere, Sandro Botticelli

La ricostruzione storica delle vicende legate alla Nascita di Venere, ricostruite da Horne nel 1908, ha molte analogie con quella della Primavera. Vasari, nel 1550, citò il dipinto assieme alla Primavera nella villa di Castello, che all'epoca di Botticelli era di proprietà dei fratelli Giovanni e Lorenzo de’ Medici Popolani, cugini più giovani di Lorenzo il Magnifico. Ciò ha fatto spesso supporre che il committente fosse Lorenzo il Popolano, che si era fatto dipingere la Primavera, e che i due dipinti facessero parte di un medesimo ciclo mitologico di cui faceva parte anche la Pallade e il centauro, sempre agli Uffizi, e Venere e Marte nella National Gallery di Londra. In realtà nessuna opera in cui sia riconoscibile la nascita di Venere è elencata negli inventari della villa del 1498, 1503 e 1516, per cui venne sicuramente lì trasportata in un secondo momento prima della visita di Vasari. Al tempo del riferimento vasariano l'edificio era di proprietà di Cosimo I de' Medici, che aveva sì potuto ereditare il dipinto dai suoi antenati del ramo "Popolano", ma anche averlo acquistato per conto personale o averlo sottratto durante una confisca di stato. La prima menzione in un inventario della villa risale al 1598. La Nascita di Venere è in genere considerata opera anteriore alla Primavera. Secondo alcuni entrambe le opere risalgono a un periodo vicino, dopo il ritorno del pittore da Roma per affrescare alcune scene nella cappella Sistina (1482) o immediatamente prima del viaggio (1478 per Crowe e Cavalcaselle). Secondo altri la Primavera sarebbe stata dipinta prima e la Nascita di Venere dopo il viaggio. La Yashiro indicò il 1487, Salvini il 1484; la critica moderna propende oggi invece per il 1486. 
La Nascita di Venere da sempre incuriosisce i critici d’arte ed il pubblico indistinto. Uno dei motivi di questa sfrenata curiosità risiede nel tentativo d’interpretare quale personaggio femminile possa aver posato per il pittore, donando ai posteri l’immortale bellezza. Molti ritengono d’aver trovato in Simonetta Vespucci la ragazza che fece perdere la testa alla Firenze rinascimentale. 

Ritratto ideale di dama, Sandro Botticelli

Chi era Simonetta Vespucci? 
Simonetta nacque dai nobili genovesi Gaspare Cattaneo della Volta e Cattochia Spinola il 28 gennaio 1453, membro della nobile famiglia Cattaneo. I suoi genitori divennero noti per aver dato i natali a questa leggendaria "Venere vivente". Nell'aprile del 1469, quando aveva appena sedici anni, sposò il giovanissimo Marco Vespucci, cugino lontano del navigatore Amerigo Vespucci, nella chiesa gentilizia di San Torpete, alla presenza del Doge di Genova e di tutta l'aristocrazia cittadina. Marco Vespucci, accolto dai Cattaneo, si era innamorato perdutamente della bella Simonetta e il matrimonio era stato una logica conseguenza, visto l'interesse dei Cattaneo a legarsi con una potente famiglia di banchieri fiorentini, intimi dei Medici. Dopo il matrimonio, la coppia si stabilì a Firenze, città dei Vespucci. L'arrivo degli sposi coincise con l'assunzione di Lorenzo il Magnifico a capo della Repubblica. I due fratelli Lorenzo e Giuliano accolsero gli sposi nel palazzo Medici di via Larga e in loro onore organizzarono una sontuosa festa nella villa di Careggi. Si susseguirono brevi anni di feste e ricevimenti in una vita sontuosa di cui la corte medicea era il centro. L'apice si raggiunse con il "Torneo di Giuliano", un torneo cavalleresco svoltosi in Piazza Santa Croce nel 1475. Qui Giuliano de' Medici, secondo quanto immortalato dal poemetto Stanze per la giostra di Giuliano de' Medici di Agnolo Poliziano, vi vinse un ritratto di Simonetta, messo in palio. Simonetta fu la trionfatrice e fu proclamata "regina del torneo". 

Ritratto ideale di dama, Sandro Botticelli

La sua grazia aveva ormai conquistato tutti a Firenze, in primis Giuliano che divenne il suo amante. Molti ricercatori, nel corso del tempo, hanno voluto, o desiderato, riconoscere il suo volto nella Venere o nella Primavera di Sandro Botticelli. Alcuni di loro, in conformità ad una leggenda, hanno pensato, e raccontato, che Botticelli avrebbe chiesto d’essere sepolto di fianco a Simonetta Vespucci nella chiesa fiorentina d’Ognissanti. Sandro Botticelli e Simonetta sono effettivamente sepolti nella stessa chiesa, ma il motivo è molto semplice e delude le attese romantiche di molti: le tombe delle due famiglie si trovavano antecedentemente nella stessa chiesa; la famiglia Vespucci era titolare di una cappella mentre i membri della famiglia Botticelli venivano sepolti nel cimitero della chiesa d’Ognissanti. L’esistenza di Simonetta, purtroppo, fu breve anche se ricca di soddisfazioni. Circa un anno dopo il trionfo nel Torneo di Giuliano, del 1475, morì a causa della tisi, o della pesta. Gli occhi si chiusero a soli ventitré anni, creando dolore nella Firenze rinascimentale. Lorenzo il Magnifico dedicò alla ragazza un sonetto dove l’immagina salita in cielo ad arricchire il firmamento. Simonetta, in breve tempo, divenne la personificazione del concetto di bellezza. Oltre a Lorenzo il Magnifico, altri poeti dedicarono le proprie opere alla bellissima ragazza: Bernardo Pulci scrisse una lirica dal nome In morte di Simonetta Cattaneo genovese ed Angelo Poliziano l’immaginò come una ninfa nell’opera Stanze per la giostra del magnifico Giuliano di Pietro de’ Medici. 

Simonetta Vespucci come Cleopatra, Piero di Cosimo

Simonetta rappresentò la musa ispiratrice anche dei pittori fiorentini? 
In questo caso le certezze svaniscono. Lo storico dell’arte Aby Warburg, vissuto a cavallo tra ottocento e novecento, pensò di trovare nell’opera di Poliziano la fonte che avrebbe ispirato Sandro Botticelli per la realizzazione dei suoi capolavori. Un’ulteriore fonte d’ispirazione, per la vulgata secondo la quale Simonetta fosse la Venere di Botticelli, si trova, secondo Warburg e non solo, negli scritti di Giorgio Vasari. Secondo il pittore e storico dell’arte italiana, nel guardaroba di Cosimo I figuravano due teste di femmina di profilo, una delle quali si dice fu l’innamorata di Giuliano de’ Medici. 
Accantonando Botticelli, esistono opere di altri artisti che ritraggono Simonetta Vespucci? 
La più celebre è il Ritratto di Simonetta Vespucci come Cleopatra di Piero di Cosimo, nato nel 1462. Quando la ragazza morì, nel 1475, Piero aveva appena 13 anni. Si potrebbe pensare che l’opera sia un omaggio postumo alla bellezza della ragazza? 
Concludendo, quale può essere la verità circa Simonetta Vespucci nelle vesti della Venere di Botticelli? 
Non esiste un solo documento che provi che Simonetta abbia posato per Botticelli. 

Fabio Casalini

fonte: I VIAGGIATORI IGNORANTI

Bibliografia 
Finestre sull’Arte, Simonetta Vespucci: era davvero musa e amante di Sandro Botticelli? , marzo 2017 

Marcello Vannucci, Le donne di casa Medici, Newton Compton Editori, Roma 1999, ristampato nel 2006 

Bruno Santi, Botticelli, in I protagonisti dell'arte italiana, Scala Group, Firenze 2001 

Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999 

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio. Nel 2018 pubblica il suo secondo libro, in collaborazione con Rosella Reali, per la casa editrice Albatros dal titolo E' una storia da non raccontare.