mercoledì

errori e abusi, 735 medici contro Conte: così l’Italia muore

Con serenità, ma anche con determinazione, i medici del gruppo della medicina di segnale (735 iscritti all’Ampas, la nostra associazione, di cui tanti impegnati in prima linea), preoccupati per le possibili derive autoritarie in atto, desiderano fare chiarezza circa la possibilità che siano lesi dei diritti costituzionalmente garantiti per i cittadini.  
1. Lesione libertà costituzionalmente garantite. In questo periodo sono stati gravemente lesi alcuni diritti costituzionali (la libertà di movimento, il diritto allo studio, la possibilità di lavorare, la possibilità di accedere alle cure per tutti i malati non-Coronavirus) e si profila all’orizzonte una grave lesione al nostro diritto alla scelta di cura. Tutto questo in assenza di una vera discussione parlamentare, e a colpi di decreti d’urgenza. Ci siamo svegliati in un incubo senza più poter uscire di casa se non firmando autocertificazioni sulla cui costituzionalità diversi giuristi hanno espresso perplessità, inseguiti da elicotteri, droni e mezzi delle forze dell’ordine con uno spiegamento di forze mai visto neppure nei momenti eversivi più gravi della storia del nostro paese. Ora sta entrando in vigore un’app per il tracciamento degli spostamenti degli individui, in patente violazione del nostro diritto alla privacy, e che già qualcuno pensa di utilizzare per scopi extrasanitari.
Ma tra le lesioni più gravi ai nostri diritti costituzionali spicca quella legata al diritto di scelta di cura, ben definito sia nella Costituzione che nel documento europeo di Oviedo. Noi medici siamo colpevoli di non aver adeguatamente contrastato, due Covidanni fa, una legge che toglieva al pediatra di fatto ogni dignità e autonomia decisionale. Ricordiamoci che una lesione di diritti non giustificata è sempre la premessa ad altre possibili lesioni. 
2. Conflitti di interesse. Gli attori “scientifici” della redazione e della promozione della citata legge Lorenzin non sembrano essere molto diversi dai “consulenti” dell’emergenza di oggi. Ci chiediamo se le informazioni provenienti dalle figure che operano come consulenti del Ministero della Salute siano diffuse con la comunicazione dei conflitti di interesse che essi possano avere con aziende del settore. Non sarebbe etico né lecito avere consiglieri che collaborano con grandi aziende farmaceutiche. Sempre in tema di conflitto di interessi: è stato il Parlamento a stabilire i componenti della Task force costituita recentemente per affrontare la cosiddetta fase2? Sono presenti possibili conflitti di interesse? Tali soggetti pare abbiano chiesto l’immunità dalle conseguenze delle loro azioni. Ma non dovrebbero essere figure istituzionali a prendere “decisioni” sul futuro del nostro paese? Una cosa è la consulenza, altro è decidere “in nome e per conto”. Con quale autorità?
3. Libertà di espressione e contraddittorio. Il giornalismo dovrebbe essere confronto di idee, discussione, valutazione di punti di vista diversi. Ci chiediamo quanto sia garantita la libertà di espressione anche di professionisti che non la pensano come noi. Vediamo invece giornalisti che festeggiano la “cattura” di un povero runner sulla spiaggia da parte di un massiccio spiegamento di forze, e la sistematica cancellazione di ogni accenno a diversi sistemi di cura rispetto alla “narrazione ufficiale” del salvifico vaccino, si tratti di vitamina C o di eparina, in totale assenza di contraddittorio. In questo quadro intossicato, le reti e i giornali maggiori mandano in onda continuamente uno spot, offensivo per l’intelligenza comune, in cui si ribadisce a Burionichiare lettere che la loro è l’unica informazione seria e affidabile: il resto solo fake. Viene così creata l’atmosfera grazie alla quale si interviene su qualunque filmato, profilo social, sito internet che non si reputi in linea con la narrazione ufficiale. Nessuna dittatura può sopravvivere se non ha il supporto di una informazione asservita.
4. Vaccino: soluzione a tutti i mali? Tutti aspettano come una liberazione il nuovo vaccino (che giornalisti e virologi a senso unico continuano a vantare come l’unica possibile soluzione), dimenticando alcuni fatti. Il primo è che il vaccino viene sviluppato sulla base delle proiezioni teoriche sui virus in circolo l’anno precedente, e dunque è una “scommessa” (è esperienza comune ad ogni inverno che molte persone vaccinate si ammalino comunque). Il secondo è la continua forte variabilità di un virus a RNA come il Coronavirus, di cui pare esistano già diverse varianti. Ciononostante, in dispregio anche del rischio di interferenza virale (per cui il vaccino per un virus diverso può esacerbare la risposta ad un altro virus) la regione Lazio propone l’obbligatorietà per tutti i sanitari e tutti gli over65 di effettuare vaccinazione antinfluenzale ordinaria, violando ancora una volta (se l’obbligo fosse reale) il diritto costituzionale alla scelta di cura. E i difensori della Costituzione, muti. Facile immaginare cosa succederà non appena sarà reso disponibile, con iter accelerati e prove di sicurezza minimali, il nuovo vaccino salvavita. Da medici vogliamo ribadire l’importanza del rispetto della libertà di scelta di cura così come costituzionalmente definita.
5. Bambini e movimento fisico. Una nota è necessaria per capire la gravità della situazione anche per quanto concerne movimento fisico e chiusura in casa dei nostri bambini. La stessa OMS si è pronunciata nel merito raccomandando l’uscita all’aria aperta e il movimento fisico come indispensabili presidi di salute e di sostegno immunitario. Quasi tutti gli altri paesi europei hanno consentito l’uscita in solitaria per fare sport e la passeggiata con i bambini. Noi no. Con una regola di incredibile durezza, venata di un inaccettabile paternalismo (“se li lasciamo liberi poi non sono capaci di stare distanti”) abbiamo creato disagi psicologici e fisici (obesità e sedentarietà) e costretto a salti mortali i pochi obbligati al lavoro (sanitari, agricoltori, trasportatori, negozi alimentari). Non possiamo inoltre non rimarcare la totale disattenzione di questi draconiani provvedimenti nei confronti delle famiglie con figli disabili (e in particolare autistici) per i quali il momento quotidiano di uscita all’aria aperta rappresenta un indispensabile supporto alla propria difficile condizione. I più fragili, come sempre, pagano il pedaggio più duro. Tutto ciò non bastasse è stata scatenata la guerra del sospetto e della delazione tra gli invidiosi Crollodelle libertà altrui. Come lucidamente scrive Noam Chomsky, mettere i propri sudditi uno contro l’altro è uno splendido sistema per qualunque dittatura per distrarre il popolo da quello che veramente il potere sta perpetrando a suo danno. L’intervento di squadre di polizia con quad ed elicotteri ad inseguire vecchietti isolati sui sentieri non fa che rafforzare l’idea di poter essere tutti sceriffi, a dimostrazione della perfetta riuscita di induzione della psicosi da parte del potere.
6. Danni economici del lockdown: un disastro epocale. Alcuni comparti, come quello del turismo, della ristorazione o automobilistico hanno avuto riduzioni di fatturato vicine al 100%. Questo significherà, come dicono le prime stime, una decina di milioni di disoccupati. Che smetteranno di pagare i mutui in corso. Smetteranno di acquistare beni di consumo. Perderanno le loro attività o le loro aziende costruite in decenni di sacrifici. Noi medici sappiamo cosa significhi questo a livello sanitario: migliaia e migliaia di nuovi decessi. Persone che si ammaleranno, si suicideranno (le prime avvisaglie sono già visibili), ritireranno i propri risparmi in banca. Serve ripartire subito, tutti, senza tentennamenti. Per ridurre i danni, che comunque, anche si ripartisse oggi, saranno epocali. Se domani si dovesse scoprire che qualcuno ha surrettiziamente prolungato il lockdown italiano (ad oggi il più duro d’Europa) per mantenere alto il panico e trovare un ambiente più pronto all’obbligo vaccinale, ci auguriamo solo che la giustizia possa fare il suo corso con la massima durezza. La gente perde il lavoro e muore di fame, e lorsignori pontificano.
7. Le cure. Anche qui l’argomento è imbarazzante. È comprensibile che un virus nuovo possa spiazzare anche i migliori medici per qualche tempo. Ma via via che le informazioni si accumulano occorrerebbe ascoltare coloro che sul campo hanno potuto meglio capire. Un gruppo Facebook di cui molti di noi fanno parte, nato spontaneamente come autoaiuto, e che conta circa 100.000 iscritti, ha elaborato delle raccomandazioni di cura efficaci poi inviate al ministero. Oggi che pare chiaro e assodato che il decesso avvenga a causa di una forte coagulazione intravascolare molte vite possono essere salvate con l’uso della semplice eparina. Ma non basta: servono anche attenzioni specifiche a seconda del timing della malattia: ai primi Medicisintomi, ai primi aggravamenti, o in fase procoagulativa. In particolare a noi medici di segnale risulta difficile comprendere l’uso massivo di paracetamolo o di altri antipiretici una volta acclarato che la febbre è un potente antivirale per l’organismo. È in preparazione un documento interassociativo anche su questo delicato argomento che merita più ampia trattazione.
Ove qualcuno, tuttavia, si permetta di ritardare l’adozione di sistemi di cura efficaci, per motivi meno che chiari (e alcuni interventi televisivi volti a screditare l’eparina sembrano andare in quella direzione) si aspetti reazioni forti da chi ha rischiato la propria vita in prima linea. La magistratura sta ora indagando sui gravi errori commessi in alcune Regioni nella gestione delle residenze per anziani, veri e propri focolai d’infezione con purtroppo un numero elevatissimo di decessi, stante la fragilità e la polimorbilità degli ospiti, quasi sempre in trattamento con statine, antipertensivi, analgesici, antidiabetici. Al di là delle responsabilità regionali, che la magistratura valuterà, preme fare dei numeri: dei 22000 decessi totali nazionali ben 7000 (il 30%!) sono di degenti in Rsa. Un dato sconvolgente, ma che deve farci riflettere sull’incremento importante dei decessi in alcune province. Gli errori fatti, in buona o cattiva fede, sono costati la vita a più di 100 medici e ad un alto numero di altri operatori sanitari che sono stati mandati allo sbaraglio senza un piano preciso e senza i necessari dispositivi di protezione. A loro va la nostra più profonda gratitudine.
8. Test sierologici ritardati o non autorizzati. Uno dei modi per capire quante persone hanno già incontrato il virus (smettiamo di chiamarli “contagiati”, perché talvolta hanno avuto solo lievi sintomi influenzali e prodotto splendidi anticorpi) è quello di effettuare un test sierologico, che è di costo contenuto e che evidenzia malattia in corso (IgM+) o malattia superata e presenza di anticorpi  memoria (IgG+). Chi sia IgG+ potrebbe già serenamente ricominciare a muoversi senza particolari cautele né per sé né per gli altri. Sensibilità e specificità di questi test sono altissime a differenza di quelle dei tamponi. Perché tanta ostilità da parte di governo e istituzioni sanitarie tanto da vietarne l’uso “fino ad approvazione di un test affidabile”? I Angelo Borelli, Protezione civilecasi di Ortisei (45% di positivi) e di Vò Euganeo (75%) ci dicono che probabilmente il virus si è già diffuso molto più di quanto pensiamo e che le misure in essere potrebbero non essere poi così necessarie, almeno in alcune zone d’Italia.
9. Qualche numero. Vi preghiamo, risparmiateci il teatrino delle 18. Quei numeri non sono affidabili e fanno parte di una consumata regia. A fianco di Borrelli sfilano talvolta alcune figure i cui potenziali conflitti d’interesse non vengono mai dichiarati. Il numero dei “contagiati” è privo di senso, visto che dipende dal numero di tamponi effettuato. E la stragrande maggioranza della popolazione potrebbe già avere incontrato il virus senza saperlo. Stime della Oxford University parlano di 11 milioni di potenziali positivi già ora. Se questo dato fosse vero la letalità di Sars-Cov2 sarebbe veramente irrisoria: lo 0,05%, anche prendendo per veri i dati di mortalità. Ma anche su questi permane il terribile dubbio sui decessi PER e CON Coronavirus. Diverse testimonianze mettono in forte dubbio il dato, visto che ogni giorno in Italia ci lasciano circa 1900 persone (dati Istat) e non si fa fatica ad estrarne 400, tra questi, che siano anche positivi al virus. Tuttavia è dato chiaro a chi lavori in prima linea che la grave coagulazione intravascolare indotta dall’incontro tra il virus e un terreno per lui fertile (età media decessi 78 anni, media 3,3 patologie presenti) possa portare rapidamente alla morte individui fragili che tuttavia avrebbero volentieri vissuto qualche anno ancora. In Inghilterra hanno rilevato che che il 73% dei pazienti ricoverati in terapia intensiva per coronavrus è sovrappeso o obeso. Come dice il dr. Lustig: «Il virus non distingue chi infetta ma distingue benissimo chi uccide». Questi pazienti fragili comunque avrebbero preferito morire tra le braccia dei loro cari piuttosto che da soli in questo modo terribile. In altri paesi hanno usato modalità di calcolo diverse. Non potremmo chiedere dati più precisi e affidabili evitando di diffondere panico e preoccupazione?
10. Altri paesi europei e non: lockdown molto diversi. Altri paesi sia in Europa che nel mondo stanno adottando lockdown parziali molto meno rigidi di quello italiano, tanto che il lockdown completo viene ormai tristemente chiamato “all’italiana”. Eppure abbiamo il problema da prima di tutti gli altri e ci stanno facendo credere che lo chiuderemo buoni ultimi. Per colpa dei runner e dei bimbi a passeggio, ovviamente. Peccato che in molti paesi europei la passeggiata di adulti e Bambinibambini, la gita al mare, l’accesso alle seconde case sia quasi ovunque consentito, a patto di mantenere il distanziamento sociale. Ma non eravamo nell’Europa unita? Perché questa crudeltà nella sola Italia? Siamo ancora il paese cavia? Richiediamo con forza di allinearci al più presto alle direttive in essere nella maggior parte dei paesi europei.
11. Sostegno al sistema immunitario: i sani proteggono. Un punto chiave, che è sfuggito totalmente ai nostri governanti e ai nostri media è che i sani (quell’85% delle persone che ha incontrato il virus e nemmeno se ne é accorto, o ha subito lievi sintomi, costruendo presto gli anticorpi necessari) conducono uno stile di vita più sano che ne ha irrobustito e forgiato il sistema immunitario. Mangiare sano, fare sport quotidiano, condurre una vita meno stressante (magari abitando fuori città), assumere vitamine e integratori naturali, fare a meno di farmaci inutili, rinunciare a fumare, a drogarsi o a bere senza controllo, rappresenta un impegno che si vorrebbe vedere in qualche modo valorizzato come comportamento virtuoso quantomeno in relazione al risparmio che consente al sistema sanitario nazionale e, in questo caso, alla protezione dalla diffusione del virus e alla non occupazione di un posto letto, lasciato così libero per un altro. Invece se accendiamo la Tv vediamo solo pubblicità di farmaci e di dolciumi. E tra i pochissimi negozi aperti, in pieno lockdown, lo stato ha pensato bene di lasciare le tabaccherie. Fuma, riempiti di dolci, stai sedentario e ingozzati di farmaci: questo il messaggio che lo stato ci ha dato in questo periodo. Tanto, presto, arriverà il vaccino.
12. Le richieste. Consapevoli del fatto che il futuro sarà nuovo e diverso solo se capiremo che la nostra biologia non ci consente di vivere in città superaffollate, inquinate, fumando, drogandoci e mangiando solo cibi industriali e raffinati in completa sedentarietà, vogliamo sperare che il “dopo emergenza” possa essere migliore del “prima”. Ma questo potrà avvenire solo se avverranno molte delle cose che siamo qui a richiedere, alcune immediate, altre a breve. Richiediamo dunque con forza, a nome dell’associazione Ampas e dei 735 medici che ne fanno oggi parte (nonché dei numerosi simpatizzanti non medici): L’immediato ripristino della legalità istituzionale e costituzionale, richiamando il Parlamento alle sue funzioni democratiche e al dibattito che necessariamente deve scaturirne. L’immediata cancellazione di task force e di consulenti esterni i cui conflitti di interesse potrebbero essere letti, nel momento in cui si affidino loro responsabilità non previste istituzionalmente, come un aggiramento delle regole democratiche. L’immediato ripristino del diritto al lavoro per milioni di italiani, che se non possono avere il proprio stipendio saranno presto alla fame con conseguenze prevedibili di ordine pubblico (nel rispetto delle nuove regole di distanziamento fino a che sarà necessario). L’immediato ripristino del diritto allo studio per milioni di bambini, ragazzi, studenti universitari che sono stati da un giorno all’altro privati di uno dei loro diritti Lo spot televisivo contro il webfondamentali (nel rispetto delle nuove regole, fino a che sarà necessario). La protezione del diritto alla scelta di cura, già violato da precedenti leggi, per impedire l’obbligatorietà di ogni possibile nuovo trattamento sanitario. Ogni nuovo provvedimento emesso in emergenza dovrà obbligatoriamente prevedere una data di fine del provvedimento, al fine di non “tentare” alcuni a rendere le restrizioni alle libertà una regola.
Il blocco di qualunque “app” o altro dispositivo informatico volto al controllo dei movimenti delle persone in palese violazione della nostra privacy. L’immediata riapertura della possibilità per adulti e bambini di uscire all’aperto a praticare sport, passeggio, vita sociale, seppur nel rispetto delle regole necessarie. Il ripristino immediato di una par condicio televisiva o mediatica, con ospitalità nelle trasmissioni di esponenti, ovviamente qualificati, di diversi punti di vista, con allontanamento immediato (o retrocessione a mansioni diverse) di conduttori che non abbiano saputo tener fede al loro dovere di giornalisti. Dichiarazione dei propri conflitti di interesse da parte di qualunque professionista sanitario che esprima un parere televisivo o partecipi a un dibattito. L’omissione deve essere punita con un allontanamento mediatico proporzionato. Lo spettatore deve sapere se chi sta parlando riceve milioni di euro da un’azienda, o meno. Il divieto di chiudere o cancellare siti o profili social in assenza di gravi violazioni di legge. Eventuali cancellazioni dovranno comunque essere tempestivamente notificate e giustificate. La rimozione di idee ed opinioni solo perché diverse dal mainstream ufficiale non è degna di un paese civile.
Il divieto per le forze dell’ordine di interpretare a propria discrezione le regole di ordine pubblico fissate dai decreti. Qualunque abuso, anche minimo, dovrà essere perseguito. Il divieto di radiazione di medici per la sola espressione di idee diverse da quelle della medicina ordinaria. Da sempre il dialogo e il confronto tra idee diverse ha arricchito la scienza, che cambia e si evolve. Non sopravvalutiamo le nostre attuali misere conoscenze. L’attivazione tempestiva di nuovi protocolli di cura in tutti gli ospedali Covid19 che, oltre a garantire la salute del personale sanitario, prevedano l’utilizzo di vitamine, minerali, ozonoterapia e tutte le cure naturali e di basso costo efficaci e documentate, accompagnando via via con farmaci più a rischio di effetti collaterali solo in caso di aggravamento, e attivando solo per la fase di crisi o pre-crisi l’utilizzo dei farmaciAmpasimmunosoppressori e dell’eparina. La disponibilità immediata e per tutta la popolazione di test sierologici IgM e IgG che possano consentire da subito sia di monitorare lo stato di diffusione del virus nelle diverse aree, sia dare la possibilità a chi sia IgG+ di riprendere la propria vita senza alcuna limitazione.
In una ipotesi di graduale diffusione dell’immunità virale, particolare attenzione dovrà essere riservata alla popolazione fragile: anziani, obesi, ipertesi, diabetici, infartuati (le categorie più colpite). Nel rispetto del diritto di scelta di cura nessun obbligo potrà essere dato se non temporaneamente, ma solo forti raccomandazioni e informazioni dettagliate sui rischi di infezione. Un individuo fragile deve poter scegliere se rischiare di morire abbracciando il suo nipotino, o restare vivo recluso in casa senza vedere nessuno. Una forte campagna informativa sui rischi legati ad un cattivo stile di vita e su come tale stile aumenti il rischio di essere infettati. O vogliamo essere costretti a tenere le mascherine tutta la vita e a non poterci più abbracciare per consentire a qualcuno di fumare e di gonfiarsi di farmaci e di merendine zuccherate, disdegnando qualsiasi tipo di mo vimento fisico? Ciascuno resterà libero di farsi del male ma almeno lo stato non potrà dirsi complice. Il divieto, almeno in questo periodo, di pubblicizzare sulle reti televisive e sui giornali farmaci e prodotti dolciari ingrassanti, al pari di come già in atto con il fumo. Un aiuto immediato alle tante famiglie in crisi che a causa di questo lockdown totale hanno smesso di lavorare e di produrre reddito, con modalità molto semplici (ad esempio ticket a valore per acquisti di derrate alimentari). L’aiuto migliore per le aziende, invece dell’elemosina, sarà una tempestiva riapertura.

(Comunicato del 21 aprile 2020 di Ampas, “Medici migliori, in un paese migliore”, sottoscritto da 735 medici italiani e rilanciato dal sito Ampas “Medicina di segnale“).

fonte: LIBRE IDEE

sabato

coronavirus: UE (Bilderberg) detta regole all'Italia!

di Gianni Lannes
Dopo il colpo di Stato firmato da Giuseppe Conte in Gazzetta Ufficiale, la fantomatica Unione europea, sempre latitante, ora detta le condizioni al belpaese, già accettate dal Conte bis e dai grulpiddini, tutti proni a svendere l'Italia il 23 aprile con il Mes, ovviamente, con un altro nome (Mes light). Ma c'è di peggio, a parte gli italidioti prigionieri che si trastullano con le mascherine mentre l'Italia affonda sempre più. Ora, tutti tracciati e contenti. Il governo grulpiddino accelera per la realizzazione dell’app per il tracciamento del contagio del coronavirus. Il commissario Domenico Arcuri ha firmato un’ordinanza che prevede “di procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con la società Bending Spoons Spa“. 




 

(Ordinanza Protezione Civile 10/2020)

Sulla cosiddetta “partenza della fase 2” alcune regole fondamentali vengono dettate, o meglio, imposte dall'Unione Europea, ed accettate supinamente dalle eterodirette autorità tricolori. Quali? Schedature di massa della popolazione stile Ibm ( a cui Renzi nel 2016 ha regalato i dati sanitari sensibili della popolazione italiana: "progetto Watson" sperimentato a partire dalla Lombardia), sorveglianza elettronica della gente, test sanitari ai cittadini e un calo consolidato dei contagi. Solo con queste premesse si potrà procedere a una rimozione "graduale" delle misure di contenimento attualmente in essere, lasciando un tempo sufficiente tra uno step e l’altro, affinché gli effetti dell’alleggerimento "possano essere misurati nel corso del tempo". Ci viene chiesto, pardon, ordinato un approccio coordinato tra gli Stati membri, ma anche l’utilizzo di APP per il contact tracing che dovranno seguire delle linee guide ben definite, con due capisaldi: volontarietà e dati anonimi (si fa per dire, sic!).Si tratterà sicuramente di un percorso molto lungo, come sottolineato, appunto, nella Joint European Roadmap towards lifting Covid-19 containment measures presentata a Bruxelles dai presidenti della Commissione Europa, Ursula von der Leyen, e del Consiglio Europeo, Charles Michel. 

 
Nel 2016 alla riunione del Bilderberg in Germania, i membri del Cartello finanziario parlavano a porte chiuse di Europa. Guardate chi avevano chiamato per discuterne 4 anni fa. Sono dei veggenti, oppure semplicemente dei burattinai? Ma chi sono gli ultimi due personaggi, il primo dei quali appoggiato dal movimento 5 stelle, assidui frequentatori del sodalizio criminale denominato Bilderberg Group, fondato nel 1954 da David Rockefeller in persona col sostegno mafioso di Richard Nixon (mandante dell'omicidio di Aldo Moro)? Ecco i fatti. 





Nella lista degli invitati diffusa il 7 giugno 2016 ci sono anche il direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, due premier - Mark Rutte, Olanda, e Charles Michel, Belgio - i ministri delle Finanze di Olanda e Canada, i ministri della Difesa e degli Interni tedeschi, Ursula van der Leyen e Thomas de Maziere, la vice presidente della Commissione europea Kristalina Georgieva. Circondato da imponenti misure di sicurezza, il gotha dell’establishment politico, economico e finanziario mondiale - le cui riunioni sono oggetto di ricorrenti teorie del complotto per il loro carattere di segretezza - si riunirà all’Hotel Taschenbergpalais Kempinski della città di Dresda.

 

Dunque, Christine Lagarde e Ursula von der Leyen erano ben presenti, d’altronde non erano lì per caso, in quanto assidue frequentatrici dell'organizzazione eversiva Bilderberg: Christine Lagarde: (2017, 2016, 2014, 2013, 2009), Ursula Von Der Leyen (2019, 2018, 2016, 2015).

Ma veniamo al manager tricolore, appena promosso dal Conte bis. Il 15 maggio 2018 Vittorio Colao annuncia le dimissioni dal Vodafone Group Plc.. Nello stesso anno, singolare coincidenza, si conclude positivamente  - guarda caso - per la Vodafone, la gara per l'assegnazione delle frequenze del micidiale 5G; naturalmente  senza alcuna valutazione d'impatto ambientale, a tutela della salute collettiva. 
 


Nell'aprile 2020 Vittorio Colao, (sarà un omonimo?) è designato dal governo italiano per guidare la task force della cosiddetta "Fase 2" per la ricostruzione economica del Paese dopo la pandemia di COVID-19 del 2019-2020. Anche Colao è un frequentatore del Bilderberg Group. Nel frattempo, l'ineletto Conte annuncia a più riprese l'elemosina per gli italidioti rinchiusi agli arresti domiciliari dal 10 marzo 2020.




Ora, comunque basta con questa menata dei complotti. Mandano in onda la solita, antica, vituperata, lotta di classe, che i padroni sanno condurre assai meglio degli schiavi, dei sudditi e delle cavie. Per questo sono loro i padroni, ma non gli italopitechi che possono soltanto subire in silenzio. 

fonte: SU LA TESTA GIANNI LANNES
 
Riferimenti:





















































giovedì

stato di emergenza e capitalismo della sorveglianza

Guardando la realtà drammatica e al tempo stesso paradossale che ci circonda in questi giorni, caratterizzati anche da episodi di psicosi collettiva, e leggendo il capitolo de “il sistema strumentalizzante”, tratto dal fondamentale saggio di Shoshana Zuboff dal titolo “Il capitalismo della sorveglianza”, vorrei condividere alcune riflessioni e porre alcune domande.
É possibile un “colpo di stato dall’alto”?

É possibile che in una democrazia dove il capitalismo contemporaneo non si adegua mai alle leggi, ma cerca di modificarle in funzione della propria egemonia, ricorra a uno stato di emergenza continuo per mantenere la concentrazione di ricchezze verso l’alto e aumentare le diseguaglianze economiche, politiche e culturali?

Secondo alcuni autori, che la Zuboff e Chomski considerano una minaccia per l’umanità, ma che hanno molto seguito, se le persone non interagiscono correttamente e l’informazione non si diffonde correttamente, le persone prendono decisioni sbagliate. Sembrerebbe una affermazione neutra e sostanzialmente corretta. Peccato che chi la promuove lo fa per arrivare all’ubiquità globale del Grande Altro


La visione che sottende a questo nuovo potere è quella di un sistema nervoso della società: costruire sistemi governativi, energetici e sanitari.
Secondo la visione di Pentland, che ha collaborato con i più grandi colossi della comunicazione ed istituzioni economiche: “dobbiamo ripensare radicalmente la società, dobbiamo creare un sistema nervoso per l’umanità che la mantenga stabile in tutto il mondo”.

Essa si basa sulla “demografia del comportamento” in grado di predire malattie, rischio finanziario, preferenze nei consumi opinioni politiche con una accuratezza tra le 5 e le 10 volte maggiore di una misurazione standard.
Aggiunge ancora: se potessimo dotarci dell’onnipotente ‘sguardo di Dio’, potremmo arrivare alla reale comprensione della società e darci da fare per risolvere i problemi”. In pochi anni disporremo di dati incredibili sull’umanità intera e in modo continuativo.

Il diritto al futuro e di conseguenza alla fiducia, all’autorità e alla politica – cede il passo al Grande Altro e ai sistemi computazionali che governano la società sotto il controllo di un gruppo di persone che Pentland chiama “noi”.
Questi sono i cinque grandi principi in grado di descrivere i rapporti sociali in una società strumentalizzante.

  1. Decidere i propri comportamenti in nome di un bene superiore. Non solo possiamo controllare il comportamento umano, ma dobbiamo.

  1. La pianificazione sostituisce la politica. Insito nella società cinese. Quanto sangue dovrebbe scorrere per convertire gli occidentali ai suoi principi? Ma c’è un’altra possibilità quella di una società comportamentista in grado di precludere l’azione politica.

  1. L’uso della pressione sociale per ottenere l’armonia. Lo chiamiamo ‘self control’, ma il controllo alla fine è sempre in mano alla ‘società’ nel nostro caso scientifica. Pensate in queste settimane all’accento posto alle modalità di autocontrollo e comportamenti individuali ai quali dovremmo attenerci.

  1. l’Utopia applicata. La società strumentalizzante è pianificata, prodotta dal controllo totale dei mezzi di modifica del comportamento. Sarà l’informatica a rivelare la verità nascosta nei dati e a determinare pertanto cosa sia corretto. Una nuova classe sociale di regolatori vigilerà costantemente per curare l’umanità dalle proprie debolezze. Occorre puntare all’efficienza sociale.

  1. la morte dell’individualità. La sottomissione del singolo alla manipolazione dei pianificatori lascia via libera a un futuro sicuro e rigoglioso costruito sulla sostituzione della libertà con la conoscenza: ciò che sta per essere abolito è l’uomo autonomo; l’uomo interiore, l’homuncolus, il demone che ci possederebbe, l’uomo difeso dalle letterature della libertà e della dignità. Non esitiamo a dire addio all’uomo in quanto tale; solo spodestandolo possiamo passare dall’inaccessibile al manipolabile”.
Non sarà sembrato vero ai propugnatori della ‘Fisica sociale’ o della ‘società strumentalizzante’ quello che si sta verificando a livello globale in queste settimane drammatiche.
Sta accadendo proprio quanto prefigurato:

  1. la libertà sostituita dalla conoscenza;
  2. la società scientifica che si sostituisce a quella politica, tanto da chiudere il Parlamento o da rendere le istituzioni meramente esecutrici, per la loro stessa ammissione.

Ci troviamo di fronte all’applicazione di principi che se fossero portati a livelli estremi sarebbero aberranti. Propri di un nuovo mondo, quello della sorveglianza in cui i dati scientifici si sostituiscono alla politica, in cui la libertà verrà sostituita dalla conoscenza.
Qui non si stanno mettendo in discussione le misure di prevenzione dal contagio, che risultano senza dubbio efficaci, ma la mutazione sociologica in atto.

A prescindere da come andrà a finire la società armoniosa si costruisce attraverso uno shock e quella pianificata ne uscirà vincitrice. E lo shock è arrivato puntuale. Causato da un evento, sicuramente sottovalutato rispetto ad episodi paragonabili ed accaduti nel recente passato. Evento che per quanto dichiarato sommessamente, potrebbe essere stato provocato proprio dalle dinamiche tipiche di un sistema pianificato quale è quello della Cina, dove si è erroneamente preferito intervenire con ritardo provocando una incontrollata accelerazione rispetto ad un evento naturalmente e potenzialmente pericoloso che però poteva essere limitato rispetto ad una espansione su scala globale.

Chi, da domani in poi, obietterà qualcosa se massicci investimenti pubblici verranno dirottati nella direzione del capitalismo della sorveglianza e se questo provocherà nuova estrazione di ricchezza sociale e comunitaria?
Dobbiamo produrre un senso alternativo a quello che sta accadendo in questo periodo. Abbiamo perso la nostra libertà, la nostra normalità, economica e finanziaria, seppur precaria.

E questa volta perfino la finanza speculatrice e deregolamentata sembra subordinata e prone rispetto alla società strumentalizzante.
Un nuovo potere ha spodestato e imposto un mondo in cui nulla sarà più come prima, ma al quale potremmo cedere la nostra sovranità e qualunque idea di possibile democrazia. Con questo nuovo potere dovremmo confrontarci da oggi in poi e per molto tempo.

di Antonio De Lellis - Attac Italia

fonte: VOCI DALLA STRADA

domenica

coronavirus targato Bill&Melinda Gates




di Gianni Lannes
Il vaccino pronto in un lampo, quando invece occorrono anni. Tutto premeditato e preconfezionato negli United States of America? Ora il tempismo è addirittura da primato planetario: «Voglio ringraziare l’intero team di Moderna per il loro straordinario sforzo nel rispondere a questa emergenza sanitaria globale con una velocità record. La collaborazione attraverso Moderna, con NIAID e CEPI ci ha permesso di consegnare un lotto clinico in 42 giorni dall’identificazione della sequenza», ha dichiarato Juan Andres, Chief Technical Operations and Quality Officer presso Moderna. L'emergenza pandemica in atto, imposta all'umanità, forse deriva da strategie politiche ed economiche di dimensioni globali?



Ecco la fantascienza che diviene realtà sociale: inverosimile, incredibile, inaudita, impensabile. Ma quale Cina. L'Italia è ormai considerata, anzi additata dalla propaganda dei mass media pilotati esclusivamente dal profitto economico accoppiato al sensazionalismo sterile (comprese le macchiette tricolori) come il paese "untore". Per tale folle motivazione  fungerà da cavia per la sperimentazione del primo vaccino contro il coronavirus? Manca solo il decreto legge del governo Conte bis che lo imporrà - per imperscrutabili leggende sanitarie - obbligatoriamente, o meglio forzatamente a tutti, neonati inclusi? Il belpaese grazie all'evidente inettitudine dei politicanti italidioti, è nell'occhio del ciclone. Il copione già scritto - dove ognuno recita la parte assegnata - prevede la dichiarazione di pandemia da parte della World Health Organization, esattamente il 16 marzo prossimo? Nello Stivale (ed isole annesse) nessuno si preoccupa, oppure osa argomentare una sana protesta civile? Invece si gonfia l'allarmismo d'oltre oceano che piomba nello Stivale:A che punto è l’epidemia in Italia? Non lo sappiamo: i contagiati sono molti di più dei circa 2 mila dichiarati. Forse anche oltre 100 volte tanto”, dichiara la virologa Ilaria Capua dagli Stati Uniti d'America, in un'intervista al quotidiano La Stampa. Così, continua a crescere l’epidemia coronavirus in Italia, tanto che il governo sta valutando la possibile chiusura di tutte le scuole d’Italia. Panico o follia istituzionale di chi non sa bene cosa fare, facendosi rimorchiare dagli eventi?
 





Non è uno scherzo, ma purtroppo la tragica realtà di uno "Stato" privo di sovranità, vergognosamente eterodiretto dall'estero, che prende ordini dall'OMS, a sua volta sul libro paga della fondazione Bill&Melinda Gates. Nessun complotto: ecco i fatti incontrovertibili.  




Incredibile: non è un segreto di Stati. Filantropi? No, untori mondiali, aspiranti padroni delle nostre vite. L'operazione vaccinamondo ha lo scopo di diffondere malattie, alimentare il panico, annientare il pensiero critico, indebolire la salute, seminare la morte, trarre profitto e dominare il globo terrestre? Chi ha inventato il problema ha già in tasca il toccasana totalitario: vaccini obbligatori per tutti?

Crimini contro l'umanità per schiavizzare gli esseri umani ed annichilire la salute? Nessuna dietrologia e nessun complotto, ma giganteschi conflitti di interessi in seno alla World Health Organization (WHO): tutto previsto e pianificato da tempo nei minimi dettagli, almeno da quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ossia chi detta legge alle nazioni in materia sanitaria, è sul libro paga non degli Stati sovrani, bensì di multinazionali, o più precisamente di miliardiari che usano la filantropia come un paravento. Si va dai Rockefeller ai coniugi Gates. Chi ha messo in circolazione l'ultimo morbo letale ha già pronta la soluzione vaccinale. Chi ci guadagna dal coronavirus brevettato dal Pirbright Institute con i soldi della Gates Foundation? In prima battuta la Moderna: una società di biotecnologia con sede a Cambridge nel Massachusetts, specializzata nella scoperta e nello sviluppo di farmaci basati sull’RNA messaggero. Tra i soci saltano fuori i soliti noti: Astrazeneca, Merck, Fondazione Bill & Melinda Gates, Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency) l’Agenzia del Dipartimento della Difesa nordamericano che si occupa di ricerche militari.
A scovare il vaccino è stata la Moderna, una ditta spuntata dal nulla sorta pochi anni fa, che è riuscita lì dove tutti gli esperti hanno fallito in soli 42 giorni, contro i 18 mesi normalmente necessari per mettere a punto un vaccino, secondo la vulgata di alcuni virologi italidioti. Adesso proprio questa società biotecnologica ha appena annunciato l’avvio dei test di fase 1 per un vaccino contro il coronavirus. Si tratta del mRNA-1273, un vaccino il cui primo lotto clinico era stato completato a partire dal 7 febbraio 2020. Le fiale sono state spedite per i test al National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) negli USA. Si tratta di un vaccino della famiglia mRNA. 
Questi vaccini, realizzati con RNA messaggero, sono più veloci ed economici da produrre rispetto ai vaccini tradizionali. Moderna utilizzerà il vaccino mRNA per colpire una proteina sulla superficie del coronavirus che attiverà anche il sistema immunitario. Singolare coincidenza: appunto nel gennaio 2016, la Moderna ha stipulato un accordo quadro per un progetto sanitario globale con la Fondazione Bill & Melinda Gates per, al fine di promuovere progetti di sviluppo basati sull’mRNA per varie malattie infettive. Come afferma l’azienda, «la Bill & Melinda Gates Foundation ha infatti investito 20 milioni di dollari per sostenere il progetto per aiutare a prevenire il virus dell’immunodeficienza umana o l’HIV, le infezioni. I progetti successivi stipulati con la Fondazione potrebbero portare - come dichiara Moderna stessa - a un totale di finanziamenti di 100 milioni di dollari». Dopo aver incassato altri notevoli investimenti e altre collaborazioni, tra cui quella nel 2016 con AstraZeneca per sviluppare due programmi di immuno-oncologia mRNA o con Merck per autorizzare un programma di vaccinazione per un virus non divulgato e per sviluppare vaccini antitumorali personalizzati, a dicembre 2018 Moderna ha rivelato la sua decisione di quotarsi in Borsa a Wall Street.
La Gates Foundation partecipa da qualche anno, anche in altre 4 società biotecnologiche impegnate a sviluppare un vaccino per il coronavirus, ossia: Vir Biotechnologies, Inovio Pharmaceuticals, Novavax, Vaxart. Nell'affare figura anche il Pentagono attraverso la Defense Advanced Research Project Agency, vale a dire il governo degli Stati Uniti d'America. La Vir Biotechnologies è una sconosciuta clinica specializzata nel settore immunologico di San Francisco che vanta i seguenti soci: Alnylam Pharmaceuticals, Brii Biosciences, Fondazione per l’Istituto di ricerca in biomedicina, OHSU e la Fondazione Bill & Melinda Gates. Dal 31 gennaio 2020 le azioni della compagnia sono balzate del 97 per cento, portando la capitalizzazione di mercato vicino ai 3 miliardi di dollari. La Inovio Pharmaceuticals ha sede a Plymouth Meeting in Pennsylvania. I suoi partner sono il fior fiore del settore: ApolloBio, AstraZeneca, Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) della Fondazione Bill & Melinda Gates, Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), Drexel University, GeneOne Life Science, HIV Vaccine Trials Network, NIAID (The National Institute of Allergy and Infectious Diseases of the National Institutes of Health), Parker Institute for Cancer Immunotherapy, Regeneron, Roche/Genentech, Università della Pennsylvania e The Wistar Institute. Anche le azioni della Inovio a febbraio scorso sono decollate. La Novavax è una società che produce vaccini nel Maryland in collaborazione con la Fondazione Bill & Melinda Gates. La Vaxart Inc. è una multinazionale di San Francisco che promuove la cosiddetta “salute globale” mediante lo sviluppo di vaccini somministrati per via orale, ovvero tramite compresse anziché iniezioni. Tra i sostenitori della Vaxart Inc. figurano in ordine: il BARDA, “Office of Biomedical Advanced Research and Development Authority” e da questo ha ricevuto oltre 15 milioni di dollari per sostenere “lo sviluppo avanzato di vaccini antinfluenzali più efficaci per migliorare in definitiva la preparazione contro l’influenza stagionale e pandemica”. Il BARDA vanta numerose partnership con industrie farmaceutiche ed OMS. Su cinque multinazionali interessate alla produzione del vaccino contro l’ultimo pericolo globale, il coronavirus, c’è sempre la Fondazione Bill & Melissa Gates. Nel 2018 l’agenzia militare DARPA (sotto il controllo diretto del Pentagono), ha iniziato a spendere milioni di dollari per le ricerche relative ai coronavirus; alcuni di quegli studi finanziati dal Pentagono sono stati condotti in noti laboratori di armi biologiche statunitensi al confine con la Cina, portando alla scoperta di dozzine di nuovi ceppi recenti di coronavirus. Inoltre, i legami del principale laboratorio di biodifesa del Pentagono con un istituto di virologia a Wuhan non sono stati finora riportati a conoscenza dell'opinione pubblica internazionale.
Il 18 ottobre del 2019, poco prima che si scatenasse il coronavirus in Cina, epicentro la città di Whuan, con il contorno di panico globale, il Johns Hopkins Center for Health Security, strettamente collegato al National Institutes of Health (l'IIstituto Nazionale della Sanità USA), ha simulato lo scenario derivante da una pandemia da coronavirus. Partner di questa simulazione, chiamata Event 201, la Bill & Melinda Gates Foundation e il Word Economic Forum. La simulazione prevedeva che il virus avrebbe provocato 65 milioni di vittime. Calcolo mirto, previsione azzeccata o profezia sovrannaturale? La Fondazione Bill&Melinda Gates in collaborazione con il Wellcome Trust e il World Economic Forum, ha investito più di 7 miliardi di dollari in questa specifica ricerca vaccinale.
Seguiamo la pista dei soldi. Nel 2017 circa l’80 per cento dei fondi ricevuti dall’OMS WHO) erano earmarked, ossia destinati a coprire specifici progetti selezionati dai donatori; piani che non sempre collimano con la pianificazione dell’organizzazione, né con le esigenze prioritarie dell’agenda mondiale della salute. La Bill & Melinda Gates Foundation si è affermata come primo finanziatore dell’Oms in termini assoluti già nel 2013, e primo donatore volontario a partire dal 2015. La sua sfera di influenza è senza pari, poiché passa anche tramite la presenza della BMGF in quasi tutti i partenariati pubblico-privati che finanziano o interagiscono con l’OMS. I coniugi Gates ostentano la loro visione letale sulla salute globale, i loro approcci cruenti, i loro obiettivi transumani e le loro priorità eugenetiche che finanziano lautamente. Non è difficile argomentare che l’empowerment delle donne, l’accesso all’acqua potabile o a una migliore nutrizione producono impatti sulla salute ben più ragguardevoli di un intervento mirato ad una singola patologia ormai eradicata come la polio.
Agli occhi di numerose organizzazioni della società civile e gruppi di interesse di tutto il mondo, la situazione di conflitto di interesse manifestato dalla World Health Organization appare molto chiara: lo si legge nella dichiarazione inviata all’Executive Board dell’OMS. Ma, come si evince dalla nota, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità non ha specificato questa situazione piuttosto dubbia: infatti, nell’elenco dei contributi finanziari al budget dell’OMS, viene semplicemente affermato che la Gates Foundation ha contribuito con 629 milioni di dollari al suo budget bi-annuale (che ammonta a 4,5 miliardi di dollari), e nel registro degli attori non statali si nota semplicemente che la fondazione ha «accordi con membri selezionati delle industrie farmaceutiche e di cibo e bevande» (ad esempio la famigerata Coca Cola, ndr). «I bassi finanziamenti da parte degli Stati Membri all’OMS minano la sua capacità di portare avanti il suo lavoro vitale per la salute pubblica globale, che è importante soprattutto per i paesi a medio e basso reddito con limitate politiche locali sanitarie. Tirare su il budget dell’OMS con fondi provenienti dai maggiori investitori in aziende alimentari, farmaceutiche e che producono alcolici (che spesso hanno i loro uffici nei paesi ricchi) compromette sempre di più l’indipendenza dell’OMS».
Il messaggio è palese: accettare che la Gates Foundation abbia relazioni ufficiali con l’Assemblea per la Salute Mondiale e ne sia addirittura membro, vuol dire accettare il conflitto d’interessi e perdere sempre di più la propria indipendenza e credibilità. A proposito: perché l'Italia è la più colpita dopo la Cina e la Corea del Sud? Banale: perché è un paese privo di indipendenza a qualsiasi livello nonché il più debole in senso politico nell'intero Occidente, che vanta governanti - spesso analfabeti - palesemente eterodiretti e telecomandati dall'estero. I fatti sfilano sotto i nostri occhi distratti dallo spettacolo della psicosi alimentato ad arte dai mass media, a loro volta finanziati dai filantropi del terrore globale. La paura è la più potente arma per annichilire le masse umane. C'è un giudice almeno a Berlino? L'unico vero antidoto per salvaguardare la libertà è il sapere, vale a dire la contaminazione della conoscenza che rende gli umani esseri liberi.

Riferimenti:






















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Clift C, Røttingen JA. New approaches to WHO financing: the key to better health. BMJ 2018; 361:k2218 doi:10.1136/bmj.k2218.

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Kamradt-Scott A. WHO’s to blame? The World Health Organization and the 2014 Ebola outbreak in West Africa. Third World Quarterly 2016 (37): 401-418.

Yussuf M, Larrabure JL, Terzi V. Voluntary Contributions in United Nations system organizations: impact on porgramme delivery and resource mobilization strategies. Geneva: Joint Inspection Unit, United Nations, 2007.
Clinton C, Sridhar D. Governing Global Health: Who Runs the World and Why? New York: Oxford University Press,  2017: 90-91.

OECD, Making earmarked funding more effective: current practices and a way forward. Parigi: OECD report, 2014.

Organizzazione Mondiale della Sanità, Voluntary Contributions by fund and by  contributor 2015,  2016.

Kelland K. The World Health Organization’s critical challenge:healing itself. Reuter Investigates , 8 febbraio 2016.

Clinton C, Sridhar D. Who oays for cooperation in global health? A comparative analysis of WHO. The World Bank, The Global Fund to Fight HIV/AIDS, Tubercolosis and Malaria, and Gavi, the Vaccine Alliance. The Lancet 2017; p.2.

Gianni Lannes, VACCINI DOMINIO ASSOLUTO, Nexus edizioni, Battaglia Terme, 2017.

Gianni Lannes, VACCINI CAVIE CIVILI E MILITARI, Nexus edizioni, Battaglia Terme, 2018.

https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/search?q=coronavirus

fonte: SU LA TESTA 

sabato

le altre foibe: furono i fascisti a inaugurare l’orrenda strage

Inizio con tre brani di un discorso pronunciato al Teatro Ciscutti di Pola da Benito Mussolini il 20 settembre 1920, dando inizio alle brutali violenze contro le popolazioni della Venezia Giulia: «Qual è la storia dei Fasci? Essa è brillante! Abbiamo incendiato l’Avanti! di Milano, lo abbiamo distrutto a Roma. Abbiamo revolverato i nostri avversari nelle lotte elettorali. Abbiamo incendiato la casa croata di Trieste, l’abbiamo incendiata a Pola…»…«Di fronte a una razza come la slava, inferiore e barbara, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini italiani devono essere il Brennero, il Nevoso e le (Alpi) Dinariche. Dinariche, sì, le Dinariche della Dalmazia dimenticata!… Il nostro imperialismo vuole raggiungere i giusti confini segnati da Dio e dalla natura, e vuole espandersi nel Mediterraneo. Basta con le poesie. Basta con le minchionerie evangeliche». Dopo quel discorso, l’Istria fu messa a ferro e fuoco. Venti anni dopo quel discorso le truppe di Mussolini invasero Dalmazia, Slovenia e Montenegro, dando inizio a nuove stragi in nome della civiltà italiana.
Dalle terre annesse all’Italia dopo la prima guerra mondiale – cioè all’ampliamento ad est dei territori di Trieste e di Gorizia, all’Istria intera, alla provincia di Fiume detta del Quarnaro ed all’enclave dalmata di Zara – le violenze fasciste e la Mussolinisnazionalizzazione forzata costrinsero ad andarsene più di 80.000 sloveni, croati, tedeschi e ungheresi, ma anche alcune migliaia di italiani antifascisti. Nel 1939, un anno prima che l’Italia fosse gettata nella seconda guerra mondiale, le autorità fasciste della Venezia Giulia attuarono in segreto un censimento della popolazione di quelle terre annesse venti anni prima, accertando che in esse vivevano 607.000 persone, delle quali 265.000 italiani e cioè il 44%, e 342.000 slavi detti allogeni, ovvero il 56%. Una cifra notevole nonostante l’esodo degli ottantamila, nonostante che agli slavi fossero stati italianizzati i cognomi, fosse stato vietato di parlare la loro lingua, fossero state tolte le scuole e qualsiasi diritto nazionale.
Nonostante le persecuzioni subite, nonostante che migliaia di loro fossero finiti nelle carceri o al confino, e che alcuni dei loro esponenti – Vladimir Gortan, Pino Tomazic ed altri – fossero stati fucilati in seguito a condanne del Tribunale speciale fascista oppure uccisi dalle squadre d’azione fasciste a Pola (Luigi Scalier), a Dignano (Pietro Benussi), a Buie (Papo), a Rovigno (Ive) e in altre località istriane. Emblematici di queste persecuzioni contro slavi e antifascisti italiani in Istria e Venezia Giulia sono i sistemi coercitivi per inviare i contadini al lavoro nelle miniere di carbone di Arsia-Albona dove, per duplicare la produzione senza però adeguate protezioni dei minatori sui posti di lavoro, nel 1938 ci fu una tragedia (allora taciuta dalla stampa) in cui persero la vita 180 minatori, lasciando oltre mille vedove ed orfani. Emblematica di quel periodo in Istria è anche una canzoncina cantata dei gerarchi che diceva: “A Pola xe l’Arena / la Foiba xe Italiani fucilano civili slavi nel villaggio di Dane in Slovenia il 31 luglio 1942a Pisin: butaremo zo in quel fondo / chi ga certo morbin”. E alludendo alle foibe, un’altra poesiola minacciava chi si opponeva al regime: “… la pagherà / in fondo alla Foiba finir el dovarà”.
Nell’aprile del Quarantuno, infine, si arrivò all’aggressione alla Jugoslavia senza dichiarazione di guerra, seguita dall’occupazione di larghe regioni della Slovenia e della Croazia, dall’intero Montenegro e del Kosovo, infine dall’annessione al Regno d’Italia di una grossa fetta della Slovenia ribattezzata Provincia di Lubiana, di una lunga fascia della costa croata che formò il Governatorato della Dalmazia con tre provincie da Zara fino alle Bocche di Cattaro, e la creazione della nuova provincia allargata di Fiume detta “Provincia del Quarnaro e dei Territori annessi della Kupa” comprendente tutta la parte montana della Croazia alle spalle del Quarnero più le isole di Veglia ed Arbe che si univano a quelle di Cherso e Lussino. Così l’Italia incorporò nel proprio territorio nazionale regioni abitate al 99% da sloveni e croati con una popolazione di oltre mezzo milione di persone che si aggiungevano al 342.000 “allogeni” già assoggettati all’Italia ed al fascismo italiano da due decenni. Il Montenegro intero fu trasformato a sua volta in un Governatorato italiano. Il Kosovo, territorio della Macedonia, fu annesso invece alla cosiddetta Grande Albania che già dal ’39 era una colonia dell’Italia.
Le violenze contro i civili dei territori annessi o occupati furono compiuti in base a “una ben ponderata politica repressiva” come ci rivela una ben nota circolare del generale Roatta del marzo 1942 nella quale si legge: «Il trattamento da fare ai ribelli non deve essere sintetizzato nella formula dente per dente, ma bensì da quella testa per dente». A sua volta il generale Robotti, ordinando rastrellamenti a tappeto nel giugno e agosto 1942, indicava queste soluzioni alle truppe dell’XI Corpo d’Armata: «Internamento di tutti gli sloveni per rimpiazzarli con gli italiani» e per «far coincidere le frontiere razziali e politiche»: «Esecuzione di tutte le persone responsabili di attività comunista o sospettate tali». Infine, «Si ammazza troppo poco!». Mi limiterò a un piccolo territorio alle spalle di Fiume e ad un solo mese, luglio del 1942. Nelle borgate di Castua, Marcegli, Vittime delle foibeRubessi, Viskovo e Spincici furono incendiate centinaia di case e fucilate decine di persone come “avvertimento”. Nel Comune di Grobnik, il villaggio di Podhum fu completamente raso al suolo per ordine del prefetto Temistocle Testa.
All’alba del 13 luglio, per “vendicare” due fascisti scomparsi il giorno prima da quel villaggio, furono dapprima saccheggiate e poi incendiate 484 case, portati via mille capi di bestiame grosso e 1300 pecore, deportati nei campi di concentramento in Italia 889 persone (412 bambini, 269 donne e 208 uomini anziani) e fucilate altre 108 persone. Uno sterminio. I fascisti italiani, passati al servizio del tedeschi dopo il settembre 1943, continuarono a battersi “per l’italianità” dei territori ceduti al Terzo Reich. Fra tanti sia ricordato l’episodio di Lipa (30 aprile 1944) dove 269 vecchi, donne e bambini sorpresi quel giorno in paese, furono sterminati: parte fucilati, parte rinchiusi in un edificio e dati alle fiamme. Di tali eccidi ce ne furono a centinaia in Istria, nel territorio quarnerino, in Slovenia, in Dalmazia, in Montenegro, ovunque arrivarono i militari fascisti e le altre formazioni inviate da Mussolini. Nei miei scritti ho documentato lo sterminio di 340.000 civili slavi fucilati e massacrati dall’aprile 1941 all’inizio di settembre 1943 nel corso dei cosiddetti “rastrellamenti” ed operazioni di rappresaglia contro le forze partigiane insorte.
Ho anche scritto, ma non sono stato il solo in Italia, di altri 100.000 civili montenegrini, croati e sloveni deportati nei capi di concentramento approntati dalla primavera all’estate del 1942 dall’esercito italiano per rinchiudervi vecchi, donne e bambini colpevoli unicamente di essere congiunti e parenti dei “ribelli”.  In quei campi disseminati dalle isole di Molat e Rab/Arbe in Dalmazia fino a Gonars nel Friuli ed altri in tutto lo Stivale, morirono di fame, di stenti e di epidemie circa 16.000 persone nel giro di poco più di un anno di deportazione. Tutto questo viene taciuto nella Giornata del Ricordo che si celebra in Italia da Giacomo Scottiuna decina d’anni. Si ricordano soltanto le nostre perdite: il dolore dei nostri connazionali costretti a lasciare le terre concesse all’Italia dopo la prima guerra mondiale, il dolore delle famiglie degli infoibati nel settembre 1943 in Istria e nel maggio 1945 a Trieste, Gorizia e Fiume subito dopo l’ingresso delle truppe di Tito.
È giusto, è doveroso ricordare foibe ed esodo, le nostre vittime, i nostri dolori, ma non si dovrebbero tacere il contesto storico, le colpe del fascismo che portarono alla sconfitta ed alla perdita di quelle regioni. Non si dovrebbero tacere o volutamente ignorare le vittime delle popolazioni slave oppresse, martoriate e decimate dapprima nel ventennio fascista in Istria ed a Zara, ma soprattutto nella seconda guerra mondiale. Sulla bilancia e nel contesto storico vanno messi, dunque, anche i dolori che noi abbiamo arrecato agli altri.

(Giacomo Scotti, estratto dal’articolo “Sulle Foibe un giorno per tutti i ricordi”, apparso sul “Manifesto” il 5 febbraio 2014 e ora ripubblicato integralmente il 10 febbraio 2020, vista la sua scottante attualità. Saggista e storico, da giovane antifascista emigrò in Istria e visse tra Pola e Fiume. Dal 1986 vive tra Italia e Croazia, dove ha ricevuto numerosi riconoscimenti).

fonte: LIBRE IDEE