domenica

il grande Torino: una lezione di vita


Non sono un tifoso del calcio, non l’ho mai seguito e non mi ha mai particolarmente attirato probabilmente un po’ in controtendenza rispetto a buona parte degli italiani. A onore del vero, unica eccezione per me era quella di seguire la trasmissione “90° minuto” di Paolo Valenti che, poco dopo il termine degli incontri quando ancora si giocava solo di domenica, trasmetteva una breve sintesi delle partite del campionato di calcio di serie A. I miei amici, in fasce di età tra loro molto eterogenee, tifano squadre diverse: mi sono però reso conto che ce n’è una parte piuttosto corposa che, da una vita, è affezionata al Torino. Mi è capitato recentemente di imbattermi in alcuni articoli e trasmissioni che ricordano il Grande Torino degli anni 40 in occasione della 70° commemorazione della strage di Superga che mi hanno profondamente toccato e fatto riflettere. Se chiedete a un torinese dove fosse e cosa stesse facendo il 4 maggio 1949, difficilmente quel giorno lo avrà dimenticato. Probabilmente in molti direbbero che il cielo plumbeo era solcato da nuvole gonfie di pioggia e l’aria era cupa quasi come volesse anticipare cattivi presagi. Alle 17:03 l’aereo, che riportava a casa la squadra da Lisbona dove avevano disputato un’amichevole contro il Benfica, per un guasto meccanico all’altimetro e il pessimo tempo si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga. Dallo schianto non si salvò nessuno delle 31 persone a bordo: in un battito di ciglia tutti i 18 giovanissimi giocatori della squadra del Torino, 3 allenatori, altrettanti dirigenti e giornalisti e 4 uomini dell’equipaggio persero la vita. Quello fu il giorno che avvolse in una fiabesca malinconia il mondo del calcio e i tifosi del Grande Torino ma anche quello che consacrò la squadra alla leggenda.


Durante la 2° Guerra Mondiale la vita civile sociale subì dei contraccolpi molto forti e anche il periodo post-bellico immediatamente successivo alla fine del conflitto vedeva l’Italia in estrema difficoltà nel tentativo di riprendersi. Di fronte a un paese sfibrato da anni di guerra non si spegne la voglia di divertirsi per provare a ricominciare: i ragazzi del Torino vanno a giocare al Filadelfia nonostante quando suona il preallarme per i bombardamenti, debbano abbandonare tutto per rifugiarsi nei sotterranei dei Grandi Magazzini nella vicina Piazza Galimberti. 
Torino, nel 1945, è una delle prime città ad insorgere e la liberazione restituisce al paese un po’ di normalità: il pallone comincia a rotolare nuovamente negli stadi che si gremiscono sempre più di persone. Dal '43 in poi incominciano gli anni d’oro del Grande Torino che spesso vinceva con dei punteggi degni di una partita di tennis più che una di calcio: il Torino incarnava il simbolo della rinascita del paese e la voglia di riscatto del suo popolo. 
Nel 1946 gli italiani scelgono la democrazia: sono ancora anni difficili dominati da stenti e povertà, tuttavia timidamente ottimismo e leggerezza prendono piede e il paese ritorna a sorridere. In anni di difficile situazione politica che crea divergenze e spaccature lo sport sembra riunire e mettere d’accordo molti: campioni come Coppi e Bartali e imprese come quelle del Grande Torino aiutano a riacquistare fiducia e speranza in un paese messo in ginocchio. 


Eccoli i giocatori del Torino: la meglio gioventù dell’austera città Sabauda dai volti segnati dalle difficoltà di una vita dura che nessuno avrebbe meritato. Non si sentono dei supereroi, sono uomini veri e semplici che vivono una vita normale e che è possibile incontrare per le vie, in un caffè o nella poltrona accanto al cinema. Tre di loro, single e guasconi, condividono un appartamento in affitto in Via Nizza a Torino, due amici gestiscono in comune un bar che avevano messo a disposizione come quartier generale della squadra, uno - timido e introverso - aveva paura di tuoni e fulmini, un altro in campo imprecava da fare paura ma in fondo in fondo aveva un cuore grande per tutti, c’era chi era disposto a farsi spaccare le caviglie pur di portare avanti un’azione a favore del Torino. Persone semplici e straordinarie che, insieme, rappresentavano l’emblema della forza del Torino ed erano in grado di emozionare le persone. A caricare la squadra – ove ce ne fosse bisogno – c’è Oreste Bolmida, classe 1893, di mestiere capostazione a Torino Porta Nuova. Quasi per scherzo una volta suona la sua tromba d’ordinanza, come invito a “dare di più” sul campo: tale sprono viene colto dai giocatori che escono dal campo vittoriosi. Da allora la carica fu un’arma infallibile che veniva suonata all’abbisogna ma anche nei momenti in cui il pubblico desiderava divertirsi anche se il Torino stava già vincendo come in quella storica partita del 2 Maggio del 1948 quando l’Alessandria ne paga le spese con un incredibile 10-0.


Al tempo il presidente della squadra è Ferruccio Novo che sceglie di affiancare Luigi Ferrero a Ernst-Egri-Erbstein per dirigere la panchina del Grande Torino. Dopo due anni di fila di successi, Ferrero si dimette perché ritiene che i ragazzi siano così bravi da non aver bisogno di un allenatore quindi la sua presenza è superflua: rimanere gli sembrava quasi di rubare lo stipendio. In effetti i giocatori del Grande Torino sono così in gamba che ben 10 di loro sono convocati come titolari per comporre la nazionale italiana: un record, pare, ancora imbattuto.
I ragazzi sono incredibilmente affiatati in campo e fuori, hanno voglia di combattere e fame di vincere sono capaci di buttare il cuore oltre l’ostacolo per ripartire da zero quando tutto sembra perduto ribaltando risultati apparentemente impossibili da recuperare. Sono l’esempio per la squadra giovanile con la quale disputano regolarmente partite di allenamento, mediamente una alla settimana, che si dice siano sempre molto combattute. Valentino Mazzola capitano del gruppo è un condottiero altruista, un giocatore unico e irripetibile, capace di spendersi in campo e nella vita sacrificandosi per gli altri e per la squadra spronando e rendendo migliori anche i propri compagni.


Nel campionato 48/49 il Grande Torino risulta ancora la squadra da battere e i bambini conoscono la formazione a memoria, cuciono lo scudetto sulle maglie granata e godono di questo gioco raffinato accanto a padri e nonni. I quotidiani sportivi e la radio raccontano ogni settimana le imprese dei granata sia in Italia che fuori dai confini nazionali, purtroppo però si avvicina sempre più la data in cui il Grande Torino è destinato ad abbandonare la cronaca per entrare nella leggenda.
Per non venir meno alla parola data da Valentino Mazzola a Ferreira, capitano del Benfica ormai prossimo al ritiro, di disputare un’amichevole in suo onore, il Torino parte alla volta di Lisbona. Purtroppo da quel viaggio non tornarono vivi. Avrebbero potuto non partire, anche perché alcuni non erano nemmeno in perfette condizioni: ma la parola e l’onore venivano prima di tutto! 
Torino offrì il più illustre dei propri palazzi per ospitare e rendere onore a questi ragazzi, troppo presto portati via da un destino ingiusto. Una folla interminabile e silenziosa fluì nella camera ardente fino alla mezzanotte, quando furono chiuse le porte, per rendere l’ultimo omaggio ai loro beniamini. Il giorno successivo, in una città livida e ammutolita, sfilarono le bare su camion aperti attraversando Piazza Castello. A chiudere il corteo il pullman rosso del Torino, che aveva portato in giro per Italia ed Europa questi valorosi ragazzi, oramai tristemente vuoto.
Lo scudetto venne assegnato al Torino, che lo aveva già vinto con alcune settimane di anticipo, ma le ultime 4 partite furono giocate dalla squadra primavera che cercava di raccogliere un testimone troppo grande da portare e un’eredità troppo pesante da accogliere. Quando scesero in campo e venne annunciata la formazione lo stadio era gremito all’inverosimile, a ogni nome scandito della primavera ciascun tifoso associava il nome occupato nel medesimo ruolo dai giocatori scomparsi del Grande Torino. La squadra proverà a ricostruire quello che era stato, ma ormai i giocatori a cui ispirarsi, motore di quella squadra, non c'erano più. 
Ho pensato molto a questi protagonisti che, nonostante avessero poco e nulla e fossero sfiancati da una vita così dura, sono riusciti a creare un gruppo affiatato e coeso. Nessuno cercava gloria personale ma occasioni per dimostrarsi solidali, la squadra e il pubblico venivano prima di loro stessi: erano amati prima per quello che erano che per quello che facevano. Penso anche all’allenatore che si giudicava superfluo riconoscendo il valore dei ragazzi che dirigeva e ritenendo così di non meritarsi lo stipendio che gli veniva dato in quanto il suo valore aggiunto era praticamente ininfluente. Probabilmente impensabile al giorno d’oggi salvo qualche caso troppo raro e comunque evidentemente non degno di nota come meriterebbe. 


Spesso si accosta lo sport al business o al management, ma questa storia, che coinvolge tutto l’ecosistema aziendale, ci insegna che anche nelle difficoltà è possibile, molto spesso con poco, trovare la volontà per farcela e diventare persino migliori.
Penso a come sarebbe stato bello poter affiancare e imparare da persone così, magari con livelli di studio modesti ma con carattere e capacità umane di uno spessore che oggi difficilmente è possibile trovare. Avere fonti di ispirazione ed esserlo allo stesso tempo per gli altri in una macchina bel oliata dove tutti gli ingranaggi girano per un unico scopo comune senza rivalità e meritando il giusto rispetto per il lavoro svolto anche se apparentemente marginale. 
Dunque onore al Grande Torino nel 70° anniversario della terribile tragedia e grazie per aver contribuito a una piccola lezione di vita.

Marco Boldini

fonte: I VIAGGIATORI IGNORANTI


MARCO BOLDINI
Nato nel 1969 sposato, 3 figli e il gatto Balthazar, 47 anni ma in realtà ventisettenne con vent’anni di esperienza, cittadino del mondo e milanese di nascita ma miazzinese e, più recentemente, tainese di adozione. Volubile e curioso cerco quando posso di fuggire dalla noia e dalla routine, ho potenzialmente sempre la valigia aperta, pronto a passare da un aeroporto all'altro, a conoscere lingue, persone, culture e paesi diversi che ritraggo in maniera dilettantistica con la macchina fotografica. Amo in uguale maniera la montagna, che ti parla con i suoi silenzi e ti regala indimenticabili albe e romantici tramonti; da qui forse l’interesse per questo blog.

sabato

George J. Stinney Jr, il ragazzo dalla pelle sbagliata


Carolina del Sud, Stati Uniti, 1944.
George Junius Stinney Jr. viveva ad Alcolu, cittadina nella quale era nato il 21 ottobre del 1929, con suo padre George Senior, sua madre, Aime, i fratelli John, 17 anni, e Charles, 12 anni, e le sorelle Katherine ed Aime, rispettivamente di 10 e 7 anni. Il padre era operaio nella locale segheria e la famiglia alloggiava presso le abitazioni fornite dal datore di lavoro. Ad Alcolu tutto era separato in base al colore della pelle: i quartieri per bianchi erano divisi da quelli per neri dai binari della ferrovia; le chiese e le scuole erano divise in funzione della razza del credente e dello studente. Bianchi e neri raramente interagivano. Il pomeriggio del 22 marzo di quell’anno, il 1944, due bambine bianche, Betty J. Binnicker e Mary Emma Thames, scomparvero. L’ultima volta erano state viste in sella alle loro biciclette nei pressi dell’abitazione di Stinney. Le bambine chiesero a George Jr. dove potessero trovare della maypops, la passiflora. Da quel momento si persero le tracce si Betty e Mary. Furono organizzati dei gruppi di ricerca cui aderì, volontariamente, anche Junius Stinney senior. Trascorse la notte senza alcun risultato. I corpi delle due bambine, di 11 e 7 anni, furono ritrovati il mattino successivo, nel lato destinato alle abitazioni dei neri, in un fosso pieno d’acqua fangosa. Secondo il rapporto del medico legale, le bambine erano state picchiate, probabilmente con un’arma improvvisata, con uno strumento dalla testa rotonda e dalle dimensioni di un martello; i loro corpi non presentavano violenze sessuali anche se i genitali della bimba più grande, Betty June Binnicker, erano leggermente contusi.
George Stinney Jr ed il fratello John furono immediatamente arrestati. 
John Stinney fu rilasciato nelle ore successive l’arresto; George fu trattenuto e non gli fu permesso di vedere i genitori. 
In conformità a quali elementi gli inquirenti decisero l’arresto?
L’agente che effettuò l’arresto, il vice sceriffo H. S. Newman, dichiarò: “Ho arrestato un ragazzo di nome George Stinney che ha fatto una confessione e mi ha detto dove trovare un pezzo di ferro; disse che l’aveva messo in un fosso a sei piedi dalla bicicletta”. 
Della confessione di George Stinney Jr non è mai stata trovata documentazione.
La ammissione, ipotetica, fu accompagnata dalla fama di bullo che seguiva George, o almeno da quella che intenzionalmente fu creata per giustificare l’arresto. Secondo una ragazza bianca, il ragazzo un giorno l’avrebbe graffiata con un coltello. Questa dichiarazione quando fu resa pubblica, nel 1995, fu rigettata da Aime Stinney, la sorella di George, con forza. 


In aggiunta all’ipotetica confessione ed alla fama di bullo intervenne una donna, bianca, che conosceva George sin dall’infanzia. La donna dichiarò che il ragazzo aveva minacciato d’uccidere lei, ed una sua amica, il giorno prima dell’omicidio.
Dopo la conferma dell’arresto, la famiglia di George Stinney Sr fu costretta ad abbandonare l’abitazione in seguito al licenziamento del padre. Nei giorni successivi, la famiglia fu minacciata di morte dagli abitanti della cittadina della Carolina del Sud. 
George non ebbe modo di vedere i propri genitori prima del processo. Nei giorni seguenti l’arresto, il ragazzo fu trasferito nel carcere di Colombia, a circa 50 miglia da Alcolu, poiché gli inquirenti temevano il linciaggio del ragazzo. George fu ripetutamente interrogato da solo, senza la presenza dei genitori e/o dell’avvocato difensore. 
L'intero processo contro Stinney, compresa la selezione della giuria, durò un solo giorno. Charles Plowden, un commissario delle tasse che faceva campagna elettorale per un ufficio politico locale, fu nominato difensore d’ufficio del ragazzo. Plowden non contestò le affermazioni dei tre poliziotti che testimoniarono contro di lui; gli appartenenti all’ufficio dello Sceriffo testimoniarono che George aveva ammesso i due omicidi. Nonostante questa fosse l'unica prova contro il ragazzo e nonostante la presentazione dell'accusa di due diverse versioni della confessione verbale di Stinney, Plowden non contro-interrogò i poliziotti. 
Per quanto concerne le due diverse versioni, nella prima Stinney dichiarò d’essere stato attaccato dalle ragazze dopo che aveva cercato di aiutare una di loro che era caduta nel fosso; per autodifesa le uccise. Secondo l'altra versione, avrebbe seguito le ragazze, prima attaccando Mary Emma e poi Betty June. Non c'erano tuttavia prove fisiche che lo collegassero agli omicidi. Non esisteva nessun documento scritto che confermasse le parole del ragazzo riportate dal  vice sceriffo Newman.
Il processo Stinney ebbe una giuria composta interamente da bianchi. Più di mille persone affollarono l'aula ma non fu ammesso nessun nero. Oltre alla testimonianza dei tre agenti di polizia, i procuratori del processo chiamarono altri tre testimoni: il reverendo Francis Batson, che aveva scoperto i corpi delle due ragazze, e i due medici che avevano eseguito l'esame autoptico. La corte permise la discussione della "possibilità" di stupro nonostante l'assenza di prove che questo fosse avvenuto nella relazione del medico legale. L'avvocato di Stinney non chiamò alcun testimone, e non contro-interrogò quelli dell'accusa. La presentazione delle prove durò due ore e mezzo. La giuria si ritirò in camera di consiglio e dopo dieci minuti emise un verdetto di colpevolezza. Il giudice condannò Stinney alla pena di morte mediante sedia elettrica. Non vi fu alcuna trascrizione del processo. Non fu presentato alcun appello.


La famiglia, le chiese e la National Association for the Advancement of Colored People si appellarono al governatore Olin D. Johnston per ottenere clemenza vista l'età del ragazzo. Altri esortarono il governatore a far procedere con l'esecuzione, cosa che egli fece.
Johnston dichiarò in risposta a un appello per indulgenza: "Potrebbe essere interessante per voi sapere che Stinney uccise la ragazza più piccola per violentare quella più grande, poi uccise la ragazza più grande e violentò il suo cadavere. Venti minuti dopo tornò e tentò di violentarla di nuovo, ma il suo corpo era troppo freddo". Queste affermazioni non erano supportate dal rapporto del medico legale.
Tra il momento dell'arresto di Stinney e la sua esecuzione, i genitori del ragazzo furono autorizzati a vederlo solo una volta, dopo il processo nel penitenziario di Colombia.
Alle 19 e 30 del 16 giugno 1944, George si diresse verso la camera d’esecuzione con una Bibbia sotto il braccio, sulla quale si dovette sedere perché la sua altezza (155 cm) e il suo peso (40 kg) resero difficile il fissaggio al telaio degli elettrodi. Inoltre le dimensioni della maschera facciale non si adattavano alle proporzioni del viso di un bambino; infatti, come fu colpito dalla prima scarica di 2.400 V, la maschera che gli copriva il volto scivolò via, "rivelando i suoi occhi spalancati, pieni di lacrime, e la schiuma alla bocca. Dopo altre due scosse il bambino morì. Durante l'esecuzione, le sue mani si liberarono dalle cinghie che lo legavano alla sedia a causa degli spasmi".
Stinney fu dichiarato morto a quattro minuti dalla folgorazione iniziale. 
Dall'arresto all'esecuzione passarono solo 83 giorni
Nel 2004, George Frierson, uno storico locale cresciuto ad Alcolu, fece delle ricerche sul caso dopo aver letto un articolo di giornale a riguardo. Il suo lavoro attirò l'attenzione degli avvocati Steve McKenzie e Matt Burgess, i quali, insieme all'avvocato Ray Chandler in rappresentanza della famiglia di Stinney, presentarono una mozione per un nuovo processo il 25 ottobre 2013.
George Frierson nelle interviste dichiarò: "C'è stata una persona che si è proclamata colpevole ma che ora è deceduta e la famiglia ha affermato che aveva reso una confessione sul letto di morte". Frierson affermò che il colpevole proveniva da una famosa famiglia bianca. Un membro di quella famiglia aveva prestato servizio nella giuria d'inchiesta del coroner, che aveva raccomandato che Stinney fosse processato.
Nel gennaio 2014, furono presentate nuove prove durante un'udienza al tribunale che comprendevano la testimonianza dei fratelli di Stinney che affermavano che il ragazzo era con loro al momento degli omicidi. Inoltre fu presentato un affidavit del reverendo Francis Batson, colui che trovò le ragazze e le estrasse dal fossato pieno d'acqua. Nella sua dichiarazione ricorda che non c'era molto sangue dentro o intorno al fossato, suggerendo che potrebbero essere state uccise altrove e poi spostate.
Wilford "Johnny" Hunter, che era in prigione con Stinney, "testimoniò che l'adolescente gli disse che era stato costretto a confessare" e che in cella aveva sempre proclamato la sua innocenza.
I familiari di Betty Binnicker e Mary Thames sostennero che, pur riconoscendo l'esecuzione di un ragazzo di quattordici anni come controversa, non avevano mai messo in dubbio la sua colpevolezza. La nipote di Betty Binnicker affermò che lei e la sua famiglia avevano ampiamente studiato il caso e sostenne che "le persone che leggono [solo] questi articoli sul giornale non sanno la verità".
Invece di approvare un nuovo processo, il 17 dicembre 2014, la giudice della corte di circuito Carmen Mullen annullò la condanna di Stinney. Affermò che non aveva ricevuto un processo equo poiché non era stato difeso in modo efficace ed i sui diritti, stabiliti dal VI emendamento, erano stati violati.
La giudice Mullen stabilì che la confessione fu estorta e quindi era inammissibile. Stabilì anche che l'esecuzione di un quattordicenne costituiva "una punizione crudele e inusuale", e che il suo avvocato "non aveva chiamato testimoni a discarico o esercitato il suo diritto di appello".

Con riferimento al processo legale Mullen scrisse: "Nessuno può giustificare che un bambino di 14 anni venga accusato, processato, condannato e giustiziato in 80 giorni", concludendo che "In sostanza, non è stato fatto molto per questo bambino quando la sua vita era in bilico".

Fabio Casalini


Bibliografia
Jones, Mark R. South Carolina Killers: Crimes of Passion. The History Press, 2007

Charles M. Blow, Pursuing Justice for All, in New York Times, 21 dicembre 2014

Lindsey Bever, It took 10 minutes to convict 14-year-old George Stinney Jr. It took 70 years after his execution to exonerate him., Washington Post, 18 dicembre 2014


Karen McVeigh, George Stinney was executed at 14. Can his family now clear his name?, in The Observer, 22 marzo 2014 


FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti

Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio. Nel 2018 pubblica il suo secondo libro, in collaborazione con Rosella Reali, per la casa editrice Albatros dal titolo E' una storia da non raccontare. 

mercoledì

i messaggi nascosti del film Eyes Wide Shut (parte 3)

Nella terza e ultima parte di questa serie su Eyes Wide Shut, vedremo il viaggio di Bill nel suo complesso ed analizzeremo il suo significato esoterico. Vedremo come il simbolismo introdotto da Kubrick colleghi tutte le donne presenti nel film, rendendo gli incontri di Bill una esplorazione multiforme del principio femminile.
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Le parti precedenti di questa serie di articoli su Eyes Wide Shut sono state dedicate esclusivamente alla società segreta scoperta da Bill. Questo club elitario, frequentato dalle persone più potenti del mondo, si occupa di satanismo, magia nera e anche di sacrifici rituali. Aiutato dal suo amico Nightingale, Bill si infiltra in uno dei rituali occulti della società segreta e diventa testimoni di una cerimonia presieduta da un alto sacerdote.
Nel secondo articolo, ho spiegato come le reali società segrete, come il club Hellfire e l’OTO, effettivamente praticano questi tipi di rituali. I principi occulti derivano dallo yoga tantrico, dove l’energia generata dall’eccitazione fisica viene utilizzata per raggiungere uno “stato superiore”. Questo concetto è stato riutilizzato (e forse corrotto) da Aleister Crowley, che lo ha chiamato “Sex Magick”. Secondo lui e i suoi colleghi, la conoscenza di questo tipo di magia è stato il più grande segreto delle società segrete del passato ed è stato rivelato solo ai più alti iniziati.
Non vi è tuttavia una (diretta) menzione a tutto questo in Eyes Wide Shut. In realtà, la cerimonia a cui ha partecipato Bill, con la sua elaborata coreografia e la sua musica inquietante, sembra essere una grande, vuota e fasulla rappresentazione del teatro drammatico che esiste semplicemente per dare ai ricchi qualche tipo di ragione mistica per fornicare in libertà. Mentre Kubrick ha spogliato il rituale occulto di tutto il suo significato esoterico, ha infuso di un velo di magia il resto del film. Se si guarda al ritmo del film, il viaggio di Bill e le persone che incontra, diventa un po ‘evidente che la “magia” non si verifica durante il rito in sé, ma durante il film nel suo complesso. Kubrick è stato in qualche modo iniziato ai segreti occulti? Stava cercando di comunicare attraverso il suo film? Guardiamo i concetti dietro il rituale.
SVILUPPO DELLA KUNDALINI
Il concetto di magia attraverso le forze riproduttive si dice provenga da antiche pratiche rituali, tracce di questo possono essere ritrovate nell’Induismo, nel Taoismo e nelle società segrete medievali , come i Templari . Nel mondo occidentale di oggi , l’OTO è l’erede di questo percorso come sostenuto da Aleister Crowley e dal suo accolito , Theodor Reuss .
” Theodor Reuss era piuttosto categorico : l’ OTO era un corpo di iniziati nelle cui mani è concentrata la conoscenza segreta di tutti gli ordini orientali e massonici esistenti ( … ) L’ordine aveva ” Riscoperto” il grande segreto dei Cavalieri Templari , la magia sessuale , non solo la chiave per l’antica tradizione egizia ed ermetica , ma per tutti i segreti della natura ,di tutto il simbolismo della Massoneria , e di tutti i sistemi di religione “.
– Peter Tomkins , The Magic of Obelisks
Il principio alla base di questo ” grande segreto ” è lo sviluppo della Kundalini o ” forza vitale” , un’energia che può essere utilizzata per scopi magici .
« In tutta la magia tantrica , il requisito essenziale – sia nell’estasi della coppia sia nel rituale solista di una sacerdotessa – prevedeva lo sviluppo della energia conosciuta come il serpente di fuoco , o kundalini . Questa energia misteriosa descritta come dormente nel più basso dei sette chakra , può essere suscitata in due modi distinti , chiamati nella tradizione il percorso della mano destra e di quella sinistra . La mano destra assegna la supremazia al principio maschile , la sinistra al femminile. Quando il potere del serpente si risveglia , secondo i chiaroveggenti , si arrampica sulla spina dorsale dell’adepto , energizzando ogni chakra , fino a che non emerge dal cranio.
( … )
Come gli adepti descrivono, lo sviluppo del serpente , si unisce con il ” loto dai molti petali della regione cerebrale ” per giungere all’illuminazione – o alla più alta forma di iniziazione , mentre  ” sale dalla dualità all’unità invertendo il percorso originariamente intrapreso dai chakra”.
Dettagli sull’iniziazione dell’ OTO nel tantra indù e tibetano , sono state diffuse ad un pubblico più ampio, dal seguace di Crowley, Kenneth Grant. Le cortigiane sacre , esperte di erotismo rituale , conosciute in India come ragazze nautch ( … ) vennero onorate in maniera eccezionale . ”
– Ibid .
Mentre le cortigiane sacre erano ” onorate in maniera eccezionale ” dall’esoterismo orientale , gli odierni ordini di magia nera usano schiavi sex kitten e ne dispongono a loro piacimento. Insomma , l’esatto contrario di essere ” onorate” .
Lo sviluppo della Kundalini, il concetto che sta dietro la magia tantrica è interamente rappresentato in una sola immagine , la rappresentazione di Eliphas Levi del Baphomet .
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Questa famosa rappresentazione del Baphomet include tutti i simboli presenti nella Sex Magick – l’ascesa della Kundalini (rappresentata dal palo fallico avvolto da due serpenti), attraverso l’unione di forze opposte. La torcia sopra la testa di capra rappresenta l’illuminazione.
Cosa ha a che fare dunque tutto questo con Eyes Wide Shut? A prima vista, niente. Mentre vediamo un rituale che coinvolge “cortigiane sacre” nel film, non c’è assolutamente alcuna menzione della “kundalini” durante l’intera scena. Tuttavia, se diamo uno sguardo più da vicino al viaggio di Bill nel suo complesso, a partire dall’inizio del film fino alla fine, ci rendiamo conto che il vero rituale non si verifica al palazzo elitario, ma dentro la testa di Bill. Incontrando donne nuove è esposto a nuove opportunità, la kundalini si alza – e Kubrick aggiunge indizi per indicare questo fatto.
IL FILM COME UN RITUALE
Mentre Eyes Wide Shut sembra essere tutto incentrato sulla sessualità, nessuno nel film raggiunge mai il climax. Mentre Bill ha molte possibilità di soddisfare i suoi istinti con donne attraenti, non accade mai realmente. Tuttavia, con il procedere del film, c’è un netto incremento del desiderio e della lussuria, ma Bill riesce a tenerla sotto controllo. La gestione di questa “forza vitale” è al centro della magia tantrica. Agli spettatori viene fatto presente questo processo più volte durante il film quando Bill immagina la moglie con un ufficiale di marina. Ogni flash è sempre più intenso – che va dal baciarsi al copulare.
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Più il film va avanti, più i flash di Bill su Alice che lo  tradisce diventano più intensi. Verso la fine del film, la donna sta per raggiungere l’orgasmo. Queste scene riflettono lo sviluppo della Kundalini di Bill. Il fatto che questi flash sono sempre più dolorosi ricordano ai telespettatori che il viaggio di Bill è iniziato dal dolore e dall’umiliazione.
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Verso la fine del film, Bill è così eccitato che diventa possessivo e aggressivo con una perfetta sconosciuta. Mentre la scena era piuttosto strana e surreale, riflette il suo “progresso” nel rituale.
Le ultimissime righe del film concludono e definiscono il viaggio di Bill . Dopo essere stato in giro per New York e aver sperimentato ogni genere di cosa, Bill si trova faccia a faccia con la moglie e parla di come si senta ” sveglio”. Con la sua “forza vitale ” completamente carica , Alice chiude il film con una frase per completare il rituale:
” – Io ti amo . E si sa, c’è qualcosa di molto importante che dobbiamo fare il più presto possibile .
– Che cos’è?
– Scopare” .
Terminare il film su quella particolare nota suggerisce che l’intero viaggio era un percorso dove l’intensità cresceva costantemente , portando alla fine ad un climax ” carico magicamente” ​​, l’obiettivo della magia Crowleyana.
Il viaggio di Bill non è stato tutto divertimento e piacere. Con il procedere del film, c’è un costante avanti e indietro tra piacere e dolore , attrazione e repulsione , vita e morte , e così via. Il percorso è tutto basato sulla dualità e , proprio come i pavimenti delle logge massoniche sono a scacchi in bianco e nero , il viaggio di Bill consiste nel calpestare alternativamente le piastrelle bianche e nere – vedendo la natura dualistica di tutte le cose .
EROS E THANATOS
Le notti di Bill a New York City sono caratterizzate da numerosi incontri con il genere femminile – ed ognuno di loro offre una “cura” per un cuore spezzato. Tuttavia, ogni incontro reca anche un aspetto potenzialmente distruttivo, che controbilancia il suo fascino e attrazione. Mentre Bill sta cercando di procreare, vede che i suoi impulsi generano dolore e persino la morte. Il viaggio di Bill è quindi un tira e molla tra due impulsi fondamentali dell’uomo come definiti da Freud: Eros e Thanatos.
Freud vide in Eros l’istinto della vita, dell’amore e della sessualità nel suo senso più ampio, e in Thanatos, l’istinto di morte, dell’aggressione. Eros è la spinta verso l’attrazione e la riproduzione; Thanatos verso la repulsione e la morte. Uno porta alla riproduzione della specie, l’altro verso la propria distruzione. Mentre ognuno degli incontri di Bill promettono la dolce tentazione della lussuria, hanno anche un lato distruttivo.
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Il primo incontro di Bill si verifica quando fa visita ad uno dei suoi pazienti regolari che purtroppo è morto. La figlia del paziente bacia Bill e gli dice di amarlo. Vediamo quindi in questa scena una giustapposizione tra i concetti di lussuria/desiderio e morte. Inoltre, se Bill andasse con questa donna, farebbe del male al marito – un altro lato cattivo di cedere alla lussuria.
Ognuno degli incontri femminili di Bill promette gratificazione, ma finisce per essere interrotto da qualcosa di negativo, come ad esempio il senso di colpa o un potenziale pericolo. Inoltre, ogni volta che Bill è in contatto con gli aspetti lussuriosi (prostituzione o schiavitù), scopre subito il lato oscuro e distruttivo di essi.
Ad esempio, subito dopo aver apprezzato le “delizie” di vedere delle sex kitten al lavoro al rituale elitario, Bill, riconsegnando il costume, ne vede il lato negativo. Il proprietario del negozio, che in precedenza aveva scoperto la figlia minorenne con due uomini d’affari asiatici e ne era rimasto indignato, ha cambiato improvvisamente atteggiamento.
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In piedi dietro il banco di lavoro, il proprietario del negozio vende la propria figlia minorenne come se fosse un altro prodotto. Dopo aver gustato le schiave mascherate in un rituale barocco, Bill vede l’altro lato del “mestiere”: Le ragazze vendute da persone che le sfruttano ad un sistema basato sul commercio di minori, trasformati poi in schiavi della programmazione Monarch. E’ per questo che il negozio è stato chiamato “Rainbow”?
Il viaggio di Bill è quindi basato sull’alternarsi continuo tra il fascino primordiale della lussuria e i costrutti sociali distruttivi che vengono erette intorno ad essa. Non c’è niente di più semplice e istintivo dell’attrazione carnale, ma il nostro mondo moderno ha reso complesse queste relazioni, vincolate da regole, e incline allo sfruttamento. Mentre la lussuria è il modo naturale di spingere gli esseri umani a procreare, i costrutti sociali hanno creato feticci, distorsioni, giochi e perversioni intorno a questo bisogno primordiale … al punto che è stato denaturato e svilito in una malsana ossessione.
Allo stesso modo in cui Bill naviga tra gioia e dolore, il matrimonio monogamico e la dissolutezza anonima, ci accorgiamo che c’è un filo comune che unisce i suoi vari incontri.
LA DONNA DAI CAPELLI ROSSI
Le donne più importanti del film sono la moglie di Bill , sua figlia Elena , Amanda ( la schiava Beta che è stata sacrificata al rituale) e Domino ( una prostituta incontrata sulla strada) . Tutte e tre le donne adulte sono in qualche modo fisicamente simili in quanto sono alte, ben proporzionate , e dai capelli rossi . Esse appaiono anche collegate ad “un altro livello” .
Mentre Alice è una rispettabile signora dell’alta borghesia, la quale mantiene il suo status non per amore ma per il suo aspetto fisico, un po’ come farebbe una prostituta…dall’altra parte, il tempo trascorso tra Bill e Domino è dolce e tenero , un po’ quello che succede in una relazione d’amore . Alice non è quindi molto diversa da Domino e viceversa .
Ci sono anche collegamenti con Amanda . Mentre Alice non era ( probabilmente) al rituale occulto presenziato da Bill , la donna sembra descrive al marito un sogno simile all’esperienza appena vissuta da Bill e Amanda .
” Mi stava baciando . Poi facevamo l’amore . Poi c’erano tutte queste altre persone intorno a noi , a centinaia, dappertutto . Tutti stavano scopando . E poi mi stavo scopando altri uomini. Così tanti . Non so con quanti sono stata. E sapevo che potevi vedermi tra le braccia di tutti questi uomini … mentre me li scopavo tutti. “
Il sogno di Alice la ” collega ” con Amanda che era al rituale e che in realtà ha vissuto il sogno di Alice .
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Il giorno dopo il rituale, Bill trova la sua maschera accanto a sua moglie. Si tratta di un modo con cui Alice mostra di essere consapevole di ciò che sta succedendo? Si tratta di un avvertimento da parte della società segreta? Alice non riconosce la maschera, quindi credo che non lo sapremo mai.
Domino era al rituale? E’ interessante inoltre notare che “domino” è un tipo di maschera utilizzata in questi tipi di incontri.
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Una maschera domino
Guardando più da vicino al “cerchio magico”, costituito dalle donne del rituale, possiamo identificarne solo alcune che potrebbero essere Domino. Il giorno dopo il rituale, Bill si presenta a casa di Domino con un regalo, ma il suo compagno di stanza lo informa che lei è sieropositiva … e che non sa se ritornerà. È vero o Domino è l’ennesima “vittima” del viaggio di Bill? Come Amanda e Nightingale, Domino scompare misteriosamente dopo il rituale.
Il fatto che queste donne siano tutte collegate rivela un fatto fondamentale: il viaggio di Bill non è basato su una specifica donna, si tratta del principio femminile nel suo complesso. Si tratta di una ricerca esoterica per comprendere e “essere un tutt’uno” con il principio femminile che è opposto al suo.
LO STESSO DESTINO PER HELENA?
Durante tutto il film, Helena (la figlia di Bill) viene mostrata come la futura Alice. Ci sono anche alcuni spunti che collegano Helena a Domino. Per esempio, c’è un passeggino di fronte a casa di Domino e, alla fine del film, nel negozio di giocattoli, Helena è molto interessata da un passeggino e lo mostra a sua madre.
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Domino nel suo letto con un felino, simbolo della programmazione Monarch
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Un intero scaffale con lo stesso giocattolo nel negozio dove Helena viene portata a fare shopping nelle scene finali del film
C’è anche qualcosa di strano sulla scena sopra: i due uomini dietro Helena hanno partecipato alla festa di Ziegler all’inizio del film.
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 I due uomini alla festa di Ziegler: stessi capelli, stessa statura fisica e quello sulla destra indossa occhiali simili.
Perché questi uomini sono in un negozio di giocattoli? New York City è così piccola? Kubrick era a corto di staff per questa scena? Improbabile. Potrebbero far parte della società segreta in cui erano coinvolti Bill e la sua famiglia? Fatto strano: Quando gli uomini se ne vanno e scompaiono dall’inquadratura, Helena sembra seguirli… e non la rivediamo più per il resto del film. La telecamera zooma infatti su Alice e Bill, che sono completamente assorbiti da se stessi. Si tratta di un modo molto sottile per dire che la loro figlia verrà coinvolta dal sistema schiavistico Beta della società segreta? Un altro enigma.
CONCLUDENDO
Le opere di Stanley Kubrick non hanno mai riguardato rigorosamente l’amore e le relazioni di coppia. Il simbolismo meticoloso e l’immaginario di tutte le sue opere comunicano spesso un’altra dimensione di significato che trascende il personale per diventare un commento sulla nostra epoca e civiltà. E, in questo periodo di transizione tra la fine del 20 ° secolo e l’inizio del 21 ° secolo , Kubrick ha raccontato la storia di un uomo confuso che vaga , cercando disperatamente un modo per soddisfare i suoi bisogni primari. Kubrick ha raccontato la storia di una società che è completamente degradata e corrotta da forze nascoste , dove il bisogno più primordiale dell’uomo – la procreazione – è stato screditato , perverso , e sfruttato ad un punto che ha perso tutta la sua bellezza . Nella parte superiore di questo mondo vi è una società segreta che si crogiola in questo contesto , e prospera su di esso . La visione di Kubrick sulla questione non era certamente idealistica e nemmeno molto ottimista.
La sua triste storia si concentra su un singolo uomo , Bill , che è alla ricerca di un qualcosa di indefinito . Anche se sembra avere tutto , c’è qualcosa che manca nella sua vita. Qualcosa di viscerale e fondamentale che non viene mai messo in parole , ma che è abbastanza palpabile . Bill non può essere completo se non trova l’unità con il suo opposto: il principio femminile . La ricerca di Bill , dunque , segue il principio esoterico di unire due forze opposte in una. Come suggerito dalle ultime righe del film , Bill alla fine è ” uno ” e riesce ad ottenere un rapporto fisico con la moglie. Dopo di che , il processo alchemico e il rituale tantrico sono completi . Tuttavia, come Kubrick comunica nella scena finale , anche se queste due persone estremamente egocentriche , egoiste e superficiali credono di aver raggiunto una sorta di epifania , che cosa cambia in realtà? La nostra civiltà nel suo complesso ha ancora i suoi occhi completamente chiusi (Eyes Wide Shut) … e queste sono state le ultime parole di Kubrick .